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Crisi finanziaria Giuliano Ferrara welfare

Non c’è alcuna macelleria sociale.

Non c’è alcuna macelleria sociale.

Non c’è alcuna macelleria sociale nella manovra bis, espressione da depravati del primitivismo linguistico. Il welfare è ancora bello corposo e produttivo di un eccezionale livello di spesa pubblica e di dipendenza del cittadino dallo stato tutore. Sanità e pensioni sono sostanzialmente intonse, e Dio solo sa se l’età di uscita dal lavoro in Italia è scandalosamente lontana da parametri accettabili, e tutti sappiamo che la spesa sanitaria è una vergognosa macchina di sprechi e di devastazione della vera salute della gente, indotta a stazionare in corsia e in farmacia per paura di ammalarsi e di morire, mentre rinuncia a vivere (quand’è che ci decidiamo ad affamare i proprietari delle cliniche convenzionate che gonfiano i costi e gabellano lo stato e i cittadini e i pazienti?). Le Borse non hanno “bruciato” le immense ricchezze che si dice nell’informazione ansiosa e puttana, perché oscillano e si muovono in base anche a spinte speculative, nel breve termine ora bruciano e poi riaccendono, e comunque hanno recuperato il recuperabile nella settimana nera, bastavano il divieto di vendite allo scoperto e la controspinta rialzista dei ribassisti del giorno prima. L’economia cartacea nell’era del circuito mediatico-finanziario è molto imbrogliona. La finanza pubblica mastodontica in mano al governo, ai sindacati e alla Confindustria, è un modello italiano-europeo che fa sorridere i cinici mercati.
Giuliano Ferrara, Il Foglio, 16 agosto 2011