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Crisi finanziaria Silvio Berlusconi

I mercati esistono e le loro aspettative vanno governate.

I mercati esistono e le loro aspettative vanno governate.

Berlusconi doveva spiegare ai mercati – i suoi cittadini inclusi – come il suo Governo intende affrontare il doppio nodo della crescita economica con disciplina fiscale. Una situazione delicata, tenendo conto della delusione causata nei mercati dalla recente manovra finanziaria, che ha finito per tradire le aspettative. Il premier ha ricordato la velocità con cui il Parlamento ha approvato tale manovra, nonché gli apprezzamenti dell’Europa.

Ma questo ai mercati non basta. Si può ritenere che i mercati sbaglino, come Berlusconi ha sottolineato in qualche passaggio. Ma i mercati esistono, e le loro aspettative vanno governate.

Donato Masciandaro, Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2011

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Banca d'Italia Banche Consob

Sceriffi senza pistole.

Sceriffi senza pistole.

La Consob e le autorità di controllo in generale corrono gli stessi rischi di uno sceriffo che, pur senza pistole, si trova accusato di non far rispettare la legge in città. La sentenza della Cassazione che chiede alla Consob di risarcire degli investitori dopo il fallimento di una Sim è un episodio emblematico di una stagione che può essere ricca d’incognite, senza vantaggi per nessuno.

Donato Masciandaro, Il Sole 24 Ore, 15 marzo 2011

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Banche Crisi finanziaria Mercato Vigilanza bancaria

Creare mercati per i titoli illiquidi?

Donato Masciandaro, in un lucido e brillante articolo sul Sole 24 Ore del 24 novembre 2009, ritorna sull’argomento derivati, che tanti guai hanno combinato prima della grande crisi, proponendone la disciplina. In particolare Masciandaro propone di “trasformare insiemi diversi di transazioni bilaterali e opache in sistemi di scambi multilaterali e trasparenti”. Ciò ridurrebbe i rischi di crisi: ma, lamenta Masciandaro, finora non è successo nulla.

Forse sarebbe il caso di chiedersi perché, appunto, non accada nulla. Perché esistano, peraltro funzionando egregiamente, mercati regolamentati ed accentrati per opzioni e futures, che non hanno mai dato luogo a problemi. Ma, soprattutto, sarebbe il caso di chiedersi perché, nonostante l’apparente convenienza, nessuna banca si premuri di organizzare un simile mercato. Infine: siamo proprio sicuri che la creazione di mercati liquidi per strumenti molto rischiosi non possa ingenerare nuovamente la convinzione, che la crisi ha dimostrato essere pericolosissima, che c’è un mercato per qualunque security e, di conseguenza, c’è sempre qualcuno disposto a scambiarla?

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Banche BCE Crisi finanziaria

Poca acqua nel vino.

Donato Masciandaro, in un lucidissimo articolo sul Sole 24 Ore di giovedì 29 ottobre mette in evidenza, con la consueta chiarezza, quale sia il vero problema nel quale si dibattono le autorità politiche e di vigilanza rispetto al “che fare?” e al “cosa lasciar fare” alle banche dopo la crisi.

L’articolo, che andrebbe inserito in un manuale di Economia degli Intermediari Finanziari -d’altronde l’illustre Collega non per caso è ordinario in Bocconi- mette in evidenza il falso dilemma delle due possibili alternative del dopo crisi:

  1. sfuggire ai rischi, mantenendo unicamente i compiti tradizionali e creando inefficienze a carico dei clienti;
  2. procedere ad uno “spezzatino” dei grandi istituti, preparando un piano di smobilizzo della attività per i momenti difficili.

La falsità del dilemma consiste -e Masciandaro lo spiega con chiarezza estrema, appunto mettendo, come si dice in Romagna, “poca acqua nel vino”– nel fatto che le soluzioni proposte evitano di mettere al centro l’unica vera questione, quella del capitale delle banche. Che dovrebbe essere, come ricordato da Luigi Zingales in un contributo da far studiare anch’esso nelle Università, tanto più elevato quanto maggiore è la dimensione (ed invece al momento della crisi il core Tier di Unicredit era inferiore a 7) della banca che opera. Le altre soluzioni sono solo illusioni, che spostano in avanti il problema, senza risolverlo. Come ricorda Masciandaro, almeno fino alla prossima crisi.