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Banche BCE Crisi finanziaria Liquidità

RECORD DI DEPOSITI ALLA BCE.

RECORD DI DEPOSITI ALLA BCE.

Le banche dell’ Eurozona, pur sostenute dalla liquidità ottenuta dai prestiti d’emergenza della Bce, continuano a cercare riparo nelle casse dell’Eurotower come certifica l’ennesimo massimo storico segnato dai depositi overnight arrivati ormai a sfiorare i 500 miliardi di euro. Così il Corriere della Sera on line, di oggi 13 gennaio 2012.

Il circolo che la notizia descrive è sicuramente vizioso: le scelte delle banche servono a mantenere lo statu quo ante, ovvero a mantenere vivo un cuscinetto di liquidità che serva per le emergenze. Le emergenze, quelle che racconta nessuno, sono le sofferenze rimandate più in là possibile, sono le garanzie immobiliari non escusse per la lungaggine dei tempi della giustizia italiana, sono le migliaia di situazioni nelle quali non c’è solo o soltanto il malato terminale: c’è spesso il malato che non vuole curarsi. Ovvero, non ne vuole sapere di mettere denari nell’azienda, non intende alienare le sue proprietà, pensa che ci debbano pensare le banche. E basta. Dirlo è sommamente antipatico, ma temo sia anche sommamente realista. Non è di molto tempo fa la notizia di imprenditori brianzoli che affermavano di non avere alcuna voglia di rischiare i propri denari dentro l’impresa, “senza agevolazioni fiscali”. Già, ma l’impresa di chi è? Per chi la fai? C’è molta poca voglia di rischiare da parte delle banche, ma c’è anche una classe imprenditoriale che quanto a gusto per l’intrapresa ricorda solo delle barche tristemente ferme in porto.

 

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Banche BCE Crisi finanziaria Liquidità Mario Draghi

Riceviamo e pubblichiamo.

Riceviamo e pubblichiamo.

In calce ad un puntuto commento dell’entourage dell’on.le Lupi, Vice-presidente della Camera dei Deputati su dove siano finiti i 115 miliardi della BCE, JM ha ri-commentato come segue.

Come si suol dire in questi casi, riceviamo e pubblichiamo. L’intervento ce lo siamo pure letti, non aggiunge e non toglie nulla a quanto detto nel post, da riscrivere tal quale. Anzi, da riscrivere in peggio. Andiamo con ordine, cominciando dai prestiti della BCE all’1%. Pensare che le banche li destinino a nuova finanza per imprese e famiglie, significa vivere su Marte (la Luna, in effetti, è troppo vicina): li destinano alla liquidità, come ho cercato di spiegare, per la buona ragione che se non facessero in questo modo, dovrebbero chiederli indietro, a famiglie ed imprese. In altre parole, i denari all’1% servono a non chiedere indietro vecchi prestiti, non a darne dei nuovi. Le richieste di famiglie ed imprese, sotto questo profilo sono di mantenere quello che c’è, ma non tutto è mantenibile. Forse l’on.le Lupi, che ringrazio per essere intervenuto sul blog, sia pure indirettamente, ignora che quando si deve decidere chi buttare giù dalla torre fra risparmiatori e prenditori, si scelgono questi ultimi. Non è appena che il risparmio è costituzionalmente tutelato, dalla nostra peraltro pessima costituzione: no, è proprio che senza la fiducia dei depositanti non si va da nessuna parte, le banche chiudono perché c’è il bank run e nessuno, né famiglie, né imprese, riceva più il becco di un quattrino. Infine, il compito del banchiere centrale è questo, dare liquidità al sistema. Ma poiché le banche sono imprese, in nessun Paese del mondo, vivaddio neppure in Italia, le banche sono obbligate a prestare quattrini. Lo fanno se lo vogliono fare, con piena avvertenza e deliberato consenso sbagliano oppure no, ma sono imprese. Che qualcuno decida a chi dare quattrini fa venire in mente la prima Repubblica e la doppia intermediazione, Istituti di Credito Speciale ed altre stupidaggini tipiche del periodo, come la Cassa del Mezzogiorno e l’obbligo di sottoscrivere le obbligazioni dei banchi meridionali: molto evitabili e molto dimenticabili. In ogni caso, quando al Governo c’era il partito del cui ufficio politico fa parte l’on.le Lupi, si potevano fare tante cose per migliorare il rapporto banche-imprese, anche a costo zero. Ma già, è vero, c’era Tremonti, l’alibi perfetto per non legiferare, che non lo permetteva. Peccato.