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Tu quoque, Saccomanne.

Tu quoque, Saccomanne.

saccomanni-2Come un Vincenzo Boccia di Piccola Industria di Confindustria qualsiasi, il Ministro Fabrizio Saccomanni ha detto la sua sulla situazione di difficoltà in cui versano le imprese, ritirando fuori dal cassetto i mini-bond di montiana memoria. Strumenti inservibili, di nessun vantaggio fiscale e di nessuna utilità pratica, poiché vincolati a tassi di emissione fuori mercato, e pertanto non appetibili per gli investitori. Stupisce che un ministro della preparazione di Saccomanni, già in Banca d’Italia, abbia parlato di qualcosa di cui conosce bene la sostanziale inutilità; tanto più che, perlomeno, non era mancata, con buona pace del PdL e del saccente Renato Brunetta, la chiarezza e la sincerità nell’affermare che non si intravvedono spazi per i tagli. Andrebbe aggiunta un’altra cosa, ma comprendo che nessuno voglia o possa dirlo. I prossimi tagli (p.e. i forestali calabresi?) colpirebbero il bacino elettorale di qualcuno. Un’ottima ragione per non farli: molto meglio, appunto, parlare di mini-bond.

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Banche Indebitamento delle imprese Mutui e tassi di interesse Rischi USA

Spazzatura?

Spazzatura?

High yield o junk bond? La platea degli investitori tenderà sempre a dividersi fra chi vede nelle obbligazioni societarie con rating più basso un’opportunità da non lasciarsi sfuggire, e chi invece teme di incappare nella classica mela marcia e di perdere così il proprio capitale. Le dispute sul nome da affibbiare ai titoli, bond ad alto rendimento o spazzatura, resteranno. La realtà invece, almeno per adesso, parla di un momento d’oro per questo genere di bond. Le emissioni, per esempio, sono a livello di record: in base ai dati raccolti da Bloomberg, nei primi quattro mesi del 2011 i nuovi titoli high yield collocati sul mercato Usa sono stati pari a 112,6 miliardi di dollari, il 18% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che già si era chiuso con il record storico per vendite sul mercato primario (287,6 miliardi).

Così Maximilian Cellino sul Sole 24 Ore di martedì 26 aprile, facendone quasi una questione di tassonomia (dove finisce la spazzatura e dove comincia l’alto rendimento?) e trascurando, invece, due dati di realtà molto evidenti.

Il primo è che se la domanda è elevata significa che a qualcuno interessano rendimenti elevati, a prescindere: 112,6 miliardi di $ non sono emissioni criminali destinate a rapinare povere vecchine, sono soldoni, che qualcuno ha speso a fronte di passività che qualcuno ha emesso. Prenderne atto non sarebbe male, anziché parlare di roulette degli “high yield”: rimane l’idea, sullo sfondo, che ci sia il banco che, al solito, vincerà tutto, barando, mentre potrebbe trattarsi di un prezzo (i tassi elevati) di equilibrio del mercato.

Il secondo dato di realtà è che gli emittenti sono la Corporate America, ovvero imprese più o meno razionate dal sistema bancario. Cellino sottolinea la preoccupazione relativa al fatto che il mercato, ad un certo punto, possa smettere di “digerire” tanta carta e che il rialzo dei tassi renda meno conveniente per gli investitori, favoriti dalla politica dei tassi zero della Fed, l’investimento nei corporate-bond. Ma, vivaddio, per una volta si potrebbe anche dire che qualcosa di buono Helicopter Ben l’ha fatta: sia pure attraverso le tortuose strade dei bond, i denari alle imprese sono arrivati. Se gli investitori che acquistano questo genere di titoli non paiono proprio mammolette e se il rialzo dei tassi si accompagna, come dovrebbe, ad un po’ di ripresa, forse gli elevati rendimenti troveranno non solo un paragone reale ma, soprattutto concrete possibilità di remunerazione.

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BCE Crisi finanziaria Liquidità Risparmio e investimenti Unicredit

Fund raising.

La concorrenza sul mercato dei bond, stante quanto affermato da Bloomberg, non solo è destinata ad aumentare, ma sembra anche dover fare i conti con emissioni di proporzioni davvero imponenti, finalizzate a consentire i salvataggi cui stiamo assistendo in questo scorcio finale del 2010. All’Irlanda servono 34,1 € billions, a Francia e Germania 486 € billions, 90 alla Spagna. e 19 al Portogallo. Già basterebbero queste cifre, e i contendenti che le vanno cercando, per pensare che il 2011 sarà un anno nel quale non ci si annoierà. Nel frattempo, per non sapere né leggere, né scrivere, chi si compra il subordinato 2016 di Unicredit incassa un rendimento effettivo lordo a scadenza dell’11%. Non lo sapremo mai -o forse sì, alla prossima perizia in Tribunale- ma leggendo l’articolo del Sole 24 Ore di Vittorio Carlini, che non a caso comincia con il caveat che non si tratta di sollecitazione al pubblico risparmio, ma sarebbe interessante sapere quanti di coloro che sottoscrivono un’obbligazione subordinata rischiano, se la banca dovesse fallire, di non prendere un centesimo: e se, proprio per questo, si rendono conto che quel rendimento, così elevato, non è gratis.

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Banche calcio minore

Windows dressing.

Gianni Dragoni, in un  articolo comparso sul Sole 24 Ore di martedì 16 febbraio, anticipa i temi della sfida Milan-Manchester United paragonando i principali dati di bilancio delle due società calcistiche.

La squadra di Manchester vanta circa il 50% di ricavi in più rispetto al Milan, 326,84 mln.di € contro 217,45; plusvalenze nette per cessioni giocatori pari a 94,7 mln.di € contro 19,64 mln.di € del Milan; ma soprattutto i debiti complessivi del club di Alex Ferguson sono pari ad oltre 2,2 volte quelli della seconda squadra di Milano (821 contro 364,13).

A che giova avere un risultato ante-imposte positivo di 56,57 mln.di € se i debiti sono un multiplo superiore a 14 volte l’utile prima delle imposte? E se il principale azionista del club mostra un’improntitudine tale da arrivare a proporre ai calciatori di sottoscrivere i bond emessi per pagare i debiti, significa che qualcosa non funziona. Il Manchester era, finanziariamente parlando e non solo, una squadra virtuosa: quotato al London Stock Exchange, sembrava un esempio per tutti in Europa. Sorge il dubbio, vista la sua situazione attuale, che i proprietari precedenti, coloro che hanno ceduto la squadra a Malcolm Glazer, l’abbiano fatto di proposito. Windows dressing, appunto. Forse sarebbe meglio smetterla di fare prediche moralistiche sui bilanci sani dei club di altri paesi, deprecando i debiti italiani, rammentando che mantenere una squadra di calcio è un hobby per miliardari. Grazie al cielo, in Italia, ne abbiamo ancora qualcuno.

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Rischi Risparmio e investimenti

…a me piaceva più il latino.

Giacomo Ferrari, sulle pagine economiche del Corriere della Sera di domenica 24 gennaio, individua una serie di titoli dai “rendimenti sicuri”. Il titolo dell’articolo “Guadagnare con i titoli garantiti” la dice lunga sul contenuto del pezzo, abbastanza generico per un pubblico non specializzato, troppo generico per informare veramente. Se si guarda la tabella pubblicata nell’articolo, che individua nei titoli BEI e BERS strumenti finanziari caratterizzati dalla “garanzia quasi assoluta di salvaguardare il capitale” ottenendo una “remunerazione pari o superiore (anche se di poco) alla media di mercato”, si può notare che gli unici titoli che possiedono questa combinazione hanno scadenze non inferiori a 7 o 15 anni. Dunque non si guadagna con titoli garantiti, combinazione di parole magiche: si guadagna solo rischiando, ma questo viene detto incidentalmente. Al risparmiatore che, attratto dal titolo del pezzo, si è buttato a capofitto nella lettura, resta la soddisfazione di sapere che può ottenere rendimenti elevati nel breve periodo acquistando bond ellenici, poiché la scadenza marzo 2011 ha rating BBB e rende il 3,44% con vita residua di poco più di un anno. Un rischio contenuto, dal momento che “è ragionevole pensare che lo Stato greco, membro dell’UE, non andrà in default in un tempo così breve.”

Se il ragionamento deve essere questo, allora meglio il latino (non solo perché prendevo 8 e in greco 4). Meglio, per esempio, la Colombia. Da Unicredit si apprende che con codice ISIN XS0129675350 il titolo COLOMBIA 31.05.2011 rende l’11,5%: ho sempre pensato che un paese come quello sudamericano, infatti, non potrà mai fallire, per i contrapposti e convergenti interessi degli USA e dei narcotrafficanti. Gli americani disposti a tutto, pur di non far fallire il paese e tenerlo indenne dalla facile presa dei cartelli dei narcos: e i narcotrafficanti disposti a sostenere il debito pubblico pur di non ritrovarsi gli yankees nel giardino di casa.

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Rischi Risparmio e investimenti

A qualcuno piace…

…il greco. Il successo dell’emissione ellenica -domanda pari a 4 volte l’offerta- fa riflettere. Ovvero, alla fine, le considerazioni sui rendimenti prevalgono su qualunque altro ragionamento, compreso quello relativo al rischio-Paese.

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Banche Indebitamento delle imprese

Se i debiti parlano inglese.

Malcolm Glazer, proprietario del Manchester United

Ha destato sensazione la notizia che il proprietario di uno dei club calcistici più ricchi del mondo, Malcolm Glazer, abbia proposto ai calciatori, da lui stesso stipendiati, di sottoscrivere obbligazioni emesse dal club al rendimento, certamente interessante ma anche prossimo a quello di obbligazioni speculative grade, del 7%. Forse sarebbe il caso di togliere il velo dell’ipocrisia dalle tante tirate moralistiche sul calcio, che vedono in prima fila il pessimo dirigente Michel Platini, per tornare ad avere uno sguardo di realismo prendere atto che, come ci ricorda Mario Sconcerti sul Corriere della Sera di oggi, che Milan e Inter sarebbero, tecnicamente, fallite. Ma anche che, vivaddio, nessuno può impedire ad un miliardario, petroliere o magnate dei media, di spendere i suoi soldi come diavolo vuole: e senza chiedere prestiti né a Gattuso, né a Zanetti.

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Rischi Risparmio e investimenti Strumenti finanziari

Se cala persino il BTP trentennale…

La notizia del calo del rendimento del BTP trentennale, unitamente a quanto accaduto nei giorni scorsi con i rendimenti dei BOT, induce a quanche ulteriore riflessione sulla corsa al rendimento, soprattutto obbligazionario, svincolato da qualsiasi considerazione sulla combinazione, appunto, rischio-rendimento. Non può essere sfuggito che il rendimento dei titoli di Stato sia più elevato proprio in corrispondenza delle scadenze più lunghe: il tempo in finanza è tutto e più ampio è il periodo che divide il momento della sottoscrizione e/o dell’acquisto dal momento della scadenza, più elevato è il rischio, dal momento che si amplificano le possibilità del verificarsi di eventi pregiudizievoli per il sottoscrittore.

Non solo. In relazione alla detenzione di titoli di Stato e di obbligazioni a tasso fisso, esiste in finanza un concetto noto come volatility o duration modificata, che esprime di quanti punti percentuali varierà il prezzo del titolo al variare di un punto dei rendimenti. La relazione è inversa, ovvero a tassi in aumento corrispondono prezzi in diminuzione e viceversa. Orbene, la volatility del BTP trentennale è pari al 16,39%: in altre parole, è sufficiente che i tassi di interesse si alzino di un solo punto percentuale per provocare una diminuzione del valore del BTP trentennale del 16,39%. Certo, in teoria può accadere anche il contrario (riduzione dei tassi ed incremento del valore dello strumento), ma non in questo momento, con i tassi mai così bassi e destinati, quasi per forza, a salire in breve tempo. La precisazione, contenuta in tanti articoli, che la volatilità non tocca coloro che tengono lo strumento fino alla scadenza, ovvero per 30 anni (!), ignora o finge di ignorare che si tratta di un periodo di tempo lunghissimo, che fa di questo titolo uno strumento adatto ad investitori istituzionali con capitale paziente -fondi pensione o simili- non adatto a piccoli risparmiatori.

Non adatto. E’ abbastanza chiaro?

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Cultura finanziaria Rischi Risparmio e investimenti

Scottature 2.

Federico Fubini e Giuditta Marvelli, sul CorriereEconomia di ieri, 11 gennaio, propongono in prima pagina il seguente titolo: “Risparmio. La febbre dei bond. Guadagnare senza scottature.” Sottotitolo “Mai un’offerta così ricca combinata però con rendimenti minimi. L’incognita? Il rialzo dei tassi.” Se si legge l’articolo dopo aver appreso che il rendimento, in termini reali, dei BOT, è divenuto negativo, si capisce perché il gap di cultura finanziaria di cui soffre il nostro Paese, e non solo, continuerà a fare danni.

Forse sarebbe il caso di dire che, in questo momento, con le obbligazioni NON si guadagna: a meno di spericolate evoluzioni ed incursioni in territori molto rischiosi, in ossequio alla combinazione rischio-rendimento, il guadagno è minimo, appunto, quasi nullo. Tuttavia l’articolo, anzi gli articoli, non corrispondono, nei contenuti, al titolo, dal momento che -fortunatamente- si sprecano avvertimenti e warning. Ricordando -e forse sarebbe il caso di farlo a più chiare lettere- che dato il livello infimo raggiunto dai tassi, entrare sul mercato obbligazionario ora non potrà che rivelarsi un pessimo affare quando, prima o poi, i tassi saliranno, facendo scendere i corsi delle obbligazioni acquistate e concretizzando delle belle perdite in conto capitale. Ma, forse, dirlo troppo forte, non fa vendere giornali.

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Banche Indebitamento delle imprese

Pagamento di debiti a mezzo di debiti.

Sir Alex Ferguson

Malcom Glazer, proprietario del Manchester United, ha comprato il club nel 2005 contraendo debiti per oltre 700 milioni di sterline. I quali debiti, secondo uno schema vecchio come il cucco, sono stati prontamente girati alla società. Si tratta di un film già visto -per esempio quello interpretato da Colaninno & c. per scalare Telecom aveva un copione analogo- il cui finale è spesso nelle sequenze iniziali. Ovvero, l’eccesso di debito contratto all’inizio dell’operazione la rende, prima o poi, insostenibile. Il Corriere del 5 gennaio, nel darne notizia, parla di tre banche, Jp Morgan, Deutsche Bank e Bank of America incaricate di trovare una soluzione, anzi, la soluzione: organizzare l’emissione di un prestito obbligazionario per rimborsare le banche creditrici della società di calcio. Ora, a parte alcuni ricordi non proprio fausti -la Parmalat di Calisto Tanzi procedette similmente per qualche tempo- si può dire chiaramente che l’operazione che si sta tentando di organizzare non fa altro che sostituire vecchi creditori con nuovi creditori? E che così facendo si sposta solo in avanti il problema? Così, per chiarezza, non solo giornalistica.