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Banche Vigilanza bancaria

Come i risultati delle elezioni dai seggi siciliani.

Come i risultati delle elezioni dai seggi siciliani.

Con la stessa velocità con la quale arrivano i risultati dai seggi dell’ex Regno delle Due Sicilia sono arrivati gli esiti della ricapitalizzazione di Banca Carim. Mancano 43 milioni di €, mancano molti vecchi azionisti, mancano tante cose. Manca anche la sincerità, merce rara per dei cioccolatai, di ammettere un sostanziale flop; facendo finta che un prestito obbligazionario subordinato (in vista del 2019 sempre meno utile ai fini del rispetto dei regolamenti prudenziali di Basilea 3) sia assimilabile al capitale facente parte del c.d.Tier 1. Si attendono le mirabilia del nuovo CdA, confidando (contro ogni speranza) che non sia formato da addetti alla sepoltura della fu principale-banca-del-territorio-della-provincia-di-Rimini. Au revoir.

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Banche Bolla immobiliare Crisi finanziaria Educazione Fabbisogno finanziario d'impresa Indebitamento delle imprese PMI

#disperatimai 2, come rendere tutto inutile.

#disperatimai 2, come rendere tutto inutile.

Un’imprenditrice su Twitter mi ha segnalato questo manifesto della CNA: che faccio fatica a guardare per quanto è terribile, che faccio fatica a commentare. Anche se è difficile tacere.

Credevo di poter volare, ma la mia banca mi ha tagliato le ali. Un’impresa senza credito è un’impresa senza futuro. Ho tentato di leggere in quella foto una sorta di volo di Icaro malriuscito, un decollo difficile, qualcosa che non fosse quello che è: una donna che si ammazza. Il messaggio è chiaro ed inequivocabile, ed è anche molto manicheo: i sogni muoiono all’alba, e li uccidono le banche. La gente si ammazza per colpa delle banche, non ci sono altre cose da aggiungere, non ci sono altre spiegazioni da dare. Persino Oscar Giannino lancia un messaggio ambiguo, richiamando il D-day degli edili, che protesteranno contro lo Stato che non paga; come se lo Stato fosse l’unico cliente di tutti quanti, come se dipendesse tutto e solo dallo Stato, come se le imprese fossero solo buone e virtuose, non avessero commesso mai errori, non si fossero gettate, per prime, nella pazzesca corsa alla bolla immobiliare.

Ho avuto pudore a parlare dei suicidi, mi sembra sempre di entrare a gamba tesa laddove bisognerebbe entrare in punta di piedi: e pregare, nulla di più. Qualche tempo fa sul Foglio, Cristina Giudici scrisse articoli sui primi suicidi degli imprenditori veneti che dovrebbero essere riletti e mandati a memoria, per capire meglio. Ma era la prima parte della crisi, quella che non pensavamo sarebbe durata fino ad ora, senza la W, il double dip. Ora siamo nella parte discendente della seconda v, e non se ne vede la fine: lo Stato non paga, le banche tolgono il credito, gli imprenditori si ammazzano.

Bisogna dirlo, fare manifesti così non serve a nulla: non educa nessuno, non aiuterà nessuno a riprendere in mano la propria responsabilità personale, chiedendosi per cosa valga la pena vivere e, dunque, anche fare impresa. Fare manifesti così serve solo a dare la colpa a qualcuno ed a questuare: non a chiedere, a questuare, insistentemente, come un mendicante che fa questo come mestiere, come lavoro. Come professione, come le prèfiche che piangevano a pagamento nei funerali romani. Fare manifesti così non aiuterà nessuno a chiedersi da cosa potrebbe ripartire ed in che modo, eliminerà le domande e lascerà solo il lamento, perché tanto è colpa di qualcun altro. Non servono gli amici, i consulenti, il prete, figuriamoci le associazioni (già, le associazioni: la CNA lo è); non serve confrontarsi, non serve farsi aiutare, non serve nulla, perché tanto la colpa è delle banche. Oggi mi parlavano di una coppia di imprenditori che ha chiesto, con suprema disinvoltura, alla propria banca, un prestito di quasi 80mila € per comprare l’auto nuova, senza possedere né capacità di reddito, nè capacità di rimborso: qual’era il sogno di questi signori? Che nel frattempo si sono comprati un capannone, ovviamente. Qualche anno fa la professoressa decana della mia Facoltà, in uno scatto d’ira per lei assai frequente, disse che il guaio dell’Italia era il troppo cattolicesimo: perché si perdonava tutto. Si sbagliava. Ce ne vorrebbe molto di più, molto più di quanto immaginiamo. Per imparare dal cristianesimo come incominciare a guardare con misericordia almeno noi stessi.

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Banche BCE Bolla immobiliare Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Indebitamento delle imprese PMI

#disperatimai, una risposta a Flavio.

#disperatimai, una risposta a Flavio.

Dal blog di Simone Spetia traggo la lettura di una lettera che mi permetto di commentare e, commentandola, vi rispondo. Ricorda Spetia che “oggi Radio24 dedica la sua programmazione a artigiani, professionisti, imprenditori e lavoratori schiacciati dalla crisi. A Prima Edizione la lettura di una delle prime lettere che ci sono arrivate a disperatimai@radio24.it”.

Ed ecco la lettera, in corsivo. I commenti-risposte sono in grassetto.

La mia è una storia uguale a mille altre, che condivido con altri miei colleghi. Ho una piccola impresa nel settore del commercio edile, -il primo aspetto: un settore in bolla da tanti anni, che qualcuno pensava potesse solo crescere- con un giro d’affari di circa 4 milioni di euro. Nel 2008, prima della crisi, avevamo affidamenti bancari per 2 milioni, -secondo aspetto: un’attività commerciale, con margini di norma non molto elevati, che ha debiti bancari pari alla metà del fatturato; come li ripagherà?  con i quali  abbiamo finanziato investimenti -temo di sapere di che investimenti si tratti: è una commerciale, non una manifatturiera, non trasforma nulla, non servono investimenti particolari: temo che Flavio e soci abbiano comprato un inutile capannone-. Dal 2009 è iniziato a cambiare il mondo. I nostri clienti (costruttori) hanno cominciato andare in crisi, poi a non essere regolari con i pagamenti e le cose sono andate peggiorando. Poi sono arrivate le perdite sui crediti con i fallimenti e le chiusure (un nostro cliente si è suicidato il 31 dicembre). Da lì sono iniziate le tensioni finanziare, il rating bancario è peggiorato e le banche hanno ridotto gli affidamenti. Dalla crisi al panico. Oggi (aprile 2012) abbiamo affidamenti per 850mila euro, gli ultimi 100mila ci sono stati ridotti 1 mese fa (alla faccia dei finanziamenti della Bce alle banche italiane). -qualcuno che non sia il prof.Berti, il quale non conta notoriamente nulla, può cominciare a guardare in faccia la realtà e spiegare a tutti che i quattrini BCE servono a non far diventare illiquide le banche che non hanno ancora messo a rientro tutti quelli che avrebbero dovuto, ovvero a salvaguardare i risparmiatori?- Siamo nel panico … la continua diminuzione dei fidi ci sta facendo fallire. -mi spiace, ma non si può dire questa cosa senza riflettere: non è la continua diminuzione dei fidi che sta facendo fallire l’azienda di Flavio, ma il mercato nel quale lavorano, che è in crisi di sovrapproduzione strutturale: ovvero di eccesso di offerta sulla domanda, irrimediabile, irreversibile. Dire che la bolla è colpa delle banche è troppo facile: che le banche l’abbiano assecondata, non c’è dubbio, ma a questo punto, se mai qualcuno non l’avesse capito, il problema è del mercato immobiliare in sè, non delle banche cattive- Non riusciamo ad onorare i fornitori, e gli stessi ci bloccano le forniture finché non paghiamo il debito. Stiamo vivendo alla giornata e non so quanto riusciremmo a sopravvivere. Stiamo ristrutturando, riducendo i costi più possibile, risparmiamo anche sul toner della stampante e fra licenziamenti e cassa integrazione permanente abbiamo ridotto di 5unità su 16. Altre ne verranno in futuro. -Forse sarebbe anche il caso di ripensare radicalmente al business in sè: l’edilizia in quanto tale non va più, e non andrà più a lungo, per tanto tempo. Ci sono troppe case, poco spazio, poche persone per abitarle. Non basta? Tagliare i costi non basta, si deve ripensare al lavoro, a farne un altro, letteralmente- Abbiamo proprietà immobiliari che valgono più del doppio del nostro debito, -no Flavio, non valgono, valevano più del doppio del vostro debito: ora valgono solo se vi decidete ad abbassare, e di molto, i prezzi, se accettate di perdere su beni il cui mercato è caratterizzato da troppa offerta e nessuna domanda.-   ma ad oggi non siamo riusciti a vendere e realizzare per autofinanziarci. –Fatevi una domanda sui prezzi che esigete e chiedetevi se prevale l’esigenza di autofinanziarvi, realmente, o quella di non perdere rispetto al valore che avete fissato dentro di voi per quegli immobili, che è puramente teorico.- Se non succede un miracolo prima delle ferie di Agosto abbiamo chiuso. A mio modesto modo di vedere la politica è lontana dalla realtà! … per noi non è un problema dei costi della politica, … dei benefit dei politici, .. dei finanziamenti pubblici, .. dell’art. 18, .. per noi il problema è la crescita!!! … è il finanziamento alle PMI!!! .. il mercato non c’è!! … e le banche!!!!!!!! Sono quelle che ci hanno rovinato dandoci affidamenti in momenti di abbondanza. -ma, Santiddio, quando chiedete i finanziamenti non vi chiedete mai se potrete renderli?? Davvero avete firmato le pratiche pensando che il debito fosse una passeggiata di salute? Ma siete imprenditori o cosa?? Chi deve preoccuparsene? Di chi è l’azienda??- Con tali affidamenti ci siamo esposti, e nel momento di crisi ci obbligano al rientro. Per noi è una batosta!!! … pensate che se le banche non avessero chiesto il rientro, nonostante la crisi e le perdite su crediti “staremmo ancora bene”  -no Flavio, non stareste ancora bene: semplicemente sareste ancora più indebitati e, probabilmente, i vostri debiti, supererebbero il fatturato: è pensabile una simile follia?ma così non si può andare avanti
Saluti, Flavio

Infatti così non si può andare avanti. Si può e si deve chiedere allo Stato, alle associazioni, ai commercialisti, alle università, di lavorare su percorsi di ristrutturazione e riconversione, di formazione, mai abbastanza predicata e frequentata. Perché non si possano più dire certe cose, senza riflettere, perché certe cose servono solo a dire che la colpa è di qualcun altro, banche in particolare. Perché, soprattutto, si cominci a pensare all’impresa in termini di responsabilità personale: sull’antropologia, sul modo di essere e di vedere il mondo delle persone si può lavorare solo a livello personale, con l’educazione. Fra l’altro, a non pensare che si sia definiti, come parola ultima, da un fallimento. Noi valiamo molto di più degli immobili nei quali riponiamo le nostre speranze.

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Banca d'Italia Banche

Quota salvezza (?)

Quota salvezza (?)

Così titola la locandina di un tabloid locale, che commenta la chiusura dell’operazione di aumento di capitale di Banca Carim.

Sarebbe stato il Presidente della Fondazione ad affermare di ritenere di avere buone ragioni per pensare che la soglia di sicurezza sia stata superata. Al di là dei giri di parole, e in attesa dei dati definitivi (strano però che una banca, nel 2012, non abbia questo dato in tempo reale: a fine giornata le quadrature di cassa devono pur farle, non sarà complicato quadrare un aumento di capitale: o no?) non disponendo dei dati degli  exit-poll ma parlando come se fossimo al bar, si possono tirare due o tre conclusioni:

  1. l’aumento di capitale non è stato interamente sottoscritto: si può almanaccare quanto si vuole sulla circostanza, ma ciò significa, molto banalmente, che Carim non ha saputo attrarre le risorse di cui necessitava, sia per la mancanza di un piano industriale, sia per la scarsa chiarezza sulle prospettive future; in Borsa, un aumento di capitale non interamente sottoscritto (e privo di consorzio di garanzia, circostanza da non dimenticare) non passerebbe in cavalleria;
  2. raggiungere la quota salvezza significa non finire in serie B, e fin qui ci si potrebbe rallegrare. Tuttavia, per un gruppo bancario, per giunta internazionale, che aspirava a ben altre posizioni su base perlomeno interregionale, è un po’ come consolarsi per non disputare neppure l’Intertoto, visto che così si può curare l’allenamento in vista del campionato;
  3. quale campionato disputerà la Carim? dipende dalle risorse raccolte, obviously. Ma non si deve mai dimenticare che se una banca deve aumentare il patrimonio, ciò avviene a causa della cattiva qualità dell’attivo, verosimilmente non ancora del tutto emersa dall’ispezione e dal commissariamento. L’impressione è che aver raggiunto la quota salvezza, nel caso specifico, serva solo a vendere meglio il marchio, a Cassa Risparmio di Cesena o Banca Marche che sia. L’attivo, come per tutte le banche d’Italia, non ha ancora finito di deteriorarsi. E se è così, il problema, dopo aver raggiunto la salvezza, diventerà quello di non essere retrocessi l’anno prossimo.
  4. Bisognerebbe dire, a questo punto, “in bocca al lupo!” Già, ma a chi? A un territorio che non è stato capace di esprimere né una leadership, né un management all’altezza della situazione? Alla Fondazione, in tutte le sue espressioni politiche e sociali, passate e presenti, incapace storicamente di vigilare sul proprio principale asset e sulla sua valorizzazione? Ai dipendenti, probabilmente, ed anche ai piccoli azionisti, a loro sì: perché non si facciano ingabbiare nel consueto tran tran e siano vigili e presenti, nel lavoro e nella compagine sociale. Poi, che ognuno faccia il suo.
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Banche BCE Capitale circolante netto operativo Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI Relazioni di clientela

Banco ex machina.

Banco ex machina.

Come nelle tragedie greche si aspetta l’intervento finale del deus ex machina, cioè di una divinità che interviene a dipanare una matassa ingarbugliata al punto tale da poter essere sbrogliata solo da mani “superiori”, così anche nella travagliata storia tutta italiana del rapporto tra banche ed imprese si invoca un intervento dall’alto. Sia esso della BCE, sia esso del Governo, sia la c.d. “frustata sviluppista” per la quale servirebbe un domatore (o un negriero? o un sadico?), nessuna delle parti ci mette il suo: le imprese chiuse nella litania dell’ abbiamo già dato, le banche che negano l’evidenza del credit crunch e che, soprattutto, sono illiquide. Venerdì scorso, durante una giornata di formazione sugli aspetti di prevenzione del deterioramento dei crediti, man mano che la lezione procedeva i partecipanti continuavano a commentare, in maniera sempre più ampia, gli argomenti trattati. Fino a che, richiesti di giustificare la loro “agitazione” una delle partecipanti mi ha detto:”Non c’è un singolo argomento che lei abbia trattato per il quale io non abbia in mente nomi e cognomi, facce e situazioni dei miei clienti“. E un’altra collega, alla fine della lezione, ha testualmente affermato di essere stanca di ascoltare cose che sa già: e di essere, letteralmente, stanca della realtà.

Così le banche ripetono la stanca litania che non ci sono più soldi, omettendo di ricordare le pessime operazioni fatte nel recente passato, soprattutto per quanto riguarda la bolla immobiliare, che esse hanno contribuito a gonfiare a dismisura. E le imprese lamentano di avere già dato, di non farcela più, di essere strangolate.

Dal dibattito restano lontane le questioni della responsabilità personale, ovvero delle scelte che sono state fatte e che sono da fare. Nelle banche, per quanto riguarda il personale tecnico ma, a questo punto, anche quello direttivo e, soprattutto nelle bcc, gli amministratori, la capacità di misurare correttamente il rischio di credito e di conseguenza il fabbisogno finanziario delle imprese. Per queste ultime, la questione delle carenze in materia gestionale e finanziaria, la mancanza di consapevolezza circa natura, qualità e durata del fabbisogno finanziario, la mancanza di coscienza circa le leve da azionare. Non ci si può parlare se non ci si sa raccontare: e ascoltare senza capire, non serve a nulla.

Nessuna banca può rimediare un conto economico con il risultato operativo che segna rosso: nessuna banca può licenziare per te, esportare per te, innovare per te. Devi farlo tu. Ma nessuna impresa può fare il mestiere della banca, istruttorie chiare, efficaci ed efficienti. La questione non è appena tecnica, perchè riguarda la posizione umana, anche sul lavoro, fare impresa o banca che sia. La questione, al solito, è educativa.

 

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Crisi finanziaria Disoccupazione

E’ insopportabile non poter più immaginare il futuro per sé (Uomini, quasi sempre).

E’ insopportabile non poter più immaginare il futuro per sé (Uomini, quasi sempre).

Uomini, quasi sempre. Perché per quella metà del cielo il suicidio è via di fuga da
sempre più praticata. Ma anche perché, come dice a proposito della Grecia la psichiatra Eleni Beikari (che con l’organizzazione non governativa Klimaka gestisce un telefono amico), “gli uomini soffrono di più per la perdita del senso di dignità e di orgoglio” legata alle difficoltà economiche. Aggiunge lo psicologo Claudio Risé che “per l’imprenditore e il padre di famiglia, è insopportabile non poter più immaginare il futuro per sé, per i propri figli, per i dipendenti. E’ il dramma di chi non sa fare i conti con il senso di catastrofe, di rovesciamento
delle aspettative individuali e collettive. Un dramma soprattutto maschile”.

Nicoletta Tiliacos, Il Foglio, 7 aprile 2012

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Crisi finanziaria

Prima di uccidersi ha gridato di non voler lasciare debiti ai suoi figli.

Prima di uccidersi ha gridato di non voler lasciare debiti ai suoi figli.

Il mar Egeo, che bagna Atene, prende il nome da un padre suicida: il mitico re che si gettò nelle acque di quel mare da una rupe, convinto che il figlio Teseo fosse stato ucciso dal Minotauro. C’è disperazione paterna, non solo invito alla rivolta, anche nel suicidio del farmacista pensionato che si è sparato pochi giorni fa di fronte al Parlamento greco. “Giacché ho un’età che non mi permette di reagire con forza (senza ovviamente escludere che se ci fosse stato un primo greco a imbracciare un kalashnikov, io sarei stato il secondo) non vedo altra
soluzione che una fine dignitosa prima di dover cominciare a rovistare nella spazzatura per cercare cibo”, ha lasciato scritto Dimitris Chistoulas, che prima di uccidersi ha gridato di non voler lasciare debiti ai suoi figli. (Nicoletta Tiliacos, Il Foglio, 7 aprile 2012).

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Banche

Ed ecco, vi precede in Galilea.

Ed ecco, vi precede in Galilea.

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e
l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
Buona Pasqua di Resurrezione

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Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI Relazioni di clientela

Marziani a Milano (credit crunch percepito).

Marziani a Milano (credit crunch percepito).

Grazie all’ottimo Carlo Alberto Carnevale Maffè e con il contributo fattivo di Fabio Bolognini (e l’intenso appoggio morale del sottoscritto) è stata organizzato nella giornata di ieri, a Milano, un incontro di discussione sul tema del credit crunch e del problematico rapporto banca-impresa. Poiché gli interlocutori, riuniti solo l’egida dell’associazione The Ruling Companies, erano di assoluto spessore (fra gli altri, Davide Croff, Franco Keller e il direttore di Confindustria Bergamo, Venturini), le riflessioni che ne ho tratto sono tanto più rilevanti perché provengono da osservatori qualificati, personaggi del mondo dell’imprenditoria e della finanza attenti alla realtà, leader non banali nel loro settore.

La prima riflessione marziana che emerge dal pomeriggio di ieri riguarda quelle che Akerlof e Shiller chiamano “narrazioni“, ovvero il modo di rappresentare la realtà che qualcuno utilizza. Le narrazioni sono personali, ad evidenza, pretendere che siano oggettive è negare il valore dell’esperienza di chi le condivide: ma ascoltare, per esempio, che “ormai quasi tutte le imprese adottano processi di programmazione e pianificazione economica e finanziaria” mi ha fatto domandare se vivere nella metropoli sia così distorsivo della realtà. La programmazione finanziaria, come emergeva da una ricerca che il sottoscritto, il prof.Comana ed altri colleghi dell’Università di Bergamo e non solo presentammo nel 2004, proprio a Confindustria Bergamo, veniva adottata, anche in quel caso lì (non proprio una zona sottosviluppata e periferica) da n.2 (due: two; deux; zwei; dos) imprese sul totale del nostro campione, di cui non poche quotate. Che riferimento alla realtà è quello che è stato offerto ieri? Come hanno fatto certe imprese ad inguaiarsi se non per mancanza di programmazione economico finanziaria? Di cosa stiamo parlando?

Seconda riflessione marziana. Mentre si afferma che le banche hanno smarrito la capacità di analizzare e valutare il merito di credito (sacrosanto), incolpandone la delega ai computer per la valutazione del rischio (qualcuno di quelli che hanno creato valore in quel modo c’era ieri? se c’era, si vergognava? o si è dimenticato? Croff, presidente di due banche brillantissime?), si sostiene, con impunità degna di miglior causa, che in questo modo non emergono gli intangibles, così decisivi nella valutazione delle imprese. Ancora gli intangibles? Un disco rotto, che nemmeno la creazione di valore si porta più, eppure qualcuno ci prova. Domanda corrosiva di JM fatta via twitter, e non amplificata perché corrosiva: ma se gli intangibles sono così importanti, chi càspita ha comprato tutti i tangibles che intasano il mercato immobiliare, quello delle garanzie e la liquidità bancaria?

Terza riflessione marziana. In palese spregio al principio di non contraddizione, il dir.gen. di Confindustria Bergamo afferma  che: a)-se si reca nelle valli e lungo i litorali (come la nebbia) a parlare con gli associati, non può parlare loro di finanza e di fabbisogno finanziario, perché non ne capiscono nulla; b)-che alla faccia di tutto ciò, fra i 4 punti principali che la sua associazione enfatizzerà, vi è, oltre alla globalizzazione, ai tempi accelerati, all’internazionalizzazione, la responsabilità sociale dell’impresa. La responsabilità sociale dell’impresa: detto dal dir.gen.dell’associazione territoriale che ha espresso il neo-presidente di Confindustria, non fa bene sperare per la soluzione dei problemi del rapporto banca-impresa. Probabilmente, come ha affermato uno dei relatori, esiste il credit crunch ed il credit crunch “percepito”: a Bergamo non percepiscono (scommettono sulle partite di calcio?).

Quarta riflessione. Uno dei principali cattivi pagatori quotati alla borsa italiana, che afferma di avere tempi lunghi ma di essere sempre regolare (regolare nel tirare il collo ai fornitori, per esempio contestando regolarmente l’ultima tranche di pagamenti) se ne viene fuori affermando che la crisi di liquidità del circolante è causata dall’inasprimento dei requisiti patrimoniali imposta dalla BCE e dalle regole di Basilea 3, quelle che entreranno in vigore nel 2019. Any suggestion is welcome.

Infine. In un soprassalto di crudo realismo, quello che ho notato essere talvolta chiamato cinismo o “essere corrosivi”, qualcuno ha detto che

  1. i margini delle imprese di sono compressi e che non è più conveniente investire per gli imprenditori nelle imprese;
  2. per risolvere le crisi ci vogliono i soldi.

E che i soldi sono finiti. Bene. Se è così, qualcuno è in grado di spiegare perché ai salvataggi dovrebbero pensare solo le banche? Con i soldi dei risparmiatori?

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Alessandro Berti Università

Big daddy dell’economia e di vita (ringraziamenti).

Big daddy dell’economia e di vita (ringraziamenti).

Ebbene si è giunto il fatidico momento dei ringraziamenti.

(..)

Last but not least o come piace dire a me dulcis in fundo il Professore Alessandro Berti, big daddy dell’economia e di vita, lo ringrazio perché ha creduto prima lui in me che io in me stessa.

Sempre puntuale, preciso, divertente, con quell’aria da serio che viene tradita dal suo stesso accento quando si arrabbia e la sua voce da baritono che riecheggia per la facoltà, lo custodirò come ricordo sonoro nella mia memoria.

Spero che riesca a farsi nuovi amici giù al bar in modo che non mangi da solo e che soprattutto altri giovani abbiano la fortuna che poi riconosceranno essere un piacere e privilegio poiché il suo parlare riempie le stanze ed i cuori.