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Alessandro Berti

In loving memory

Se tu Signore non cammini con me, io non muovo un passo.

Rita Rigoni Berti, 11.1.1960 - 24.8.2006
Rita Rigoni Berti, 11.1.1960 – 24.8.2006
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don Giussani

Il senso della storia è l’indice supremo della ricchezza dello spirito.

Il senso della storia è l’indice supremo della ricchezza dello spirito.

“(…) la storia vive un momento in cui viene meno il senso della storia: affannato e appassionato nell’opera presente, l’uomo smarrisce il senso della storia. Da questo punto di vista, un tempo come il nostro, se è ricco di una energia inusitata, se è ricco di una forza operativa impensata fino a pochi anni fa, è estremamente povero di spirito, ma non nel senso evengelico della parola; è un’epoca estremamente povera perché la ricchezza dello spirito è eminentemente un fenomeno, un avvenimento di sintesi, e il senso della storia è l’indice supremo della ricchezza dello spirito.

Mons.Luigi Giussani (citato da Julian Carrón in Giornata di inizio 2018).

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Banche Sud

Crash program (Popolare di Bari per la sicurezza dei risparmiatori).

Crash program (Popolare di Bari per la sicurezza dei risparmiatori).

Il consiglio di amministrazione procederà con decisione sulla strada di una programma d’urto (crash program) con significativi interventi sul versante della riduzione dei costi e dei rischi e per un deciso impulso sul versante dei ricavi, con l’obiettivo di ottenere un significativo miglioramento del conto economico nel secondo semestre.” Così si legge sul Sole 24 Ore di oggi, ed è  certamente rassicurante sapere, fra l’altro, che l’LCR e l’NSFR hanno raggiunto livelli di tranquillità. Però dire che si vogliono aumentare i ricavi, riducendo i costi e i rischi assomiglia un po’ a certi piani finanziari di aziende non finanziarie che vanno in banca a chiedere denari con un “business plan” fatto dall’amministratore di condominio. Forse non andremo a sbattere, perché per farlo bisogna correre: ma ho dei dubbi che si riesca persino a partire. Forse sarebbe il caso di dire che l’unica, realistica strategia è l’aggregazione. Ma questo non è mai popolare.

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Analisi finanziaria e di bilancio Banche Capitale circolante netto operativo Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Sul budget di tesoreria e altre sciocchezze.

Sul budget di tesoreria e altre sciocchezze.

Sul Sole 24 Ore di oggi, sul tema ormai caldo della prevenzione delle crisi di impresa si legge che “pur rappresentando lo strumento principe degli adeguati assetti organizzativi, la tesoreria è spesso trascurata in azienda, e può persino accadere che l’imprenditore ritenga di disporne, quando invece possiede informazioni poco approfondite e talvolta incomplete. Molti direttori amministrativi, infatti, predispongono periodicamente un prospetto, talvolta ricavato dall’home banking, dal quale emergono gli affidamenti e gli utilizzi per banca e per linea, e anche un ulteriore previsione manuale delle entrate e delle uscite di cassa relative al mese successivo; queste informazioni, per quanto valide e rilevanti, non sono spesso sufficienti e talvolta possono persino risultare fuorvianti.”

Se c’è qualcosa di fuorviante è proprio l’incipit dell’articolo, peraltro redazionale, che appare su Norme e Tributi di oggi e che sembra dare per scontato che l’adozione dello strumento sia di per sé sufficiente a scongiurare il rischio di crisi dell’impresa, così come si è tentato di prevenirlo nella norma che entrerà in vigore l’anno prossimo.

Prosegue infatti l’articolo affermando che “l’orizzonte temporale di riferimento della previsione finanziaria non è peraltro un dato negoziabile, in quanto l’articolo 13 del Codice della crisi d’impresa concentra la sua attenzione proprio sulla circostanza che i debiti siano sostenibili o meno per i sei mesi successivi: questa è quindi la durata minima per la quale i flussi di cassa devono essere visibili da parte degli amministratori. Con una tesoreria che consenta tra una rilevazione e l’altra di disporre di informazioni previsionali sulla sostenibilità dei debiti (ovvero sulla capacità di avere entrate finanziarie in grado di coprire le uscite) si può quindi ritenere che si riesca a presidiare in modo serio il rischio di crisi aziendale.

Il budget di tesoreria era (talvolta è ancora) l’unico documento che presentavano certi professionisti della crisi d’impresa quando si recavano in banca a contrattare concordati stragiudiziali e tentativi, più o meno tardivi, di salvataggio. Ma soprattutto il budget di tesoreria è uno strumento di talmente corto respiro (la sua attendibilità non può superare i 6/12 mesi) che poco conta che l’articolo 13 si soffermi sulla sostenibilità dei debiti a 6 mesi. La prevenzione si attua con strumenti un po’ più complessi e davvero anticipativi, come la programmazione economico-finanziaria pluriennale, la redazione di bilanci pro-forma e di rendiconti finanziari di previsione. Purtroppo si deve ammettere che tali strumenti non solo non fanno sempre parte della cultura professionale, ma anche che ben poche aziende ne sono davvero dotate, a cominciare da quelle di più grandi dimensioni. Si tratta, appunto, di una questione culturale prima ancora che normativa. Senza dimenticare, da ultimo, che nessun budget di tesoreria potrà rimediare al peggiore dei fabbisogni finanziari, quello che deriva dalle perdite.

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Banca d'Italia Banche Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Codice della crisi e finanza d’impresa: facciamoci del male.

Codice della crisi e finanza d’impresa: facciamoci del male.

Per ragioni che è difficile identificare in maniera scientifica ma che appaiono aristotelicamente evidenti, il governo che (non) ci governa è formato da inetti a 360°, che riescono a dare il meglio, o il peggio, di sé in ogni campo dello scibile universale. E’ di oggi, sul Sole 24 ore , il “manifesto” di 22 studi legali nazionali e internazionali, che evidenziano rilievi critici assai pesanti sul Codice delle Crisi d’impresa approvato dal Governo nei primi mesi dell’anno e destinato a entrare in vigore l’anno prossimo. Questo blog non è sicuramente il luogo all’interno del quale occuparsi approfonditamente dell’argomento, riservandoci comunque di ritornare sul tema e di approfondire i temi della prevenzione, come abbiamo già fatto. Per adesso è sufficiente annotare che rivedere la disciplina del concordato preventivo in modo tale da privilegiare nuovamente la liquidazione giudiziale, significa ritornare indietro agli anni in cui la legge è stata approvata (1942) e a un atteggiamento del legislatore del tutto sfavorevole a salvataggi e ristrutturazioni, a scapito della continuità aziendale. A tacere del trattamento riservato a coloro che investono capitali per rifinanziare imprese in difficoltà, che potrebbero trovarsi nella spiacevole situazione di “conflitto di interesse” e di non poter votare al momento dell’approvazione del piano di ristrutturazione. Il che rende la riforma un mostro giuridico che fa indietreggiare di anni la cultura della crisi d’impresa, in ambito imprenditoriale, aziendale, legale. Ne avevamo proprio bisogno?