Prevenire è meglio che curare, ma solo se fatto davvero “prima” (a proposito di crisi d’impresa).

Prevenire è meglio che curare, ma solo se fatto davvero “prima” (a proposito di crisi di impresa).

Per comprendere meglio quello di cui ci stiamo occupando si può ricorrere a una similitudine relativa alla sicurezza e alla prevenzione nei luoghi di lavoro, ovvero la normativa anti-incendio. Come è noto a chiunque osservi uffici, fabbriche, luoghi di lavoro e in generale locali aperti al pubblico, in ognuno di questi luoghi dovrebbero essere state introdotte e adottate efficaci e doverose misure di prevenzione antincendio, dagli estintori ai naspi etc..; allo stesso modo è obbligatorio frequentare o far effettuare corsi ai propri dipendenti e, più in generale, fare propria una cultura delle sicurezza basata, prima ancora che sui dispositivi, sulla attenzione quotidiana e costante, al fine di evitare anche il solo insorgere di situazioni di pericolo.

Sempre per rimanere in argomento sarebbe quantomeno singolare, per esempio, che i pompieri aspettassero, prima di intervenire, che l’incendio abbia attecchito bene, che le fiamme stiano divorando un fabbricato, che vi siano danni estesi: al contrario, essi dovrebbero intervenire anche solo se si dovesse sprigionare un filo di fumo che possa segnalare eventuali allarmi.

Bene, se tutto questo poteva essere vero in ambito di gestione economico-finanziaria delle imprese fino a qualche anno fa, ora la situazione è radicalmente mutata: le situazioni di possibile crisi d’impresa vanno individuate e tempestivamente affrontate prima che peggiorino.

Con la recente riforma, che obbliga le imprese a dotarsi di sistemi interni di autovalutazione dei segnali di possibili crisi d’impresa, la prevenzione diventa un obbligo, con possibili conseguenze, in sede di eventuali dissesti, ancora tutte da valutare nella realtà (non esiste e non può esistere giurisprudenza al riguardo) ma che facilmente riguarderanno il reato di bancarotta, semplice o fraudolenta che sia, il ricorso abusivo al credito e quella fattispecie per ora solo giurisprudenziale nota come “concessione abusiva di credito” e che riguarda, ad evidenza, in primis le banche.

Le imprese, tutte le imprese, non solo quelle di medie e grandi dimensioni, dovrebbero dotarsi pertanto di un modello di controllo interno che metta a sistema e organizzi un’adeguata reportistica di indicatori, ratios e dati, su base pluriennale, che aiutino anzitutto il consiglio di amministrazione, il proprietario-imprenditore, i soci, a comprendere quale possa essere l’evoluzione negativa della situazione aziendale. Sotto tale profilo si tratta, a nostro parere, di niente altro che innalzare il livello della cultura d’impresa, senza fermarsi semplicemente ai controlli ex-post ma adottando un’adeguata pianificazione economico-finanziaria ex-ante. Solo in questo modo, in effetti, è possibile evitare che le crisi non solo degenerino, ma che non siano affrontate e prese in tempo, evitando l’ampliarsi di ricadute economiche, finanziarie  e patrimoniali.

 

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