La qualità degli affidamenti (e della didattica)

Buonasera Dott.R.,

ringraziando per la qualita’ dell’esposizione del corso di cui in oggetto, che e’ stato utile ed interessante.

Volevo segnalare che rientrando in filiale ho cercato di effettuare un’applicazione pratica di quanto appreso, riscontrando, come mi aspettavo, che un’istruttoria di un certo livello qualitativo comporta concentrazione, tempo, approfondimenti e analisi che si scontrano con la vita in trincea di chi vive il contatto con il pubblico. Ergo: interruzioni dovute allo squillo del telefono, clienti da servire, uscite da clienti, domande affidamenti avanzate sempre per il giorno prima ecc.

Pertanto sono a chiedere se esiste un corso “la qualita’ degli affidamenti 2: applicazioni pratiche” o se esiste una scaletta, un fac-simile, una traccia da seguire per stilare un’istruttoria approfondita e ben fatta, senza che cio’ implichi un tempo eccessivamente dilatato.

Sono d’accordo che “presto e bene non stiano assieme”, ma purtroppo la frenesia della vita quotidiana non ti permette di prenderti il tempo necessario per.

Colgo l’occasione per porgere cordiali saluti. F.

Gentilissima F.
su questa terra la coperta sarà sempre corta, rassegniamoci.
È anche vero però che il tempo non passa inutilmente e un primo passo l’abbiamo fatto: ci siamo dati un metodo per tenere conto, tentativamente, di tutti i fattori in gioco.
D’altronde, l’istruttoria perfetta non è quella lunga più di 100 pagine (a me è capitato di scriverne), ma quella che, tenendo un rapporto costi-benefici accettabile (e sappiamo bene che per le PMI questo vuol dire poter dedicare solo scorci di tempo), riesce a mettere a fuoco in poche battute il tema fondamentale.
Come si riesce? Io ricettine in tasca non ne ho altrimenti farei un altro mestiere più remunerativo però ti posso dire della mia esperienza. Esperienza che mi dice che col tempo si è sempre più in grado di cogliere i fattori decisivi in contesti complessi e ogni volta differenti.
Certo, il tempo da solo non basta: bisogna tenere viva la curiosità e il  giudizio ovverosia non farsi prendere dalla pigrizia e andare a vedere come finisce per imparare continuamente..
Perché dovresti farlo? Per la responsabilità che senti (sai di dover rispondere a una comunità) e perché sai che rispondere a quello che la realtà ti chiede è la strada per essere più contenti. Non è così anche con i tuoi tre figli maschi?

Se poi proprio la vuoi ti mando un canovaccio per “l’istruttoria perfetta” che però è tutt’altro che breve e sintetica.

Ti prego di tenermi aggiornato su come procede perché anch’io possa continuare a imparare da voi.

Grazie e passa un sereno Santo Natale

2 Comments »

  1. La banca non è un discount dove si vendono soldi con la formula 3 per 2, ma una azienda che svolge, tra l’altro, una funzione sociale. Ciò significa che ha la responsabilità di effettuare una corretta allocazione del capitale raccolto dalla propria clientela, di riconoscere e supportare le imprese sane e di accompagnare quelle in difficoltà, ma il cui progetto imprenditoriale e aziendale ha delle fondamenta ancora solide, nel percorso di risanamento economico e finanziario.

    E’ vero ciò che dice il collega: “bello, ma poco applicabile alla nostra realtà. Ho gente allo sportello, tempi di risposta brevi”. Ma mi domando, se un medico al pronto soccorso facesse lo stesso ragionamento (conosco il protocollo, so che dovrei fare una diagnosi e quindi individuare la cura corretta, ma non ho tempo, quindi aspirna per tutti e ogni 3 pazienti prescrizione di antibiotici ad ampio spettro…)… cosa accadrebbe ?

    Semplice, ciò che è accaduto e che è responsabilità di un altro: “colpa della Crisi”. Ma questa crisi, sarà per caso una persona in carne ed ossa che aveva altre cose più urgenti e più importanti da fare e a cui era stato detto…”aspirina per tutti !!!”

    La qualità degli affidamenti nasce dalla capacità di analisi dell’effettivo fabbisogno del cliente e dalla capacità dell’azienda, quindi della iniziativa imprenditoriale, di ripagare la banca e lo stesso imprenditore. Alla banca, ai professionisti della banca e non a commercianti di denaro, il compito di capire se meritevole di fiducia…

    … Si chiama “credito”, voce del verbo credere… per credere, per avere fiducia, per affidare una risorsa peraltro “pubblica” (cioè di altri) occorre qualità. E perchè no, anche velocità, perchè al pronto soccorso non si deve aspettare, ma si deve guarire.

    Ciao

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  2. Ho letto e regalato ad amici e colleghi il suo libro “Qualità degli affidamenti bancari”.

    La prima parte, in modo particolare, rappresenta una lucida analisi della realtà bancaria attuale. Purtroppo la cultura della “qualità degli affidamenti” in banca ha sempre più lasciato spazio ad una diffusa crescente impreparazione da parte degli addetti ai lavori.

    Gli automatismi, l’uso inappropriato del rating (come sostituto assoluto della fase istruttoria, elemento di valutazione indiscusso, costruito su logiche statistiche che “guardano al passato”, realizzato da professionisti che ragionano secondo logiche assicurative più che bancarie, capace di generare volumi crescenti di crediti problematici) ha reso le banche incapaci di effettuare una valutazione attenta e professionale del rischio di credito.

    Le strutture che all’interno delle banche sono incaricate di occuparsi della formazione, spendono a loro volta migliaia e migliaia di euro allo scopo di non creare professionisti bancari (anche se spesso si parla di percorso sviluppo competenze creditizie) e più semplicemente per diffondere (direi imbottire la testa) nozioni sostanzialmente avulse dal contesto operativo, che però rappresentano un’importante vetrina all’interno e all’esterno della banca per gli stessi formatori e per le stesse strutture di formazione..

    Quando si pensa di affrontare il tema della qualità, nel credito, il contenuto di questi corsi verte sui tempi di risposta al cliente, quale unico e compulsivo elemento di preoccupazione di intere reti commerciali e crediti. Non si perde occasione – visto che si parla di qualità degli affidamenti – di ricordare l’importanza e la necessità di attuare politiche di sviluppo degli impieghi, allo scopo di raggiungere gli obiettivi di budget.

    Credo che questo tipo di atteggiamento, ben evidenziato e descritto nel suo libro, abbia assunto contorni preoccupanti, specie se a questo tipo di considerazioni si associa l’inesorabile lettura dei bilanci bancari degli ultimi anni.

    Il rapporto sofferenze/impieghi, quale parametro oggettivo di misurazione e comparazione della qualità del credito all’interno del Sistema, ha raggiunto livelli critici in termini di sostenibilità, criticità che purtroppo viene affrontata dai vertici delle banche, come sempre, affermando l’assoluta necessità, per la banca, di attuare una logica della “crescita” degli impieghi (unica ricetta valida per uscire dalle secche, di cui i manager attuali hanno cognizione, vista l’origine e l’esperienza di vendita che li ha portati a rivestire quei ruoli). A questa strategia, se non a parole smentite poi dai fatti e dai messaggi subliminali, non si accompagnano interventi di prevenzione e mitigazione dei rischi.

    La prego, continui nella sua opera di diffusione della cultura creditizia, continui con forza, ricordi i principi di base della sana e prudente gestione bancaria, difenda la qualità degli affidamenti bancari per un sano, equilibrato sviluppo delle banche e del Paese.

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