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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Capitale circolante netto operativo Cultura finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa

Il magazzino: un amante ingrato, un segnale di (in)efficienza, una macchina della verità.

Il magazzino: un amante ingrato, un segnale di (in)efficienza, una macchina della verità.
Macchina-della-verità

Nel Sole 24Ore del 27 marzo c’è un interessante articolo sulla “sfida” che il livello delle scorte pone ad una società quotata italiana, la Emak (cfr.”La sfida di Emak: meno magazzino per contrastare i mercati volatili.”). Certo, pensare che ridurre il magazzino serva ad affrontare le sfide dei mercati,  farà storcere il naso a più di un imprenditore: probabilmente agli stessi che del magazzino si innamorano, tristemente non ricambiati, pensando che “intanto però gli sconti-quantità, l’approvvigionamento etc…”. Il magazzino è un componente negativo di reddito, è un costo: più magazzino uguale più costi. Per giunta, costi che si deteriorano, diventano obsoleti, invendibili, fuori mercato. Per questo la sfida di Emak è una sfida che dovrebbe essere raccolta da ogni impresa, grande o piccola, perché il livello del magazzino segnala, nel migliore dei casi, l’inefficienza della gestione, l’incapacità di ottimizzare gli approvvigionamenti, la carenza di cultura finanziaria delle Pmi.

Da ultimo, in maniera quasi ossessiva nei conti annuali delle imprese, anche in quelle che sembrano avere oltrepassato la crisi, talvolta anche in quelli delle quotate, il magazzino segnala politiche di bilancio volte a mostrare un utile solo contabile, quando in realtà il reddito sarebbe nullo o negativo. Il magazzino, dunque, come una macchina della verità che -a differenza del poligrafo- non sbaglia mai: basterebbe utilizzare il rendiconto finanziario per comprenderlo.

Talvolta, più semplicemente, basterebbe il buon senso e la semplice analisi del conto economico: che ve ne pare di 1 miliardo e 400milioni di shopper di plastica (vulgaris: sportine) stipati in 500 mq.? o dell’equivalente di 250mila pallets (vulgaris: pancali) nel piazzale di un produttore dei medesimi? Non è tanto grave che qualcuno lo abbia scritto in un bilancio: è grave che qualcuno in banca continui a crederci.

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Banche BCE Relazioni di clientela Rischi

Perché il bail-in riguarda anche le Pmi, non solo i risparmiatori.

Perché il bail-in riguarda anche le Pmi, non solo i risparmiatori.

fotostoriabig
A parte i ben noti effetti della cattiva informazione, piovuta sugli italiani subito dopo il salvataggio delle 4 banche, con Movimento 5 Stelle ed associazioni consumatori in prima fila a saccheggiare l’armamentario dei luoghi comuni, vi sono alcune considerazioni sulla direttiva europea in materia di bail-in che non ho ascoltato da parte di (quasi?) nessuno e che riguardano, in maniera assai evidente le imprese.
Mi riferisco con tutta evidenza alle imprese che sono debitrici nette del sistema bancario, pertanto non alle grandi imprese ma alle Pmi, che dipendono dal credito bancario per ogni loro fabbisogno finanziario.
Le banche, soprattutto quelle regionali e medio-piccole (resta da vedere cosa accadrà delle Bcc una volta convertito il decreto e quante di esse decideranno, sciaguratamente, di fare come Jack Frusciante) non se la stanno passando troppo bene sul versante raccolta: le notizie che giungono dai back-office di alcuni importanti istituti in sede locale sono di coefficienti di liquidità tirati all’estremo, molto, forse troppo vicini al coefficiente minimo attualmente in vigore. Perché la raccolta sia in tensione è facile da spiegare: i tassi negativi da una parte, la sfiducia dall’altra, spingono i risparmiatori verso altri tipi di impieghi. D’altra parte la BCE, quale prestatore di ultima istanza, si è dichiarato addirittura disposto ad offrire tassi negativi, purché il re-impiego sia indirizzato verso famiglie ed imprese, ovvero all’incremento del portafoglio prestiti.
Ed allora perché il bail-in dovrebbe rappresentare un problema per le Pmi, che infatti non ne parlano, non dibattono e al più (come fa per esempio Radio 24) si soffermano sui riflessi per i risparmiatori?
Perché il bail-in, unitamente a tutta una serie di regole perlopiù ignote, soprattutto al mondo imprenditoriale ed al ceto professionale, impone una maggiore asset quality, ovvero una maggiore selezione nello scrutinio del merito creditizio delle imprese.
In sintesi: è liquido tutto ciò che è si caratterizza per elevata qualità della controparte creditizia e, di conseguenza, per modestia del rendimento, per giunta accentuata dall’appiattimento a medio-lungo termine della curva dei tassi. E l’ipertrofia della voce 130 nel conto economico dei bilanci bancari non è più compatibile con un margine di interesse a volte negativo, a volte nullo o inconsistente.
Dunque il credito non potrà più essere erogato -e non può più essere erogato fin da ora- con i medesimi criteri di questi anni, anche se è tuttora sorprendente il massiccio ricorso alla garanzia Mediocredito Centrale 80% per operazioni ben poco orientate alla crescita ed allo sviluppo; la motivazione obbligatoria per fruire delle agevolazioni in base alla legge 662 che disciplina la messa a disposizione della garanzia è “ripristino liquidità”, dunque per finanziare il circolante che non circola. E non è male ricordare che Mediocredito Centrale ha nella sua denominazione giuridica, secondo quanto voluto da uno dei peggiori ministri dell’economia del dopoguerra, Giulio Tremonti, la dicitura “Banca del Mezzogiorno”.
Se da una parte la garanzia Mcc è solo parziale, dall’altra, come tutti gli strumenti di credit risk mitigation, non può evitare un’accurata misurazione del rischio di credito, secondo parametri che siano, finalmente, imperniati sulla capacità restitutiva e quindi di generare flussi di cassa, non su immobili o inconsistenti business plan.
Se la normativa del bail-in pone il risparmiatore al centro, anche come soggetto attivo, in grado di spostare la sua raccolta indirizzandola verso approdi (gestionalmente) sicuri, dall’altro impone alle banche che vorranno essere scelte, e non scartate, nel beauty contest del mercato, di migliorare i propri parametri gestionali e la qualità dei propri attivi.
Restano solo due piccole domande, e non riguardano le banche, strette dentro modelli di business che fanno un ricorso sempre più massiccio all’information technology e la necessità di mantenere la relazione dentro un cammino sempre più segnato, dall’altra.
Gli interrogativi, infatti, riguardano da un lato la consapevolezza, prima ancora della preparazione, delle imprese richiedenti il fido; dall’altro rimettono al centro la figura del consulente, in questi anni di crisi tragicamente assente o teso perlopiù a rincorrere passivamente le situazioni, spesso incapace di portare un contributo efficace al risanamento aziendale, quasi mai in grado di predisporre un business plan.
In altre parole, beauty contest per tutti.

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don Giussani

Buona Pasqua di Resurrezione e Misericordia

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«La fragilità dei tempi in cui viviamo è anche questa: credere che non esista possibilità di riscatto, una mano che ti rialza, un abbraccio che ti salva, ti perdona, ti risolleva, ti inonda di un amore infinito, paziente, indulgente; ti rimette in carreggiata.
Quando si sperimenta l’abbraccio di misericordia, quando ci si lascia abbracciare, quando ci si commuove: allora la vita può cambiare, perché cerchiamo di rispondere a questo dono immenso e imprevisto, che agli occhi umani può apparire perfino “ingiusto”, per quanto è sovrabbondante».
Papa Francesco

«Quando il centurione vide Gesù; quando la samaritana si sentì guardata e descritta in tutto; e quando l’adultera si sentì dire: “Neanch’io ti condanno, va’ e non sbagliare più”; quando Giovanni e Andrea si videro quel volto fissarli e parlargli: fu un immergersi nella sua presenza.
Immergerci nella presenza di Cristo che ci dà la sua giustizia, guardarlo: questa è la conversione che ci cambia alla radice; vale a dire: che ci lascia perdonati. Basta riguardarlo, basta ripensarlo, e siamo perdonati».
Luigi Giussani

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Alessandro Berti

In memoria di mio padre.

Urbano Berti, Galeata 22-12-1927 Forlì 08-03-1996

Nulla è così commovente come il fatto che Dio si sia fatto uomo per dare l’aiuto definitivo, per accompagnare con discrezione, con tenerezza e potenza il cammino faticoso di ognuno alla ricerca del proprio volto umano.

L.Giussani