Swap wars (i rischi del mestiere).

Il Sole 24 Ore di domenica dà ampio spazio a quella che viene chiamata la “guerra degli swap“, registrando l’aumento dei ricorsi e la crescente litigiosità manifestata da Comuni, Province, Regioni. Nello stesso giorno, sullo stesso giornale e nella stessa pagina, Mario Sarcinelli, Presidente di Dexia-Crediop -ovvero una delle banche maggiormente attiva nella vendita di tale genere di strumenti- afferma che “non possono essere i giudici a sciogliere problemi tecnici“, lamentando sostanzialmente la disinformazione e la scarsa preparazione dei consulenti degli Enti Pubblici che hanno stipulato questi contratti. Gli enti, ovviamente, lamentano i costi occulti e la scarsa trasparenza dei contratti, tali da dar luogo ad addebiti alla sola Regione Lazio per 82 milioni.

Nel frattempo, scorrendo le pagine del principale quotidiano economico italiano, si ha notizia del prossimo convegno di Unicredit, (18 gennaio 2011 a Torino) avente per titolo “I rischi del mestiere” e come sottotitolo “La gestione del rischio di cambio e gli strumenti di copertura finanziaria nei momenti di discontinuità economica“. Fatti i complimenti al copy, e in generale all’ignoto inventore di titolo e contenuti, non sarebbe male ricordare che:

  1. le nozze non si fanno con i fichi secchi (gli strumenti di copertura sono strumenti assicurativi, non si è mai visto che siano gratuiti); magari tenere il bilancio pubblico un po’ più a dieta, pagare meno qualche compagnia di teatro all’avanguardia e chiedere pareri seri?
  2. appunto: i consulenti degli enti pubblici chi sono? Esistono davvero, sono professionisti, o colleghi preparati sul tema o si è tentato di risparmiare anche su di essi, oltre che sui tassi?
  3. ancora: per quale strana ragione un ente pubblico dovrebbe pensare che uno strumento contrattuale che prevede, simmetricamente alla perdita di uno dei contraenti, l’utile dell’altro, sia venduto dalle banche? Per perdere? Per senso civico?
  4. se perfino ABI chiede a Consob di definire delle regole, forse è davvero grande la confusione sotto il cielo, perché evidentemente le banche temono i rischi di azioni legali che le porrebbero facilmente in una luce sfavorevole, con giurisprudenza spesso a sfavore;
  5. infine, per non saper né leggere, né scrivere, Moody’s è pronta a declassare il rating del Comune di Firenze se questo non dovesse pagare le obbligazioni derivanti dallo swap, aggiungendo le beffe di un nuovo danno a quello già patito.

Anche tralasciando le affermazioni di Mario Sarcinelli, che predica pro domo sua, le lamentazioni degli enti pubblici ricordano troppo quelle di un bambino che giocando troppo col fuoco finisce per scottarsi. Solo che la pelle non è (solo) la sua.

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