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Banche

Piada e nutella (la banca del cioccolato).

La notizia del confronto fra le parti sociali della provincia di Rimini riguardo alla cosiddetta “crisi del credito“, può sorprendere solo chi dorme nella paglia (categoria che annovera numerosi iscritti in queste lande). Non sorprende, ma soprattutto non inganna -anche se infastidisce essere presi continuamente in giro- l’affermazione, emersa dall’incontro, per cui il razionamento in atto sarebbe legato al commissariamento della BDC (la Banca dei Cioccolatai). Quella stessa banca che, proprio per bocca del suo (ex) Presidente, dichiarava che la cautela nell’erogare fidi era necessaria in funzione della crisi; ciononostante l’ammontare del nuovo credito erogato da Carim, a giugno 2010 era fermo in termini reali. Vai a spiegare, alle Pmi del riminese, che però il credito al fallendo Gruppo Antonio Merloni, quello no, non lo si è fatto mancare.

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Banca d'Italia Banche Relazioni di clientela Rischi

Emblemi.

“Ma l’attività con San Marino e con la controllata Credito industriale sammariese rappresenta in realtà solo una piccola parte di criticità nella conduzione dell’operatività ordinaria della banca. Tra le distonie operative riscontrate c’è in particolare un’anomala dialettica interna caratterizzata da una totale incomunicabilità tra dirigenti e amministratori.

Nota Banca d’Italia che il Consiglio di amministrazione, essendo stato informato a più riprese circa elementi critici emersi nel corso delle ispezioni, ha «preso atto con una certa sorpresa della situazione rappresentata; (….) alcuni consiglieri hanno lamentato difetti di comunicazione e rimarcato il clima di scarsa collaborazione e condivisione degli obiettivi tra le diverse componenti della direzione generale». Ma la parte potenzialmente più rischiosa dell’attività della banca consisteva nelle procedure di erogazione dei crediti. Le istruttorie erano fortemente decentrate sul territorio e affidate alle risorse della rete, anche se la grande parte degli affidamenti erano diretti nei confronti di aziende. Emblematica la situazione del gruppo Antonio Merloni Spa dichiarato insolvente nel 2009 e affidato nel 2007 per 15 milioni su garanzia di un terreno (stimato 27,5 milioni) ma già oggetto di un esproprio. Una circostanza di cui la banca si avvede solo nel gennaio del 2010. Più in generale ci si trovava in una situazione che, oltre a delegittimare il servizio crediti, ha messo in luce un carente vaglio del merito di credito dei prenditori specialmente nel settore edilizio immobiliare.”

Stefano Elli, Plus 24, sabato 20 novembre 2010