Categorie
ABI Banca d'Italia Banche

Il silenzio degli innocenti (le colpe dell’affaire #MPS).

Il silenzio degli innocenti (le colpe dell’affaire #MPS).

hannibal-lecter-ne-il-silenzio-degli-innocenti

Il caso MontePaschi capita durante la chiusura delle lezioni per la sessione invernale degli esami; ma se fossimo durante il semestre, si potrebbe usare la vicenda per molte e molte ore di lezione su casi aziendali di moral hazard, benefici privati, malfunzionamento della teoria dell’agenzia, efficacia e pervasività dell’attività di vigilanza sui sistemi finanziari etc…

Dei legami tra politica e banche mi annoio persino a parlare, ricordando le nottate -ai bei tempi del centro-sinistra- nel corso delle quali il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (CICR) nominava amministratori delegati e presidenti di tutte le banche pubbliche italiane, ovvero tutte le più importanti. E al Monte dei Paschi, che io ricordi, non è mai andato un bel democristiano doc, che so, uno come Ferdinando Ventriglia: no, solo compagni comunisti, di sicura fede. Questo accadeva prima della Legge Amato-Carli, quella che privatizzava, sui generis, le banche italiane, obbligando queste ultime a creare una spa, con la Fondazione a monte, secondo il ben noto meccanismo che vige in Unicredit, Intesa e lo stesso Monte dei Paschi. La politica, uscita dalle porte delle banche spa, è rientrata dalle finestre delle Fondazioni: le quali, come insegna la vicenda riminese della Carim, non agiscono secondo logiche propriamente economiche, nè di “sana” gestione no-profit, ma nuovamente e unicamente politiche, sia pure con una forte connotazione localistica.

Anche in MontePaschi sembra di poter rinvenire i medesimi comportamenti: la Banca è stata usata come mucca da mungere per gli interessi dell’azionista di maggioranza, talmente legato a doppio filo al proprio unico e non diversificato investimento, da non potersi permettere di scendere sotto il 51%, anche a pena di un indebitamento crescente. La Fondazione MontePaschi non solo non ha minimamente controllato l’origine e la natura delle performance (invero pessime) del proprio asset principale, ma ha compiuto scelte antieconomiche nel nome di un mantenimento del controllo che può ben essere definito finalizzato esclusivamente all’ottenimento di benefici privati. Ascoltando Focus Economia su Radio 24 ieri sera, in macchina, ho udito Fabio Pavesi ripercorrere la vicenda MPS accennando in modo velato a colpe e mancanze di Consob e Banca d’Italia. Su Consob mi permetto solo di rammentare che l’autorità è garante del funzionamento dei mercati mobiliari, non dei ribassi o dei rialzi: e che non le compete il controllo sui bilanci delle quotate. Altro discorso è quello riguardante Banca d’Italia. Mi rendo conto che è facile individuare un colpevole nel vigilatore, che non vigilerà, ovviamente, mai abbastanza, soprattutto se si deve polemizzare, come alcuni pessimi esponenti del PdL stanno facendo, dimentichi dei guai di Popolare Milano e dei banchieri legati alla Lega (oltre che di altre tante situazioni che in scala ridotta riproducono schemi analoghi di malgoverno e di ingerenza). E si potrebbe andare avanti, ma è inutile, oltre che, appunto, noioso. La questione della vigilanza è ampia e complessa, non può essere risolta da un richiamo ad una maggiore pervasività: posso immaginare le vestali dei tagli alla spesa pubblica stracciarsi le vesti medesime alla notizia di nuove assunzioni da parte dell’Ispettorato di Bankitalia. Se si guarda al passato, in URSS e in Cina non ci sono mai state crisi bancarie, per la buona ragione che la dittatura comunista garantiva (e in Cina tuttora garantisce) il controllo su ogni attività economica: d’altra parte Francisco Franco, con la dittatura, ha da parte sua garantito lo sviluppo di Santander e BBVA, libere dai condizionamenti della concorrenza. Il massimo di controlli corrisponde al minimo della libertà economica oltre che essere, appunto, assai costoso: ed il Collegio sindacale è gravato, da ultimo, da compiti che il profano neppure immagina, per complicatezza, ambiguità e rischio professionale. Da ultimo, affidarsi fideisticamente ai controlli genera irresponsabilità ed evita la fatica: la fatica dell’azionista di chiedere conto, al di là dei risultati, di ciò che gli viene presentato, la fatica degli stakeholder di valutare complessivamente le performance. E, da ultimo, la fatica dei manager di conseguire risultati che dicano, al di là dei numeri, di una strategia condivisibile e condivisa. Se il dibattito di queste ore provasse a ripartire di qua, forse si potrebbe anche sperare che una vicenda così grave e triste possa avere qualche esito positivo. Forse.

Categorie
Alessandro Berti Banche Banche di credito cooperativo Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa fiducia Indebitamento delle imprese PMI

Mexican standoff.

Mexican standoff.

Mexican_standoff_04568700-photo-reservoir-dogs

Metti un sabato mattina a Pratola Peligna (AQ), con imprenditori, enti locali, associazioni e una banca, la banca locale per eccellenza del territorio, la Banca di Credito Cooperativo di Pratola Peligna, appunto. Metti il sottoscritto a parlare di relazioni di clientela a partire dal concetto, subito posto in positivo, della sinergia. Metti che succede quello che non ti aspetti, ovvero che anziché coltivare il lamento e la cultura del sospetto reciproco, rimanendo nello stallo alla massicana di cinematografica memoria (i.e. http://www.youtube.com/watch?v=COPDrCI-edI) la banca dice che vuole continuare ad aiutare il territorio e gli imprenditori presenti raccontano che è vero, che è possibile e che, almeno in parte, già avviene.

Ho parlato a queste persone, ma soprattutto sono stato con loro, ascoltando le loro storie, progettando il futuro, ragionando di quello che si potrebbe fare, anzitutto, per la cultura d’impresa, ossia per rendere le scelte aziendali –tutte le scelte, non solo quelle finanziarie– più consapevoli. Se tutti coloro che lavorano in banca e coloro che li guidano avessero la capacità di ascolto e di mettersi in gioco che ho potuto sperimentare alla Bcc di Pratola, forse le imprese non non se la passerebbero meglio: ma sarebbero certamente meno sole.

Grazie per l’accoglienza, a tutti coloro che ho incontrato. Spero di rivedervi presto.

 

Categorie
Uncategorized

E’ la ferita che ci spalanca il cuore (in morte di Daniela).

E’ la ferita che ci spalanca il cuore (in morte di Daniela).

Daniela

“Non abbandonate mai l’amore alla bellezza, è la ferita che ci spalanca il cuore”. Daniela Baraghini

Categorie
Educazione

E’ semplice vivere ed è semplice morire: basta affidarsi.

E’ semplice vivere ed è semplice morire: basta affidarsi.

Oggi alle 14 abbiamo accompagnato Daniela Baraghini all’ultimo viaggio, consegnando il corpo alla terra, sapendo che Dio aveva già abbracciato la sua anima grande.I suoi studenti (perché Daniela insegnava, come me: ed eravamo compagni di banco al liceo) le hanno scritto le parole di Bob Dylan, quella strofa di Forever young che dice:

Possa tu sempre fare qualcosa per gli altri E lasciare che gli altri facciano qualcosa per te Possa tu costruire una scala verso le stelle E salirne ogni gradino Possa tu restare per sempre giovane Per sempre giovane per sempre giovane Possa tu restare per sempre giovane“.

Quando, alla fine della Messa, qualcuno dei presenti ha parlato, testimoniando quanto Daniela fosse stata una presenza per ognuno di noi e per il mondo, una sua studentessa ha detto che lei ripeteva sempre:”E’ semplice vivere ed è semplice morire: basta affidarsi.” Vorrei essere degno della grazia di averla conosciuta: e la prego di starmi accanto dal Cielo ogni giorno mentre faccio il mestiere più bello del mondo.

Ciao Daniela.