La sai la barzelletta sul consulente?

Sarà anche vero, come afferma Fabio Bolognini che se la banca è “sbagliata” non è colpa dei consulenti e che, anzi, questi ultimi hanno contribuito a generare “pingui dividendi“. Il post è molto interessante e rimando alla sua lettura, anche per la menzione delle analisi di Pierluigi Celli, che non posso che condividere pienamente. Riesce tuttavia difficile pensare alle società di consulenza come innocenti professionisti, che propongono ai manager, i quali invece dispongono. E’ nota la contiguità fra Università Bocconi, McKinsey e management delle grandi banche italiane, per esempio nelle figure di Alessandro Profumo e Corrado Passera; così come è noto che molti dei modelli organizzativi di cui parla Bolognini sono stati vistati e validati da colleghi che avevano calcato gli stessi banchi universitari dei manager per i quali lavoravano. Nulla di male, ma la vicinanza, soprattutto culturale, è evidente. Ora, se è vero che le responsabilità manageriali incombono a coloro che se le vedono attribuite e che hanno scelto di creare valore per l’azionista, è altrettanto vero che il consulente non è un mero esecutore, un killer molto bravo, e pagato profumatamente, che fa il lavoro sporco e se ne va. Potrebbe proporre “altro”, o potrebbe “giudicare” il senso di quello che fa. Se la banca è sbagliata non sarà colpa sua, ma chiamarsi fuori è, quanto meno, ipocrita.

 

P.S.: la madre di tutte le simpatiche barzellette sui consulenti è qua.

1 Comment »

  1. Chiamato in causa, preciso meglio il senso del mio post. Non intendevo sollevare nessuna società di consulenza dalla responsabilità di avere proposto modelli organizzativi (ma anche strategie) che non hanno retto all’urto della crisi economica. E nella mia personale esperienza non sarebbe neppure l’abbaglio peggiore che ho visto prendere. Intendevo dire che non trovo accettabile che i vertici delle banche (consiglieri o super-dirigenti) scarichino SOLO sui consulenti le colpe di decisioni che spettavano in prima battuta a loro -consiglieri compresi perché di strategia si parla, non di come eseguire i bonifici- e ora si sentano autorizzati a collocarsi fuori dall’area di responsabilità. La profondità di scelte di questo tipo è prerogativa del top management e dei consigli di amministrazione. Come ho scritto, se veramente fossero stati del parere che nella banca la cultura del credito sia centrale a tutte le attività, avrebbero avuto tutti i mezzi per fermare o modificare progetti proposti da McKinsey, ma non solo da McKinsey. Non avendolo fatto per un lungo periodo di tempo oggi raccolgono i frutti di una svista macroscopica e proprio i bilanci sono lì a testimoniarlo. Se i consulenti hanno commesso errori, non lo hanno mai fatto da soli. E coloro che hanno assecondato l’apartheid di un’intera classe di bancari bravi a selezionare i rischi, ma poco spinti sul fronte commerciale (perché questo è ciò che è successo in realtà…) sono ancora tutti ai posti di comando nel settore bancario. Tutto qui.

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