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La stangata.

La stangata.

Il titolo del fortunato film di George Roy Hill è divenuto da tempo sinonimo di duro colpo inferto a qualcuno: si va dalla stangata sui risparmiatori, a quella sulle imprese, fino alle squalifiche in campionato. L’abuso del termine lo depotenzia, come al solito, e cosparge di uniformità fenomeni che andrebbero pesati con misure diverse. Così è difficile credere che il rialzo di un quarto di punto dei tassi deciso dalla BCE, pur in presenza di possibili nuovi rialzi, possa rappresentare davvero una stangata da 1,3 miliardi (così si è espresso Il Sole 24 Ore Lombardia nella sua inchiesta sui nodi del credito di mercoledì 6 aprile). Più in piccolo, naturalmente, si legge che l’aggravio annuo è di 1.800 euro.

Difficile ragionare e fare informazione seriamente con titoli di questo tenore, anche se nel corpo dell’articolo il direttore generale di Artigianfidi Lombardia afferma che “come sistema associativo dobbiamo parlare meno di credito in senso stretto e più di finanza“, inquadrando correttamente il problema della gestione delle risorse finanziarie nelle Pmi in termini qualitativi e non quantitativi, di sostenibilità e non di semplice copertura. Oltretutto, proprio come il fotovoltaico, anche la questione tassi di interesse rischia di portare l’attenzione degli imprenditori lontano dal vero snodo cruciale della gestione nell’immediato futuro e nei prossimi anni, ovvero la competitività. Quella che si esprime alla riga del bilancio che non comprende gli oneri finanziari, la riga del risultato operativo.

Di johnmaynard

Associate professor of economics of financial intermediaries and stock exchange markets in Urbino University, Faculty of Economics
twitter@profBerti

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