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Giulio Tremonti Silvio Berlusconi Stato

Ce sei venuto o te c’hanno mannato?

Ce sei venuto o te c’hanno mannato?

Giulio-Tremonti

A volte ritornano. Giulio Tremonti redivivo ha emendato la manovra economica del Governo, presentando una proposta che eviterebbe IMU ed aumento dell’Iva semplicemente dando corso ai rimborsi della Pubblica Amministrazione, attraverso l’emissione di mini-bond. Giulio Tremonti è stato il marziano di tutti i governi Berlusconi, l’uomo che non si capiva bene chi lo avesse voluto lì, ma che si capiva bene che cosa facesse: diceva no, praticamente a tutto. Ora dice sì, attraverso un emendamento, ad una proposta che stima il maggior gettito Iva in termini di copertura e rende possibile la manovra. Difficile non chiedersi perché ora sia possibile, mentre prima non lo era. Tremonti, insieme a Berlusconi, Brunetta -che ora straparla-, Verdini, Cicchitto, Lupi (il c.d.”ufficio politico”) e la Lega, sono stati protagonisti di una stagione politica che, a rivederla, fa ancora più rabbia. Perché c’era una maggioranza bulgara con la quale si poteva fare di tutto e, invece, si sono blindati (male) i procedimenti giudiziari in corso del presidente del Milan: e poco altro. E’ uno spreco politico, di cui nessuna Corte dei Conti chiederà mai i danni; ma è altrettanto grave e, purtroppo, irrimediabile.

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Capitalismo Imprese Stato

Marketing & moralismo. Nello Stato (!?) si realizza l’essenza dell’Eticità.

Marketing & moralismo. Nello Stato (!?) si realizza l’essenza dell’Eticità.

Così recita una pagina pubblicitaria sul Corriere di oggi, per Brunello Cucinelli. Non c’è molto da dire, solo rammentare che lo Stato etico per eccellenza era quello nazionalsocialista: a rovistare nella costituzione del Soviet, probabilmente anche l’URSS rappresentava lo Stato etico. Non saprei. Mi chiedo solo se Cucinelli sapeva quel che faceva il suo pubblicitario mentre predisponeva l’inserzione, di un moralismo che fa rabbrividire.

 

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PIL Ripresa Stato Sviluppo

Licenze taxi come “polizze”: polizze?

Licenze taxi come “polizze”: polizze?

MILANO – Suona il citofono. Le sette di sera. Appartamento (comprato negli anni Cinquanta e poi lasciato dai genitori) in corso Lodi (una lunga direttrice tra centro e periferia) di Giovanni Maggiolo, 47 anni, tassista e ormai sindacalista a tempo pieno (Cgil) dei tassisti.
Per curiosità, chi era al citofono?
«Un collega. Stiamo andando a una trasmissione a Telenova. Ha 49 anni. Ha perso il lavoro. Allora, alla sua età, si è indebitato con gli anziani genitori per comprarsi una licenza da tassista. E ora liberalizzano. La licenza è la sua assicurazione sulla vita: che farà?».

Fin qui un brano dall’articolo di Andrea Galli, sul Corriere.it di oggi. L’intervista procede con la difesa, ovvia, viste le cifre, del sindacalista, e paragoni con il resto d’Europa. C’è qualcosa di marcio nel regno di taximarca, direbbe Shakespeare: c’è qualcosa che assomiglia molto ad una bolla, non ad una polizza, che determina rendite che non possono venire meno, pena la perdita di un capitale investito, appunto, in una licenza. Quello stesso meccanismo per cui, mi si raccontava qualche tempo fa a Firenze, i bar in quella città vengono comprati e pagati con le cambiali, i taxi con denaro sonante ed in nero. E’ quantomeno da dubitare che, eliminato il meccanismo della rendita, liberalizzando le licenze, il prezzo non scenda: perché da parte del tassista non si dovrebbe procedere all’ammortamento ed al recupero del costo della licenza. Il ragionamento potrebbe essere ripetuto per bagnini, farmacisti e notai (in Portogallo i notai sono pubblici ed estremamente economici: in Francia i notai sono avvocati, pagati il giusto, sicuramente meno che in Italia), a tacer del resto, ovvero commercialisti, avvocati etc… Il problema è che quando vuoi tagliare un rendita c’è sempre qualcuno che ha la rendita più rendita della tua. Nell’intervista citata sopra, il sindacalista, infatti, cita i farmacisti, che a loro volta citeranno i tassisti e così via. Ma chiunque capisce da solo che riporre in una licenza il concetto di polizza, ovvero di capitale accumulato, ha qualcosa di malato e di sbagliato in sè. Tanti auguri al ministro Passera.

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Mercato Stato Sviluppo welfare

Già, cos’altro vogliono?

Già, cos’altro vogliono?

La manovra Monti cancella con un tratto di penna le conquiste dei sessantottini. Chi è nato dopo il 1952 lavorerà di più e percepirà prestazioni ridotte (anche se su standard europei). Viene messo in discussione anche il privilegio concesso ai lavoratori autonomi di riscuotere l’assegno senza aver versato i contributi. Prossima tappa, la “mobilità in uscita”, alias licenziamenti. Insomma, il vecchio contratto sociale non esiste più. Un nuovo patto è tutto da scrivere e sarà il tema della nuova legislatura. Niente del genere è stato fatto, in così poco tempo e in così vaste proporzioni, in Germania, in Francia o in Spagna. Cos’altro vogliono i mercati, specialmente in uno scenario di basso sviluppo in tutto il mondo?

Stefano Cingolani Il Foglio, 28 dicembre 2012

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Banche Borsa Crisi finanziaria fiducia Giulio Tremonti Indebitamento delle imprese Liquidità Ripresa Silvio Berlusconi Stato Unicredit

Il pericolo è che si giustifichi.

Il pericolo è che si giustifichi.

Questa disfatta non è giustificata. Il pericolo è che si giustifichi“. Così Il Sole 24 Ore di oggi riporta, nelle pagine on-line, il giudizio della Lex column del Financial Times, che esamina le conseguenze del taglio del rating operato da Standard and Poor’s dapprima al debito sovrano del nostro Paese e poi alle 7 principali banche. La disfatta delle banche italiane non sarebbe giustificata, eppure Unicredit ha attinto oggi i minimi storici o, come dicono i cronisti televisivi, ha aggiornato il proprio record negativo.

Solo l’improntitudine del nostro Premier poteva giustificare il downgrade del rating del nostro debito sovrano con la campagna mediatica in corso. Non meno ingenui e sprovveduti appaiono tutti coloro che ritengono le agenzie di rating una sorta di Spectre della finanza, che affossa intere nazioni con un semplice comunicato. Si può difendere oppure no la politica economica di questo Governo, si possono discutere le scelte operate da Tremonti e quelle non fatte dal presidente del Consiglio: ma se avessero taciuto le agenzie di rating, avrebbero parlato i numeri del nostro debito pubblico, ancora in ascesa e, soprattutto, i numeri di una manovra finanziaria che, nella migliore tradizione italiana, insegue la spesa pubblica con nuove tasse. Continuiamo a non aspettarci nulla dalla politica, forse la decenza imporrebbe appena un po’ meno ipocrisia. Quanto alle banche, non si tratta semplicemente dell’effetto-downgrade che si trasmette in automatico, causa detenzione di ingenti ammontari di titoli di Stato in portafoglio. Ciò che appesantisce le banche sono le sofferenze e le conseguenze di queste ultime, non tanto sul patrimonio, quanto sulla liquidità: le perdite su crediti, non quelle su titoli, sono la questione. E questo, purtroppo, giustifica molte cose.

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Barack Obama Rischi Stato USA

Fare sempre di più (cioè “lasciar fare” sempre di meno).

Fare sempre di più (cioè “lasciar fare” sempre di meno).

New York, Subway, july 2011

Il principio di precauzione è una bestia strana, che risale almeno al “Vorsorgeprinzip”, il cardine della politica ambientale tedesca degli anni Settanta il quale imponeva di “provvedere prima” ai disastri (nel senso: meglio prevenire che curare). In realtà alcuni scavano ancora più indietro, risalendo ora agli anni Cinquanta, ora alla fine dell’Ottocento, ma tutti riconoscono l’importanza della figura di Hans Jonas e del suo “Principio di responsabilità”. Il principio di precauzione piace al movimento verde, piace agli interventisti economici, piace ai governi e piace alle organizzazioni internazionali, perchè fornisce a ciascuno di questi attori una fortissima giustificazione morale per “fare” sempre di più (cioè “lasciar fare” sempre di meno), ossia, per dirla in modo un poco datato, per pianificare. Proprio in un documento dell’Onu, la Dichiarazione di Rio del 1992, sta la formulazione canonica del principio: “Laddove vi siano minacce di danni seri o irreversibili, la mancanza di piene certezze scientifiche non potrà costituire un motivo per ritardare l’adozione di misure economicamente efficienti volte a prevenire il degrado ambientale”. Il richiamo alla “cost effectiveness” è la parte più trascurata del principio. Infatti esso rappresenta un salto quantico rispetto alla tradizionale analisi costi-benefici, perchè l’accento si sposta interamente dal lato dei costi, l’onere della prova ne viene conseguentemente ribaltato (per poter fare, devo provare che non danneggerò nessuno), e l’enfasi è tutta sull’abolizione del rischio, mentre nessuna attenzione rimane per le possibilità colte oppure perse. Nelle parole di Aaron Wildavsky, lo scienziato sociale autore di “Searching for Safety”, esistono due tipi di approccio: per “tentativi ed errori” oppure per “tentativi senza errore”. Scrive: “Secondo la dottrina del ‘tentativo senza errore’ nessun cambiamento verrà consentito se non c’è una solida prova che la sostanza o l’azione proposta non farà alcun male… E’ vero che senza tentativi non possono esserci errori; ma senza questi errori, ci saranno anche meno insegnamenti”. Per Wildavsky, chi non risica non rosica, e soprattutto non impara. Poichè la dimensione dell’apprendimento è fatalmente collettiva, l’avversione al rischio demolisce il processo di creazione della conoscenza (in senso ampio, il mercato) e impoverisce tutti, intellettualmente, tecnicamente e finanziariamente. Gli esempi sono numerosi.

Carlo Stagnaro, Il Foglio, 30 agosto 2011

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Crisi finanziaria Silvio Berlusconi Stato

Del governo, di nessun governo, ci si deve fidare.

Del governo, di nessun governo, ci si deve fidare.

(..) Molti dei capitali rientrati con lo scudo furono esportati per paura del comunismo: che essi siano ora perseguiti dai nipotini di coloro da cui erano stati fatti fuggire, potrebbe offrire qualche polemica battuta agli avversari: il segretario del Pd confida evidentemente in una storicistica giustificazione (del ricorso delle cose umane nel risurgere che fanno le nazioni).

Si son strabuzzati gli occhi quando Maurizio Lupi, vicepresidente PdL della Camera, l’ha trovata «di buon senso». Poi, visto che Berlusconi «non scarta a priori» (perché stavolta è di Tremonti il cuore che dovrà sanguinare?), qualche statista del PdL ha la pensata di giocarla al ribasso e salvarsi l’anima («quanti punti, figliolo?»). Ma come? Ancora ridono alle battute su dove iniziamo e dove finiamo le guerre, l’incertezza del diritto è tra le maggiori cause per cui non attiriamo capitali stranieri, il Governo ha dovuto fare questa manovra perché l’Europa che conta aveva trovato quella del mese scorso carente di affidabiità: e noi forniamo la certificazione bipartisan che – come dice la saggezza popolare – del governo, di nessun governo, ci si deve fidare.

Franco Debenedetti, Il Sole 24 Ore, 18 agosto 2011

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Crisi finanziaria Giulio Tremonti Silvio Berlusconi Stato

Grondare ipocrisia.

Grondare ipocrisia.

provvedimenti assunti dal Governo nel Consiglio dei Ministri di oggi hanno fatto dire al Presidente del Consiglio che il venir meno della promessa elettorale gronda il sangue del suo dispiacere. La pressione fiscale, mai venuta meno negli anni dei vari governi di centro-destra, si è, al contrario, sempre accresciuta, fino al provvedimento di stasera, che apertis verbis rilancia la crescita dell’imposizione. Berlusconi gronda ipocrisia, perché sa bene di avere perso almeno 8 mesi del 2011 ed i primi due anni del suo Governo, la cosiddetta “luna di miele”, per pensare a tutt’altro, o non pensare affatto. La sanità non viene toccata, la previdenza solo per quanto riguarda l’età femminile di pensionamento: ma la spesa previdenziale è il grande buco nero del bilancio dello stato, rappresentando oltre il 12% del debito pubblico italiano e tante, troppe regioni, non brillano per i bilanci della loro sanità. Si è rimesso mani nelle tasche degli italiani, è sempre accaduto e sempre continuerà ad accadere: il dubbio, grande come l’ipocrisia del premier, è che non basti neppure stavolta.

 

 

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Crisi finanziaria Rischi Stato Strumenti finanziari

Febbre e termometri.

Febbre e termometri.

Dunque qualcosa si sta muovendo intorno alla riforma dell’attività delle agenzie di rating. Se da un lato si intende crearne una europea, dall’altra si vuole ampliare il termine di preavviso (da 12 ore a 3 giorni) entro il quale un emittente ha diritto di conoscere le variazioni del suo rating. Ma è lo stesso Morya Longo, sul Sole 24 Ore di oggi a ricordarci che le dichiarazioni dei politici destabilizzano come quelle delle agenzie. E che dunque, anche se le si vuole regolamentare, ciò che le agenzie dicono è semplicemente una presa d’atto della realtà che chiunque può fare. Leggendo i resoconti delle agenzie si ha invece un’impressione: quella che si voglia gettare via il termometro, incolpandolo della febbre.

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PMI Stato Sud

Pensione Iris, cucina casalinga.

Pensione Iris, cucina casalinga.


Salari a due velocità.

Vengo dal Mezzogiorno e lavoro in Romagna, sono uno chef di cucina e guadagno duemila euro al mese dei quali più della metà in nero. E’ così e direi che non posso farci niente: o accetto queste condizioni o vado a casa. Ho degli amici che fanno il mio stesso mestiere al Sud, guadagnano 400-500 euro in meno ma tutto in busta e tutto dichiarato…

Lettera di commento di un lettore sul Corriere della Sera del 4 aprile 2011 ai dati sull’evasione fiscale.

Non è questione di differenziali salariali, come adombra il titolista del Corriere, o perlomeno non si tratta solo di quello. Basterebbe, al riguardo, osservare la diversità del costo della vita fra Nord e Sud per rendersene conto. No, non è appena questione di salari diversi: è che pagare in nero serve a comprimere i costi, per continuare ad offrire servizi e prodotti al ribasso, la pensione completa a 29 € al giorno più biglietto di Mirabilandia, per inseguire sempre e soltanto il turismo povero e non crescere mai. Il turismo di coloro che non si rendono conto che pagare 29 € al giorno è completamente fuori dalla realtà. L’evasione fiscale serve, fra l’altro, a distruggere la qualità: se mai c’è stata, la qualità.