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La misurazione del rischio di credito (quello che le imprese non sanno).

La misurazione del rischio di credito (quello che le imprese non sanno).

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Per ragioni di orari di fine lavoro mi capita raramente di ascoltare Sebastiano Barisoni, su Radio 24, di cui è peraltro vice-direttore, quando conduce Focus Economia (mentre cerco di non perdermi mai la Zanzara, di Cruciani e Parenzo).
Mi colpiva, perlomeno fino a qualche mese fa, la pervicace ostinazione con la quale il giornalista insisteva nella demonizzazione di Basilea 3 e delle sue regole, con l’ovvia argomentazione che il tutto avrebbe condotto al credit crunch e che non se ne sentiva proprio la mancanza. In buona sostanza, e non me ne voglia il giornalista per la semplificazione, le imprese soffrono, soffrono per colpa delle banche che non danno più credito –oltre che, ovviamente, dello Stato che non paga- e poiché le colpe della crisi sono attribuite alle banche, bisogna in qualche modo risarcire l’impresa, in un solo modo: concedendole più credito.
La conclusione di tanti dibattiti, interviste, discussioni e articolesse, d’altra parte, non è mai stata, perlomeno da parte imprenditoriale, la pronuncia di una qualche forma di autocritica; anche quando si parla di bolla immobiliare (e non c’è crisi d’impresa che il sottoscritto abbia visto in questi anni che non sia stata condita, prima, durante o dopo, da una qualche idiozia immobiliare) la colpa è stata delle banche che l’hanno foraggiata, a mo’ di pusher.
Se questo è il mainstream, non ci si deve stupire se la completa applicazione delle regole che impongono alle banche un orientamento maggiormente conservativo e basato sul privilegiare il rafforzamento del capitale e la liquidità a scapito della redditività sia progressivamente slittata, grazie all’azione delle lobbies bancarie e imprenditoriali, fino al 2020.
Ciò che invece continua a stupirmi (che avesse ragione il mio Maestro Attilio Giampaoli quando mi definiva “illuso”?) è il vuoto pneumatico che circonda la già attuale, in quanto già operativa, applicazione di regole riguardanti il processo del credito, e che vale sommariamente la pena di esaminare. È bene rammentare, al riguardo, che la prima volta che Banca d’Italia si è occupata di merito di credito è stato nel 1998, tra l’altro indirettamente, ovvero parlando di controlli successivi e non della valutazione ex-ante. Da allora, e fino a luglio 2013, silenzio e vuoto. Poi, esattamente un anno fa, escono tre capitoli che aggiornano la Circolare 263 del 2006 (la Bibbia regolamentare in materia) e che, soprattutto, modificano radicalmente il panorama delle istruttorie.
E dunque, madamine, il catalogo del processo del credito è questo (la dicitura “nuovo” tra parentesi identifica le aggiunte dell’anno scorso):
• misurazione del rischio (nuovo);
• istruttoria;
• erogazione;
• controllo andamentale e monitoraggio delle esposizioni (nuovo);
• revisione delle linee di credito;
• classificazione delle posizioni di rischio (nuovo);
• interventi in caso di anomalia;
• criteri di classificazione, valutazione e gestione delle esposizioni deteriorate (nuovo).

Non può sfuggire, anche senza svolgere l’esegesi del testo, che la sottolineatura riguardante la misurazione del rischio, inserita al primo posto di tutto il processo del credito, mette in fuorigioco sia tutti coloro che continuavano a pensare che, alla fine, contassero sempre e soltanto le garanzie (molte imprese continuano a rapportarsi con gli istituti di credito con la stanca ed abusata frase: ”Ma cosa vuoi da me, ti ho pur dato le garanzie?”), compresi i somari che se le sono comprate a debito, sia tutti gli addetti fidi –e i consiglieri di amministrazione- abituati a far leva sui criteri della storicità del rapporto, della conoscenza personale, degli indici di liquidità, del famigerato grado di capitalizzazione.
La misurazione del rischio impone, infatti, la definizione del rischio e la sua oggettivazione (chissà cosa direbbe Barisoni al riguardo…), ovvero il suo ancoraggio a parametri certi: e poiché la capacità restitutiva poggia sulla capacità di reddito, è proprio sulla verifica dell’esistenza di quest’ultimo che occorre insistere, attraverso la misurazione
1. della consistenza del risultato operativo e della sua variabilità/volatilità nel tempo (il rischio, appunto);
2. della capacità del risultato della gestione tipica di coprire gli oneri finanziari, secondo i ben noti parametri (se gli oneri finanziari superano il 75% del risultato operativo e quindi fai fatica a pagare gli interessi, come potrai rimborsare il capitale?);
3. del rapporto tra debiti finanziari e Mol, al fine di misurare, attraverso il moltiplicatore, se si sia raggiunto oppure no il valore/merito di credito, ovvero l’ammontare massimo di fidi concedibile ad un’impresa (se il Mol sta 10 volte dentro i debiti, di cosa stiamo parlando?);
4. infine, se c’è reddito, può esserci anche cassa (si chiama autofinanziamento, ovvero cash flow rettificato dalla variazione del circolante, altro che indici di liquidità: altrimenti, si sta parlando del nulla).
Detto questo, e per non annoiare i miei piccoli lettori, rimane, per ora, da ricordare che il credito, subito dopo essere stato erogato, va monitorato, e non in base a criteri soggettivi, ma oggettivi: e che la stessa istruttoria di primo affidamento diventa sempre più cruciale e decisiva, poiché lo scopo, come ricorda il regolatore, è l’applicazione di criteri di sana e prudente gestione.
Quindi, forse e finalmente, le banche non finanzieranno più le idee (nuovi tabacchini, nuovi bar, nuovi ristoranti, nuovi alberghi, nuovi immobili, nuovi esercizi commerciali)?
Non ci giurerei, ma sarebbe già un buon inizio che le imprese –e soprattutto le loro associazioni di categoria ed i professionisti che le assistono- cominciassero a chiedersi cosa si può fare e cosa non si può fare a debito: e che le banche non si sostituissero impropriamente al mercato, mantenendo in vita zombies, ma lo facessero lavorare.
Ne riparliamo.

(segue).

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ABI Analisi finanziaria e di bilancio Banca d'Italia Banche Bolla immobiliare Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI Vigilanza bancaria

Alibi.

Alibi.

Matteo_Renzi Matteo Renzi mi piace. Alle “prime” primarie, quelle dove perse con Bersani, lo votai pure. Mi piace quel che dice, avverto sintonia con gran parte dei suoi intendimenti, potrei pure rivotarlo alle politiche. Premesso che il Presidente del Consiglio non necessita dei miei inutili endorsement, quella frase sulle “banche che non hanno più alibi” continua a farmi pensare. Mi fa pensare perché mi sarei aspettato che Confindustria la cavalcasse immantinente, mentre Squinzi si è messo a dire che le imprese hanno salvato l’Italia. Gli ri-chiedo (l’ho già fatto retoricamente su twitter): quali? Quelle che hanno comprato il terzo capannone mentre ne avevano già due anzichè investire in tecnologia? Quelle che si lamentano dello Stato che non paga e poi però tengono i trentenni come co.co.pro. per anni? Forse Squinzi non è interessato. L’ABI, allora: forse l’ABI, per bocca del suo ineffabile presidente Patuelli o di qualcun altro. No, l’ABI ci ha tenuto a far sapere che la domanda di mutui è in ripresa: non sappiamo per comprare cosa, probabilmente “garanzie” che nel frattempo si sono certamente ri-valutate e che così diventano di nuovo liquide. All’ABI di Renzi non interessa. La Banca d’Italia? La relazione del Governatore è stata una delle più modeste degli ultimi anni, persino umiliante per il prestigio dell’Istituto quando afferma che gli interventi effettuati per crisi bancarie riguardano l’1% del mercato. Alla Banca d’Italia, a quanto pare, importa la corretta “classificazione a voce propria”, ovvero che gli incagli siano chiamati col loro nome e così le sofferenze. Non importa la cura per il credito deteriorato, ma che la febbre sia ben misurata.

L’impressione è che la frase del Presidente del Consiglio, certamente scaltra sotto il profilo politico e del consenso, sia caduta in una sorta di terra di nessuno. Una no man’s land sospesa da una parte tra banche (purtroppo e soprattutto locali) che ancora oggi dicono di voler portare a casa ricavi da servizi ma non facendo consulenza alle Pmi sulla gestione del fabbisogno, bensì vendendo polizze, carte di credito e fondi di investimento (e il margine di interesse? e la remunerazione della raccolta? e il fare banca per davvero?) E dall’altra tra imprenditori -o presunti tali- che continuano a chiedere denari per aprire bar, tabacchini, pubblici esercizi, edicole, ed altre ignobilia del terziario arretrato. Senza mai mettere un soldo. Senza calli nelle mani, mai, neppure in prospettiva. Oppure rinviando l’affronto dei problemi, quasi sempre economici e mai finanziari, come ormai accade da 7 anni.

Le banche non hanno più alibi. Ma a quanto pare, hanno molti complici.

 

 

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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Banche di credito cooperativo

#ilmagazzinoèfalso, #ccnopertutti, #ilsegretoèconoscerelaspugna.

#ilmagazzinoèfalso, #ccnopertutti, #ilsegretoèconoscerelaspugna.

scrooge_mcduckVenerdì è terminato un corso, il primo dopo molto tempo, destinato a formare consulenti e gestori imprese per le Bcc dell’Emilia-Romagna. Non può che farmi piacere notare, nel desolante panorama del sistema bancario italiano, che ci siano banche che decidono di investire sulla relazione anziché, come predica qualcuno, sulla transazione, vendendo polizze, fondi di investimento e carte di credito (dimenticando che il loro conto economico poggia e potrà appoggiare anche in futuro soltanto sul margine di interesse, pena lo stravolgimento di quella che a qualche somaro piace chiamare mission).

Non mi stupirò, invece, mai abbastanza, per tutte le volte che, dentro il lavoro d’aula, certamente molto prolungato (ci siamo visti a intervalli regolari per quasi due mesi) nasce un rapporto davvero speciale con una classe di persone i cui hashtag, solo parzialmente riportati nel titolo, la dicono lunga su quanto si potrebbe ottenere dal lavoro bancario se solo si fornissero i criteri e gli strumenti. E la sorpresa con cui, molto spesso, chi mi ascolta riflette sulla probabile inattendibilità dei dati del magazzino (che è liquidità solo nel caso fumettistico di Zio Paperone) è sintomatica di quanto sia desueto un approccio critico, non in quanto negativo, ma in quanto finalizzato ad orientare correttamente la relazione. Anche se è comprensibile che trovare le parole per dire ad un cliente -che peraltro ti paga, o dovrebbe- che il suo magazzino è falso non sia proprio facilissimo…

Auguro a tutti gli amici che hanno partecipato alle lezioni sulla consulenza alle Pmi in questi giorni a Rimini di potersi sporcare le mani presto sulla realtà, lavorando sul difficile crinale di un aiuto che è, anzitutto, finalizzato a salvaguardare l’impresa come centro di esperienza, fattore umano, storie di lavoro. Ma soprattutto auguro ai loro clienti di poterli incontrare in questa veste, perché vorrà dire che le loro banche, finalmente, hanno deciso di aiutarli, andando oltre la semplice questione dell’erogare quattrini.

Infine, come ricordava il mio Maestro Giampaoli, non c’è nessuna paga che possa equivalere alla soddisfazione interiore nel vedere facce come queste. Ovvero di persone che si sono implicate, messe in discussione e hanno lavorato, insieme. Grazie a ognuno di loro.

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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Banche di credito cooperativo Crisi finanziaria Indebitamento delle imprese PMI

Il rendiconto finanziario (lavorare come rientristi).

Il rendiconto finanziario (lavorare come rientristi).

battaglia del piave

Non solo notti mondiali professore, ma anche passate su rendiconti finanziari che appaiono ormai ultimi baluardi per fronteggiare un credito sempre più deteriorato ed incalliti commerciali che in nome di garanzie (mediocredito centrale ecc.) la cui valenza fa rabbrividire, continuano a concedere credito a destra e a manca. Ho affrontato anche altri autori (…) ma sinceramente il suo “effetto spugna” peraltro abusato da altri attempati docenti suoi conterranei in modesti corsi base mi sembra il mezzo più idoneo per relazionarmi con colleghi viceversa rimasti ancora agli indici (e vai con i crediti che assicurano liquidità immediata!!).

Ho letto i suoi testi, volevo chiedere se fosse possibile disporre di file Excel come negli esempi allegati al testo, per esaminare i vari casi che mi si presentano del mio duro lavoro ahimè ormai di rientrista (ma è qui il Piave mi creda).

Altrimenti grazie lo stesso e .. buon mondiale

un suo allievo