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Peccato non avere visto un po’ di teste rotolare.

Peccato non avere visto un po’ di teste rotolare.


Secondo Vitaliano D’Angerio, che lo scrive sul Sole 24 Ore di ieri, i danni dei Tanzi-bond non sono prescritti. “Dieci anni dal giorno del default. È il tempo massimo per esercitare l’azione risarcitoria nei confronti delle banche collocatrici di bond emessi da aziende o Stati che hanno dichiarato lo stato di insolvenza. Sempre che ve ne siano i presupposti, da valutare caso per caso. La vicenda Parmalat e la questione prescrizione hanno fatto ritornare il tema d’attualità. Ecco perché è necessario rimettere un po’ d’ordine a beneficio dei risparmiatori rimasti impigliati nei crack finanziari degli ultimi dieci anni.” E, inoltre, ” la posizione dell’investitore va valutata sulla base dei documenti in suo possesso e più in generale dalla possibilità di provare di aver diritto all’azione risarcitoria: perché, ad esempio, all’epoca del collocamento del bond, l’istituto di credito non aveva effettuato uno screening del profilo di rischio. Oppure, uno dei casi tipici, perché l’obbligazione è stata collocata in prossimità dello stato di insolvenza dell’azienda o dello Stato. Infine, più semplicemente, la banca non aveva consegnato i documenti sui rischi generali dell’investimento.”

Dunque si potrebbe evitare un po’ dello sdegno sul caso Parmalat, perlomeno da un punto di vista strettamente risarcitorio: consolazione non da poco, visto che, in finale, vedere condannato qualcuno ma rimanere senza quattrini è certamente soddisfazione poco più che virtuale. Ma l’impressione che si ha stasera, leggendo i siti ed ascoltando i notiziari è che per molti la giustizia sia mancata proprio nel suo esercizio estremo: quello della condanna. I risparmiatori sono spesso preda di dabbenaggine, come ci ricorda free riding, perché non solo nessuno li ha educati a farsi domande, ma perché seguono il mainstream, il pensiero dominante, quello che esclude la parola sacrificio dal senso e dal significato del risparmio. La dabbenaggine non si combatte tagliando teste: e le domande che ognuno di noi deve farsi sul senso del risparmio restano intatte, con o senza condanne. Se si ripartisse da questo si potrebbe ricostruire, senza tagliare nulla, ricordando sempre che è un lavoro personale, che nessuno può fare al nostro posto, nemmeno il migliore dei consulenti finanziari.

Di johnmaynard

Associate professor of economics of financial intermediaries and stock exchange markets in Urbino University, Faculty of Economics
twitter@profBerti

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