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Banche Banche di credito cooperativo Lavorare in banca Relazioni di clientela Sud Sviluppo

A proposito di banche locali e capitale umano (1).

A proposito di banche locali e capitale umano (1).

L’occasione di partecipare all’incontro dei dipendenti della  Bcc di Paceco (TP) ha rappresentato la possibilità di rendersi conto di cosa possano fare le banche se solo decidano di fare il loro mestiere, che non è quello di motori dello sviluppo, ma di catalizzatori dello stesso e, in un certo senso, di levatrici della crescita. La Bcc di Paceco è nel Mezzogiorno, quel luogo per il quale qualcuno aveva pensato al bel progetto illuministico della Banca per il Sud, tuttora da definire. Uno pensa al Sud e pensa a qualcosa di immobile, che fa fatica a muoversi, che ha freni, lacci, problemi: poi incontra le persone di certe banche (tre su tutti: Alessandro, Giovanni, Manuela, che ringrazio) e scopre che per le imprese si possono fare tante cose, senza necessariamente finanziarle (o senza che la finanza sia la prima delle questioni).

Vale la pena visitare il sito della Banca per rendersi conto di quello che hanno fatto questi amici, dall’aver portato gli esponenti della loro industria agro-alimentare e relativa filiera in Texas, allacciando relazioni con le camere di commercio statunitensi, fino al Convegno sulla certificazione Kosher del cibo, sempre in chiave di internazionalizzazione e di export. Solo una riflessione: per inventarsi queste cose servono i denari, ma i denari non bastano, ci vuole la conoscenza delle Pmi e delle persone che ci lavorano, che solo la relazione rende possibile. E, a sua volta, la relazione è resa possibile dal capitale umano: persone vive e intelligenti ma, soprattutto, persone attente alla realtà.

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Banche Giulio Tremonti Relazioni di clientela

Quasi quasi mi compro una banca.

 

La notizia che Poste Italiane può comprare banche, così come previsto nel decreto “milleproroghe” non è appena un rigurgito di statalismo, come si potrebbe facilmente paventare, soprattutto alla luce di quanto ha mostrato finora di pensare il Ministro Tremonti.

Le possibili conseguenze dell’inserimento normativo, inatteso e sorprendente, circa la previsione di future acquisizioni in campo bancario e finanziario da parte di Poste Italiane, sono difficili da valutare. Certo l’idea è perfettamente coerente con la necessità di impiegare l’enorme massa di liquidità raccolta dal risparmio postale, destinata alla Cassa Depositi e Prestiti, che è, tuttavia, una non-banca. E, d’altra parte, se non dovesse decollare la Banca per il Sud, ecco pronto uno strumento, sia pure attraverso la mediazione di una holding pubblica, pronta a fare lo stesso, e magari non solo al Sud.

Una conseguenza, tuttavia, è abbastanza chiara e non può fare piacere alle banche italiane, strette fra problemi di liquidità e di tassi sempre troppo bassi. L’idea tremontiana riduce i passaggi fra risparmio e investimenti, attenuando i costi della doppia intermediazione che l’idea della Banca per il Sud portava come se come vizio originario ma, soprattutto, fa concorrenza alle banche in un settore, quello della raccolta, sul quale stanno già soffrendo, con una rete distributiva molto più capillare e prodotti spesso più competitivi. Il fattore tempo, tuttavia -almeno quello- lavora per le banche: se Poste Italiane è molto abile nella raccolta, non è tuttavia in grado di fare impieghi di qualità, né sarebbe autorizzata a farlo. E acquistare una banca ex-novo significa comunque armonizzare prassi, culture aziendali, missioni e strategie. Non è un buon motivo per dormire sonni tranquilli, ma per darsi da fare e ricominciare a fare, per davvero, la banca di relazione, questo sì. Buon lavoro.

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Banche Banche di credito cooperativo Giulio Tremonti Sud Sviluppo

Idee (vecchie) e capitali (pochi).

Dunque Poste Italiane ha presentato la propria offerta per Mediocredito Centrale, destinato a rappresentare l’involucro giuridico della tremontiana Banca per il Sud. E’ noto che l’istituto di credito concepito dal Ministro dell’Economia non avrà sportelli propri, ma utilizzerà quelli delle Bcc e di Poste Italiane. Ora, a prescindere da considerazioni riguardanti il fenomeno della doppia intermediazione, vecchio, inefficiente e già stigmatizzato in passato da tanti studiosi, sarebbe il caso di preoccuparsi del “come”, visto che il “se” non è più un problema. Il come vuol dire, anzitutto, capitali. Da Massimo Mucchetti, sul CorrierEconomia di ieri, si apprende che la dotazione di partenza sarà pari a 200 milioni, in verità assai pochi. E non serve rimarcare ciò che l’articolo citato sottolinea molto bene, ovvero che solo la trasformazione di Poste Italiane in banca, così come in Francia e Germania, consentirebbe di fare affidamento su una ricca dotazione di risorse. Problema che si scontra -ed al momento senza soluzioni realistiche- con la necessità di Tremonti di disporre di ampia liquidità per la Cassa Depositi e Prestiti e di continuare ad incassare i dividendi che Poste Italiane assicura.

Difficile non porre al Ministro almeno tre domande:

  1. dove sta l’innovazione della Banca per il Sud se già ora Mediocredito Centrale finanzia, con contropartita di garanzia statale all’80%, le operazioni di finanziamento effettuate nel Mezzogiorno?
  2. chi pagherà, realmente, il costo della raccolta della nuova banca ma, soprattutto, su quale capitale andranno a gravare le (assai) probabili sofferenze sugli impieghi?
  3. se i capitali sono così modesti, sarà modesta anche la dotazione di capitale umano, ovvero non bastano i denari, le imprese vanno valutate: chi lo farà?
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Banche Banche di credito cooperativo Giulio Tremonti Sud Sviluppo

La ban(cassa) del Mezzogiorno.

Secondo le dichiarazioni di Giulio Tremonti la costituzione della Banca per il Sud è vicina. Presto sarà formalizzata l’offerta per l’acquisto di Mediocredito Centrale da parte di Poste Italiane e Banche di Credito Cooperativo. La nuova Banca per il Sud opererà come un Istituto di credito di secondo livello, per favorire lo sviluppo. Perché non riesco a capire dove sia la novità? Perché sono così irrimediabilmente tardo? Perché mi vengono in mente -deve essere un problema legato all’età, dopo i 50 anni si regredisce- gli Istituti di Credito Speciale o ICS, perché mi appare in sogno, come un incubo, la Cassa del Mezzogiorno?

Ma soprattutto, perché pagare per qualcosa che replicherà anni e anni di interventi che non hanno sortito nulla?

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Banche Banche di credito cooperativo Formazione Giulio Tremonti Lavorare in banca Sud Sviluppo

Fare banca in Sicilia.

Avevo già avuto una sensazione analoga anni fa lavorando con gli analisti del Banco di Napoli: gente tosta, preparata, in grado di discernere e valutare correttamente il merito di credito delle imprese, con un approccio serio e rigoroso, anche se non asettico.

Tre giorni passati in Sicilia, con una ventina di analisti ed addetti fidi del Credito Cooperativo mi hanno confermato che se il sistema bancario nel Mezzogiorno è scomparso, divenendo appannaggio di grandi banche del Nord, che al Sud fanno solo raccolta, la colpa non è della qualità del capitale umano, anzi. La colpa è di coloro che il sistema bancario hanno (mal)guidato e portato al fallimento, con scelte miopi, discutibili, frutto di criteri che di economico avevano ben poco.

Lavorare con queste persone fa capire che la Banca per il Sud, la “strana cosa” voluta da Giulio Tremonti non è appena un progetto che rischia di tramutarsi in un carrozzone, come più volte paventato da più parti. E’ inutile e soprattutto è costosa. Non mancano denari per i progetti, né persone abili e preparate in grado di valutarli: manca un ceto professionale ed imprenditoriale che abbia fatto della formazione del proprio capitale umano il punto di eccellenza del proprio lavoro, piantandola, finalmente, di scegliere in base ai contributi, ma in base ai criteri dell’equilibrio e dello sviluppo aziendale. Non dovrebbe essere un’impresa titanica.

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Banche Banche di credito cooperativo Sud

Tanto tuonò, che promosse il comitato.

Alla fine Tremonti ce l’ha fatta. In data di ieri è stato presentato il comitato promotore della Banca per il Sud, alla presenza del Presidente di Federcasse Alessandro Azzi e di quello della Federazione Pugliese Bcc, Dell’Erba. Isabella Bufacchi, sul Sole 24 Ore ci ricorda che se anche non sarà un carrozzone, un istituto di secondo livello -ovvero una banca senza sportelli, ma che si appoggia a quelli delle Poste Italiane e delle Bcc- richiede tempi pubblici per la definizione di ruoli, compiti, assegnazione di poltrone e quanto altro.

Nel criticare l’idea della Banca per il Sud non ne farei una questione clientelare, ma semplicemente di buon senso. Nessuno si è chiesto se la cattiva qualità del credito al Sud dipenda non già dalle banche che non lo erogano o lo erogano a caro prezzo, bensì dalla classe imprenditoriale? I numerosi fallimenti di banche di credito cooperativo nel mezzogiorno, non molto noti e perlopiù assorbiti nell’ambito del sistema, insieme al saccheggio da parte delle grandi banche del Nord del risparmio del Mezzogiorno testimoniano che non è una banca “dedicata” quella che manca al Sud del nostro Paese.

In bocca al lupo alla Banca per il Sud, nonostante tutto: augurandoci che non sia un carrozzone e ricordandoci che le banche non sono il motore dello sviluppo, possono agevolarlo, indirizzarlo, spingerlo. Ma non sono esse a prendersi il rischio di impresa: e questo fa parte, oppure no, della cultura e del genius loci. Che fino ad ora non sembra, salvo eccezioni, averla coltivata.

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Banche Banche di credito cooperativo Giulio Tremonti Sud

Una banca snella.

E’ fissata per l’inizio di questa settimana la partenza del Comitato promotore della Banca per il Sud, voluta dal Ministro Tremonti.

Dal Sole 24 Ore di sabato si apprende che si tratterà di un organismo snello, con una catena decisionale molto breve. In particolare i membri del comitato, che potranno essere al massimo (sic) quindici, dovranno essere espressione di almeno 5 membri provenienti dalle regioni del Mezzogiorno, con il coinvolgimento di numerose (quante?) Bcc. Dal Ministero dell’Economia e dello Sviluppo Economico, dalle Poste spa, dall’imprenditoria femminile, imprenditori tout-court, artigiani e commercianti gli altri componenti. Si attendono nani, ballerine, rappresentanti dei Forestali della Calabria, disoccupati organizzati da Napoli, precari vari ed assortiti. Buon lavoro.

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Banche Sud

Banca per il Sud, partenariato e (pennacchi di) fumo.

Si è svolto a Napoli il convegno, organizzato da piccola industria di Confindustria, dal titolo “Crescere insieme alle imprese”. Nel corso del convegno Vincenzo Boccia, presidente dei piccoli industriali, ha affermato che l’obiettivo di Confindustria e della Piccola industria “sarà quello di stimolare un partenariato industriale ed economico con gli istituti di credito.”

Molto apprezzata anche l’iniziativa della Banca per il Sud, che a dire del Presidente Boccia, sarebbe “un elemento in più di concorrenza per il sistema bancario”.

Quanto al partenariato, pur memore di eccellenti iniziative intraprese con le banche da imprenditori assai dinamici -valgano per tutte i progetti su Basilea 2 portati avanti con la Camera di Commercio di Napoli e la Compagnia delle Opere della Campania- rimango assai perplesso quando ne sento parlare, poiché ritengo che si tratti sovente di parole che, nella realtà, non intaccano la qualità delle relazioni di clientela, assai scarsa nel nostro Paese, tanto più al Sud. Relazioni che avrebbero certamente bisogno di un partenariato, ovvero di una banca di riferimento, ma ricordando che i rapporti in tal senso nascono e si sviluppano a partire da fiducia e, soprattutto, trasparenza reciproca. Su questo punto specifico i prossimi mesi metteranno alla prova banche e imprese, sperando che non finisca tutto nel solito modo ma, soprattutto, che non si finisca a parlare di soli quattrini, perché il fabbisogno delle Pmi di competenze in campo finanziario è abissale.

Per quanto riguarda la Banca per il Sud, è difficile immaginare qualcosa di diverso, rispetto all’affermazione fatta da Boccia, di un po’ di wishful thinking, tanto più alla luce delle recenti prese di posizione della Banca d’Italia. Al Sud non serve la concorrenza fra le banche, servono imprese disposte ad aprirsi e banche disposte a comprenderne le esigenze, che sono, giorno dopo giorno, molto più complesse ed articolate rispetto a quella che pare la prospettata operatività della creatura di Tremonti. Se poi ciò che verrà fuori, come ventilato in un post di ieri, è la nascita di nuove Bcc, non sarà la concorrenza l’elemento distintivo sul quale si potrà fondare un giudizio, nel merito, positivo. Stiamo a vedere, per il momento c’è sicuramente molto fumo in cima al Vesuvio del rapporto banca-impresa: perché ne venga fuori altro è necessario fare ancora molti passi, al Sud come nel resto del Paese.

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Banca d'Italia Banche Imprese Indebitamento delle imprese PMI Sud Sviluppo

La Banca per il Sud 2

Marco Onado, commentando la presentazione di uno studio della Banca d’Italia sulla situazione dell’economia del Mezzogiorno, riporta l’attenzione, sia pure indirettamente, sulla questione “Banca per il Sud”, l’idea del Ministro Tremonti al momento attuale uscita, tuttavia, dall’agenda politica. La lettura dell’articolo è interessante, così come l’analisi della Banca d’Italia, che attribuisce il differenziale dei tassi rispetto al Nord del nostro Paese anche al peso della criminalità ed alla diffusa corruzione, oltre che al clientelismo.

Senza uscire dal seminato, dal momento che le Pmi italiane sono anche al Sud, si potrebbe ricordare che l’opacità e la mancanza di trasparenza nuocciono non solo alle imprese del Sud, ma anche a quelle del Nord, impegnate a “resistere” contro la cattiveria bancaria. Ma questo è solo un inciso. L’aspetto interessante, sia dello studio di via Nazionale, sia del commento di Marco Onado, è la lucida messa in evidenza che le banche non sono il motore dello sviluppo, ma che, al contrario, una realtà economica vivace e disposta ad investire nel proprio futuro crea, essa stessa, le banche. Se questo non avviene, forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda, sia sulla natura degli (eventuali) incentivi da concedere, sia, soprattutto, su cosa dissuada imprenditori e società civile del Mezzogiorno dal promuovere, motu propriu, una banca. E che i banchi meridionali siano tutti falliti per assistenzialismo qualche riflessione dovrà pure indurla.

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Banche Sud Sviluppo

La capacità di reddito.

Il Corriere Economia di oggi, in un articolo a firma Alfio Sciacca, nell’ambito di una pagina dedicata al “Viaggio nella crisi. Il fronte dei finanziamenti” oltre a prevedere code allo sportello per la costituenda Banca per il Sud, racconta due storie, quelle di Arabicaffè di Catania e di Finamore a Napoli, quali esempio di cecità bancaria di fronte ai problemi delle Pmi.
Colpisce, non disponendo di elementi concreti per discutere su quanto riportato dai due giornalisti riguardo alle due imprese in questione -sono riportati solo i dati relativi al fatturato ed ai dipendenti: forse sarebbe interessante conoscere anche l’ammontare della posizione finanziaria netta e dell’utile- colpisce, si diceva, il riferimento alla prassi bancaria nel modo seguente:” (Se si presenta un giovane) semplicemente gli sbattono la porta in faccia (..) a meno che non sia in grado di offrire non solo garanzie immobiliari, ma anche di reddito. Oggi un giovane può avviare un’attività solo se ha qualche casa di proprietà e porta in garanzia anche lo stipendio del padre e la pensione della nonna”.

Colpisce non tanto la descrizione della prassi bancaria nel Mezzogiorno, certamente nota e che, purtroppo, non fa più notizia, quanto piuttosto che “passino”, sottintesi nel discorso, due concetti sui quali varrebbe la pena riflettere: le banche dovrebbero finanziare le nuove imprese; la capacità di reddito è una richiesta iniqua.

Ora, che le banche debbano finanziare le start-up, ovvero le imprese che nascono e che mostrano, nei primi tre anni di vita, la più elevata mortalità, è tutto da dimostrare. E’ noto, o dovrebbe esserlo, che le fasi iniziali della vita di un’impresa, all’interno della divisione del lavoro esistente nei sistemi finanziari, secondo logica e secondo buonsenso, dovrebbe essere appannaggio di venture capitalist e di business angels. Non delle banche, che rischiano denari dei risparmiatori e che non dovrebbero farsi carico al 100% del rischio d’impresa.

In secondo luogo, la capacità di reddito, ovvero la capacità dell’impresa di generare un volume di ricavi adeguato a coprire i costi ed a generare una sufficiente redditività operativa non può essere considerata né un orpello inutile, né una pretesa ingiustificata. Per quale ragione un risparmiatore, uno qualunque, compreso uno di quelli che si lamenta delle banche, dovrebbe prestare denari senza prospettive reddituali?

Forse sarebbe il caso di pensare, sul solco di quanto accade per esempio in Francia, non solo a sviluppare gli incubatori di impresa e fondi chiusi a partecipazione mista, pubblico-privato, che intervengano nel capitale di rischio delle imprese neo-costituite. Forse sarebbe il caso anche di pensare a implementare ed accrescere la formazione in materia gestionale e manageriale. Altrimenti si fa solo ideologia e facile propaganda: ma non si costruisce nulla.