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Una carriera costellata di debiti (it was lip-smacking).

Una carriera costellata di debiti (it was lip-smacking).

La lettura, perlopiù notturna, del sito del New York Times, offre spesso spunti per un tweet, talvolta, come in questo caso, per riflettere brevemente in un post sul sistema universitario americano. Il pezzo in questione parla del mancato pagamento, da parte degli studenti che hanno ricevuto il prestito d’onore da parte delle banche, garantito dallo Stato, delle rate del prestito stesso, alle scadenze pattuite. Apprendiamo così che 1 studente su 6 è insolvente, per un ammontare di 76 miliardi di dollari. D’altra parte, è questa è la parte che fa pensare che la divisione manichea tra buoni sistemi universitari e cattivi è, appunto, solo uno schema, la cifra totale dell’ammontare dei prestiti non onorati è così interessante da formare oggetto di un vero e proprio business per le agenzie di recupero crediti, che non hanno limitazioni nella raccolta dei prestiti in default. Ciò che fa dire a Jerry Ashton, responsabile di una di esse, che recuperare prestiti non onorati “was lip-smacking“.

L’articolo è interessante perché offre uno spaccato di vita americana che non ti aspetti, come la fuga, non proprio facile, dal Governo, di coloro che non hanno i soldi per pagare e cambiano 4 numeri di telefono in meno di un anno.

Come ha detto John Ulzheimer, responsabile dell’educazione dei consumatori presso SmartCredit.com, azienda che esegue servizi di monitoraggio del credito: “You are going to pay it, or you are going to die with it

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Banca d'Italia Banche bisogni Bolla immobiliare

La mala educación (financera).

La mala educación (financera).

New York, Battery Park, 2011, july.

È ufficiale. Essere giovani vuol dire appartenere ad una categoria a rischio: almeno per le banche. Crolla il numero di mutui concessi alle famiglie in tempi di crisi (e questo si sapeva) ma stavolta sui certifica che a farne le spese sono soprattutto gli under 35 e i cittadini extracomunitari, più colpiti dalla disoccupazione e quindi considerati dalle banche soggetti più a rischio. È la fotografia di una delle facce della crisi scattata dalla Banca d’Italia in uno dei suoi cosiddetti «occasional papers».

Questo trovate scritto sul sito del Corriere della Sera, a cura della redazione on line. Leggere un articolo come questo serve a non capire nulla della crisi, serve, come al solito, a lamentarsi. E a farlo con il sostegno del politically correct, perché la crisi è così cattiva (le banche, soprattutto, sono cattive) che ai giovani ed agli extra-comunitari non si fa più credito. Non perché non hanno reddito, no (il vero problema, il vero punto della questione): no, non hanno il mutuo perchè sono giovani ed extra-comunitari. Piegare gli studi e le affermazioni di Banca d’Italia ai propri interessi è sempre stato sport nazionale: farlo in maniera così mediocre, poteva riuscire solo alla redazione online del Corriere. Che, as usual, impartisce mala educaciòn.

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Banche Banche di credito cooperativo bisogni Educazione

Un calendario pieno: di fatti e di persone vere.

Un calendario pieno: di fatti e di persone vere.

Incontro soci Bcc Romagna Est, Bellaria 4 dicembre 2011

Oggi sono stato invitato a partecipare all’incontro dei soci della Bcc Romagna Est. Mi avevano chiesto di parlare di legami col territorio, di significato del fare banca locale, dei problemi del rapporto con le famiglie e con le Pmi, vero e proprio azionista di riferimento di ogni banca locale. Credo di averlo fatto e di averlo fatto bene, con la passione che metto nel fare questo lavoro, che credo possa servire a costruire il bene comune.

Ma anche se il mio intervento era evidenziato sull’invito, quello che è stato presentato dopo, nella sua concretezza, è stato straordinario. La Banca  è presente da tanto tempo sul territorio ed ha voluto raccontare i fatti, facendo parlare le persone, che sul territorio vivono e lavorano: e che la banca ha aiutato. Fino ad arrivare a fare un calendario, in verità uno dei più belli che io abbia mai veduto, che, per ogni mese dell’anno, descrive una delle storie presentate oggi. Editoria, ospitalità, produzione artigianale di mobili agricoltura, fino ad arrivare alle opere educative ed assistenziali. Su queste ultime, su una in particolare, mi soffermo, la Cooperativa “Amici di Gigi”, nata per sostenere il bisogno educativo di persone in difficoltà, disabili e non. Invito a visitare il loro sito ed a contattarli, perché sono persone straordinarie. Ma soprattutto invito a riflettere sul fatto che, nella stessa maniera della loro banca, sono nati e cresciuti perché sono stati di fronte alla realtà, l’hanno attraversata, ci sono stati in mezzo: senza nessun’altra pretesa che quella di provare a rispondere a bisogni che la propria umanità sentiva veri, reali, urgenti. Finché ci saranno persone come queste, e banche (e persone nelle banche, come a Romagna Est) che le sostengono, possiamo guardare al futuro con una speranza ben diversa.

Per questo dico grazie per l’incontro di oggi, perché spero sia possibile ancora lavorare insieme, con lo stesso gusto e con lo stesso significato che ho potuto sperimentare oggi.

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BCE bisogni Crisi finanziaria Economisti fiducia

Scheletri contadini ed antropologia.

Scheletri contadini ed antropologia.

Di fronte dunque al rischio di morire tutti francofortesi il Censis ci consiglia vivamente di riscoprire le radici, di valorizzare il legame del nostro sviluppo con la tradizione fino a rimettere in circolo i valori fondanti della civiltà contadina, giudicata “la più coerente con la nostra attuale innegabile fatica di vivere, di adattarsi alla crisi, di cercare di andare oltre la brutta stagione”. Per dirla tutta, De Rita pensa che il modo (vacuo e banale) con il quale abbiamo importato “l’agiatezza e la modernità occidentali”, proprio perché superficiale, non abbia saputo incidere sul carattere di fondo della nostra società che, chiamata in questi mesi a lottare per sopravvivere, deve far leva innanzitutto sul suo “scheletro contadino”. Uno schema che boccia clamorosamente la modernizzazione italiana e quelle élite cosmopolite che si sono impegnate a costruirla.

Giuseppe De Rita, CENSIS

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bisogni Economisti Lavoro

Nel lavoro l’uomo è mosso da una responsabilità.

Così facendo, l’uomo acquisisce maggiore consapevolezza e signoria sulla realtà e approfondisce anche concretamente la conoscenza di sé, dei propri limiti e potenzialità, delle proprie aspirazioni. Il filosofo Emmanuel Mounier lo esprimeva efficacemente così: “Tout travail travaille à faire un homme en même temps qu’une chose” (da P.Cazamian,1996, Le travail autonome. Opérativité et scientificité. Principes de l’intervention ergonomique, in P. Cazamian, F. Hubault, M. Noulin (dir.), Traité d’ergonomie, Octarès Éditions, Toulouse, 1996). Inoltre, nel lavoro, l’uomo è mosso da una responsabilità, risponde cioè all’appello suscitato dai bisogni di coloro dei quali sente di farsi carico: la famiglia, il clan, la comunità, la società.
Lo stesso svolgimento del lavoro richiede interazione, collaborazione, fiducia fra gli uomini, e poi una costruzione sociale. Il lavoro è dunque fattore di ulteriore comprensione della natura relazionale e sociale dell’io, oltre che elemento costitutivo delle società e del loro benessere.

Gianluigi Gorla, “Logos e Agape” L’école valdôtaine, 84, 2010

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bisogni Economisti Imprese Lavoro

L’umana avventura è anche avventura economica.

Dall’età della pietra all’età dei metalli, dalle grandi civiltà idrauliche al fiorire di quelle intorno al mare Mediterraneo, dalla rinascita medioevale fino all’epoca moderna e contemporanea, è stato spesso un progredire, non senza difficoltà, contraddizioni ed errori, momenti di arresto o addirittura di arretramento, lungo un sentiero che può essere letto in chiave di affrancamento dalle privazioni materiali e di elevazione umana e sociale: l’umana avventura è anche avventura economica.
Infatti, a differenza dell’animale, che pure deve affrontare il problema, l’uomo non ha un rapporto istintivo, animalesco appunto, con bisogni e risorse. Egli prende coscienza gradualmente dei propri bisogni e delle risorse e a ciò contribuisce la sua attività, quello che comunemente chiamiamo
lavoro.
Anche se il termine è per analogia esteso agli animali e alle macchine, in realtà il lavoro è prerogativa dell’uomo, solo che si consideri che esso non consiste semplicemente in energia fisica applicata a un processo produttivo, ma anche e soprattutto nell’uso di capacità umane distintive, ragione e abilità, per
concepire, governare e far evolvere tali processi e per finalizzarli a scopi desiderati.

Gianluigi Gorla, “Logos e Agape” L’école valdôtaine, 84 2010

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bisogni Mercato profitto

Libertà, verità e desiderio

Sironi, paesaggio urbano

Come coniugare, allora, una libertà non disgiunta dalla verità (nel libro si legge che “tutta la vicenda moderna ruota attorno al nodo antropologico della libertà e al suo tormentato rapporto con la ‘verità’”) e il “capitalismo tecno-nichilista”? Bisogna partire, risponde, dalla scoperta che è alla base della modernità: la “volontà di potenza”. Non si può negarla. Quando la si nega, anche con le buone intenzioni morali, si fa un’astrazione, non regge. Il soddisfacimento dei bisogni, il profitto, il desiderio, la volontà “egoistica” di avere fanno parte dell’uomo e della società. “Che l’uomo sia una ‘macchina desiderante’ non l’ha inventato il mercato. Il capitalismo, al limite, l’ha reso oggettivo”. Il punto è vedere dove tutto questo diventa un circolo vizioso.

Dall’intervista di Maurizio Crippa al prof.Mauro Magatti, Il Foglio, 3 luglio 2009