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Banche Mariella Burani

Finalmente?

Dal Sole 24 Ore di sabato 16 ottobre.

Mario Boselli, presidente di Centrobanca, e l’ex direttore generale dell’istituto, Vitaliano D’Urbano (che si è dimesso il 6 ottobre), sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento del gruppo Burani. Per loro l’accusa é di concorso in bancarotta, secondo quanto riportato da Radiocor. La procura di Milano ha inviato a Ubi Banca (controllante di Centrobanca), tramite la Guardia di Finanza, un ordine di esibizione per avere la documentazione relativa all’opa finanziata da Centrobanca su Mariella Burani Fashion Group.

«Finalmente» ha commentato Boselli con il Sole 24 Ore, precisando poi: «Il fatto che ci sia un atto formale mi consente ora di chiarire gli avvenimenti anche perché ricopro incarichi fuori dal mondo bancario che richiedono trasparenza sul mio operato». Il presidente di Centrobanca è parso del tutto sicuro sull’esito dell’inchiesta: «So cosa ho fatto e soprattutto so cosa non ho fatto. L’unico desiderio ora è quello di fare chiarezza in tempi brevi». Boselli ha ricordato i suoi precedenti: «In vent’anni ho ricevuto tre avvisi di garanzia, che per me sono decisamente troppi, e i primi due sono finiti in bolle di sapone».
Centrobanca è la corporate e investment bank del gruppo Ubi Banca specializzata nelle medie imprese. Nel 2008 Centrobanca ha finanziato l’Opa parziale volontaria lanciata da Mbfh sulla quotata Mbfg.

Il presidente Boselli dichiara “finalmente”, affermando altresì di sapere cosa ha fatto e cosa non ha fatto. Difficile immaginare che da Presidente di Centrobanca, ma anche da addetto al settore della moda, non sapesse che stava finanziando un’OPA del tutto insensata e priva di fondamento economico su un’azienda che, all’epoca, era già tecnicamente in stato di insolvenza, come si è già documentato su questo blog. Basti ricordare, fra gli altri, il valore degli oneri finanziari, pari a 4 volte il risultato operativo, ed il livello dell’indebitamento, assurto a valori insostenibili. O forse l’esclamazione del Presidente Boselli trova un sincero riscontro in altra parte delle sue dichiarazioni, quando afferma di ricoprire incarichi “fuori del mondo bancario“.

Lo si era notato.

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Analisi finanziaria e di bilancio Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Indebitamento delle imprese Mariella Burani

Ignoranti come un banco.

Ignoranti come un banco.

Un bell’articolo dell’ottimo Fabio Pavesi su Plus24 di sabato 28 agosto, sottolinea la lezione per le banche dei tre dissesti, i primi due -Viaggi del Ventaglio e Burani- conclamati, il terzo -SNIA- in dirittura d’arrivo, che hanno fatto sfumare prestiti per circa un miliardo. Pavesi ha ottime ragioni per affermare che le banche non hanno fatto il loro dovere, ovvero non hanno valutato approfonditamente e con attenzione il merito di credito. Nel caso Burani, peraltro, il comportamento di Centrobanca, guidata da Mario Boselli, e di UBI, è ancora più grave e desta preoccupazione, perché certe decisioni sono state prese quando ormai chiunque si sarebbe accorto del dissesto.

Pavesi nel suo articolo parla di “lezione per le banche“. Ma la sensazione, leggendo sullo stesso giornale, lo stesso giorno, lo stesso giornalista che parla di “Coppola e le banche prodighe“, a proposito del ritorno sulla scena dell’immobiliarista, grazie al Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti (le cui bizzarre tesi si è già avuto modo di commentare), è quella di alunni assai ignoranti ed impreparati. Alunni, come si dice in Romagna, “ignoranti come un banco”: che sta sempre nella stessa classe, ascolta ogni tipo di lezione, e non impara nulla.

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Banche Mariella Burani

Affaroni e credit crunch.

Mario Boselli, presidente di Centrobanca (da http://www.fashiontimes.it)

Fabio Pavesi si chiede, su Plus 24 di ieri, 6 marzo, a chi appartenga Mariella Burani Fashion Group: e risponde, giustamente, che tutte le azioni sono in mano al creditore pignoratizio UBI Banca, attraverso la propria controllata Centrobanca. Pavesi mette in rilievo due aspetti di grande importanza: il valore del pegno, palesemente sproporzionato rispetto all’ammontare del prestito effettuato e la situazione dell’azienda di Cavriago, all’epoca dell’operazione già molto critica, come documentato nella sezione Analisi e commenti. Peraltro, proprio su questo blog, abbiamo dato conto delle giustificazioni assai fumose addotte da Centrobanca. Perché delle due l’una: o Centrobanca non ha fatto bene il proprio lavoro, ma questo riesce difficile pensarlo; oppure lo ha fatto talmente bene che, come dice Pavesi, le garanzie richieste sono state talmente ampie da coprire anche l’ammontare di crediti erogati in precedenza. Forse questi ultimi, i crediti, necessitavano di uno scrutinio più approfondito del merito di credito? Difficile dirlo. Ciò che non è difficile immaginare è il sentimento delle Pmi, clienti di Ubi Banca e non, che si sentono dire che il credit crunch non esiste, che tuttavia non possono essere aiutate e che, soprattutto, assistono all’erogazione di finanziamenti di questa portata a grandi imprese insolventi. Operazioni nella più benevola delle ipotesi frutto di bad practice: spacciarle per affaroni, però, è perlomeno di cattivo gusto. Nel settore della moda, almeno questo, dovrebbero saperlo.

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Banche Borsa Mariella Burani

Arrampicarsi sugli specchi.

Il Cav.Lav.Mario Boselli, presidente di Centrobanca

Il Cavaliere del lavoro Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana e di Centrobanca, in una lettera pubblicata dal Sole 24 Ore di ieri, protesta la sua innocenza circa il ruolo che il giornale adombra egli possa aver svolto nell’incomprensibile operazione di finanziamento dell’OPA Burani da parte della Banca stessa. Le risposte sono molto evasive, ma nello stesso tempo, assai singificative: “In termini finanziari l’OPA avente come oggetto le azioni di MBFG rispondeva alla esigenza di consentire l’ingresso nel gruppo Burani di un eventuale socio finanziario o industriale, secondo modelli già attuati nel passato.” E quali sarebbero, di grazia, questi modelli, che logica esiste nell’acquistare azioni di una società della quale si possiede già un’amplissima maggioranza, a prezzi superiori a quelli di mercato? E ancora:” Il finanziamento è stato strutturato nel corso della primavera 2008 (ovvero quando già i bilanci recavano chiari segnali di deterioramento della situazione, come documentato in questo blog alla sezione analisi e commenti ndr)” basandosi “sui bilanci del Gruppo regolarmente certificati da revisori”. Si potrebbe andare avanti a lungo, con frasi del tipo “capacità di rimborso”, “adeguate garanzie” etc..Si potrebbe: poi, però, si graffiano i vetri.

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Banche Borsa Mariella Burani OPA

Easy credit vs/credit crunch.


La neverending story del gruppo Burani non conosce, appunto fine, e come una specie di vaso di Pandora scoperchiato, offre continui motivi di riflessione.

Fabio Pavesi, sul Sole 24 Ore ripercorre i punti salienti della strana OPA, fatta a prezzi fuori da ogni logica, lanciata dalla famiglia Burani sui propri stessi titoli. OPA rigorosamente fatta a debito, con quattrini prestati da Centrobanca, la merchant bank del Gruppo UBI. Pavesi calcola che la metà circa dell’operazione, pari nel complesso a 70 milioni di euro, sia stata fatta a debito, con denari presi a prestito, appunto, da Centrobanca, per una somma di circa 35 milioni.

La quale Centrobanca, con il suo comportamento controcorrente, rassicura tutti coloro che hanno a cuore il futuro del rapporto banca-impresa in Italia. Non solo le banche non chiudono l’ombrello quando piove -l’OPA è avvenuta nel 2008, quando ormai i bilanci del Gruppo MBFG mostravano già i segni del dissesto imminente- ma quando anche volessero le garanzie, si accontentano di valori simbolici -Centrobanca ha chiesto il pegno proprio delle azioni Burani- ovvero di penny stock. Il credit crunch non solo non esiste, non è mai esistito.