L’importante è avere un investitore serio (un americano a Roma).

L’offerta sarebbe sensibilmente inferiore all’attuale valore di borsa (circa 156 milioni) e prevede una ricapitalizzazione, sugli 80-100 milioni. Ma la vendita non è conclusa. E le sorprese potrebbero non essere finite, in una procedura caratterizzata fin dall’inizio da scarsa trasparenza, ritmata da voci che hanno alimentato la speculazione in borsa. Il caso più clamoroso è stato il balletto di voci intorno ad Aabar, il fondo di Abu Dhabi primo azionista di UniCredit con il 4,99%, il cui nome è apparso nella fase delle manifestazioni d’interesse ed è stato indicato, il 31 gennaio dall’Ansa, come presentatore di un’offerta vincolante attraverso una società anonima lussemburghese, la Claraz Sa, con l’assistenza dell’avvocato Nino Lombardo dello studio Dla Piper.Aabar ha smentito di essere in corsa solo due giorni dopo, il 2 febbraio, mentre alcuni legali ed esperti finanziari, scavando in Lussemburgo, stavano per denunciare che Claraz Sa non è collegata al fondo degli Emirati arabi ma ad altri soggetti, tra cui un esponente della famiglia Rothschild (lo stesso blasone dell’advisor della vendita). Strano che per settimane Aabar non avesse mai smentito le voci di partecipazione, né lo avesse fatto UniCredit. La Consob si era accontentata di dichiarazioni generiche di Italpetroli, in cui il venditore diceva di aver ricevuto «alcune» proposte e infine «alcune offerte», senza indicare il numero né i nomi. Il terreno ideale per favorire speculazioni o altre manovre. Solo ieri mattina un comunicato chiarificatore sulle «cinque offerte». Se andrà a buon fine la trattativa con Di Benedetto & C., assistiti dallo studio Tonucci e da PwC, UniCredit dovrebbe rimanere nella compagine come azionista della “nuova” Roma, con il 40% si dice. Il venditore è anche compratore allo stesso tempo. È anomalo. E forse la banca finanzierà anche l’acquisto. L’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, ha confermato: «L’importante è avere un investitore serio. Poi se dobbiamo rimanere per un periodo azionisti di minoranza, possiamo anche farlo».
G.D. Il Sole 24 Ore

L’importante è avere un investitore serio: che entri e metta quattrini, ed eviti che ci si possa porre, nuovamente, domande imbarazzanti, quali quelle riguardanti la finalità del finanziamento ad A.S.Roma da parte di Unicredit, che c’entri un’operazione come questa con lo sviluppo, la crescita e l’occupazione e se anche questa operazione è stata fatta grazie ad una grande banca, come Unicredit, che fa cose che le banche locali non sono capaci di fare.

Tutto il resto, compreso il fumo in Borsa ed i rumors, l’atteggiamento della Consob e la scarsa trasparenza, sono solo dettagli. L’ultimo dei quali, se fossi un Sensi me lo chiederei, è la domanda di tutte le domande: perché ci siamo fumati il patrimonio di famiglia per la Roma? Doesn’t make sense.

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