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La fonte della capacità restitutiva.

Copyright Manuel Ghedina

Un bel titolo noioso, non c’è che dire, detto in buon “bancariese”, un titolo che non suscita brividi o emozioni, un argomento tuttavia capace di mettere con le spalle al muro chiunque si arrampichi sugli specchi della conoscenza storica e favorevole, della bontà del nominativo, della consistenza delle garanzie. Appunto. Capacità restitutiva, ovvero capacità di rimborso, ovvero flussi di cassa. I debiti si rimborsano con i liquidi, anche quei debiti dei quali il Maestro, l’Emerito prof.Biffis dell’università di Venezia, diceva che si rinnovano, non si rimborsano.

Per poterti indebitare, devi dimostrare di saper restituire: ovvero, ci deve essere il sole quando ti prestano l’ombrello, un’ovvietà che sembra tale solo a chi si ricorda che nel nostro Paese il risparmio è costituzionalmente tutelato e che le banche rischiano prestando soldi presi a prestito dalla gente che li ha depositati. Al contrario, troveremo sempre chi sia disposto a dire che le banche devono finanziare la qualunque: non così, non certamente in base agli Orientamenti EBA, ormai da qualche giorno entrati in vigore.

La banca è un posto dove ti prestano l’ombrello quando c’è bel tempo e te lo chiedono indietro quando inizia a piovere.” Mark Twain

Abbiamo già fatto una precisazione importante proprio a proposito di quel reddito che è alla base di ogni considerazione sull’equilibrio aziendale e sulla bancabilità dell’impresa, considerazioni che ci rimandano alla centralità dell’Ebit e al suo grado di copertura degli interessi passivi, l’ICR. Ma il reddito è solo una parte della costruzione del flusso di cassa, anche se la più importante; per capire se effettivamente diverrà cassa occorre valutare la variazione del capitale circolante netto operativo ed il suo “effetto spugna”, che rettifica, spesso in negativo, il contributo del cash-flow (risultato netto+ammortamenti+accantonamenti).

“Il fatturato è vanità, l’utile è verità, la cassa è realtà.” Anonimo, riferito da C.Ripani.

Ecco, questo EBA non lo dice, ma se serve solo la cassa a restituire quanto dovuto, se il fabbisogno finanziario si circoscrive e si tiene a bada solo con un sufficiente livello di liquidità, allora la definizione di cassa deve non solo essere soddisfacente in termini accademici ma, soprattutto ai fini pratici, ovvero per l’analista fidi. Colui che “al meglio delle conoscenze dell’Ente (la banca: ndr) al momento della concessione” valuta il merito di credito. Parlare di cash-flow come unità di misura della capacità restitutiva significa non solo non sapere fare l’analisi per flussi, ma neppure saperla leggere, attraverso il rendiconto finanziario. Quello strumento che, obbligatorio per tutte le società che presentano il bilancio in forma ordinaria, consente di misurare con esattezza la liquidità prodotta dalla gestione corrente, quella impiegata per dividendi et similia, quella che è servita per fare investimenti e rimborsare prestiti. Se vi piace l’inglese, sarebbe il free cash flow. Appunto, free: proprio per questo la valutazione deve essere già depurata anche dei prelievi, dividendi, soci c/utili anticipati. Perché quei denari erano cassa: erano.

Per non sbagliare, e provare ad approfondire il tema, vi suggerisco due link: https://www.reaconsulting.com/utility/ e, naturalmente https://www.reaconsulting.com/utility/eba-compliance/

Buon lavoro.