Predatory lending (just a little question).

Predatory lending (just a little question).

Secondo quanto  riportato dall’amministrazione USA, la definizione riguarda le pratiche abusive e non professionali di esercizio del credito, che colpiscono soprattutto le minoranze etniche (neri e ispanici) e le fasce della popolazione meno preparate e più povere, che contraggono mutui che non potrebbero permettersi di pagare e/o lo fanno a condizioni assai svantaggiose. Un recente rapporto del  Senato USA rende noto il caso di una banca specializzata in mutui, Washington Mutual (WaMu), che premiava i volumi e non la qualità del credito, incentivando l’azzardo morale dei venditori, con viaggi esotici alle isole Hawaii. “Loan officers and processors were paid primarily on volume, not primarily on the quality of their loans, and were paid more for issuing higher-risk loans,” (..) “Loan officers and mortgage brokers were also paid more when they got borrowers to pay higher interest rates, even if the borrower qualified for a lower rate — a practice that enriched WaMu in the short term, but made defaults more likely.”

La prassi non è nuova, e nel nostro Paese, meno rumorosamente ma altrettanto scandalosamente, viene applicata nel caso dei prestiti al consumo. Quanto agli Stati Uniti, Preeti Vissa, del gruppo no-profit Greenline Institute, sostiene, come riporta il Sole 24 Ore di ieri, che la prassi è resa possibile dai “bassi standard contrattuali imposti dagli intermediari” e che in tal modo si sono elargiti prestiti “altrimenti improponibili“. Bene, probabilmente è proprio così. E probabilmente hanno ragione anche i repubblicani, che affermano che il denaro facile dell’era Greenspan alla Fed abbia favorito tutto ciò. Ok, tutto bene. Ma se le prassi sono caratterizzate da bassi standard e i prestiti elargiti sono improponibili, perché tutti continuano a ripetere il mantra che “le banche chiudono l’ombrello quando piove“?

Still waiting for an answer…

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