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Il grande freddo (che non sia tutta colpa delle banche?)..

Il grande freddo (che non sia tutta colpa delle banche?).

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Dal 2000 a fine 2012 la quantità di credito erogato dalle banche italiane all’economia è raddoppiata. Nello stesso periodo gli investimenti delle aziende sono aumentati di un misero 15% e il fatturato ancora meno. La produzione industriale, invece, dal 2000 al 2012 è diminuita del 20%.” Così Morya Longo su Il Sole 24 Ore  (leggi su http://24o.it/WrfhO). Che non sia tutta colpa delle banche? Gli investimenti immobiliari quanta parte hanno in quel peraltro misero 15%? Una così ampia divergenza tra l’incremento degli investimenti, anche al netto del giudizio “misero“, e la riduzione della produzione industriale fa pensare che la parte del leone l’abbiano fatta proprio quei capannoni che ora, tutti allineati come soldati napoleonici, si ritirano dalla Russia inutilmente invasa. Forse sarebbe il caso di cominciare a dire che c’è qualcosa nella mentalità-cultura imprenditoriale italiana che è da rivedere, quello stesso qualcosa che ha portato negli anni scorsi a pensare che la via più breve per sistemare sè stessi e l’azienda era investire nell’immobiliare, dimenticando tecnologia, marketing, processo e prodotto. Problema culturale, in quanto problema valoriale, ossia di quel che metto al primo posto, che mi guida nell’agire quotidiano, che mi indirizza nelle scelte. E non c’è stato un solo presidente di Confindustria che si sia mai fatto carico appena lontanamente del problema (se Marcegaglia è stata inutile, non parliamo del rossonero Mapei), è ben difficile immaginare che lo possa fare un qualunque governo, compreso il futuribile Renzi. Dunque la palla è nel campo di tutti coloro che hanno a cuore, per lavoro o per passione, il tema delle relazioni di clientela: perché se non si può fare a meno delle banche per finanziare lo sviluppo, non si può davvero chiedere loro di sostituirsi agli imprenditori. Resta solo un dubbio: s’agit-il d’un trop vaste programme?

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Cliente sperimentato (favorevolmente).

Cliente sperimentato (favorevolmente).

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Apprendo che Thohir avrebbe comprato la beneamata nonostante i debiti, confidando nella credibilità acquisita presso le banche orientali che da tempo seguono il suo gruppo e con l’idea di ri-negoziare (leggi: consolidare) i debiti finanziari, che in indonesiano si dice Konsolidasi utang. Non so come si facciano le istruttorie di fido in indonesiano, ma ho idea che ci abbiano scritto qualcosa che assomiglia molto all’ultima variante di  “cliente storico” che ho sentito settimana scorsa durante un master, ovvero “cliente sperimentato”. Immagino che ci sia anche un bel business plan, secondo le best practices anglosassoni trapiantate in Oriente. Intanto Hernanes ce lo siamo comprati con i soldi del titolare (articolo in partita doppia: banche a titolare conto versamenti) a dimostrazione che in attesa di fare soldi con il brand, le squadre di calcio vanno avanti a debiti ed iniezioni.

Un’ultima cosa: pare che ci sia un raffreddamento sulla costruzione dello stadio di proprietà, e non posso che rallegrarmene se oltretutto ciò significa riqualificare il Meazza (Luci a San Siro l’ha scritta Vecchioni, qualche cantautore milanista potrebbe al più scrivere Una sera da Giannino). La seconda squadra di Milano ha fatto la sede nuova ma, a quanto pare, il gioco non è migliorato: d’altra parte, lo stadio di proprietà è così decisivo che in Gran Bretagna tutte le squadre hanno la stadio di proprietà, ma gli scudetti li vincono sempre gli stessi. Si chiama “robusta correlazione statistica” dell’evidenza empirica riguardo al legame tra immobili e business.