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Febbre e termometri.

Febbre e termometri.

Dunque qualcosa si sta muovendo intorno alla riforma dell’attività delle agenzie di rating. Se da un lato si intende crearne una europea, dall’altra si vuole ampliare il termine di preavviso (da 12 ore a 3 giorni) entro il quale un emittente ha diritto di conoscere le variazioni del suo rating. Ma è lo stesso Morya Longo, sul Sole 24 Ore di oggi a ricordarci che le dichiarazioni dei politici destabilizzano come quelle delle agenzie. E che dunque, anche se le si vuole regolamentare, ciò che le agenzie dicono è semplicemente una presa d’atto della realtà che chiunque può fare. Leggendo i resoconti delle agenzie si ha invece un’impressione: quella che si voglia gettare via il termometro, incolpandolo della febbre.

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Sono i Paesi a rischio i veri colpevoli.

Sono i Paesi a rischio i veri colpevoli.

Una valuta comune ha costi e benefici per tutti. I Paesi più «deboli» monetariamente parlando, come l’ Italia, hanno guadagnato una riduzione dei tassi sul debito. Senza questo effetto positivo dell’euro non saremmo riusciti a ridurre i deficit e ora servirebbe altro che la manovra Tremonti, avremmo anzi un debito ben più alto. L’ euro inoltre ha consentito più concorrenza, guadagni di efficienza e lo sviluppo del commercio intraeuropeo. Certo la moneta unica impedisce ai Paesi che nel breve periodo ne potrebbero giovare, di svalutare. Vi sono, appunto, costi e benefici nella scelta per l’ euro. La Germania ha fornito quell’attendibilità per cui i tassi d’ interesse si sono ridotti per tutti. Se poi Paesi come Grecia e Portogallo ne hanno approfittato per indebitarsi troppo sull’estero, beh non è certo colpa dei tedeschi. Potrebbe anche essere vero che il marco si apprezzerebbe ancor di più della moneta unica, visti i surplus della Germania. Il motivo del successo tedesco non è principalmente un euro «debole», ma l’ aumento della produttività di questo Paese grazie anche a varie riforme degli anni Novanta. Non si può chiedere a un Paese solo, la Germania appunto, di farsi carico dei problemi degli altri senza trarne alcun vantaggio dalla unione monetaria. L’ idea che poi sia colpa principalmente di Berlino se la crisi greca è precipitata è un’ altra favola. Se non vi fossero Paesi a rischio contagio come Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia si sarebbe fatto un ripudio del debito di Atene con ben pochi scossoni (a parte per i greci che comunque se lo meritano ampiamente). È il pericolo contagio che ha creato il problema e quindi sono i Paesi a rischio i veri colpevoli.

Alberto Alesina, Corriere della Sera, 6 luglio 2011