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Crisi finanziaria Giuliano Ferrara Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

Poteri forti.

Poteri forti.

Mentre i black-bloc ed i centri sociali decidono di mettere a ferro e fuoco Milano, come quando ero studente, nel 1977, qualcuno nel centro-destra dovrebbe provare ad accantonare l’ipocrisia e mettere a fuoco il concetto che un Presidente operaio che rimane alla ribalta per 17 anni dopo avere portato a casa, parole di Giuliano Ferrara, unicamente il bipolarismo in politica e, aggiungo io: un bell’aumento -di fatto- delle imposte, mai calate in questi anni, ma sempre cresciute grazie alle crescenti indeducibilità e ad un Ministro autistico;  nessuna legge sul conflitto di interessi; una maggioranza bulgara, per i primi due anni di legislatura dilapidata, Fini benevolente, per fare leggi ad personam; un banchiere di riferimento nella persona di Cesare Geronzi, e scusate se è poco. Ecco, questi non sarebbero poteri forti?

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Borsa calcio minore Indebitamento delle imprese IPO Silvio Berlusconi

Quotare un po’ di debiti: e poi?

Quotare un po’ di debiti: e poi?

Quotazione o cessione di una minoranza. Due ipotesi per il futuro prossimo dell’Ac Milan, dopo la sentenza del Tribunale di Appello di Milano che ha condannato la Fininvest della famiglia Berlusconi, proprietaria del club rossonero, a risarcire con 560 milioni di euro la Cir di Carlo De Benedetti. L’Ipo, secondo indiscrezioni, sarebbe una delle idee sul tavolo con destinazione l’Hong Kong Stock Exchange, dove già il Manchester United debutterà con l’obiettivo di raccogliere 1,7 miliardi di sterline. Secondo indiscrezioni i dirigenti della Borsa asiatica, dove già si è quotata Prada e che punta ad attrarre marchi italiani conosciuti in tutto il mondo, avrebbero mostrato interesse per l’Ipo del Milan. Quest’ultimo resta un brand tra i più noti in Asia dove può contare su milioni di tifosi.

Altra opzione potrebbe vedere la Fininvest cedere una minoranza corposa del Milan in aumento di capitale. La holding dei Berlusconi potrebbe restare in maggioranza, ma il club avrebbe le risorse necessarie agli investimenti grazie al nuovo socio. In passato si erano avvicinati al dossier investitori arabi e il gruppo petrolifero russo Gazprom. Proprio la strada russa sembra ipotizzabile viste le buone relazioni tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin e altri oligarchi di Mosca. L’opzione di un disinvestimento della Fininvest circolava in ambienti finanziari, ormai da alcune settimane, in prossimità della decisione del Tribunale di Appello di Milano.

Così Carlo Festa su Finanza e Mercati del 12 luglio. JM è notoriamente di sponda nerazzurra, ma ricorda bene i bilanci pre-IPO di Lazio e Juve, per non parlare della Roma. Furono quotazioni fatte per fare cassa, debiti venduti al mercato, senza neppure prospettive reali di sviluppo. Solo la Juve sta completando l’investimento nello stadio di proprietà che tuttavia, dal punto di vista del gioco, ha lo stesso effetto che ha sulla qualità dei prodotti la proprietà del capannone dove ha sede la manifattura. Perché il merchandising e tutto il resto sono una gran bella cosa, ma non c’è garanzia di buon calcio e risultati solo con lo stadio di proprietà. D’altra parte, lo stesso Manchester che si quota a Hong Kong non riuscendo a pagare gli stipendi chiese ai suoi stessi campioni di sottoscrivere propri bond.

Silvio Berlusconi ha già venduto una volta i suoi debiti al mercato, grazie a Cesare Geronzi. Ma era la Fininvest e si tratta di un’azienda che soddisfazioni agli azionisti ne ha date. Il Milan ha dato purtroppo soddisfazioni ai suoi tifosi, ma il bilancio piange un profondo rosso, di oltre 69 milioni di euro. Perché comprare azioni di una società che difficilmente distribuirebbe dividendi? Infine, l’ipotesi della cessione della minority potrebbe avere senso se accompagnata alla quotazione, per rendere liquido l’investimento: ma chi avrebbe interesse ad acquistare una società dove il Presidente quando si sveglia la mattina vede nello specchio il suo ego smisurato e lo idolatra? Quale oligarca farebbe il portatore di borracce a Galliani? E quale sceicco? Il calcio è un bellissimo giocattolo, ma se ti diverti vincendo, devi anche sapere che è costoso, irrimediabilmente. Si possono fare soldi nel calcio, come Pozzo o come Cellino: ma non si vincono mai scudetti.

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Banche Unicredit

Santo subito.

Un singolare e circostanziato articolo ci informa che Profumo è stato cacciato perché sgradito all’establishment ed alla “mostruosa concentrazione di potere” che ci governa. In particolare “il peso delle fondazioni bancarie nazionali, mal sopportato dall’amministratore delegato dell’istituto, si è manifestato in particolare di recente nel momento in cui il management della banca ha presentato un piano di accorpamento dell’organizzazione del gruppo, il cui obiettivo dichiarato era quello di tagliare i costi, aumentare l’efficienza delle operazioni, migliorare il servizio alla clientela. Esso prevede la semplificazione dell’organizzazione attraverso la fusione delle cinque banche sino a quel momento controllate dalla holding, con l’unificazione di settori e di servizi e il conseguente taglio di strutture all’interno della banca. Tale progetto ha suscitato l’opposizione delle fondazioni, legate alle coalizioni di potere politico e affaristico locali. Tale opposizione è stata poi superata, tra l’altro, con la ragionevolezza stessa del progetto, con una precedente minaccia di dimissioni di Profumo e con qualche concessione minore fatta alle fondazioni stesse.”

Forse l’Autore dell’articolo ignora che Unicredit di tutti si è curata tranne che di “migliorare il servizio alla clientela”, internalizzando sempre e comunque i risparmi di costo e trasformandoli in profitti tout-court. Forse l’Autore dell’articolo, ansioso di dimostrare come il “buono” (Profumo), sia stato disarcionato dai cattivi (Geronzi, l’immancabile Silvio Berlusconi et alii) e meriti pertanto un posto nell’empireo, ha dimenticato di leggere che, nello stesso blog al quale partecipa, si comunica che il 60% delle denunce dei clienti scottati dai derivati è contro Unicredit. Il beato Alessandro non lo sapeva, sicuramente lo ignorava, è, appunto, destinato alla santità: ma se non lo sapeva, cosa ci stava a fare in piazza Cordusio tutti i giorni?

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Banche Borsa calcio minore Unicredit

Banche & calcio: dov’è l’errore?

Cesare Geronzi

Un comunicato di A.S.Roma s.p.a. rende noto il passaggio del pacchetto azionario della squadra di calcio presieduta da Rosella Sensi. Quest’ultima, per una sorta di continuità non spiegabile con risultati sportivi o finanziari, resterà sino a che l’advisor avrà individuato un compratore.

Vicende calcistiche a parte, viene da chiedersi perché Alessandro Profumo si sia ritrovato a gestire una partita incagliata delle dimensioni di quelle della Roma Calcio, con debiti finanziari superiori ai 400 milioni e ricavi pari ad 1/4 dei debiti. Ma la risposta, facile facile, è che il problema è stato ereditato dall’ottima gestione di Capitalia, versione Geronzi & Arpe. Che la Roma non navigasse in acque tranquille era dunque noto da tempo, il “patrimonio della Capitale” era da tempo compromesso. La lettura dei bilanci della Società giallorossa chiarisce quanto speciosa ed infondata sia l’obiezione di chi afferma che la Roma era ed è sana, mentre il marcio era nella gestione del resto del Gruppo Italpetroli. La Roma non ha mai prodotto né reddito, né liquidità, ed ha contribuito in maniera decisiva al depauperamento della famiglia Sensi.

Ora, a parte il discorso sui fondamentali, per i quali rimandiamo il lettore interessato ai bilanci in calce all’articolo, se fossi un imprenditore affidato da Unicredit e fossi sotto scacco di richieste di rientro, di intimazioni ad adempiere e quanto altro, leggendo le vicende della Presidente “nata in una culla d’oro“, non potrei non chiedermi: ma dov’è l’errore? Già, dov’è?

Consolidato 2008

Consolidato 2009

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Banche Unicredit

Banchieri democratici.

Alessandro Profumo, A.D.di Unicredit

Le notizie che riempiono i quotidiani economici e le pagine di finanza dei principali quotidiani, Corriere della Sera in testa, se appassionano molto i giornalisti -e probabilmente anche molti lettori- si riflettono sull’economia reale in misura molto meno intrigante degli sviluppi delle lotte per il potere. Di Cesare Geronzi, appena designato alla presidenza di Generali, banchiere democristiano devoto ad Antonio Fazio, si ricordano i magistrali finanziamenti fatti, alla testa di Capitalia, alla famiglia Sensi per le necessità della A.S.Roma Calcio: finanziamenti talmente oculati che Unicredit, che li ha rilevati, ha messo la famiglia a rientro (ed incaglio) per circa 300 milioni di euro.

Cesare Geronzi

Quanto ad Alessandro Profumo, banchiere democratico e progressista, Paola Picca sempre sul Corriere, parla di “Scene private di una superbanca”, con riferimento alle preoccupazioni dei manager di Unicredit, timorosi di perdere il già -a quanto pare- modesto di cui godono. Profumo, in effetti, amministratore delegato di una banca internazionale, riveste di fatto -e impropriamente- anche la carica di direttore generale- con evidenti allungamenti della catena di comando. Difficile stare vicini al cliente ed al territorio con una struttura così accentrata. Ma se qualcuno dentro Unicredit pensa ancora che sia sufficiente cambiare vestito per modificare il modo di fare banca, dovrebbe riflettere sui danni al territorio apportati dall’assorbimento delle tante banche locali pre-esistenti ad Unicredit. E chiedersi se ne valeva la pena.

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Banca d'Italia BCE Mario Draghi

Meglio a Francoforte?

La sede della BCE a Francoforte

Vista la qualità dei suoi interventi e la lucidità con la quale sta guidando la Banca d’Italia ed il FSB, dispiace l’idea che possa essere chiamato a sostituire Trichet alla BCE. Mi piacerebbe che potesse restare in Italia, completare il riassetto della Banca d’Italia dopo il periodo Fazio, con la stessa lucidità con la quale oggi, presenti tutti coloro che dovevano esserci, da Profumo a Geronzi, da Passera a Massiah ha detto tutto quello che il periodo impone, seriamente, di prendere in considerazione.

Le idee sono molto chiare e la determinazione con cui sono state illustrate è notevole. Non è stato nascosto nulla di un cahier des doléhances che comprende la questione dei bonus, dei rischi, della capitalizzazione e della governance, soprattutto nelle popolari. Non so se Mario Draghi andrà a Francoforte, anche se so che se lo merita. Di sicuro so che il nostro Paese perderebbe, anche se pro-tempore, una grande figura, sotto molti profili.

Di seguito, l’intervento di oggi del Governatore Mario Draghi al Forex di Napoli.

Draghi_Forex_Intervento_130210