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Crisi finanziaria don Giussani Educazione

Irriducibili e protagonisti (La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito #Meeting 2012).

Irriducibili e protagonisti (La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito #Meeting 2012).

“La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”. La crisi non imporrebbe richiami più concreti?

No, anzi. proprio perché c’è la crisi diciamo che l’uomo non può lasciarsi determinare dalle circostanze. Nè rassegnati né ribelli, dobbiamo invece essere irriducibili e protagonisti di fronte agli eventi. Abbiamo vissuto per troppi anni al di sopra delle nostre possibilità e al di sotto delle nostre responsabilità.

Dall’intervista di A.Senesi a B.Scholz, Corriere della Sera, 18 agosto 2012.

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CdO Crisi finanziaria don Giussani Educazione Ripresa

Una questione antropologica (persone che dicono IO e MIO liberamente).

Una questione antropologica (persone che dicono IO e MIO liberamente).

Alla base sta quindi un problema antropologico: volere tutto subito, senza nessuna relazione con il bene degli altri, promovendo un individualismo istituzionalizzato, sempre più sfrenato, che nega contro ogni ragione qualsiasi interdipendenza fra gli uomini, ed è irresponsabile verso le future generazioni.  E questo non è in prima istanza un problema morale, ma un problema della ragione: è contro l’evidenza negare la relazionalità come elemento essenziale per la vita umana ed è contro la ragione non ammettere che la ricerca del profitto e del potere a tutti i costi affligge il desidero di verità e di giustizia che ognuno porta dentro di sè.
I problemi politici ed economici che oggi dobbiamo affrontare nascono da un tradimento del desiderio umano, da un tradimento delle sue esigenze originali. Questo tradimento affonda le sue radici in una posizione umana, in una concezione dell’umano che si propone apparentemente come salvifica e risolutiva, ma si rivela sempre più insufficiente e fragile, e purtroppo anche gravemente dannosa. Per questo oggi siamo di fronte ad una scelta:  o vogliamo essere schiavi degli eventi sempre più imprevedibili e incerti, cercando di inserirci nei diversi tentativi  di vecchie o nuove egemonie politiche e economiche, oppure vogliamo essere protagonisti  di un cambiamento, vivendo e promovendo  il lavoro e le opere come espressione di una esperienza umana diversa, autentica, come soggetti che aprono dentro questa società spazi per una nuova socialità.
A noi come CDO interessa che ognuno possa diventare protagonista delle propria vita, del proprio lavoro, dei rapporti  e delle relazioni, ci interessa che ognuno emerga nella sua diversità e possa contribuire proprio attraverso questa diversità al bene dell’impresa dove lavora e del territorio in cui vive. Questa  non è una questione di discorsi ma di persone, non di progetti, ma di soggetti.
Tanto è vero che esistono tantissimi progetti politici, economici, culturali a tutti livelli, comunali, nazionali, internazionali che sono fermi, che procedono a stento o non riescono neanche a essere realizzati proprio perché mancano i soggetti – persone che dicono “IO” e “MIO” liberamente, senza calcoli, senza interessi nascosti, ma con un’ultima gratuità e con piena trasparenza. E questi due termini  –gratuità e trasparenza (fiducia)-  mi stanno molto a cuore.
Bernhard Scholz Milano, 19 novembre 2011
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Crisi finanziaria

Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo.

Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo.

Scholz: «No a elezioni anticipate, l’Italia  ha bisogno di un Governo basato su un ampio consenso delle forze politiche.

«L’Italia ha urgentemente bisogno di un Governo basato su un ampio consenso delle forze politiche, che si assuma la piena responsabilità di fare le riforme indispensabili per il futuro del Paese». Così il presidente di Compagnia delle Opere, Bernhard Scholz, commenta il delicato passaggio politico in atto. «Andare alle elezioni in questo momento sarebbe un ulteriore indebolimento del Paese – aggiunge Scholz – e avrebbe il solo effetto di aumentare la litigiosità partitica, che è una delle cause della crisi attuale». «Ognuno è chiamato dare il proprio contributo – conclude il presidente – per affrontare l’emergenza politica, economica e morale che stiamo attraversando».
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Alessandro Berti Educazione PMI

John Maynard alla 3 giorni del Sangiovese.

John Maynard alla 3 giorni del Sangiovese.

Dietro invito fraterno, mi invitano a parlare alla serata di gala, nonché inaugurale, della 3 giorni del Sangiovese, a Predappio. Non sottovaluto la cosa, ma penso vagamente ad una sagra di paese, con stand gastronomici, vino etc…: sono stato arruolato per parlare insieme con enologi, rappresentanti Slow Food, ristoratori famosi e con il rappresentante per il Nord-Est della Rauscedo, ovvero il leader mondiale del vivaismo viticolo.

Mi avevano chiesto di sparigliare un po’ le carte, di provocare, di far riflettere: ma in realtà, mi sentivo un po’ fuori posto, colletto bianco in mezzo a gente che le mani se le sporca e lavora duramente per fare un prodotto bellissimo e molto buono, ciononostante misconosciuto o ignoto (pochi sanno che il Chianti, il Morellino di Scansano ma, soprattutto, il Brunello di Montalcino nascono da vitigni di Sangiovese).

Lo stesso giorno vado a fare la spesa e sbircio il carrello di chi mi precede alla cassa: ha comprato tutto ciò che può costare più caro, all’interno di una scelta che prevede prezzi più o meno elevati, ma quanto al vino mette nei sacchetti quattro bei bric di “Rosso Conad”. Mi si è accesa una lampadina e, parlando con gli altri relatori, era quella giusta. Il problema è di cultura e di educazione, di conoscenza, di gusto del mangiare e del bere, di fare la fatica di imparare la bellezza di ciò che non è seriale ed appartiene ad una storia di territori, di uomini, di imprese.

Vi sarebbero molte cose da dire di ieri sera, senza fermarsi appena alla simpatia ed alla cordialità dei correlatori, alla presenza di tanta gente (caldo africano, niente aria condizionata, nessun incentivo a venire lì se non un rinfresco alla fine), agli applausi. Me ne restano due. La Riviera romagnola, croce e delizia della regione, perché ha contribuito a generare un tipo di turismo rozzo ed incolto, anche gastronomicamente; e se la mitica Pensione Iris con vista ferrovia ne rappresenta l’archetipo, il prezzo della pensione completa a 29 € fa capire perché vada bene il Rosso Conad. La seconda l’hanno fatta vedere gli imprenditori che hanno partecipato (uno, riminese, l’ho ritrovato oggi alla Coop: e mi dava ragione…), tosti, determinati, decisi a fare le cose bene. Ai quali ho detto, come più efficacemente di me ha fatto Bernhard Scholz dal palco del Meeting di Rimini, di smettere di chiedere allo Stato o alla politica. Ma di darsi da fare, di mettere insieme forze, idee, di fare magari un distretto e ragionare, cooperando, perché anche nel fare impresa puoi non essere solo.

Spero che mi invitino ancora, per adesso li ringrazio tantissimo.

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CdO

Finanza etica: le lezioni del prof.Statera

Alberto Statera, in un articolo comparso su Repubblica Affari & Finanza del 30 novembre scorso, nel solco della tradizione del giornale sul quale scrive, sotto il titolo “Etica negli affari, l’Italia resta in coda” inserisce considerazioni molto eterogenee fra loro, sommando insieme il 63mo posto dell’Italia nella classifica di Transparency International, la “sfiga” (sic) di Ettore Gotti Tedeschi divenuto presidente dello IOR mentre la Guardia di Finanza indagava su presunte irregolarità di alcuni conti dell’istituto da lui presieduto e l’inaugurazione dell’edizione 2009 del Matching della Compagnia delle Opere. Su questo punto, non potendo dire nulla circa il Matching stesso -forse, se usasse il criterio evangelico ed esperienziale del “venite e vedrete” poteva fare un salto e constatare di persona l’etica, non l’astratto furore ideologico, di centinaia di imprese che si danno appuntamento tutti gli anni per lavorare insieme- graffia i vetri parlando nell’ordine:

  1. del Presidente della CdO Scholz che fa in modo di non farsi fotografare vicino a Formigoni, per via dello scandalo SantaGiulia, targato naturalmente CL-CdO;
  2. del fatto che le imprese -oltre 2200- hanno pagato 3.000 € per partecipare alla “Fierona etica”: perché Fierona? perché così il senso di disprezzo è più palese? Per partecipare alle fiere si paga, Statera lo sa?
  3. dei contributi della Regione e degli sponsor, definiti “una ventina di milioni entrati cash. Solidali. In nome dell’etica degli affari.”

L’etica deve assomigliare terribilmente al pauperismo, nell’idea di Statera, che forse dimentica le lezioni di pragmatismo impartite dal suo Fondatore, Eugenio Scalfari, quando realizzando la sua parte di pacchetto azionario disse, più o meno, che doveva pensare alle sue figlie. O forse nel bellissimo mondo di Largo Fochetti i soldi non servono e le fiere si fanno con la buona volontà? L’etica che ci viene ammannita, insieme alle domande pruriginose, quelle che Raymond Chandler avrebbe definito da annusapatte, è moralismo allo stato puro, ideologia, perciò stesso distaccata dalla realtà. Se Statera scendesse dalla nube dei giusti ed andasse a vedere cosa fanno le imprese associate alla CdO scoprirebbe, per esempio, che fanno di tutto per non chiudere; se venisse a qualche lezione di Scuola di Impresa, dove si paga per partecipare -e dove chi insegna viene pagato-, forse scoprirebbe che sono piccole imprese che hanno voglia di crescere e di imparare, non di profitto fine a se stesso; scoprirebbe che ci sono aziende che lavorano a partire dal concetto che l’azienda non appartiene loro, ma ad altri, non appena i figli. Scoprirebbbe tutto questo, se solo ne avesse voglia. Ma pontificare è più facile.