Meno tutele.

Il 20 dicembre scorso il Cesr (il comitato delle Consob europee che ha lasciato il posto all’Esma) ha pubblicato le Linee guida definitive sui fondi comuni strutturati introducendo l’approccio «what-if» al posto di quello «probabilistico» (più garantista per i risparmiatori e adottato adesso anche nelle polizze index e unit linked, in alcune obbligazioni strutturate e subordinate e nei derivati). Il Cesr, dunque, non ha tenuto in considerazione l’appello rivolto da 34 economisti di fama internazionale (eccezionalmente alleati con associazioni dei consumatori e sindacati) che puntavano alla difesa dell’approccio probabilistico, quello che in pratica dà le maggiori informazioni agli investitori sui possibili rendimenti resi dal prodotto finanziario acquistato (si veda «Plus24» del 18 dicembre).

Adesso, se le cose non cambieranno, da luglio avremo questo approccio meno garantista (il what-if, appunto) per i nuovi fondi strutturati (rappresentano il 5% del mercato del risparmio gestito) e da luglio 2012 anche per quelli già circolazione; il timore è che, con la scusa del livellamento del piano di gioco, l’approccio del what-if possa estendersi in futuro a polizze index e unit linked, obbligazioni strutturate o subordinate e derivati con grande soddisfazione di qualche intermediario finanziario che potrà così vendere a man bassa prodotti senza l’obbligo di dare informazioni dettagliate agli investitori. Spetterà anche alla Consob del neo presidente Giuseppe Vegas resistere a queste pressioni e preservare un approccio che ha l’unico “difetto” di essere utile agli investitori.

Così, il prospetto semplificato attualmente in vigore verrà sostituito dal Kid (Key information document) della Ucits IV con il grado di rischio sconnesso dal prodotto e l’assenza di un orizzonte d’investimento consigliato. Secondo i firmatari dell’appello, che hanno apprezzato l’impostazione della Consob, però, l’approccio what-if «è arbitrario e manipolabile, impedisce qualsiasi comparazione tra i prodotti al posto degli scenari di probabilità che invece permettono il confronto oggettivo tra i rendimenti potenziali dei diversi prodotti». Inoltre, non è previsto alcun orizzonte d’investimento e quindi ci si dovrà affidare ai consigli “disinteressati” dell’intermediario. Infine, il grado di rischio previsto dal Kid prende in considerazione la volatilità storica degli ultimi 5 anni, un periodo di tempo troppo lungo per riflettere le reale rischiosità corrente del prodotto (non a caso la metodologia Consob usa al massimo un anno).

Con questo tipo di approccio in arrivo, a guadagnarci è soltanto l’industria finanziaria.  (..)

Marcello Frisone, Il Sole 24 Ore

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