Categorie
Borsa Liquidità Rischi Risparmio e investimenti

20 miliardi di liquidità e 10% all’anno negli ultimi sei anni: ditelo a Faissola.

Warren Buffett

Gianfilippo Cuneo, in un articolo comparso sul Sole 24 Ore di oggi, commenta la lettera all’investitore del guru di Omaha, Warren Buffett. Stupisce, fra le tante cose evidenziate da Buffett -fra le quali le sue performances e la sua filosofia di investitore di lungo periodo- nella sua lettera, l’aver reso noto che Berkshire Hathaway detiene, per prudenza, oltre 20 miliardi di dollari di liquidità.

Ciononostante, ha conseguito un rendimento superiore al 434mila% in 40 anni (non è un errore, è proprio quattrocentotrentaquattromilapercento), e pari a solo (!) il 10% negli ultimi 6 anni.

Dunque il capitale si può remunerare rafforzando il patrimonio, facendo buoni investimenti e incrementando la liquidità.

Qualcuno lo spieghi a Faissola.

Di seguito la lettera relativa all’esercizio 2009 ed il link a quelle degli esercizi precedenti.

BKH_Letter_2009.pdf

Categorie
ABI Banche Banche di credito cooperativo Unicredit Vigilanza bancaria

Fantasmi svizzeri.

Uno spettro si aggira per il mondo, il terribile avvento di Basilea 3 sta per mettere in ginocchio l’economia mondiale, le banche e, naturalmente, le imprese (per colpa delle banche, che non vorrebbero, ma che saranno costrette a metterle in ginocchio dai cattivi, ovvero i regolatori).

A margine del Convegno ABI dedicato alla presentazione di un volume dedicato alla storia dell’associazione, il Presidente uscente, Corrado Faissola, ha paventato che l’applicazione delle nuova normativa regolamentare in materia di requisiti di capitale, nota come Basilea 3, potrebbe portare “gravissimi danni”, con riflessi sull’economia reale; del pari, “definire i prezzi in via amministrativa sarebbe un ritorno all’antico”. Con singolare capacità di arrampicata sugli specchi, Faissola sostiene che “il patrimonio è essenziale per fare banca, ma le banche devono essere messe in condizione di remunerare il patrimonio”. Forse Faissola non ha letto i dati statistici presentati in numerose ricerche, che hanno evidenziato che anche in Italia, sia pure in misura inferiore rispetto al resto d’Europa e del mondo, le banche, soprattutto le principali, siano state colte dalla crisi con un patrimonio di vigilanza insufficiente, al di sotto del limite minimo fissato da Basilea 2. Il patrimonio, negli anni passati, è stato fin troppo remunerato, riducendo il patrimonio stesso ed incrementando gli utili, con l’assunzione di rischi eccessivi; è cresciuto il ROE, è cresciuta la creazione di valore, non è cresciuta la qualità dei servizi e l’intensità dell’assistenza nei confronti delle imprese, specie PMI. Ma se le cose, per le imprese, continueranno ad andare male, o peggio, la colpa sarà di Basilea 3.

A margine dello stesso convegno, Alessandro Profumo, A.D. di Unicredit ha rivendicato il ruolo dei grandi istituti nell’ABI, rilanciando la candidatura di Giuseppe Mussari di MPS: per capirci, l’aquila che ha condotto la banca senese all’acquisto degli sportelli di Antonveneta per la modica cifra di 9 miliardi, dovendoli poi rivendere a prezzo vile per non violare la normativa antitrust. La colpa delle piccole banche sarebbe quella, secondo Profumo, di avere “diviso” la categoria, rimarcando le differenze proprio nel mezzo della crisi finanziaria, quando sarebbe occorso recuperare la reputazione delle banche stesse. In altre parole: condividiamo la responsabilità morale dei miei comportamenti opportunistici, gli utili da essi derivanti, tuttavia, sono acqua passata e hanno creato valore per me. Il mitico Ricucci avrebbe una frase esplicativa delle affermazioni di Profumo, in questo blog, letto anche da giovani creature innocenti, dobbiamo limitarci a ricordare l’esortazione di Alberto Sordi, “armiamoci e partite”.

Categorie
ABI Banche Vigilanza bancaria

È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto.

Corrado Faissola, presidente dell’ABI, ha indubbiamente un compito ingrato, che assomiglia abbastanza a quello dell’uomo-azienda Cobolli Gigli all’indomani di Moggiopoli, ovvero difendere l’indifendibile. Nel corso di un’audizione presso la Commissione Finanze della Camera, il nostro ha ricordato che le banche italiane soffrono per la limitata deducibilità delle perdite su crediti –vero: il nostro è l’unico Paese che impedisce, e non solo alle banche, la completa deducibilità delle perdite su crediti-  invocando il rinvio dell’applicazione delle regole di vigilanza prudenziale ormai note come Basilea 3. Non si vede bene cosa c’entrino le due cose e come, soprattutto, sia possibile parlarne contemporaneamente, dal momento che il vero problema che la crisi ha evidenziato riguarda la mancanza di soldi veri nel patrimonio di vigilanza delle banche. Pur senza sottacere l’importanza del problema, la fiscalità anticipata sarebbe bene rimanesse fuori dal computo del patrimonio utile ai fini di vigilanza. Altrimenti significa che per gente abituata a vendere con la massima disinvoltura di tutto a famiglie, imprese e pubblica amministrazione, manca il coraggio di chiamare alla cassa azionisti riottosi. Invece, anche per le banche e per i loro azionisti, felicità a momenti e futuro incerto.

Categorie
ABI Banche Sud Sviluppo

“Intensità creditizia” e sofferenze bancarie

Nel corso di un’audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato il presidente dell’ABI, Corrado Faissola, ha negato l’esistenza del fenomeno del credit crunch, termine del quale, egli ha affermato “è stato fatto un uso assai improprio ed approssimativo”. Faissola, inoltre, nel riportare il parere dell’Associazione delle banche italiane, ha anche affermato che, al contrario di quanto paventato con la continua evocazione del termine credit crunch, l’intensità creditizia (sic), ovvero il credito per unità di prodotto, è cresciuta nel corso della prima parte del 2009, pur avendo rallentato la propria velocità rispetto al passato. Faissola, in sostanza, ribadisce ciò che tutte le principali banche italiane hanno sostenuto con vigore da almeno un anno in qua, ovvero che non sono le banche a non erogare più affidamenti, ma è il sistema delle imprese a farne una minore richiesta. I dati citati dal presidente dell’ABI mostrano una crescita del credito al settore privato del 2,3%: senza approfondire ulteriormente le evidenze statistiche portate da Faissola, sarebbe tuttavia interessante verificare, attraverso i dati della Centrale dei Rischi, la reale crescita –o la più probabile riduzione- dei crediti alle imprese di piccola e media dimensione, già con il segno meno a dicembre 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007.

Faissola, inoltre, ha posto l’accento con allarme sulla crescita delle sofferenze, innalzatesi velocemente fino al livello al 2,94% sugli impieghi a fine agosto 2009 rispetto all’anno precedente. Una prima annotazione, sul punto, conduce a rammentare i tempi, non proprio bancariamente felici –salvo che per l’età più giovane- durante i quali le sofferenze erano pari ad oltre il doppio e, ciononostante, le banche non parevano, e non erano, preoccupate. Non si tratta di un peggioramento indotto dalla crisi, come potrebbe apparire ad un commentatore superficiale, bensì di una ridotta capacità delle banche, con gli attuali spread, di sopportare nei propri bilanci il peso delle perdite su crediti. Senza dimenticare che, nei tempi di cui si sta parlando, il sistema bancario era ancora, per la maggior parte, in mano pubblica, con evidenti riflessi in termini di minore efficienza e di costi posti, impropriamente, a carico dello Stato.

Last but not least, Faissola ha testualmente affermato che il credito al Sud “è difficilissimo farlo.” Le sofferenze, come si è già evidenziato in questo blog ieri, sono molto più elevate ed il merito di credito “sfuggente”. Sembra dunque una pillola avvelenata –o un’auto-felicitazione per lo scampato pericolo- quella dell’augurio che l’ABI rivolge alla Banca per il Sud voluta da Tremonti. E’ evidente, tuttavia, che il problema del credito alle imprese del Mezzogiorno non possa essere risolto con un elegante gioco di scarico delle responsabilità. I tempi per il varo della Banca del Sud, del resto, non paiono realisticamente, ravvicinati.