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Se le perdite su crediti vanno (?) in ferie.

Se le perdite su crediti vanno (?) in ferie.

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Marco Ferrando sul Sole 24 Ore del 15 agosto descrive l’effetto della riduzione delle perdite su crediti sugli utili semestrali delle banche. Al riguardo “(…) emblematico il caso del Monte dei Paschi, che ha sfiorato i 200 milioni di utili nel semestre, una cifra non lontana dalla riduzione (-224 milioni) degli accantonamenti, scesi da 1,2 miliardi a 984 milioni, capitalizzando le pulizie straordinarie richieste dalla Bce e contabilizzate nel 2014; anche se la banca aspetta ancora l’esito d’ispezione condotta dalla Bce a inizio 2015 su 30 miliardi di crediti immobiliari.

Premesso che le semestrali non sono maccanicamente riproducibili a fine anno, come semplice spalmatura su due semestri di un risultato parziale, una riduzione delle perdite su crediti (la famigerata voce 130 del bilancio bancario) così determinante per gli utili fa nascere alcune riflessioni. La prima riguarda la capacità delle banche di prezzare il rischio correttamente (il c.d. pricing per gli amici di Albione) e di ricomprendere nello spread tra tassi attivi e passivi la probabilità di default del debitore: su questo punto l’esperienza ultradecennale nell’applicazione dei rating genera più di una perplessità. E dove non soccorrono gli automatismi, come si è visto, non pare sufficiente l’attuale preparazione degli addetti fidi (e/o di dirigenti e consigli di amministrazione). Detto in altre parole, lo smaltimento del picco del credito deteriorato non significa affatto che non se ne genererà del nuovo: e i tagli di personale e di costo non depongono a favore di una maggiore severità nel vaglio del merito di credito.

La seconda riflessione riguarda il tema del trattamento contabile delle perdite su crediti: nell’articolo citato si parla di perdite capitalizzate, sia pure a fronte di pulizie straordinarie richieste dalla BCE.  Si dovrebbe chiedere alle tante piccole banche, soprattutto Bcc, commissariate o gravemente sanzionate, che ne pensino di un simile trattamento, che manifesta disparità di vedute da parte del vigilatore ed una palese malevolenza nei confronti delle banche locali, soprattutto da parte di chi le ha finora vigilate e continuerà a vigilarle da via Nazionale. Se quelle pulizie straordinarie fossero passate dal conto economico, come sarebbe la semestrale di MPS? E se tutte le banche avessero potuto capitalizzare partite analoghe ora il sistema come sarebbe? Sano, come la sana e prudente gestione?

Infine, il problema del credito deteriorato non è contabile e neppure di creazione di un mercato per gli NPL (non performing loans). E’ come gettare via il termometro ed ignorare la febbre o portare le scorie nucleari in Africa, tu non le vedi più, ma ci sono ancora e fanno danni. La vera prova per la vigilanza, sia italiana sia europea, sarà sulla capacità di erogare credito di qualità, ricercando l’unica efficienza che può servire all’economia, quella allocativa.

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Pensieri improvvisi

Pensieri improvvisi

Nosferatu_Murnau

Mi capita di parlare con un conoscente, un ex-imprenditore edile marchigiano finito nel tritacarne della crisi, della bolla immobiliare e di scelte sbagliate, per investimenti fatti a debito, crescita disordinata e altre amenità. Mentre parliamo mi dice che è contento perché il Tribunale ha approvato il concordato (non in bianco, ad onor del vero, ma con qualche contenuto, a differenza di molte situazioni aziendali che mi capita di vedere ultimamente) e che il Giudice è stato molto severo: chiude dicendo che “probabilmente avranno capito che se li fanno fallire tutti non si può più andare avanti“. Il personaggio in questione è stato vice-presidente di un’associazione di categoria assai importante, ha rivestito cariche a Roma: il che non gli impedisce, al netto degli sconti per l’emotività e per il dramma vissuto, di dire sciocchezze davvero sesquipedali. La bancarotta governata dalla legge fallimentare, nelle sue varie forme, è un meccanismo di mercato, come tutti i meccanismi ampiamente rivedibile e migliorabile, ma che serve al mercato per fare il suo mestiere, ovvero quello di premiare chi è competitivo ed espellere chi è inefficiente. Non lo si può invocare per gli altri, immaginando che la propria virtù (presunta) generi eccezioni. Ma, soprattutto, non si può pensare che tenere in vita degli zombie (a me piacciono di più i vampiri) li faccia tornare uomini. Essere dei non-morti non significa essere vivi. Tenere in vita imprese decotte aggrava i problemi (ricordarsi la famigerata GEPI).