Acqua calda, notte rosa.

Acqua calda, notte rosa.

Il pensoso Pier Luigi Martelli, sul Resto del Carlino, si chiede quale sia il futuro per Banca Carim. Con candore degno di miglior causa, Martelli, a proposito del partner finanziario che Mediobanca sta cercando di reperire, afferma che “è DIFFICILE PENSARE ad un investimento meramente finanziario anche perché il report annuale sullo stato dell’economia e del credito in Emilia Romagna presentato la scorsa settimana ha messo in evidenza un quadro ancora critico. Difficile anche immaginare che un tale investitore valuti come sottostimato il patrimonio Carim e quindi preveda un guadagno nel breve tempo.  E SE INVECE fosse solo il primo passo per condizionare la gestione della Banca attraverso i propri rappresentanti in Consiglio di Amministrazione? E se attraverso questi condizionamenti mirasse ad aumentare nell’arco di poco tempo la propria partecipazione fino ad assumere il pieno controllo della Banca?  E SE DIETRO questo “salvataggio” ci fosse alla fine l’obiettivo di incorporare Banca Carim per conseguire legittimi recuperi di efficienza e ridurre i costi strutturali? In questa prospettiva strategica l’interesse di una banca ad investire oggi 150 milioni per ricapitalizzare Banca Carim sarebbe certo molto più comprensibile. Ma avrebbe senso per Rimini? Guardando a quello che è successo anche in un passato recente in altre realtà italiane è facile prevedere che in questo scenario il sostegno alle famiglie e all’economia locale si ridurrebbe significativamente. Gli utili distribuiti verrebbero “da lontano” e non avrebbero certo l’entità a cui i risparmiatori e la Fondazione sono stati abituati in passato. Sicuramente verrebbero persi numerosi posti di lavoro o comunque si avrebbero dei trasferimenti altrove. Tutta Rimini si scoprirebbe alla fine più povera.
Tutta Rimini si scoprirebbe più povera: viene da chiedersi come si consideri ora, Rimini, la città nella quale il tabloid più popolare, La Voce, oggi titolava circa i lamenti degli albergatori, quelli della pensione Iris con vista ferrovia, che non gradiscono che la clientela esprima i propri giudizi sull’ospitalità ricevuta, per esempio attraverso http://www.booking.com. Rimini, la città nella quale lo stesso giornalista lamenta la congiura dei meteorologi che sbagliano le previsioni per danneggiare il turismo. Rimini che scala le classifiche del maggior numero di cittadini vicini alla soglia di povertà, che mantiene i primati sul nero e sull’evasione. Rimini che non riesce a trovare i soldi per tenersi la propria banca. Rimini che non si interroga -difficile immaginarsi che lo faccia proprio il Carlino- sulle cause del dissesto della propria banca, che non sono certamente a San Marino. A questa favola non crede più nessuno, nemmeno la Fondazione ne parla più. Forse ci si dovrebbe interrogare su chi abbia gestito la Banca fino ad ora e come abbia fatto a generare perdite così ingenti. In effetti, è meglio farsi la domanda su chi possa essere così affetto da dabbenaggine da comprare il 49% di una banca come Carim, mettendo solo soldi e non manager, piuttosto che andare oltre la vicenda “salvataggio“. Su una domanda mi sentirei di rassicurare Martelli: se qualcuno dovesse comprare le azioni Carim, penso proprio che vorrebbe “condizionare” la gestione della banca, ovvero mettere suoi uomini al posto di quelli che attualmente (non) la comandano. D’altra parte, sembra difficile fare peggio di costoro.

Nell’attesa delle conclusioni dell’ispezione della Banca d’Italia, e per evitare cattivi pensieri, la città della Banca dei Cioccolatai aspetta la Notte Rosa. Buon divertimento.

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