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A saldi invariati.

A saldi invariati.

Accade che per lavoro, che grazie a Dio non manca di questi tempi, io sia invitato a parlare di project bond e di possibilità per le Pmi organizzate sotto forma di srl, di emettere propri titoli di debito. Accade dunque che io debba studiare e prepararmi, anche grazie ad un’ottima collaboratrice che ha predisposto il materiale,  su un argomento che il Governo Monti ha inserito, tra l’altro, nel “Cresci-Italia”, sbandierando il provvedimento come possibilità di apertura al mercato dei capitali.

La lettura della normativa è stata deprimente, l’esposizione in aula, nonostante tutto, altrettanto triste (qualche partecipante, man mano che ci si inoltrava nella trattazione, chiedeva, letteralmente, un “colpo di scena“). Finanziarsi attraverso propri titoli di debito conviene, ai tassi che le normativa consente ai fini delle deducibilità degli interessi passivi dal reddito dealla società emittente, solo per elevatissimi ammontari di emissione: la ritenuta alla fonte in misura ridotta si applica solo se il tasso dell’emissione è pari all’1,25% (sic). La ratio del provvedimento è fin troppo chiara: mantenere invariata la pressione fiscale, senza agevolazioni sostanziali, ma solo formali, che servano politicamente ma che siano innocue ai fini, appunto, dei saldi di bilancio. Ma poiché i mercati non ragionano a saldi invariati ma in base alle convenienze della combinazione rischio-rendimento, per quale ragione i mercati medesimi dovrebbero “digerire” emissioni di titoli di debito privi di rating, emessi da soggetti “corporate” le cui performance, probabilmente, richiederebbero tassi di finanziamento ben più elevati? La constatazione, assai desolante, che si trae dall’esame di tutta la normativa, è che avrebbero convenienza ad indebitarsi emettendo propri strumenti di debito proprio i cattivi prenditori: che tuttavia, come è noto, sono razionati. D’altra parte, perché gli azionisti di un buon prenditore dovrebbero scegliere di indebitare la propria società attraverso un sistema così bizantino, anziché andare direttamente sul mercato? Ultima domanda, per la quale il Presidente Monti ed il ministro Passera hanno sicuramente una risposta che non possono, politicamente, condividere in pubblico: l’apertura al mercato dei capitali delle Pmi quanto dipende, davvero, da strumenti innovativi e non, piuttosto, dalla sempre scarsa voglia delle Pmi di farsi “scrutinare” dal mercato?