Categorie
Agnelli Disoccupazione Energia, trasporti e infrastrutture Fiat Imprese Indebitamento delle imprese Lavoro PMI Ripresa Sud Sviluppo

Il blocco (mentale) dell’autotrasporto.

Il blocco (mentale) dell’autotrasporto.

Curiosando sulla rete alla ricerca di cifre e di informazioni circa la suddivisione del trasporto merci fra gomma, rotaia etc..mi sono imbattuto solo in articoli datati, come questo, peraltro interessante e ben argomentato. E ho ricordato gli anni ’60 ed il nuovo modello di sviluppo di Ruffolo, quello che voleva togliere l’auto dal centro del mondo per favoleggiare di altro, in anni in cui a Torino si diceva che ciò che era bene per la Fiat era bene anche per l’Italia. Giorgio Ruffolo e gran parte della sinistra sindacale di quei tempi erano se non massimalisti, spesso solo velleitari, scollegati dalla realtà come solo il PdL di adesso sa fare, ma forse qualcosa di quello che dicevano si potrebbe recuperare. Provo a capirci qualcosa guardando i numeri e scopro che:

  1. i trasporti su rotaia non sono convenienti per le distanze entro 1000 km (ovvero mai in Italia);
  2. per rendere convenienti i trasporti su rotaia bisogna investire sulla medesima, come hanno fatto i francesi ed i tedeschi (hai visto mai?);
  3. l’Italia NON ha investito sulla rotaia, come prova lo schifoso viaggio che ho fatto ieri mattina, dismettendo stazioni e tratte che non erano convenienti, in una logica molto privatistica, tranne che per le relazioni sindacali (consiglio a Stella e Rizzo di andare a curiosare nei dopolavoro ferroviari, per esempio);
  4. dunque i camionisti, o camionari, come dicono in Veneto, godono di una rendita di posizione, mi spiace dirlo, ma è così, insidiata solo dalla concorrenza dell’Est (benedetta UE, almeno a qualcosa serve); un camionista bulgaro costa un terzo di uno italiano, 15mila euro del primo contro 45mila del secondo;
  5. nonostante la rendita, gli sgravi fiscali e le molte altre agevolazioni, i camionisti non ce la fanno, o perlomeno, molti di loro; d’altra parte se basta un aumento del prezzo delle materie prime ad azzerare i margini, significa che già erano bassi.

Fin qui le “scoperte” dell’acqua calda. Dalle scoperte alle conclusioni.

La prima: forse non è un business conveniente? Forse a certe dimensioni non lo è mai stato, se è vero che tanti bilanci visti personalmente di aziende di autotrasporto, in molti e molti anni, recavano l’utile solo grazie alle plusvalenze per la cessione degli autocarri riscattati in leasing, inquinando la redditività operativa con ricavi extracaratteristici. Il buon senso, prima ancora della logica economica, imporrebbero di essere coscienti che chi ha margini modesti non può giocare con la finanza (inevitabile pensare a quante aziende di autotrasporto hanno debiti che non pagheranno mai perché non dovevano farli, non potevano permetterseli), ovvero che queste aziende se faticano a pagare i dipendenti, tanto più non possono farlo a debito.

La seconda: gli investimenti in infrastrutture, compreso il Ponte sullo Stretto, potevano prefigurare, se fatti per tempo, un nuovo vero modello di sviluppo. Ma non si riesce a fare partire la TAV (a proposito, perché nessun blocco in Val di Susa?), figuriamoci qualsiasi altra iniziativa: in ogni caso, ne godranno i nostri nipoti. Ma sono necessari, meglio farli tardi che non farli mai.

Infine: tagliare le rendite, liberalizzare, privatizzare può servire, può dare risorse, può aiutare questo gigantesco processo di riconversione delle infrastrutture, senza farci precipitare nella sindrome cilena (ma Mario Monti in elmetto e mitra a Palazzo Chigi non ce lo vedo). Ma deve essere guidato, sorretto da idee e da un progetto. Si cercano idee forti per la politica, mentre questa ha abdicato a se stessa. Buon lavoro a tutti.

Categorie
Disoccupazione Fiat Imprese Lavoro Sud

Conosciamo bene le regole dei mercati.

Conosciamo bene le regole dei mercati.
Il loro andamento è determinato dalla domanda e dall’offerta, e trovano il loro equilibrio all’incrocio di queste due funzioni.

Nella ricerca di questo equilibrio, non adottano principi etici e non sono condizionati da fattori o legami emotivi.
Se lasciassimo il mercato libero di agire, alla sua maniera, le prospettive per la Fiat in Italia non sarebbero buone.
La verità è che l’unica area del mondo in cui l’insieme del sistema industriale e commerciale del Gruppo Fiat è in perdita è proprio l’Italia.
Lo è quest’anno come lo è stato lo scorso.

Sergio Marchionne, Meeting di Rimini, 26 agosto 2010

marchionne_rimini_260810

Categorie
Fiat USA

Quella volta, io e te.

Nel 1701, l’ufficiale francese Antoine de La Motte Cadillac fondò un insediamento fortificato chiamato Fort Pontchartrain du Détroit dal nome del conte di Pontchartrain, ministro della marina sotto Luigi XIV. L’insediamento prosperò come centro commerciale di pellicce ed il porto offriva riparo alle navi francesi che solcavano i Grandi Laghi. (da Wikipedia)

Categorie
Energia, trasporti e infrastrutture Fiat Sviluppo

L’auto di campagna.

Il Presidente del Venezuela, Hugo Chavez

Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha minacciato di esproprio Toyota, GM e Chrysler-Fiat, ipotizzando altresì di convocare immediatamente i cinesi, se non saranno prodotte auto con nuove tecnologie e se le stesse non saranno destinate alle aree rurali.

La carenza di offerta sul mercato interno venezuelano sarebbe legata proprio alle politiche economiche del governo del dittatore sudamericano, improntate all’applicazione di alti dazi all’importazione, che obbligano i produttori ad assemblare le auto in loco, con tutte le inefficienze del caso. Non si deve dimenticare, peraltro, che i volumi prodotti nel Paese sudamericano sono talmente modesti da non consentire il raggiungimento delle economie di scala proprie dell’applicazione delle nuove tecnologie.

Infine, più che preoccuparsi che i contadini possano acquistare auto abbassandone i prezzi -anche le auto più economiche prodotte in Cina o in India sono verosimilmente troppo care per il reddito di un campesino– l’istrionico Chavez farebbe bene ad occuparsi del reddito pro-capite dei suoi concittadini, di campagna e, probabilmente, anche di città.