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Lavori usuranti? Lavorare in banca.

Lavori usuranti? Lavorare in banca.

Sono iscritto, quasi di contrabbando, a un gruppo Facebook che si chiama “Dipendenti bancari”. Ho lavorato e lavoro talmente tanto con loro che mi sento uno di loro, anche se non mi permetto di fare interventi. Leggerli, tuttavia, soprattutto in questo periodo, è illuminante di una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ovvero la totale disinformazione e mancanza, letteralmente, di educazione al rispetto del lavoro e ai rapporti umani. Premesso che non è mio compito difendere i dipendenti delle banche, lo sanno fare da soli, credo che arrivare a minacciare di morte o di percosse sia indicatore di uno stato d’animo che è divenuto incapace di giudicare la realtà e riesce a vedere solo il proprio immediato particolare e le proprie esigenze. Non aiuta, in tutto questo, la comunicazione, pubblica e privata, quella dei media e quella sui social che, soprattutto a seguito dell’emanazione del Decreto Liquidità, ha messo in prima linea le banche nell’erogazione degli aiuti, facendone l’ufficiale pagatore di un esercito senza soldi. E, infatti, il Decreto di cui sopra, non potendo erogare denari che non ci sono, eroga garanzie pubbliche (SACE ma soprattutto Fondo Centrale di Garanzia) che dovrebbero rassicurare -secondo il mainstream di giornali, politici di maggioranza ed associazioni di categoria- le banche.

Le banche, deputate a erogare in luogo dello Stato, dovrebbero essere rassicurate che:

  • non finirà tutto a schifìo (Mezzogiorno e mezzo di fuoco, regia di Mel Brooks);
  • ove finisse, non ci sarebbero conseguenze penali (il cosiddetto “scudo penale”) per chi ha finanziato soggetti poi falliti;
  • non servono istruttorie complesse (le scartoffie), basta andare in banca per ricevere denaro, come recita un’improvvido articolo apparso su Italia Oggi di lunedì 8 giugno a firma Roberto Lenzi.

Duole doverlo scrivere, ma nessuno dei punti sopraelencati pare potersi realizzare.

Quanto al primo punto, per la buona ragione che basterebbe che anche solo il 10% delle imprese che hanno ricevuto le garanzie poi andasse in default per vedere esauriti i fondi, rendendo vane e inefficaci le garanzie.

Quanto al secondo perché, Ministro di grazia e giustizia Bonafede, il diritto è divenuto, tutto il diritto, diritto penale, ogni sorta di diritto è solo e soltanto penale: e nel Decreto Liquidità non era prevista nella stesura originaria, né è stato aggiunto nel decreto di conversione, alcun tipo di esclusione di responsabilità penale per le banche che dovessero trovarsi a finanziare un’impresa che poi fallirà. Ricorso abusivo al credito, concessione abusiva di credito, bancarotta fraudolenta etc…

Quanto al terzo, e qui divento noioso, per alcuni motivi che vale la pena riprendere puntigliosamente.

Quando Roberto Lenzi nell’articolo citato di Italia Oggi parla dell’art.1 bis, cita un periodo che io non ho -letteralmente- trovato nella legge di conversione (magari mi sbaglio, pronto a correggermi) e che, peraltro, mi parrebbe in contrasto evidente con quanto si dice, per esempio, proprio a proposito di SACE, che deve operare con la dovuta diligenza professionale e che, sempre a detta di Lenzi, viceversa sarebbe esentata dal fare “accertamenti ulteriori”. Se restringiamo il campo alle garanzie che può concedere SACE già questo basterebbe per dire che l’articolo è scritto volutamente “male” (captatio benevolentiae) per imprenditori disperati e professionisti arruffoni, perché le garanzie SACE sono ben poca cosa sul totale e il vero protagonista per le PMI è il FCG. Il quale FCG, d’altra parte, non ha fondi a sufficienza anche solo nell’ipotesi che il 10% delle imprese beneficiarie siano poi insolventi. Mi dicono peraltro che l’articolo in questione sia stato brandito da numerosi consulenti per portare avanti le ragioni di pratiche di fido irricevibili.

Peraltro e cito il Decreto Liquidità convertito in legge: “art.2 lettera n) il finanziamento coperto dalla garanzia deve essere destinato a sostenere costi del personale, ((canoni di locazione o di affitto di ramo d’azienda,)) investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attivita’ imprenditoriali che siano localizzati in Italia, come documentato e attestato dal rappresentante legale dell’impresa beneficiaria, ((e le medesime imprese devono impegnarsi a non delocalizzare le produzioni;” Come è possibile documentare e attestare qualcosa senza le dovute pezze d’appoggio, ovvero bilanci, business plan etc..? Come è possibile fidarsi della sola autodichiarazione, che coprirebbe il verbo “attestare” ma non “documentare”?

In sintesi, mi pare che la portata innovativa della certificazione sbandierata nell’articolo, sia più che altro presunta dall’Autore dell’articolo e dai suoi lettori interessati, tanto più che lo stesso Lenzi dice è l’imprenditore a dover dichiarare, sotto la propria responsabilità, che “i dati aziendali forniti su richiesta dell’intermediario finanziario sono veritieri e completi (…).” Nessuno esonera l’intermediario dal chiedere i dati e nessuno lo esonera dalla dovuta diligenza professionale.

Per cui, portiamo rispetto ai bancari: soprattutto a quelli che lavorano bene.

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Banche Lavorare in banca

Lavorare in banca: the new normal.

Lavorare in banca: the new normal.

Oggi ho avuto un primo incontro con 9 colleghi su come affrontare il quotidiano col team che mi trovo sul posto di lavoro; è stato interessante e coinvolgente, ma sinceramente dopo aver seguito i tuoi consigli negli incontri che tenevi il mercoledì e dopo aver seguito diversi webinar e seminari, non so perché mi sono sentita immersa tra colleghi che vedono la banca con gli occhi pre-Covid e una banca vecchia di anni.

A mio avviso se vogliamo viaggiare ancora a lungo dobbiamo cambiare mentalità, obiettivi e metodi di approccio; l’azienda che pensa al suo orticello non trova spazio in questo nuovo mercato.. tu che idea ti sei fatto?…. sto pensando troppo in grande ….è un qualcosa di insensato il mio pensiero?

(mail ricevuta ieri, 9 giugno 2020)

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ABI Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banca d'Italia Banche Crisi finanziaria Imprese Liquidità PMI

Informare male, fa male: non giudicare è peggio (ancora su banche e imprese).

Informare male, fa male: non giudicare è peggio (ancora su banche e imprese).

Stefano Elli scrive sul Sole 24 Ore di oggi, 10 maggio 2020.

Impresa di abbigliamento (chiusa). Fa richiesta in banca dei 25mila euro del decreto liquidità. La banca nega: posizione segnalata in Centrale rischi. Quindi niente soldi. Richiesta analoga da agenzia turistica (inattiva). Domanda respinta. Stessa motivazione. Padroncino autotrasportatore (fermo). Chiede finanziamento. Negato: medesima ragione. Non si contano più le mail giunte al Sole24 Ore che rappresentano lo stesso umiliante canovaccio. Chi non ha pagato rate, leasing, affitti, per più di due mesi consecutivi si ritrova sul capo la fiammella segnalatrice di elevato rischio creditizio. Una pentecoste debitoria che significa una cosa sola niente soldi. Almeno per coloro che si trovavano in difficoltà già prima del Covid-19. Perché per gli “investiti” dal tornado coronavirus almeno uno scudo c’è: le linee guida dell’Abi ,sulla scorta di quanto previsto dal decreto liquidità, prevedono che la garanzia venga concessa anche in favore dei debitori sofferenti o deteriorati purché tale classificazione non sia precedente al 31 gennaio 2020. Oltre a questo per finanziamenti sino a 25mila euro non si prevede alcuna attività istruttoria.

D’altra parte il titolo dell’articolo è Una odissea per 2 milioni di cattivi pagatori. Sottotitolo. Molte Pmi sono escluse dai crediti garantiti perché erano in crisi prima del Covid.

Da quando è cominciata la crisi da Covid-19, Il Sole 24 Ore, probabilmente per un riflesso pavloviano, si lamenta per conto delle imprese, deprecando la qualunque: con questo articolo, unitamente alla lamentela pubblicata su Sosliquidità l’altro giorno del famoso (famigerato?) commercialista che parlava di richieste lunari, si sale in un crescendo che dimentica, con disinvoltura eccezionale, i mille discorsi fatti sul mercato e la concorrenza.

Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché un imprenditore che ha chiuso e che è stato segnalato in CR come sofferenza prima del 31.1.2020 deve essere finanziato da qualche altra banca: perché?? Dove è scritto che alle banche competa la previdenza sociale? L’articolo prosegue, sulla scorta di molti che ho letto in questo periodo, parlando di non necessità di istruttoria per le pratiche di fido inferiori a 25.000 €. Non è vero. Non è così. Anche per questa, che è pura e semplice beneficenza travestita da operazione di prestito, la banca dovrebbe fare un’istruttoria (e grazie a Dio, a mia notizia e per i contatti che ho, la fa e spesso dice di no); per chi non è convinto, basti andare a leggere l’orientamento dell’Autorità bancaria Europea o ABE (EBA per gli anglofoni) che fa chiaramente capire che, tanto più in un’ottica di medio termine, non si può che chiedere business plan, progetti, bilanci numeri. Perché i progetti vanno selezionati, le imprese vanno scrutinate, tanto più adesso. Non si possono finanziare le perdite di chi perdeva già senza neppure chiedergli come pensa di fare per non perdere più.

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ABI Banche Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Relazioni di clientela

Richieste lunari?? Come far affondare il rapporto banca-impresa.

Richieste lunari?? Come far affondare il rapporto banca-impresa.

Leggo sul Sole 24 Ore di oggi questa lettera, che riporto integralmente omettendo solo la firma dell’autore.

Le richieste lunari della banca

“Sono un commercialista che ha la fortuna di assistere, su tutto il territorio nazionale, “primarie aziende” nei rispettivi settori in cui operano. Orbene, una delle mie suddette aziende, con ottimo rating e congrue linee di credito in essere, ha manifestato al settorista di una primaria banca, l’intenzione di avvalersi del “Decreto liquidità” relativamente al parametro “Fabbisogno per costi del capitale d’esercizio e per costi di investimento nei successivi 18 mesi”. Pur non specificando l’importo, ma pur sempre sotto la soglia dei 5 milioni di euro, il suddetto funzionario ha risposto che solo per poter esaminare la pratica avrebbe bisogno della documentazione di cui alla mail allegata. A) bilancio 2019 definitivo e, se preventivo, con firma del legale rappresentante.

b) situazione banche con dettaglio fidi accordati e debito residuo e leasing; c) piano di rimborso del debito rateale e dei leasing; d) relazione dell’amministratore sull’impatto dell’emergenza sanitaria sui conti aziendali (descrivere la situazione di mercato, andamento dei ricavi e margini economici, aspettativa sulla ripresa/normalizzazione dell’attività); e) business plan che copra l’intero piano di rimborso del finanziamento considerando che questo potrà superare i 72 mesi di cui 24 di preammortamento massimo. Dato che ritengo la suddetta richiesta “lunare” e in contrasto con quelle che sono le finalità conclamate, oserei dire “strombazzate” dai nostri governanti, gradirei che tale richiesta fosse portata a conoscenza dell’Abi, di Confindustria e di quanti altri hanno a cuore il problema della liquidità del nostro sistema economico in questo drammatico momento.”

Avrei risposto così, se solo la mail de il Sole non avesse rigettato quanto scritto (l’indirizzo l’ho scritto bene, poi non so…).

Gentili Signori di Sos Liquidità,
non scrivo quasi mai ai giornali, ma leggendo certe lettere mi pare di essere tornato ai tempi della crisi del 2008, quando sulle banche si era gettata addosso lo stigma dell’infamia e le imprese e gli imprenditori erano, naturalmente, al di sopra di ogni sospetto.
La lettera del commercialista (dott…) che lamenta che le banche chiedano il bilancio 2019 e il business plan per gli anni a venire, con la stima dell’impatto Covid è quanto di più professionale, non lunare, si possa immaginare. Per quale motivo la banca dovrebbe dare denari a un imprenditore o a chiunque senza capire cosa ha combinato finora (a questo serve l’ultimo bilancio storico: e spero che la banca abbia già anche gli altri) e senza chiedergli cosa ha in mente di fare (e a questo serve il business plan). Se il collega avesse letto bene il decreto liquidità saprebbe che dall’anno prossimo occorrerà indicare in nota integrativa la stima dell’impatto Covid 19 sul risultato d’esercizio: e forse sarebbe meglio che ne parlasse al suo cliente, magari per capire se e in che modo valga la pena cambiare il business model se un evento esogeno così violento spariglia le carte in tavola per il mondo intero, non solo per lui.
Non andremo molto lontano lamentandoci, senza capire quale sia la nostra situazione, dove vogliamo andare e cosa serva per andarci: sicuramente la comunicazione governativa e quella dei media sul Decreto Liquidità non è stata smagliante, ma è stato il Presidente Bonomi (non il Presidente dell’ABI) a dire che non si risolve la crisi indebitando di più le imprese. Aggiungerei io, da ultimo, che indebitare le imprese per coprire le perdite, senza altre prospettive che chiedere i buchi per l’immediato, è una cosa, a dir poco, sconsiderata.
Mi consola vedere imprese che si stanno gettando a capofitto nei piani e nei progetti, anche facendosi aiutare da validi consulenti e da professionisti che li indirizzano verso scelte consapevoli. Lamentarsi e basta non serve a niente, non serve più: non aiuta e non aiuterà mai a migliorare i rapporti tra le imprese e le banche.

Alessandro Berti

 

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Banche BCE Crisi finanziaria Disoccupazione Imprese Indebitamento delle imprese Keynes PMI

Un contributo di Andrea e Rony Hamaui, da non perdere.

Un contributo di Andrea e Rony Hamaui, da non perdere.

Riporto integralmente da Lavoce.info

Debito pubblico in crescita, come gestirlo

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Terminata l’emergenza, il deficit dovrebbe trasformarsi in surplus e il debito accumulato dovrebbe rientrare rapidamente. Ma non sempre accade. Servono una politica monetaria coraggiosa, piani di rientro credibili ma soprattutto una spesa che stimoli la crescita.

La grande abbuffata di debito pubblico

“L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che entra realmente in possesso della collettività dei paesi moderni è il debito pubblico” (Karl Marx, Il Capitale, primo libro, 1867). Mai previsione del filosofo tedesco rischia di essere tanto vera, dopo l’abbuffata di debito che tutti gli stati stanno facendo in questa delicata fase. Le recenti stime del Fondo monetario internazionale ci dicono che nei paesi avanzati, entro fine anno, il rapporto tra debito pubblico e Pil crescerà mediamente di oltre il 17 per cento, con punte del 20 per cento negli Stati Uniti e del 22 in Italia, mentre le prospettive per il 2021 rimangono ancora molto incerte. Tutto ciò partendo da un livello d’indebitamento già straordinariamente alto, giacché alla fine dell’anno scorso il rapporto debito-Pil dei paesi avanzati aveva superato il 105 per cento, massimo storico dall’ultimo dopoguerra (Figura 1).


Fonte: Fmi.

La storia e la letteratura economica ci hanno insegnato che il debito pubblico, rispetto ad altre fonti di finanziamento come le tasse, sia un eccezionale strumento per realizzare consumption smoothing, ovvero attenuare la caduta dei consumi in concomitanza di grandi shock ed eventi eccezionali. Da sempre i governi lo hanno usato per finanziare guerre e fronteggiare catastrofi naturali. Il deficit di bilancio poi è un importante strumento per smussare la tassazione, spesso distorsiva, quando si devono sostenere investimenti (tax smoothing). Le teorie keynesiane infine mostrano come la leva fiscale e il conseguente debito pubblico siano un ottimo strumento per intraprendere politiche anticicliche, specialmente quando i margini offerti dalle politiche monetarie sono ridotti.

Eccesso di debito e instabilità finanziaria

Terminata l’emergenza, si assume che il deficit pubblico si trasformi in surplus e che i maggiori debiti accumulati rientrino rapidamente. Nella realtà il più delle volte questo non succede, come è evidente nella figura 1. Infatti, i governi hanno maggiori incentivi ad allargare i cordoni della borsa durante le fasi recessive di quanti non ne abbiano a restringerli durante le fasi espansive, soprattutto in paesi come l’Italia caratterizzati da cicli politici brevi. Inoltre, spesso, le aspettative di crescita su cui si basano i piani di rientro si dimostrano troppo ottimistiche e a uno shock reale negativo segue una crisi finanziaria molto costosa.

L’eccessivo indebitamento non è privo di conseguenze poiché in molti casi si accompagna a una forte instabilità finanziaria e a una bassa crescita economica, in una relazione non lineare e con una direzione di causalità non evidente. Nel secondo dopoguerra i paesi che crebbero di meno furono quelli vincitori (Usa e Regno Unito), gravati da un alto livello di debito, mentre esiste il forte sospetto che il rallentamento della crescita dei paesi avanzati osservato negli ultimi decenni (secular stagnation) sia dovuto, oltre che a cause strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la bassa produttività, anche al crescente indebitamento (Figura 2). La qualità del debito conta molto giacché, se questo è detenuto principalmente da non-residenti, ha una durata più corta e non è utilizzato per finanziare investimenti, i suoi effetti risultano molto più destabilizzanti.

Figura 2 – Debito pubblico e crescita economica dopo la crisi.

Mai come ora è indispensabile sfruttare la leva fiscale per lenire i devastanti effetti della diffusione del Covid-19, senza però trascurare gli effetti negativi dell’enorme debito pubblico che tutti i paesi sono costretti ad accumulare. In primo luogo, è fondamentale che la politica monetaria, oltre ad assicurare molto a lungo tassi negativi, monetizzi parte del debito, seppure in via eccezionale per non perdere la propria credibilità. Lo stanno già facendo in maniera surrettizia tutte le principali banche centrali, acquistando titoli di stato. Tuttavia la Fed ha intrapreso questa strada con maggior determinazione quando ha deciso di non mettere un limite agli importi di titoli che intende comprare. In secondo luogo, è fondamentale gestire in maniera oculata il debito, garantendone la sostenibilità, raccogliendo a lungo termine, a bassi tassi d’interesse e con un piano di rientro credibile. Da questo punto di vista risulta molto importante l’utilizzo di Eurobond, del Mes, del Sure e del Recovery Fund, specie se questi saranno finanziati con l’espansione del bilancio europeo.

Come conquistare la fiducia dei cittadini e dei mercati

Tuttavia, forse, l’aspetto più cruciale è quello di spendere bene i soldi investendo in attività produttive che stimolino la crescita e favoriscano la ripresa economica. In altri termini, meno bonus babysitter, congedi parentali, bonus vacanze e sostegno al lavoro nero e più investimenti in capitale fisico e umano. Bisogna quindi cogliere l’opportunità per varare un grande piano che rilanci la produttività del paese e riduca il gap infrastrutturale dell’Italia. È giunto il momento di scelte coraggiose che favoriscano l’interesse generale a costo di sacrificare interessi di parte. Da questo punto di vista non giova emanare un decreto ogni mese che finisce per assecondare le diverse lobby: è più costruttivo delineare, come ha fatto la Germania, un piano ben articolato che tranquillizzi i cittadini e i mercati.

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Crisi finanziaria

La ragione per cui.

La ragione per cui.

©P.B.

La ragione per cui aveva lasciato Abelson, dove comunque era stato tanto fortunato da continuare a riscuotere la vista paga durante il crollo in borsa e anche negli anni peggiori della Depressione, la ragione per cui aveva osato aprire un negozio tutto suo in un momento così brutto, era semplice: a tutti quelli che glielo chiedevano, e anche a quelli che non glielo chiedevano, spiegava:”Dovevo avere qualcosa da lasciare ai miei due ragazzi”.

Philip Roth, Everyman, Einaudi

 

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Crisi finanziaria Germania Mario Draghi

Senza polemiche, senza zizzania, senza por tempo in mezzo.

Senza polemiche, senza zizzania, senza por tempo in mezzo.

©Minima Moralia

Non c’è tempo da perdere, questa proposta può essere certamente migliorata ma è un ragionevole e intelligente punto di partenza per affrontare non il dopo, ma l’oggi, l’istante. Senza polemiche, senza zizzania, come dice Luca Sofri. E mercoledì 8 aprile, alle ore 18 su Facebook riparliamo di Fare impresa in tempi di lockdown, affrontando il tema della redditività e della liquidità.

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Alessandro Berti

In loving memory

Se tu Signore non cammini con me, io non muovo un passo.

Rita Rigoni Berti, 11.1.1960 - 24.8.2006
Rita Rigoni Berti, 11.1.1960 – 24.8.2006
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don Giussani

Il senso della storia è l’indice supremo della ricchezza dello spirito.

Il senso della storia è l’indice supremo della ricchezza dello spirito.

“(…) la storia vive un momento in cui viene meno il senso della storia: affannato e appassionato nell’opera presente, l’uomo smarrisce il senso della storia. Da questo punto di vista, un tempo come il nostro, se è ricco di una energia inusitata, se è ricco di una forza operativa impensata fino a pochi anni fa, è estremamente povero di spirito, ma non nel senso evengelico della parola; è un’epoca estremamente povera perché la ricchezza dello spirito è eminentemente un fenomeno, un avvenimento di sintesi, e il senso della storia è l’indice supremo della ricchezza dello spirito.

Mons.Luigi Giussani (citato da Julian Carrón in Giornata di inizio 2018).

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Banche Sud

Crash program (Popolare di Bari per la sicurezza dei risparmiatori).

Crash program (Popolare di Bari per la sicurezza dei risparmiatori).

Il consiglio di amministrazione procederà con decisione sulla strada di una programma d’urto (crash program) con significativi interventi sul versante della riduzione dei costi e dei rischi e per un deciso impulso sul versante dei ricavi, con l’obiettivo di ottenere un significativo miglioramento del conto economico nel secondo semestre.” Così si legge sul Sole 24 Ore di oggi, ed è  certamente rassicurante sapere, fra l’altro, che l’LCR e l’NSFR hanno raggiunto livelli di tranquillità. Però dire che si vogliono aumentare i ricavi, riducendo i costi e i rischi assomiglia un po’ a certi piani finanziari di aziende non finanziarie che vanno in banca a chiedere denari con un “business plan” fatto dall’amministratore di condominio. Forse non andremo a sbattere, perché per farlo bisogna correre: ma ho dei dubbi che si riesca persino a partire. Forse sarebbe il caso di dire che l’unica, realistica strategia è l’aggregazione. Ma questo non è mai popolare.