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Banche Lavoro

L’oroscopo del bancario (a cura del Mago Alex). Il Mago Alex, previsioni per i bancari (dal 2013 anche per gli aspiranti bancari ed i banchieri), ininterrottamente dal 2009.

L’oroscopo del bancario (a cura del Mago Alex).

Il Mago Alex, previsioni per i bancari (dal 2013 anche per gli aspiranti bancari ed i banchieri), ininterrottamente dal 2009.

 

Ariete

Per lui: (valido solo se lavorate a Monte Paschi) siete iscritti al PD ed eravate iscritti al PCI, non avete mai sbagliato nulla della trafila che vi ha permesso di arrivare dove siete arrivati. Solo che l’anno scorso alle primarie avete dichiarato pubblicamente di votare per Bersani, perché Matteo è come Silvio: e l’8 dicembre non siete andato, perché avevate l’influenza. Il vostro futuro è esuberante, i contenuti professionali discutibili, la sede di lavoro a seconda delle opportunità (della direzione). Rocca Salimbeni, adieu. Malinconico.

Per lei: avete frequentato le lezioni di Tecnica Bancaria del prof.Berti e pensavate di avere fatto tutto per meritarvi un buon voto. Ma quando avete dovuto commentare la situazione aziendale non avevate voglia: sì, è vero, lui l’aveva detto, ma i prof dicono tante cose...e così hai accettato di fare parte di un gruppo che ha commentato i casi aziendali con lo stesso file di word, con gli stessi vuoti, le stesse parentesi e le stesse avvertenze (inserire qui…il dato: poi nessuno della banda di geni lo ha riempito). Bread & Fox Award e Blue Ribbon per menzione speciale. Nel 2014 ripeterai più volte tecnica bancaria, forse il prof farà per te quello che non ha mai fatto per nessuno: tirare il libretto fuori dalla finestra. Agitata.

 

Toro

Per lui: (valido solo se siete l’amministratore di una Bcc): non capite perché quella sedia dove tutti i vostri paesani sono stati seduti con tanta dedizione e, soprattutto, attaccamento, non sia poi così comoda. Pensate che forse si dovrebbe rifare gli arredamenti della sala consiglio, ma siamo in tempi di spending review e già avete litigato se andare a fare la cena di Natale in un incaglio oggettivo o in un credito ristrutturato. Firmerete l’ICAAP pensando che in Italia c’è troppa burocrazia. Non pensateci, siate sereni: anche Maria Antonietta lo era. Differenti.

Per lei: lavorate in trincea, voi, mica come quelli della sede, sempre seduti al caldo d’inverno ed al fresco dell’aria condizionata d’estate. Voi sapete quali sono le esigenze del cliente, mica tutte possono essere giudicate con il metro della capacità di reddito e di rimborso, del rischio e del rendimento: avete fatto esercizi in palestra per stendervi a tappetino quando arrivano i vostri clienti preferiti, siete sempre disponibili. Il RAF per voi è l’aviazione inglese. Volerete (via). Volatili.

 

Gemelli

Per lui: avete frequentato le lezioni di tecnica bancaria del prof.Berti: quando quel burlone diceva “badate che questo lo chiedo” pensavate “è proprio un burlone, il prof”. Poi lo ha chiesto e voi non lo sapevate. Non solo, vi siete fatti convincere a fare in 12 il lavoro di gruppo per il seminario che dà diritto a crediti, solo perché non c’erano ragazze ed uno di voi sembrava saperla più lunga degli altri. Non avete scritto nemmeno una pagina, qualcuno ha firmato per voi. State dimagrendo, ma avete cominciato dalla parte sbagliata. Light Brain Awards 2014. Leggeri.

Per lei: le regole non vi sono mai piaciute, nutrite una sconfinata ammirazione per Silvio e per Denis, pensate che l’Italia andrebbe liberata da lacci e lacciuoli. Per questo avete pensato bene che quella pratica del Consigliere, di ammontare così rilevante, andasse portata avanti più in fretta e senza far perdere tempo al consiglio, convincendo il Consigliere indipendente che è un puro caso che il primo dei grandi rischi sia anche membro del CdA. La pratica è passata, ma è appena arrivata un’ispezione. Preoccupati.

 

 

Cancro

Per lui: (valido solo se siete l’amministratore indipendente della banca della donna Gemelli). Siete indipendenti, siete autonomi: vi riguardate tutte le pratiche due o tre volte, e poi lo fate prima degli altri, andate in banca prima. Pensate di essere diligenti, anche se non ci capite dentro nulla come quando eravate amministratori e basta. Vi fidate di quello che vi porta la responsabile dell’area credito. I western vi sono sempre piaciuti: (indi)penderete con una cravatta di corda al collo. Soffocati.

Per lei: il capitale circolante netto operativo è sempre stato un gran mappazzone per voi e vorreste mostrare a Barbieri, Bastianich e Cracco quanto siete bravi tra i fornelli. La banca non vi valorizza, non vi chiedete perché il 30% dei vostri clienti che hanno un ristorante lo hanno chiuso, perché voi guardate il bicchiere mezzo pieno: ce ‘è un altro 30% che lo apre, dunque stanno aspettando me. In attesa di essere presa al casting per il prossimo Masterchef incominciate con le ricette di Benedetta Parodi. Il vostro fidanzato vi lascerà, dicendovi: “Tu vuoi che io muoro”. Agonizzanti.

 

Leone

Per lui: valido solo se lavorate in una Bcc della Calabria. È vero, state facendo quotidianamente hard banking e chi lavora in banca come voi in un’altra regione non se ne rende conto. Ma non è una buona ragione per abbassare la guardia, anzi. Proprio per questo parteciperete a numerosi corsi di formazione: arriverete in ritardo alla mattina e, verso le 15,30 direte: ”Professore, mi esce la bambina dall’asilo”.  Naturalmente uscirete: naturalmente vi perderete la spiegazione sull’autofinanziamento. Ma non si possono lasciare sulla Statale Ionica delle povere bambine indifese. Paterni.

Per lei: (valido solo se lavorate in una filiale delle Marche di una banca popolare del Nord Italia con forte presenza e potere sindacale e con un ROE da banca pubblica ante riforma Amato-Carli). Siete felici perché la vostra banca vende finalmente i biglietti e gli abbonamenti del BBilan, continuando a farlo male, con code, insofferenza della clientela in attesa, cazzeggio conclamato da parte dei vostri colleghi e vostro personale: in compenso quell’abbonato riminese del secondo anello rosso, sponda nerazzzurra, non vi guarderà più male. Non ha più alcuna ragione di venire lì. Noterete che anche molti altri clienti, indifferenti al calcio, non ne hanno. Osservatrici.

 

Vergine

Per lui: valido solo se siete un amministratore di banca (tutte, tranne MontePaschi) ed avete in corso un’ispezione di Banca d’Italia. Se vi chiederanno di effettuare un ricambio generazionale e di sostituire un buon numero di consiglieri, non è perché sono Renziani e vogliono rottamarvi, mentre voi avete ancora da dare tanto alla banca: il vero motivo è che pensano che abbiate fatto un numero sufficiente di cazzate. Non resistete, resistere è da idioti. Dimettetevi, altrimenti lo farà un commissario. Commissariati.

Per lei: avete fatto da sempre istruttorie di fido, siete perfettamente in grado di dominare la ragioneria ed i bilanci sono il vostro pane. Siete venute alle lezioni del prof.Berti e sapete che le politiche di bilancio possono essere fatte dappertutto e quindi, soprattutto del magazzino, bisogna dubitare: il magazzino dell’impresa di moda di quel consigliere lì gira una volta ogni tre anni, e lui ha chiesto un fido per ripianamento passività. Indagate se sia cachemire o acrilico: il consigliere vi risponde che è certamente manifattura di primaria qualità, dunque cachemire. A riprova riceverete un simpatico omaggio. La pratica va avanti. La vostra carriera no. Sulla casella nell’organigramma con il vostro nome sta scritto: Ripianata.

 

 

Bilancia

Per lui: avete partecipato a quel seminario che dava diritto a un credito, quello sulle crisi aziendali, quello tenuto dal prof.Berti. Siete venuti con la salda convinzione decoubertiniana che l’importante sia partecipare. Durante il seminario avete organizzato, nelle ultime file, tornei di back-gammon, casting per Miss Italia e una gara di barzellette. Pensavate che Berti vedesse male, ma vi siete dimenticati che sente molto bene. Segàti.

Per lei: (valido solo se siete una parte correlata). Il vostro concetto di amicizia è molto elastico, pensate che i parenti siano come il pesce, dopo tre giorni puzzano: e poi, come dice il film, parenti serpenti. Proprio per questo non capite tutte quelle analisi e quelle valutazioni effettuate mescolando insieme le situazioni contabili, il rischio connesso, la centrale dei rischi di famiglia. E poi, che c’entrare voi con vostra cognata? Che ha la ditta con Vostro fratello, per il quale avete firmato, e che è leggermente fallita? Continuerete a vestirvi come un addobbo funerario per dare un’impressione di serietà ma riceverete un bel decreto ingiuntivo. Escusse.

 

Scorpione

Per lui: (valido solo se siete il consigliere di amministrazione di una piccola banca locale). Avevate chiuso il 2012 con qualche perdita, ma voi non c’entravate, erano tutte fatte dal vecchio consiglio. Voi avevate dato un brillante contributo ai lavori consiliari, rompendo i coglioni a tutti i vostri colleghi sulle virgole e sui punti: in compenso, sulle cose che contano, non avete mai capito un cazzo. Di solito vi astenevate, usi a tacere per non dare certezze (circa la vostra incompetenza) ma votavate con passione per la scelta dei regali aziendali o per il ristorante dove avrebbe avuto luogo la cena di Natale. Siete stati commissariati. Andrete a rompere i coglioni al direttivo dell’associazione agricoltori. Irredimibili.

Per lei: nel 2013 (lo avevamo, del resto, previsto) siete andata in prigione. Ma l’amnistia vi ha salvato la pellaccia. In banca non tornerete a lavorare, non per ora. Agli amici che vi chiedono “cosa intendi fare, adesso?” risponderete annoiata che farete l’imprenditrice di voi stessa. Cercherete di aprire un tabacchino; o un negozio di sigarette elettroniche; o un bar; qualunque posto dove non si debba fare fatica. Respinte.

 

 

Sagittario

Per lui: il sindacato non vi protegge più, per la prima volta avete sentito parlare di solidarietà (contratto di) e ve ne siete accorti in busta paga. Pensate subito che il lavoro debba essere proporzionato alla busta paga, quindi lavorate ancora meno di quello che facevate lo scorso anno. Il sindacalista vi spiega che dopo la parola “solidarietà” c’è la parola “esuberi”. Non capite: provate a dedicarvi al circolo ricreativo della banca. Organizzate qualche tombola, una gita, una visita a un museo. Vi scriveranno a casa. Esuberanti.

Per lei: pensate che un’istruttoria fidi sia una sapiente alchimia di aspetti tecnici e morali, di qualità imprenditoriali e di conoscenze. Pensate anche che da come si collocano i periodi nella frase dipenda molto delle scelte che saranno poi effettuate dal CdA. Per questo scrivete sempre, all’inizio di quasi tutte le pratiche: “Tecnicamente negativo. Tuttavia, in considerazione della storicità del rapporto e delle qualità del cliente, gran lavoratore, si propone con parere favorevole.” Tuttavia, un sempre maggior numero di vostre pratiche viene bocciato. Vi iscriverete ad un corso di scrittura, mentre sarebbe meglio uno sull’analisi per flussi. Avversative.

 

 

Capricorno

Per lui: Oltre a continuare a non capire a che serva calcolare il rapporto tra capitale investito e fatturato, come l’anno scorso, continuerete a non capire perché non sia così importante il quoziente di indebitamento. Anzi, vi impuntate su tutte le pratiche e mostrate severità, anche se il cliente ha ridotto il debito, perché “è sottocapitalizzato”. Quando distribuivano il buon senso eravate andati in bagno, come al solito. Assenti.

Per lei: solo se siete presidente di una Fondazione di una grande banca di interesse nazionale, con radicamento sul territorio della Toscana (e se non siete del Capricorno, pazienza). Ma che l’avete chiamato a fare Profumo? Pensavate che stampasse moneta lui, personalmente di persona? Illuse.

 

Acquario

Per lui: (valido solo se siete un amministratore di Banca Carim e pazienza se non siete dell’acquario e pazienza se non siete un uomo). Avete fatto la semestrale riducendo gli accantonamenti per rischi in maniera vertiginosa: d’altra parte, vi illudete che il lavoro sporco lo abbia già fatto il commissario (che lo ha fatto, in realtà, ma non nel senso che pensate voi) quindi a voi ora spettano solo le magnifiche sorti e progressive. Vi chiederete se vale la pena continuare a rischiare il proprio pregevole curriculum per gli inviti del Sindaco alla Molo street parade, alla Notte Rosa ed alla Sagra Malatestiana. Dubbiosi.

Per lei: durante un corso con il prof.Berti siete stata insignita del titolo di G.A.A.M. (gatto attaccato ai maroni) e ne andate fiera. In effetti le vostre analisi sono ficcanti e precise, puntuali e sempre in grado di evidenziare i problemi del cliente: siete brava. Nel 2014 cambierà il vostro direttore generale, e la politica del consiglio si orienterà verso un maggiore sviluppo commerciale. Finirete a fare la  G.A.A.M. alla compliance, che in effetti mancava nel vostro bilancio di competenze. Sottovalutata.

 

Pesci

Per lui: anche nel 2014 il rock passerà lento sulle vostre discussioni e tutto quello che cercate è solamente amore. Magari, se uscite dalla banca un po’ prima, evitate di farvi il film “Due cuori, uno sportello.”: e poi vi siete mai chiesti perché la collega che rimane con voi assomiglia come una goccia d’acqua a Amy Farrah Fowler? Resettàti.

Per lei: anche nel 2014 dieci anni sono pochi per promettersi il futuro e tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore (anche lei, di nuovo, quelli dei pesci sono ripetitivi e poi l’oroscopo è finito ed anche il Mago Alex ha dei tormentoni). Stando alla cassa avete imparato a sorridere ai clienti, a trattare con loro cordialmente, a far loro capire che significa che la vostra banca è differente. Vi sfugge, tuttavia, il significato dei continui inviti in barca che vi rivolge quel nuovo consigliere: non accetterete, perché non vuole compagnia, ma solo qualcuno che faccia le faccende mentre lui si diverte. Disilluse.

Copyright Mago Alex

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Borsa

Notizie price sensitive a mercati chiusi (sto vivendo come gli antichi).

Notizie price sensitive a mercati chiusi (sto vivendo come gli antichi).

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Riceviamo e pubblichiamo.

Ciao. Sono in montagna ancora senza corrente elettrica (immagino che tu sappia del blackout). Approfitto di un attimo di collegamento per dirti alcune cose.
(…) Io sono senza luce, acqua calda, cell e internet.
Sto vivendo come gli antichi….
A presto

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Sud

Una storia di Natale (con un giudizio per ciascuno).

Una storia di Natale (con un giudizio per ciascuno).

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In tema di Lampedusa la differenza tra Cecile Kyenge e Khalid Chaouki, il deputato che ha scelto di entrare nel Cie dell’isola insieme ai disperati scaraventatesi dai barconi degli scafisti, non è solo nell’essere questi un uomo che fa e l’altra, invece, solo una mascherina del pelo lisciato dal verso giusto. La differenza salta agli occhi almeno cinque volte al giorno quando Khalid, recluso tra i reclusi, trova la direzione della preghiera e sa essere guida di tutti quegli ultimi. Nel segno della milizia di Misericordia e non dell’umanitarismo. Lo spaccio dei sentimenti, uno come Khalid Chauoki, lo lascia alle mascherine. E questa è la grande differenza.

Pietrangelo Buttafuoco

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don Giussani

Tra il freddo e il gelo, da una parte, e, dall’altra, il presentimento del calore che emanava dalla dimora.

Tra il freddo e il gelo, da una parte, e, dall’altra, il presentimento del calore che emanava dalla dimora.

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Il cristianesimo è il legame che Cristo stabilisce con te, non che tu stabilisci con Cristo: puoi non averLo guardato in faccia fino a un minuto fa, e Lui stabilisce un legame con te; puoi non guardarLo in faccia per trent’anni ancora, e fra trent’anni stabilisce un legame con te. La decisione per l’esistenza è il sì che tu dici al legame che Cristo ha con te, come uomo, come uomo ferito, mortalmente ferito. L’io diventa protagonista quando sa per che cosa vive, quando riconosce il suo destino, il destino attendendo il quale batteva i piedi sulla soglia, tra il freddo e il gelo, da una parte, e, dall’altra, il presentimento del calore che emanava dalla dimora.
(Luigi Giussani)

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Banche Capitale circolante netto operativo Fabbisogno finanziario d'impresa Indebitamento delle imprese PMI

Bar-collando: drink yourself (and enjoy your debt).

Bar-collando: drink yourself (and enjoy your debt).

rimini marina centro chiuso il bar barcollando

Cuore, settimanale satirico d’antan, aveva una rubrica intitolata, se non erro “Fotografa l’insegna più idiota di un negozio della tua città”.  Non so se l’insegna in questione, vista nel corso di una passeggiata di salute (letteralmente) avrebbe concorso degnamente per il titolo.

A me ha fatto riflettere, insieme alle due aperture contestuali (sabato 21 nel pomeriggio) di ben due nuovi bar in una città che fatica a tenere dietro alle chiusure di altri bar, gelaterie, ristoranti etc… Sarebbe interessante sapere se le due new-co in questione (con rispetto parlando per le new-co) abbiano fatto il tutto a debito oppure ci siano dei capitali: conoscendo il terziario arretrato riminese (e fanno due debiti di citazioni a Michele Serra) penso che il quoziente di indebitamento sia elevato e dunque ardua la riuscita.

Forse sarebbe il caso di ricordare (già… ma a chi? associazioni di catagoria? consulenti? commercialisti?) che le imprese neo-costituite hanno una mortalità elevatissima nei primi tre anni di vita a causa, nell’ordine di: mancato raggiungimento del punto di pareggio, carenza di pianificazione finanziaria e assenza di business plan, scarsità di capitale di rischio ed eccesso di indebitamento, volontà di creazione dell’impresa fondata sulla creazione di uno o più posti di lavoro per il titolare/i. Ovvero, ciò che in questo momento viene magnificato come eroico, anche da qualche spot ruffiano…

Il realismo, virtù cristiana anche a Natale, imporrebbe di chiamare le cose col loro nome: stiamo parlando di neo-imprese marginali, destinate a fare a cazzotti con chi è già presente su un mercato saturo ed a gonfiare, almeno in nuce, la lista degli iscritti al movimento dei forconi. Lo stesso realismo che mi fa dire, Dio mi perdoni, che la colpa per una volta tanto è davvero delle banche: che al terziario arretrato non dovrebbero più dare un centesimo.

Per scegliere solo gente con progetti callosi, mani ruvide, primario e secondario che sia: ma che producano qualcosa, qualsiasi cosa.

Buon Natale!

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Alessandro Berti Banche Università

Best seller…

Best seller…

Grande Prof, grazie degli auguri, che ricambio affettuosamente: volevo evidenziarti che ho letto il tuo libro in una notte (credo che questo, avendo percepito come sei fatto, ti faccia più piacere degli auguri).
Sempre pronto a diventare tuo assistente qualora si presentasse l’opportunità.
Con sincero affetto e stima.

S.

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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Indebitamento delle imprese PMI Relazioni di clientela Università USA

Chi non ha sensibilità, non ha etica (Su etica e professione).

Chi non ha sensibilità, non ha etica (Su etica e professione).

In una società in crisi economica e sociale: il ruolo del commercialista.

Il codice deontologico

Relazione a cura del

Prof.dr.Alessandro Berti

Associato di Tecnica Bancaria ed Economia degli Intermediari Finanziari

Scuola di Economia

Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”

 

Buongiorno a tutti.

Ringrazio anzitutto l’Ordine che mi ha invitato, nella persona della Collega Silvia Cecchini, dandomi l’opportunità di riflettere, per preparare questa mia relazione, su un tema così importante. Ringrazio ognuno di Voi che, in queste giornate così convulse, come da tradizione, ha deciso di investire un po’ del proprio tempo per condividere queste riflessioni.

Mentre pensavo all’ordine del mio intervento, avevo ben chiare due affermazioni, che ho spesso sentito riecheggiare nella mia esperienza ma che, per la prima volta, ho udito in un’aula dell’Università Cattolica, quando ero matricola a Economia.

Non c’è ideale al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo le menzogne, noi che non sappiamo cosa sia la verità.” Così si esprime André Malraux, sottolineando una vera e propria disperazione rispetto alla propria impotenza etica.

E Franz Kafka afferma: ”Anch’io come chiunque altro ho in me fin dalla nascita un centro di gravità che neanche la più pazza educazione è riuscito a spostare. Ce l’ho ancora questo centro di gravità, ma in un certo qual modo non c’è più il corpo relativo.” Il che è come dire che l’uomo ha un’esigenza di significato unitario, per sé e per le cose che fa, per tutto, ma che la vita è distante dall’ideale, il “corpo relativo”, appunto, è altrove.

Perché parlare di ideale, se in finale dobbiamo semplicemente discutere il significato (penso che usare il verbo “illustrare” sarebbe offensivo per ognuno di Voi, quasi che io, pure iscritto all’Albo, debba spiegare a dei Colleghi un elemento così importante del proprio lavoro e della propria appartenenza professionale) di un codice il cui scopo è sintetizzato nella definizione di deontologia, ovvero un neologismo coniato dal filosofo inglese J. Bentham, che appare per la prima volta nel 1834 in un suo trattato postumo; dal greco: [deon] dovere e [logos] discorso, studio. Ovvero, ad essere letterali e riduttivi, un insieme di regole comportamentali.

La deontologia parte dal presupposto che il fine non giustifica i mezzi, ma che il fine è il mezzo. La questione sarebbe ingiustamente relegata a codici etici per professioni ad elevato rischio morale –psicologi, medici, avvocati-  che pure offrono un campo amplissimo di indagine, se non si tenesse conto che essa sorge sulla base di un presupposto molto più grande.

Il presupposto di tutto sta come sempre nella libertà individuale (e per conseguenza nella posizione di potere che questa attribuisce a chi esercita una determinata professione), ponendo la necessità di un fondamento etico che stia a monte del libero arbitrio del singolo. Ho detto fondamento etico, e non regole, di proposito: più avanti spiegherò il perché.

Quale sia il fondamento etico del nostro codice, ciò che ci viene proposto dall’Ordine Nazionale (secondo me ad un livello minimo, elementare: che non significa ridurne la portata, ma semplicemente porre la questione della responsabilità personale, che va ben oltre il rispetto di tale livello minimo di regole) è ben sintetizzato nell’articolo 5, che mi permetto di rammentarvi:

 

Articolo 5

INTERESSE PUBBLICO

1. Il professionista ha il dovere e la responsabilità di agire nell’interesse pubblico.

2. Soltanto nel rispetto dell’interesse pubblico egli potrà soddisfare le necessità del proprio cliente.

Il tema dell’interesse pubblico coincide, a mio parere, con quello che mi sembra più rispondente al sentire di ognuno, non appena in questa fase storica ma più in generale, del bene comune. È facile individuare, agli antipodi del bene comune, il bene individuale o meglio, l’esasperazione della soddisfazione di quest’ultimo, l’individualismo.

“L’individualismo” -afferma Juliàn Carròn in un intervento del 2009- “è un tentativo di risolvere i problemi vecchio come l’uomo, implicando il rapporto tra il proprio bene e il bene altrui, la tensione tra io e comunità. Il fatto di non vivere da soli, bensì di essere sempre all’interno di una comunità, ci costringe a decidere in continuazione il modo di affrontare questo paradosso.

Noi siamo chiamati a vivere questa sfida in un contesto culturale in cui la risposta a questa tensione sembra palese: l’individualismo. Detto con una frase: io raggiungo meglio il mio bene se prescindo dagli altri. Di più: l’individualista vede nell’altro una minaccia per raggiungere lo scopo della propria felicità. È quanto si può riassumere nello slogan che definisce l’atteggiamento proprio di questa mentalità: homo homini lupus.

Ma dicendo così la modernità si mostra incapace di dare una risposta esauriente, vale a dire che contempli tutti i fattori in gioco. Infatti la concezione individualista risolve il problema cancellando uno dei poli della tensione. E una soluzione che deve eliminare uno dei fattori in gioco, semplicemente, non è una vera soluzione.

Fino a quale punto questa impostazione è sbagliata si vede dal fatto, emerso clamorosamente, della sempre più urgentemente sentita richiesta di regole. Quanto più l’altro è concepito come un potenziale nemico, tanto più viene a galla la necessità d’un intervento dall’esterno per gestire i conflitti. Questo è il paradosso della modernità: più incoraggia l’individualismo, più è costretta a moltiplicare le regole permettere sotto controllo il “lupo” che ognuno di noi si rivela potenzialmente essere. Il clamoroso fallimento di questa impostazione è oggi davanti a tutti, malgrado i tentativi di nasconderlo. Non ci saranno mai abbastanza regole per ammaestrare i lupi. Questo è l’esito tremendo quando si punta tutto sull’etica invece che sull’educazione, cioè su un adeguato rapporto tra l’io e gli altri. Ma non è tanto l’incapacità delle regole a costituire il problema. La vera questione è che l’individualismo è fondato su un errore madornale: pensare che la felicità corrisponda all’accumulo.

In questo la modernità dimostra ancora una volta la mancanza di conoscenza dell’autentica natura dell’uomo, di quella sproporzione strutturale di leopardiana memoria. Per questo l’individualismo, ancor più che sbagliato, è inutile per risolvere il dramma dell’uomo. Inoltre occorrerebbe aggiungere anche un ulteriore inganno, proclamato dal potere dominante: che si possa essere felici a prescindere dagli altri.” (J.Carròn, 2009)

Vi sono numerosi esempi di quanto affermato da Carròn, a partire dal più elementare, e drammatico, di tutti: la pena di morte, negli Stati degli USA dove è in vigore, non ha eliminato il crimine, né lo ha disincentivato. La più severa sanzione posta a tutela delle regole, la perdita della propria vita, non impedisce che l’uomo possa violarle.

Ancora, e venendo ad esempi più vicini alla sensibilità di chi è presente oggi, alla sensibilità di chi deve paragonare etica ed affari quotidianamente: le pene, per certi versi bizzarre (ergastoli plurimi, condanne secolari), ancorché severissime in vigore negli USA (45 anziché 150 anni di galera, come nel caso rispettivamente di Kenneth Lay –Enron- e di Bernie Madoff, truffatore da 47 mld. di €) non impediscono che si commettano reati finanziari. E Worldcom, con il fondatore Bernie Ebbers che a 63 anni ne prende 25 di galera, ovvero l’ergastolo, non è da meno.

Lo scrittore inglese G.K.Chesterton affermava che “l’errore è una verità impazzita.” L’individualismo, sotto questo profilo, risponde alla definizione chestertoniana, laddove esaspera, mettendola al primo posto, la ricerca di benefici individuali, anche a scapito del benessere collettivo, danneggiando altre persone o i loro beni.

Alcuni esempi, tratti dall’esperienza di un lavoro, quello che svolgo personalmente, spesso giocato nella terra di nessuno che sta tra la banca e l’impresa, tra il finanziatore e il debitore. Penso che parlare della propria esperienza personale valga più di mille esempi teorici, perché fa riferimento a qualcosa che si conosce direttamente.

Personalmente mi occupo di modelli per la valutazione del rischio di credito e di analisi del merito di credito, lavorando prevalentemente dal lato bancario nell’esame di situazioni aziendali sovente borderline, ovvero squilibrate sia sotto il profilo economico, sia sotto quello finanziario. In tale veste vengo spesso in contatto con documenti contabili la cui rispondenza ai requisiti di verità, chiarezza e precisione è del tutto inverosimile. È altrettanto frequente che, nel corso di seminari o di corsi di formazione, soprattutto in banca, ma anche nell’ambito di consessi imprenditoriali, si verifichino discussioni, in sede dell’analisi di casi aziendali, nelle quali il dottore commercialista, o presunto tale, sia chiamato in ballo con frasi del tipo: “La colpa se hanno così tanti debiti è dei commercialisti, che li hanno convinti a scaricare gli interessi passivi” oppure ancora “Sono i commercialisti che fanno i bilanci e sono loro che li presentano in banca”. Tralascio i commenti e le facili ironie, perché penso che sia opportuno riflettere ulteriormente, e proprio a partire dalla deontologia applicata, se volete, in modo pedestre.

Nella veste di consulente di alcune banche, peraltro, mi è capitato spesso di ascoltare, nell’ambito di riunioni di Consigli di Amministrazione o in altre circostanze, frasi del tipo: “Non possiamo andare contro i commercialisti, soprattutto se sono nel collegio sindacale: e poi rischieremmo che portino i loro clienti in un’altra banca”. La crisi si è incaricata, progressivamente ma inesorabilmente, di incrinare questa concezione improntata ad un rapporto banca-impresa incentrato esclusivamente sulla copertura del fabbisogno, anziché sulla sua valutazione in termini di natura, qualità e durata (secondo gli insegnamenti del mio Maestro, mio e Vostro Collega, il caro prof. Attilio Giampaoli, mancato proprio quest’anno): ma resta tuttora diffuso un atteggiamento che vede nella sola ricerca di finanziamenti a tutti i costi l’unico problema da risolvere per tante imprese in difficoltà.

Valga un esempio fra i tanti. Un’impresa “storica”, da molti anni sul mercato all’ingrosso dei prodotti casalinghi in plastica, con margini operativi in progressiva diminuzione, ha visto improvvisamente flettere il fatturato del 25%, causa concorrenza estera. Facile arguire che, a seguito di tale contrazione, il risultato operativo sia diventato negativo e con esso sia venuto meno l’equilibrio economico e di conseguenza quello finanziario: a causa di tali circostanze, una delle principali banche italiane ha ridotto le proprie linee di credito di circa 6 mln. di € (l’azienda era peraltro già sovra-indebitata, con un debito pari a circa il 50% delle vendite, evidentemente eccessivo per il settore).

Il piano di salvataggio, presentato da un noto studio professionale associato nel nordest, contemplava le seguenti ipotesi:

·   richiesta di nuove linee di credito per cassa, sostitutive, per circa 6 mln. di €, da erogarsi immediatamente da parte delle altre banche;

·promessa di vendere, tramite incarico irrevocabile, due capannoni vuoti (ovviamente poiché nel frattempo ne era stato realizzato/acquistato un terzo molto più grande ed altrettanto inutile) ad un prezzo quasi coincidente con la nuova linea di credito sostitutiva;

·rientro dell’esposizione e “ripristino della continuità aziendale”.

 

Posso giudicare del piano che vi ho sommariamente descritto unicamente in base a quanto mi è stato mostrato da una delle banche delle quali ero e sono consulente. Ma non vi era, in alcun modo, la benché minima menzione di quali aspetti, sotto il profilo economico e reddituale, fossero stati individuati per agire su di essi al fine di ripristinare l’equilibrio economico: evidentemente assente a prescindere dal rientro, solo sperato, rispetto al nuovo fido di cassa. Il piano non aveva alcun requisito di sostenibilità, apparendo, come in realtà era, unicamente un escamotage per ottenere nuova finanza, attraverso i buoni uffici di uno studio prestigioso: non si prospettava alcuna possibilità di ritrovare l’equilibrio economico che anzi, a ben guardare, sarebbe mancato già alla fine dell’anno in corso, a prescindere dalla vendita dei cespiti. Che ne è della deontologia, in questo caso? Che concezione della crisi d’impresa sottende un intervento professionale teso, né più e né meno che prima della crisi, a trovare nuova finanza? Quanto c’è di accondiscendente in un rapporto professionale che si esplica in piani di ristrutturazione (senza offesa per i piani) di questo tenore ed evita accuratamente di guardare in faccia la realtà per quella che essa è, ovvero che l’impresa è decotta ed occorre non appena nuova finanza, ma un piano di risanamento che contempli tagli, sacrifici, ripensamenti profondi della filosofia aziendale?

Potrei andare avanti, raccontando di aziende palesemente indebitate ultra vires, la cui unica preoccupazione, condivisa purtroppo con il commercialista, non era quella di ritrovare la strada maestra dell’equilibrio economico e finanziario, ma quella di trovare nuova finanza. Ovvero, di trovare debiti nuovi, e maggiori, per pagare quelli vecchi. Nel mese di giugno ho visitato una banca nella quale non mi recavo, per consulenza, da circa 7 anni. Con l’occasione ho chiesto loro notizie di un cliente al quale io stesso avevo fatto visita, per spiegare, da terzo esterno e non coinvolto, che l’indebitamento che avevano era insostenibile (una volta e mezzo il fatturato, naturalmente con un bel capannone nel mezzo: ma si sa, si scarica il capannone, gli interessi passivi, tutto è scaricabile, quindi tutto è buono…). I debiti, allora pari a 1,2 mln. di €, erano lievitati a 3,5 mln. di €: e non riesco a darmi risposte, se non quelle della cecità più bieca e schematica, di come ciò sia potuto accadere. Nessuno ha goduto di quei maggiori debiti, che ora, molto più di prima, strangoleranno l’imprenditore, la sua famiglia e, in proporzione, i conti della banca in questione: l’imprenditore è sopravvissuto a sé stesso, indebitandosi per mangiare, non certamente per vivere alla grande. A chi è servito tutto questo? E chi, se non il commercialista, avrebbe potuto fermare questo degrado?

Difficilmente avrebbe potuto lo stesso commercialista, peraltro, che nel piano presentato 7 anni prima e rifiutato formalmente dalla banca (ma poi accettato nei fatti), spiegava che il fatturato, pericolosamente in bilico, si sarebbe poi ripreso crescendo del 50% all’anno nei tre anni successivi. In che modo? Mistero.

Così come è un mistero che tuttora mi accada, ed anche di recente in una primaria azienda della provincia, di essere richiesto di fare una consulenza, un check-up aziendale in sintesi, su dati aziendali palesemente falsi, soprattutto per quanto riguardava il magazzino. Sconsigliabile, con il sottoscritto, trattandosi del mio pane quotidiano. Ma non tanto per la vicenda in sé, evidentemente assurda, quanto piuttosto per il prosieguo: il lavoro non si è mai concluso e la consulenza non è mai stata erogata perché il dato del magazzino, depurato dell’alterazione contabile, non mi è mai stato comunicato. La rinuncia all’incarico non è tristemente necessaria, sarebbe un’ovvietà affermarlo: il retrogusto amaro che ti rimane è quello di una visione talmente distorta della realtà da divenire essa stessa più vera del vero, al punto che, come in un social network di moda qualche anno fa, Second Life, si può immaginare qualunque cosa, purché lontana dal reale.

Cito ancora un caso. In una banca del Centro-Sud ci è stato chiesto una consulenza in termini di assessment sulla qualità del processo del credito. Abbiamo proceduto verificando l’intero processo, dalla fase istruttoria, a quella dei controlli, controllando anche i compiti del Collegio Sindacale. La verifica dell’attività svolta dal Collegio ha condotto alla conclusione imbarazzante che il Collegio stesso, in una banca, non in un’impresa qualsiasi, si limitava, letteralmente, alle verifiche trimestrali. Il problema non è stato tanto nell’evidenza tecnica di quanto analizzato, quanto piuttosto nel modo di condividerlo. Il consiglio di amministrazione (composto da altri Colleghi) non ha ritenuto di dover prendere atto ufficialmente di quanto emerso nella consulenza, chiedendo piuttosto al sottoscritto di condividere il giudizio stesso, con i membri del Collegio. Cosa che ho accettato –non so quanto correttamente sotto il profilo deontologico- solo a patto di poter esprimere integralmente il mio giudizio ai Colleghi. Vi lascio immaginare l’imbarazzo: ma credo che il silenzio sarebbe stato ben peggiore.

Se l’educazione è essere introdotti alla realtà secondo la totalità dei suoi fattori, tutte queste storie ci insegnano che è mancata la volontà di educare. Non di insegnare, non di ammaestrare, di ammannire consigli impancandosi a sapientoni: educare, ovvero essere responsabili, in termini di giudizio che qualcuno dà sulla realtà. Conosco la facile battuta su “Chi sa fa, e chi non sa insegna” e proprio perché la conosco non la sopporto, perché fa fuori tutta la fatica di chi, invece, si coinvolge nella fatica di stare di fronte alla realtà.

Ma se è vero che ci sono clienti che non si muovono di un passo senza prima avere fatto una telefonata, forse è proprio degli altri che dovremmo sentirci maggiormente responsabili, senza pensare che tutto si esaurisca in una parcella pagata. E se provassimo ad immaginare, proprio ora, proprio ora che c’è la crisi, ed in maniera così violenta, che il compito del commercialista sia, letteralmente, “educativo”, ovvero capace di introdurre alla realtà secondo la totalità dei suoi fattori, senza edulcorarla, alterarla, stravolgerla, ma soprattutto, appunto, senza eliminarne nessun pezzo?

Si badi bene, non sto sottovalutando l’importanza del lavoro. Ma mi chiedo quanto siano compatibili col decoro della professione non certi onorari, quanto piuttosto i contenuti di certe prestazioni, come quelle svolte dagli anonimi Colleghi di cui sopra. Che vengono svolte, ricordando la frase di Kafka con cui ho iniziato, letteralmente senza alcun centro di gravità.

Credo allora di poter condividere con voi una conclusione, sicuramente non l’unica, e per la brevità dei tempi e per l’inadeguatezza del relatore che avete scelto. Mi piace concludere ricordando quello che, tra tante altre cose, mi ha insegnato un Maestro dei tempi dell’Università Cattolica, Mons.Luigi Giussani: Egli sosteneva che “chi non ha sensibilità non ha etica”. Io credo che in queste parole si possa ben riassumere il senso della mia riflessione odierna, che vorrei diventasse condivisa, personalmente, da ognuno di noi. Ovvero, non ci sono regole, né codice etico, che possano sostituirsi alla sensibilità personale, intesa come lettura che della realtà viene data dalla propria libertà, sia pure filtrata da cultura, temperamento, circostanze. In questo, la crisi, che pure ha messo così gravemente alla prova noi ed i nostri clienti, rimette al centro, caricandola di nuovi compiti, la nostra responsabilità personale che non è appena professionale, e ci mancherebbe, ma, letteralmente, educativa, ovvero di realismo. Vi ringrazio per l’attenzione.

 Urbino, 17 dicembre 2013.

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Capitalismo Crisi finanziaria Disoccupazione fiducia Indebitamento delle imprese PMI

Forconi, imprese marginali e altre storie.

Forconi, imprese marginali e altre storie.

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A me sembra, viste le categorie partecipanti, che questi non ce la fanno più a tenere la concorrenza e le tasse che cominciano finalmente a pagare sono la botta finale.
Però non è quello che li sta mandando in rovina. Un esempio su tutti: gli autotrasportatori tedeschi fanno lavorare i TIR 24h al giorno con turni a scorrimento: dopo 2 o 3 anni il camion viene sostituito, quindi tir sempre nuovi, logistica all’avanguardia, e impiegati che ottimizzano non facendo viaggiare mai vuoti i camion. Il padroncino Italiano anche sta sveglio 24h a lavorare non ce la può fare, anche senza pagare le tasse non ce la può fare. E ci credo poveraccio che vuol tornare a 20 anni fa, con mercati chiusi e protetti. Lo stesso si può dire di negozianti, tassisti agricoltori. Mi spiace per loro ma sono destinati economicamente a scomparire, è il capitalismo baby, se vi piace è così.. un grande con il barbone vi aveva avvertito che o diventavi un boss mondiale…o ciao
.”

BOBROCK3 dal sito de IlSole24Ore.com