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Con i soldi che portava a casa mangiavamo.

Con i soldi che portava a casa mangiavamo.

Non mi permetto di giudicare la storia, raccontata oggi dal Corriere Veneto, di un imprenditore e di sua moglie, lui salvato da lei dal suicidio, lei subito dopo decisa a prostituirsi pur di sfamare la famiglia. Basterebbe l’ammonimento evangelico a non giudicare per non essere giudicati; e rammentare che c’è una Misericordia più grande di ogni nostra, personale, miseria. Però non riesco a finire questa giornata senza pensare a questa vicenda piena di dolore e di solitudine. Il dolore di chi non riesce più, attraverso il lavoro, ad esprimere fino in fondo la propria vocazione: e la solitudine di lui che decide di farla finita, di lei che per aiutarlo si prostituisce.  Non ci sono insegnamenti da trarre, non ci sono lezioni, ci sono domande, per ognuno di noi. Ogni volta che leggo di queste cose mi chiedo se con il mio, di lavoro, potrei fare di più. Se non si debba insistere di più con la formazione alle imprese, a parlare e riparlare di metodo, di affronto della realtà, di una compagnia di persone che ti possa aiutare, dandoti, appunto, un criterio ideale ed un’amicizia operativa. Se non si debba continuare a parlare, con tutti coloro che si lamentano e pensano che il problema sia fuori di loro: non necessariamente per risolverlo, ma per far capire loro che li riguarda e che dovranno affrontarlo, ma che non sono soli. Che non c’è niente da dare per scontato ma, proprio per questo, si può chiedere: agli amici, a chi hai accanto, a chi si mostra vivo di fronte a te. Vuol dire anche che bisogna “farsi vedere” di più: che ci siano iniziative, opere, scuole, che costruiscano questo atteggiamento di fronte alla realtà. Vuol dire insegnare ai bancari che le imprese sono fatte da persone e che occorre rapportarsi con loro per capirle fino in fondo; vuol dire insegnare alle imprese che la realtà è fatta di numeri e che fare impresa è una responsabilità; vuol dire insegnare ai miei studenti, in università, che la realtà non sta dentro gli schemi delle teorie economiche, ma che è molto più grande. Vuol dire, in finale, sperimentare per sè e per gli altri quello che don Giussani insegnava dicendo: “Se ci fosse un’educazione del popolo, tutti starebbero meglio.”