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Un contributo di Andrea e Rony Hamaui, da non perdere.

Un contributo di Andrea e Rony Hamaui, da non perdere.

Riporto integralmente da Lavoce.info

Debito pubblico in crescita, come gestirlo

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Terminata l’emergenza, il deficit dovrebbe trasformarsi in surplus e il debito accumulato dovrebbe rientrare rapidamente. Ma non sempre accade. Servono una politica monetaria coraggiosa, piani di rientro credibili ma soprattutto una spesa che stimoli la crescita.

La grande abbuffata di debito pubblico

“L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che entra realmente in possesso della collettività dei paesi moderni è il debito pubblico” (Karl Marx, Il Capitale, primo libro, 1867). Mai previsione del filosofo tedesco rischia di essere tanto vera, dopo l’abbuffata di debito che tutti gli stati stanno facendo in questa delicata fase. Le recenti stime del Fondo monetario internazionale ci dicono che nei paesi avanzati, entro fine anno, il rapporto tra debito pubblico e Pil crescerà mediamente di oltre il 17 per cento, con punte del 20 per cento negli Stati Uniti e del 22 in Italia, mentre le prospettive per il 2021 rimangono ancora molto incerte. Tutto ciò partendo da un livello d’indebitamento già straordinariamente alto, giacché alla fine dell’anno scorso il rapporto debito-Pil dei paesi avanzati aveva superato il 105 per cento, massimo storico dall’ultimo dopoguerra (Figura 1).


Fonte: Fmi.

La storia e la letteratura economica ci hanno insegnato che il debito pubblico, rispetto ad altre fonti di finanziamento come le tasse, sia un eccezionale strumento per realizzare consumption smoothing, ovvero attenuare la caduta dei consumi in concomitanza di grandi shock ed eventi eccezionali. Da sempre i governi lo hanno usato per finanziare guerre e fronteggiare catastrofi naturali. Il deficit di bilancio poi è un importante strumento per smussare la tassazione, spesso distorsiva, quando si devono sostenere investimenti (tax smoothing). Le teorie keynesiane infine mostrano come la leva fiscale e il conseguente debito pubblico siano un ottimo strumento per intraprendere politiche anticicliche, specialmente quando i margini offerti dalle politiche monetarie sono ridotti.

Eccesso di debito e instabilità finanziaria

Terminata l’emergenza, si assume che il deficit pubblico si trasformi in surplus e che i maggiori debiti accumulati rientrino rapidamente. Nella realtà il più delle volte questo non succede, come è evidente nella figura 1. Infatti, i governi hanno maggiori incentivi ad allargare i cordoni della borsa durante le fasi recessive di quanti non ne abbiano a restringerli durante le fasi espansive, soprattutto in paesi come l’Italia caratterizzati da cicli politici brevi. Inoltre, spesso, le aspettative di crescita su cui si basano i piani di rientro si dimostrano troppo ottimistiche e a uno shock reale negativo segue una crisi finanziaria molto costosa.

L’eccessivo indebitamento non è privo di conseguenze poiché in molti casi si accompagna a una forte instabilità finanziaria e a una bassa crescita economica, in una relazione non lineare e con una direzione di causalità non evidente. Nel secondo dopoguerra i paesi che crebbero di meno furono quelli vincitori (Usa e Regno Unito), gravati da un alto livello di debito, mentre esiste il forte sospetto che il rallentamento della crescita dei paesi avanzati osservato negli ultimi decenni (secular stagnation) sia dovuto, oltre che a cause strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la bassa produttività, anche al crescente indebitamento (Figura 2). La qualità del debito conta molto giacché, se questo è detenuto principalmente da non-residenti, ha una durata più corta e non è utilizzato per finanziare investimenti, i suoi effetti risultano molto più destabilizzanti.

Figura 2 – Debito pubblico e crescita economica dopo la crisi.

Mai come ora è indispensabile sfruttare la leva fiscale per lenire i devastanti effetti della diffusione del Covid-19, senza però trascurare gli effetti negativi dell’enorme debito pubblico che tutti i paesi sono costretti ad accumulare. In primo luogo, è fondamentale che la politica monetaria, oltre ad assicurare molto a lungo tassi negativi, monetizzi parte del debito, seppure in via eccezionale per non perdere la propria credibilità. Lo stanno già facendo in maniera surrettizia tutte le principali banche centrali, acquistando titoli di stato. Tuttavia la Fed ha intrapreso questa strada con maggior determinazione quando ha deciso di non mettere un limite agli importi di titoli che intende comprare. In secondo luogo, è fondamentale gestire in maniera oculata il debito, garantendone la sostenibilità, raccogliendo a lungo termine, a bassi tassi d’interesse e con un piano di rientro credibile. Da questo punto di vista risulta molto importante l’utilizzo di Eurobond, del Mes, del Sure e del Recovery Fund, specie se questi saranno finanziati con l’espansione del bilancio europeo.

Come conquistare la fiducia dei cittadini e dei mercati

Tuttavia, forse, l’aspetto più cruciale è quello di spendere bene i soldi investendo in attività produttive che stimolino la crescita e favoriscano la ripresa economica. In altri termini, meno bonus babysitter, congedi parentali, bonus vacanze e sostegno al lavoro nero e più investimenti in capitale fisico e umano. Bisogna quindi cogliere l’opportunità per varare un grande piano che rilanci la produttività del paese e riduca il gap infrastrutturale dell’Italia. È giunto il momento di scelte coraggiose che favoriscano l’interesse generale a costo di sacrificare interessi di parte. Da questo punto di vista non giova emanare un decreto ogni mese che finisce per assecondare le diverse lobby: è più costruttivo delineare, come ha fatto la Germania, un piano ben articolato che tranquillizzi i cittadini e i mercati.

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Banca d'Italia Banche Crisi finanziaria Vigilanza bancaria

Partite di giro (dei debitori).

Partite di giro (dei debitori).

A Urbino, nella città dove lavoro, esiste una via intitolata Giro dei Debitori, denominazione sulla quale qualche Collega docente di Storia potrebbe illuminarmi. A intuito posso immaginare che fosse adibita al pubblico ludibrio ed alla riprovazione di coloro che non pagavano, appunto, i loro debiti, portati in giro per la pubblica via. Periodicamente, in una sorta di giro concettuale, ritornano proposte per sanare il debito pubblico incentrate sulla Banca d’Italia, partendo dalla lontana idea prodiana (ma non solo) di utilizzare le riserve auree di Via Nazionale fino all’ultima, quella della rivalutazione delle azioni dell’ex-banca centrale in possesso delle banche.

Già: perché nonostante la legge di riforma della Banca d’Italia approvata nel 2005 prevedesse che le azioni dell’istituto fossero trasferite dalle banche al Tesoro (anche per porre rimedio all’incresciosa situazione per cui il controllo del Vigilatore è in mano, almeno formalmente, ai vigilati) non se n’è mai fatto nulla. Per l’ovvia ragione che mancavano i fondi e le banche non erano, giustamente, disposte a privarsi di un valore patrimoniale importante senza ricadute sul conto economico. Tant’è. Ora si vuole rivalutare in capo alle banche, che rimarrebbero così proprietarie del loro regulator nazionale, proprio quelle azioni che la legge del 2005 prevedeva fossero trasferite al Tesoro, al fine di poter tassare di più e meglio le banche, che non riuscendo a fare utili per vie normali, li farebbero per vie contabili. Ottenendo il paradossale risultato di rafforzare, ma solo contabilmente, quel patrimonio di vigilanza che Banca d’Italia, a furia di ispezioni e commissariamenti, sta sistematicamente demolendo. Partite di giro.

 

 

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BCE Crisi finanziaria

Portare in cassa 20-25 €/bn (e basta là).

Portare in cassa 20-25 €/bn (e basta là).

Provo a resistere alla tentazione di sparare sentenze però alcuni fattori vanno chiariti:
1. la fiammata delle borse e la discesa dello spread BTP vs Bund di questi giorni non dipende dalla manovra come i giornali di regime vogliono farci credere ma alle attese che i mercati ripongono nel vertice delll’8 e 9 dicembre (ricordo che i primi trattati europei furono sottoscritti proprio l’8 dicembre e misteriosamente adottata la bandiera con 12 stelle) dove i più ottimisti si aspettano una ridefinizione della BCE come Lender Of Last Resort (prestatore di ultima istanza): saranno probabilmente delusi;
2. per quanto riguarda la manovra, questa doveva raggiungere tre obiettivi:
– portare in cassa 20-25 €/bn e probabilmente lo farà e questa è oggettivamente una necessità;
– essere equa e non lo sarà in quanto pagano sempre gli stessi (maggiori imposte 80%, minori spese 20%)
– favorire la crescita e non lo farà in quanto riduce il potere d’acquisto (es. la nuova ICI, il blocco della rivalutazione delle pensioni …) e dunque è intrinsecamente depressiva.

Staremo a vedere ma a me, da bocconiano, viene da associarmi a quanti si domandano:  Ma per mettere nuove tasse e lasciare tutto il resto come prima, c’era bisogno di tanti professoroni? non hanno fatto così da 40 anni i vecchi governi “politici”?.
Capire tutto magari no ma neanche farci prendere per il ..lo così sfacciatamente come sta cercando di fare il Giornalista Unico Italiano.

Cino Ripani

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Banca d'Italia BCE Crisi finanziaria Germania

Divorzi benedetti.

Divorzi benedetti.

La sede di Banca d'Italia

Sull’onda della generale arrabbiatura verso i tedeschi ed i loro sodali francesi, ma anche sulla scia di una nostalgia per la lira che ha ben poco di razionale (l’unica cosa di buono della lira, a parte le svalutazioni competitive, era che quando c’era lei io avevo 20 anni di meno) qualcuno si è messo a stigmatizzare il famoso divorzio fra Bankitalia e Tesoro, ovvero quel provvedimento che sancì il divieto per l’Istituto di Emissione di stampare moneta per acquistare il debito sovrano. L’errore di costoro sta nell’imputare al divorzio stesso la colpa della crescita del debito pubblico italiano che non solo stava già crescendo dagli anni ’60 e ’70 in maniera esponenziale ma che, soprattutto, non è stato agevolato dalla mancanza di un “sottoscrittore di ultima istanza.” Il debito pubblico italiano è stato agevolato da una cultura politica irresponsabile e clientelare, tesa ad approvare provvedimenti che fossero utili solo in chiave elettoralistica e non per il bene comune. Che dall’Euro abbia tratto benefici soprattutto la Germania, non c’è alcun dubbio. Ma che l’Euro “tedesco” serva a far finta che il nostro debito pubblico, consociativo e benedetto dall’intero arco costituzionale, non fosse da irresponsabili, questo no. Un po’ di sciovinismo va bene, l’ipocrisia no.

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Banche Giulio Tremonti Indebitamento delle imprese Mutui e tassi di interesse PMI Silvio Berlusconi

Perché non si può essere indifferenti allo spread.

Perché non si può essere indifferenti allo spread.

I differenziali di tasso fra Bund e BTP sono stati definiti, dai difensori del Governo dimissionario, come l’espressione di una congiura dei due pasticcioni franco-tedeschi (qualcuno, se non sbaglio, ha parlato anche di signorina spread), nonché della finanza internazionale ed altre amenità. Con il che sottacendo un effetto disastroso (Il Fatto Quotidiano lo ha chiamato l’effetto B. sulle banche), quello che ha generato l’immediato rialzo dei tassi attivi, quelli che le banche praticano sui tassi alla clientela. Il perché ciò accada non è difficile da capire, anzi è molto semplice: i titoli di Stato hanno rendimenti elevatissimi, che fanno concorrenza ai tassi passivi che le banche applica(va)no alla clientela. In questo momento, se va bene, le banche raccolgono offrendo tassi al 4/5 %: ne deriva che i tassi attivi non possono che essere più alti, portandosi, sui finanziamenti a breve termine, perlomeno sul 7% o più, per i prenditori più rischiosi. A questo punto l’indebitamento delle Pmi, elevato in tempi normali, elevatissimo in tempi di crisi, non può che diventare insostenibile. Questo comporta lo spread, tutto il resto non ha importanza. Ci si risente lunedì.

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Banche BCE Crisi finanziaria Germania Mario Draghi

Stampa Mario, stampa.

Stampa Mario, stampa.

Le notizie dalla Grecia, con le dissennate dichiarazioni di Papandreou, che mostra di non avere neppure il coraggio di proporre una medicina, chiedendo al contrario ai Greci se preferiscono le caramelle alla chemioterapia, mostrano che le questioni della crisi non riguardano appena i tecnici o chi governa, bene o male che lo faccia. Riguardano la cultura e gli stili di vita, il modo di concepire se ed il lavoro, la fatica ed il sacrificio, il risparmio e il futuro. Che Dio aiuti la Grecia nella sua decrescita (in)sostenibile: ho ancora delle dracme da qualche parte, verranno buone.

Mentre Atene brucia, la posizione assunta nelle ultime ore dal Direttorio che così egregiamente governa sui destini dell’Unione Europea mostra la miopia di una posizione che, fino all’ultimo, ha tentato di circoscrivere il problema ad una questione morale, a partire dal giudizio che il debito è sbagliato e basta (ciò che il Foglio ha definito, con felice espressione, la Luteronomics della signora Merkel). Ora, poiché le banche francesi e tedesche sono piene di titoli greci, da un punto di vista puramente sciovinistico mi verrebbe da chiedere come mai tanta stupidità nella patria di coloro che sorridevano ironicamente dell’incapace di Palazzo Grazioli? A tacer del fatto che resta difficile capire chi terrà indenni i risparmiatori dei due più grandi paesi di Eurolandia dall’haircut che attende i bilanci delle banche presso le quali hanno i loro depositi. La BCE, di fatto, ha già cominciato a stampare moneta, acquistando i titoli di Grecia, Spagna, Italia. Il prossimo passo è stampare direttamente euri, per evitare che tutto il sistema collassi: Mario Draghi comincia dalla tipografia.

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Banche Crisi finanziaria Vigilanza bancaria

Municipal lending.

Municipal lending.

Le cronache che si occupano, purtroppo, di Dexia, riportano che si tratta di una banca attiva nel municipal lending. L’attività sembrerebbe meno rischiosa di quanto in realtà sia, dal momento che Dexia è già stata salvata nel 2008 e, a quanto pare, lo sarà nuovamente in nottata, prima della riapertura delle Borse, previo accordo fra il Governo Francese e quello del Belgio (singolare coincidenza: si ritrovano un governo dopo mesi di mancato accordo fra fiamminghi e valloni, si vara il nuovo governo e si salva subito, con grane annesse, una banca). Alcune banche tedesche con competenza territoriale nei Laender, del resto, nonostante la garanzia statale e la distorsione che essa comporta, sono state messe sotto tiro nel recente round di stress test. Pubblico è bello, come urlano le anime belle degli indignati, ma la verità è che il pubblico non solo ha finito i soldi, ma ha anche commesso stupidaggini, in proprio o per interposta persona.

Dexia aveva, ed ha tuttora al suo attivo un elevato quantitativo di titoli di stati sovrani quali Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, oltre ad un imprecisato ammontare di titoli tossici risalenti al primo default, quello del 2008. Non si conoscono esattamente i contorni del salvataggio, i cui oneri devono essere ripartiti fra Francia e Belgio ed andranno ad influenzare il rating dei rispettivi debiti sovrani. In compenso di parla di bad bank, ovvero di un contenitore finanziario di asset tossici e di dubbia esigibilità, la cui gestione, lontana dagli occhi, rimarrà tuttavia assai vicina al cuore, lato portafoglio, dei paesi che ne sostengono l’attività. Sarebbe interessante sapere perché Dexia sia ricaduta nell’errore, ma non è questo il luogo per un tale approfondimento; in compenso il caro vecchio sistema di raccogliere il rusco e portarlo in un’altra stanza, oppure nei cassonetti o nelle discariche altrui, ovvero la bad bank, funziona sempre.

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Banche Borsa Crisi finanziaria fiducia Giulio Tremonti Indebitamento delle imprese Liquidità Ripresa Silvio Berlusconi Stato Unicredit

Il pericolo è che si giustifichi.

Il pericolo è che si giustifichi.

Questa disfatta non è giustificata. Il pericolo è che si giustifichi“. Così Il Sole 24 Ore di oggi riporta, nelle pagine on-line, il giudizio della Lex column del Financial Times, che esamina le conseguenze del taglio del rating operato da Standard and Poor’s dapprima al debito sovrano del nostro Paese e poi alle 7 principali banche. La disfatta delle banche italiane non sarebbe giustificata, eppure Unicredit ha attinto oggi i minimi storici o, come dicono i cronisti televisivi, ha aggiornato il proprio record negativo.

Solo l’improntitudine del nostro Premier poteva giustificare il downgrade del rating del nostro debito sovrano con la campagna mediatica in corso. Non meno ingenui e sprovveduti appaiono tutti coloro che ritengono le agenzie di rating una sorta di Spectre della finanza, che affossa intere nazioni con un semplice comunicato. Si può difendere oppure no la politica economica di questo Governo, si possono discutere le scelte operate da Tremonti e quelle non fatte dal presidente del Consiglio: ma se avessero taciuto le agenzie di rating, avrebbero parlato i numeri del nostro debito pubblico, ancora in ascesa e, soprattutto, i numeri di una manovra finanziaria che, nella migliore tradizione italiana, insegue la spesa pubblica con nuove tasse. Continuiamo a non aspettarci nulla dalla politica, forse la decenza imporrebbe appena un po’ meno ipocrisia. Quanto alle banche, non si tratta semplicemente dell’effetto-downgrade che si trasmette in automatico, causa detenzione di ingenti ammontari di titoli di Stato in portafoglio. Ciò che appesantisce le banche sono le sofferenze e le conseguenze di queste ultime, non tanto sul patrimonio, quanto sulla liquidità: le perdite su crediti, non quelle su titoli, sono la questione. E questo, purtroppo, giustifica molte cose.

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Banche BCE Crisi finanziaria Germania

Ammaina bandiera.

Ammaina bandiera.

“Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, è impegnato a sostenere la stabilità dell’euro”. Weidmann però – notano i più maliziosi – non potrebbe comunque dimettersi, essendo membro di diritto del consiglio direttivo della Bce, a meno di non lasciare allo stesso tempo il vertice della Bundesbank. D’altronde l’insofferenza tedesca rispetto all’attuale gestione della crisi europea è innegabile. “Aus personlichen Grunden”, ovvero sempre “per ragioni personali”, a febbraio anche il tedesco Axel Weber si era dimesso dalla guida della Bun- desbank (decadendo quindi dal consiglio della Bce) e aveva rinunciato alla futura presidenza di Francoforte. Anche allora in polemica con l’interventismo troppo marcato della Bce. Ancora: ieri il commissario Ue per l’Energia, il tedesco – anche lui – Gunther Oettinger, in un’intervista alla Bild ha suggerito provocatoriamente che i paesi indebitati siano costretti, per punizione, ad ammainare le rispettive bandiere davanti alla sede brussellese della Commissione.

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Barack Obama USA

Gioventù bruciata.

Gioventù bruciata.

Il dibattito infinito che negli USA sta portando lentamente il Paese al limite del collasso finanziario (teoricamente ipotizzabile, nella realtà difficile da immaginare), fa venire in mente quel film con James Dean, quello nel quale ci si sfida a fermarsi per ultimi dopo aver lanciato la macchina verso il precipizio. Visto quanto sta accadendo Oltreoceano, i nostri deputati sono stati diligenti ultra virus, manifestando sentimenti di amor patrio degni degli antichi padri romani. Ciò che non sembrano avere capito è che, se persino negli USA devono stringere la cinghia, sentendosi rimproverare dai cinesi, forse i tempi sono davvero cambiati.