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Alessandro Berti Banche Fabbisogno finanziario d'impresa

Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio…

Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio…

No, non penso che mi piacerebbe l’odore del napalm al mattino e non gioco a golf, memore peraltro dell’ammonimento di G.B.Shaw. Ma la citazione vera, quella che mi viene in mente mentre il lavoro sta diventando sempre di più ascoltare qualcuno che ti chiede di rappresentare come situazioni “sostenibili” quelle che già non lo erano, anche prima del 2019, la citazione è quella del filo del rasoio e della lumaca.

Perché non c’è un’impresa che non abbia richiesto il prestito Covid cash da 25 o 30mila euro che non si ritrovi, adesso, a chiederne molti, molti di più: dovendo presentare business plan che non ha (che non ha mai fatto, che non sa fare, che non vuole fare, perché costano…) a banche che nel frattempo non possono smettere di fare il loro lavoro. Non perché lo dice l’European Banking Authority, l’EBA, e lo dice, lo ha detto anche di recente, delineando il processo di valutazione e monitoraggio del rischio di credito a far data dal 30 giugno prossimo: la vera questione è che tu non puoi smettere di pensare alle inadempienze probabili perché il fabbisogno finanziario delle imprese è sempre lì. Dapprima da sole perdite Covid (magari con altre perdite dormienti nel magazzino, as usual), poi per altre perdite, perché ho riaperto ma non raggiungo il punto di pareggio. Perdo di nuovo, come versare l’acqua nella sabbia. Il fabbisogno finanziario aumenta e la questione non è il prestito garantito dal Fondo Centrale di Garanzia e neppure la moratoria. La questione è che io non ho i soldi per pagare le bollette, i fornitori, e a dicembre la CIG finisce. Come una lumaca sul filo del rasoio.

Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio, e’ un sogno che faccio, è il mio incubo, strisciare scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere.” Monologo del Colonnello Kurtz, Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola, 1979.

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ABI Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banca d'Italia Banche Crisi finanziaria Imprese Liquidità PMI

Informare male, fa male: non giudicare è peggio (ancora su banche e imprese).

Informare male, fa male: non giudicare è peggio (ancora su banche e imprese).

Stefano Elli scrive sul Sole 24 Ore di oggi, 10 maggio 2020.

Impresa di abbigliamento (chiusa). Fa richiesta in banca dei 25mila euro del decreto liquidità. La banca nega: posizione segnalata in Centrale rischi. Quindi niente soldi. Richiesta analoga da agenzia turistica (inattiva). Domanda respinta. Stessa motivazione. Padroncino autotrasportatore (fermo). Chiede finanziamento. Negato: medesima ragione. Non si contano più le mail giunte al Sole24 Ore che rappresentano lo stesso umiliante canovaccio. Chi non ha pagato rate, leasing, affitti, per più di due mesi consecutivi si ritrova sul capo la fiammella segnalatrice di elevato rischio creditizio. Una pentecoste debitoria che significa una cosa sola niente soldi. Almeno per coloro che si trovavano in difficoltà già prima del Covid-19. Perché per gli “investiti” dal tornado coronavirus almeno uno scudo c’è: le linee guida dell’Abi ,sulla scorta di quanto previsto dal decreto liquidità, prevedono che la garanzia venga concessa anche in favore dei debitori sofferenti o deteriorati purché tale classificazione non sia precedente al 31 gennaio 2020. Oltre a questo per finanziamenti sino a 25mila euro non si prevede alcuna attività istruttoria.

D’altra parte il titolo dell’articolo è Una odissea per 2 milioni di cattivi pagatori. Sottotitolo. Molte Pmi sono escluse dai crediti garantiti perché erano in crisi prima del Covid.

Da quando è cominciata la crisi da Covid-19, Il Sole 24 Ore, probabilmente per un riflesso pavloviano, si lamenta per conto delle imprese, deprecando la qualunque: con questo articolo, unitamente alla lamentela pubblicata su Sosliquidità l’altro giorno del famoso (famigerato?) commercialista che parlava di richieste lunari, si sale in un crescendo che dimentica, con disinvoltura eccezionale, i mille discorsi fatti sul mercato e la concorrenza.

Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché un imprenditore che ha chiuso e che è stato segnalato in CR come sofferenza prima del 31.1.2020 deve essere finanziato da qualche altra banca: perché?? Dove è scritto che alle banche competa la previdenza sociale? L’articolo prosegue, sulla scorta di molti che ho letto in questo periodo, parlando di non necessità di istruttoria per le pratiche di fido inferiori a 25.000 €. Non è vero. Non è così. Anche per questa, che è pura e semplice beneficenza travestita da operazione di prestito, la banca dovrebbe fare un’istruttoria (e grazie a Dio, a mia notizia e per i contatti che ho, la fa e spesso dice di no); per chi non è convinto, basti andare a leggere l’orientamento dell’Autorità bancaria Europea o ABE (EBA per gli anglofoni) che fa chiaramente capire che, tanto più in un’ottica di medio termine, non si può che chiedere business plan, progetti, bilanci numeri. Perché i progetti vanno selezionati, le imprese vanno scrutinate, tanto più adesso. Non si possono finanziare le perdite di chi perdeva già senza neppure chiedergli come pensa di fare per non perdere più.