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W la mamma (Questioni chiuse).

W la mamma (Questioni chiuse).

L’ipotesi di un aumento di capitale per la Banca Popolare di Milano «è una questione chiusa». Lo ha detto il presidente dell’istituto, Massimo Ponzellini, parlando martedì 5 aprile a margine di un evento presso la sala Colonne della Bpm. «Di definitivo non c’è niente, ma è una questione chiusa», ha risposto Ponzellini in merito a una definitiva rinuncia dell’istituto a una ricapitalizzazione in tempi brevi. Nelle scorse settimane il presidente aveva sottoposto al consiglio di amministrazione il progetto di un aumento di capitale che i rumors quantificavano in 600 milioni di euro. Il consiglio di amministrazione aveva poi deciso di non dare seguito al progetto in quanto non era stata ravvisata la necessità di un rafforzamento patrimoniale dell’istituto. La stessa Bpm ha comunicato oggi un’ulteriore smentita ufficiale circa l’ipotesi di aumento di capitale. «Nello stigmatizzare le continue notizie, del tutto infondate, apparse recentemente su alcuni organi di stampa nonostante le comunicazioni ufficiali», la banca «ribadisce che non è allo studio alcuna operazione di aumento di capitale». Dal Sole 24 Ore del 6 aprile 2011

Questo si diceva 3 settimane fa, da parte di Massimo Ponzellini, presidente di Banca Popolare di Milano, istituto il cui sistema di governo è stato più volte stigmatizzato dalla Banca d’Italia per il peso eccessivo assegnato, mediante il meccanismo del voto capitario, ai sindacati, che sono la maggioranza assembleare. Da più parti, peraltro,  l’intervento di Mario Draghi al Forex di Verona dello scorso marzo era stato letto come destinato, fra gli altri, proprio all’Istituto di Piazza Meda.

Il 21 aprile, solo due settimane dopo, in un intervista al Sole 24 Ore, Massimo Ponzellini fa proprie alcune stupefacenti affermazioni, che vale la pena leggere, almeno in parte.

Presidente Ponzellini, ci risiamo. La Banca Popolare di Milano è di nuovo sotto esame. Ma stavolta la Banca d’Italia non ha usato mezze misure. E ha suonato il campanello finale…

La Bpm è e resterà una delle più belle banche che esista in Italia (sic). Una scossa però era necessaria e può essere salutare per tutti. La Banca d’Italia aveva già lanciato segnali chiari nel 2001 e nel 2008, ma erano stati quasi ignorati. Stavolta sono stati più decisi.

Altro che decisi. Vi hanno inviato 40 pagine di rilievi strutturali. E imposto un aumento di capitale doppio rispetto a quanto preventivato, riducendo d’ufficio il Core Tier 1 che, anche se solo temporaneamente, scende al 6%.

Quando da ragazzo andavi male a scuola, la mamma ti diceva: non vai più al cinema finchè non prendi bei voti. È lo stesso atteggiamento “materno” (sic again) che Bankitalia ha usato con Bpm. Il mio impegno è che tutti gli input della Vigilanza vengano eseguiti in tempi rapidi. Il 3 maggio faremo un consiglio per un pre-esame del nuovo piano e il 12 maggio approveremo in via definitiva piano e aumento, oltre alla riforma della governance. Poi a fine giugno ci sarà l’assemblea. E prevedo che a fine settembre, dopo la semestrale, l’aumento di capitale arriverà sul mercato.

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Di chi è la colpa?

Di chi è la colpa?


(..) Certo, decenza e professionalità vorrebbero che un manager non chiedesse la luna. Ma in linea di principio il compenso annuale e la liquidazione dovrebbero essere decisi, in totale autonomia, dal consiglio di amministrazione, su proposta del comitato di remunerazione. Spesso i consiglieri, ansiosi di conquistarsi le benevolenze del management, offrono pacchetti estremamente generosi. Ci aspettiamo veramente che i manager dicano no, questo è troppo? Quanti di noi, in tutta onestà, farebbero altrettanto? La responsabilità dei compensi eccessivi quindi non è dei manager, ma dei consiglieri di amministrazione che votano questi pacchetti. Ancora più la responsabilità è dei consiglieri che siedono nel comitato remunerazione. Sono loro che ricevono le informazioni tecniche sui livelli di mercato. E sono loro che hanno il compito di istruire la pratica e fare le proposte al Consiglio. Nella maggior parte dei casi queste proposte sono accettate in toto o modificate in maniera marginale. Sono loro i maggior responsabili. Così Luigi Zingales sul Sole 24 Ore, chiedendosi di chi sia realmente la responsabilità dei bonus pagati ai supermanager: Zingales risponde che le colpe, se così si può dire, andrebbero cercate nelle decisioni di coloro che siedono nei comitati per la remunerazione. Il ragionamento non fa una grinza, se non per un piccolo particolare: detta così, sembra che il comitato remunerazioni sia una repubblica indipendente dal Consiglio di amministrazione e che quest’ultimo sia a sua volta autonomo ed indipendente rispetto ai soci di maggioranza, quando è noto che questi ultimi esprimono, spesso direttamente, le figure dei consiglieri. Basti pensare -non a caso Zingales parla di Unicredit e di Profumo- al ruolo svolto da Fabrizio Palenzona. Le remunerazioni ai supermanager sono funzionali ai dividendi, l’unica vera unità di misura delle scelte degli azionisti. Isolare, per dir così, la responsabilità di un comitato dal resto della società è una soluzione che non soddisfa e, soprattutto, che non tiene conto di tutti i fattori in gioco. Che sono, fra l’altro, anche culturali, se è vero che qualcuno non ha fatto altro che ripetere come un mantra la storia ormai stantìa della”creazione di valore” per l’azionista. Se ricominciassimo di qua?