Corri bancario, corri.

«Non più il cliente in filiale, ma la filiale dal cliente. La situazione attuale richiede una revisione dei modelli di business ai quali siamo abituati. Rivedere l’offerta, ripensare i modelli di servizio, semplificare l’organizzazione, riflettere sulla struttura dei costi sollecitando la motivazione dei colleghi, sono obiettivi indifferibili».

Così Francesco Micheli, capo del Comitato affari sindacali dell’ABi, su Plus24 di ieri. Alla domanda del giornalista Nicola Borzi Quali “mestieri” moriranno? E quali nasceranno? Micheli ha risposto che “Le attività di sportello stanno oggettivamente riducendosi. C’è sempre meno bisogno di competenze amministrative, mentre cresce il bisogno di competenze e di figure professionali a sostegno dello sviluppo del business. La crisi ha accresciuto la consapevolezza dell’urgenza di cambiare l’organizzazione del lavoro. Servono maggiori competenze, più flessibilità, un’adeguata professionalità, regole contrattuali più semplici, chiare ed efficaci, processi decisionali rapidi e adattabili.”

L’esperienza maturata nel corso di una ventennale frequentazione dei bancari e più di un racconto ascoltato da dipendenti (ex o no, non fa differenza) di Unicredit fa dubitare delle parole di Micheli. Perché le pressioni commerciali, quelle che Micheli sostiene essere un fenomeno non più attuale, non sono mai terminate; ed il testimone della vendita aggressiva dei derivati è stato soltanto temporaneamente passato a MontePaschi, ma le grandi banche i derivati continuano a venderli. Non so cosa significhi l’espressione “figure professionali a sostegno del business“, ma temo che si tratti di poco più che venditori preparati. Tanto più che l’attività di presidio del rischio, soprattutto per quanto riguarda la valutazione del merito di credito, tende ad essere decentrata in misura crescente, allontanando conoscenza del cliente e mandando ad esaurirsi le competenze interne. Che questa sia la strada per riscoprire la vocazione della banca di relazione, è lecito dubitare. Sembra, più che altro, un film già visto.

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