Grandi banche, piccoli sassi.

L’ex-amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, nel corso di un Convegno a Genova ha dichiarato di volersi togliere un sassolino dalla scarpa, affermando che le banche locali, di cui si fa un gran parlare, non avrebbero avuto né competenze né risorse per finanziare le grandi opere; al riguardo Profumo ricorda che Unicredit è seconda in Europa per il sostegno ad iniziative di project financing. In sostanza, c’è avversione in Italia verso le grandi imprese e verso le grandi banche e questo non è un bene, perché senza di esse non si va da nessuna parte.

Profumo, che non ha certamente bisogno di difensori (più di tre anni fa sosteneva, in anticipo sui tempi che “i derivati non sono il male“), si difende da solo, confondendo un po’ le acque. La divisione del lavoro nel mercato del credito è un dato di fatto, e se le grandi opere in Italia non decollano a nessuno è mai venuto in mente di accusare il sistema bancario. La questione è un’altra, e Profumo lo sa bene, e riguarda non le grandi opere, ma le piccole imprese, piccole come il sassolino che il grande banchiere si è voluto togliere. Nessuno chiederebbe alla CAMST di gestire romantici ristorantini di campagna, né alla piccola trattoria di periferia vengono chiesti banchetti per centinaia di persone: ma durante la crisi ci sono stati momenti, e Profumo sa bene anche questo, in cui non si mangiava da nessuna parte. Perché i ristorantini avevano finito coperti e provviste, e le grandi mense erano aperte solo per i dirigenti.

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