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Economisti informazione

Non essere precipitoso (efficienza informativa ed economia criminale)

Internazionale, 16-22 aprile
Come faccio a convincere mio fratello che non avrà futuro se continua a fare il pusher?
G.S. – Londra

Risposta

Non essere precipitoso. Prima esamina i fatti e poi stabilisci se ha fatto la scelta sbagliata. L’economista Steven Levitt e il sociologo Sudhir Venkatesh hanno analizzato la contabilità di una banda criminale. I guadagni di un pusher sono bassi: due euro all’ora quando le cose vanno male e cinque nei periodi migliori. Invece i guadagni di un piccolo boss sono ottimi: 70 euro all’ora, esentasse. Il turnover è frequente e molti sperano in una promozione. Calcolando gli scarsi guadagni iniziali e la possibilità di carriera, in media un pusher arriva a guadagnare dai cinque ai dieci euro all’ora. Può sembrare poco, ma con la disoccupazione che c’è e se non si hanno altre soluzioni è meglio di altri lavori tassati, come fare le pulizie o vendere hamburger. Tuo fratello deve immaginare i possibili guadagni futuri e valutare i pro e i contro. Tenendo presente che entro quattro anni potrebbero sparargli due volte e arrestarlo sei. E che ha una possibilità su quattro di essere ucciso. Una volta che ha deciso quanto vale la sua vita, può fare una scelta razionale. Forse ti farà piacere sapere che di solito sono le gang a pagare il funerale.
Tim Harford
(risponde ai lettori del Financial Times).

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Banche Bolla immobiliare Crisi finanziaria

Basi costruttive.

“I negoziati procedono su basi costruttive”, così è stato affermato in un comunicato di Dubai World, la holding governativa che detiene le partecipazioni in circa una ventina di società dell’emirato (ma il cui debito lo Stato del Dubai non garantisce: chissà che ne direbbe Maometto di una simile eventualità o se nel Corano viene contemplato qualcosa per chi emette “bond islamici”, ipocrisia finanziaria allo stato puro).

Ovvero, a quanto pare, saranno messi in vendita i gioielli di famiglia, ma non tutti, con ovvio e conseguente ridimensionamento dei piani di sviluppo dell’Emirato. Sarebbe interessante saperne di più, ma la trasparenza, l’accountability e tutte le belle cose che le anime belle che predicano la creazione e la diffusione del valore di insegnano a Dubai, è proprio il caso di dirlo, non alloggiano. Nei manuali si chiamerebbero asimmetrie informative, le scelte fatte dagli investitori, sbagliando ex-ante, selezione avversa o adverse selection la conseguenza di tali scelte. Finché le compie la sora Ceciona, la scelte errate, rien à dire: ma quando le principali banche ci lasciano, per dir così, gli zampetti, possiamo lecitamente avanzare qualche dubbio sulle prediche circa la creazione e la diffusione del valore, la comunicazione finanziaria ed altre amenità?

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Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Asimmetrie informative.

In un intervista a Giampio Bracchi, a firma Mo.D., comparsa oggi sul Sole 24 Ore, si afferma che “Per le Pmi italiane il private equity (è) pronto con 4 miliardi”.

L’intervista è degna di nota, sia per l’autorevolezza dell’intervistato, che è presidente di AIFI, ovvero dell’associazione italiana investitori in private equity e in venture capital, sia per l’argomento trattato, che invita a ripensare, in chiave italiana, all’esperienza dell’omologa d’Oltralpe Cassa Depositi e Prestiti -la Caisse des Dépots– che nell’arco di dieci anni ha realizzato investimenti per 8,8 miliardi in 4mila imprese. Bracchi invita il governo a ripensare al funzionamento del fondo di patrimonializzazione per le Pmi, pur necessario, ma che va ripensato in chiave di “fondo di fondi”, ovvero in termini di partnership pubblico-privato. La proposta di Bracchi, a nome di AIFI, prosegue interessando e coinvolgendo anche le banche, che potrebbero finanziare l’impresa meritevole di intervento, impegnandosi contemporaneamente a finanziare le operazione di LBO da parte dell’imprenditore supportato dall’investitore istituzionale.

Fin qui tutto bene. Tuttavia la chiamata alle armi dei fondi pubblici non convince pienamente, perché Bracchi afferma che il fondo pubblico “arriva in un momento in cui è difficile per l’industria dei fondi di private equity tornare sul mercato per nuova raccolta.” Quindi? E’ meglio non rischiare da soli? Oppure le asimmetrie informative che l’investitore istituzionale in capitale di rischio -in Italia in verità mai troppo impegnato nella primissima fase del ciclo di vita dell’impresa- incontra normalmente, si affrontano meglio in compagnia del partner pubblico? Se 8 miliardi hanno prodotto buoni frutti in Francia, paese storicamente più avanzato del nostro per quanto riguarda il private equity, perchè 4 non dovrebbero, per intanto, bastare?

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Banche Economisti Sviluppo

Tre dubbiozzi, sulla Banca del Sud (da Il Foglio di oggi).

In Letture consigliate.

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Akerlof calcio minore Inter

Calciatori bolliti e lemons: una lettura interessante del derby

Marek Jankulovski
Un mio laureando, grande tifoso milanista, sviluppa, senza saperlo, un tema che qualche tempo fa avevamo già trattato, commentando in termini aziendalistici le due cessioni che hanno caratterizzato il calcio-mercato estivo, quella di Kakà e quella di Ibrahimovic. Ebbene, rispondendo a qualche sfottò del sottoscritto, il mio laureando ha immediatamente affermato che “il grande Akerlof avrebbe inserito Jankulovskj fra i lemons“, nel suo grande contributo teorico alla teoria delle asimmetrie informative.
Poichè il tema è interessante, stimolante e divertente, ci ritorneremo presto.