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Prof, che ne pensa degli ETF?

Prof, che ne pensa degli ETF?

Tra i motivi di questa “mutazione” probabilmente è probabile che ci sia anche il boom degli Etf: il successo di questi strumenti finanziari è sbalorditivo e da mesi comporta una domanda di oro senza precedenti da parte delle società emittenti, che forse sta diventando difficile da soddisfare.

Solo nel mese di luglio gli Etf hanno accumulato oltre 160 tonnellate di metallo, da inizio anno ne hanno messe da parte quasi 900 tonnellate, calcola il World Gold Council (Wgc): volumi paragonabili a metà della produzione mineraria nello stesso periodo e superiori a quelli dell’intero 2009, anno record (finora) per gli Etf sull’oro.

La fame di oro degli Etf è così grande che da sola potrebbe mettere in crisi il sistema. Almeno un’emergenza si è già verificata quest’anno, quando l’Spdr Gold Trust, il maggiore Etf del mondo sul metallo giallo, ha dovuto procurarsi lingotti prendendoli “a noleggio” dalla Bank of England (col rischio peraltro che lo stesso oro sia stato conteggiato due volte, nelle riserve auree britanniche e nel patrimonio dell’Etf).”

Sissi Bellomo, Il Sole24Ore.com

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Cultura finanziaria Ricchezza Rischi Risparmio e investimenti

Offrire soluzioni.

Domenico Siniscalco, Presidente Assogestioni

In una intervista rilasciata oltre una settimana fa, l’ex-ministro per l’Economia, prof.Domenico Siniscalco, attualmente presidente di Assogestioni, sostiene con buone ragioni una messa a fuoco della politica economica sulla tutela del risparmio, auspicando incentivi in grado di stimolare investimenti di lungo periodo. Siniscalco allarga le sue valutazioni, non si limita a richiedere un fisco più clemente, soprattutto un fisco in grado di evitare la concorrenza dei Paesi esteri e la de-localizzazione finanziaria. Il Presidente di Assogestioni, in particolare, richiama i suoi associati a “cambiare: (l’industria del risparmio gestito) più che spingere prodotti deve offrire soluzioni, aiutare i risparmiatori a compiere le migliori scelte d’investimento.” Ecco, leggendo le dichiarazioni, sacrosante, di Siniscalco, è difficile non ricordare che a giugno il controvalore degli ETF (exchange traded fund) scambiati a Piazza Affari ammontava a 36 miliardi, ben oltre il 50% in più dell’anno precedente alla stessa data (il valore a giugno 2009 era pari a 23 miliardi). E che la raccolta netta dei fondi di diritto italiani, alla stessa data, è diminuita di ulteriori 10 miliardi. Una componente del successo degli ETF sono senza dubbio le basse commissioni di gestione (0,4% secondo i dati di Banca d’Italia). Ma se l’unica motivazione per comprare ETF, strumenti che replicano passivamente indici o panieri di indici, risiede nei costi, quanto è indifferenziato il mercato del risparmio gestito? E quanto poco “gioca” l’informazione e l’educazione finanziaria sull’argomento?

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Akerlof Crisi finanziaria Shiller Unicredit Università USA

HMQ

La sede della London School of Economics
La sede della London School of Economics

Paolo Madron, sul Sole 24 Ore on line di oggi, parla di “minuetto di scuse fra economisti”, con riferimento al caso della crisi dei sub-prime: il passo di danza barocco viene chiamato in causa poichè l’articolista ritiene che le scuse, da oltre oceano, siano state “non proprio tempestive, a dimostrazione della proverbiale aleatorietà del tempo accademico.”

minuetto

Come abbiamo ricordato anche su questo blog, la prima risposta degli economisti inglesi (giunta molti mesi dopo la domanda di HMQ Elizabeth II) affermava che quanto accaduto «è il frutto del fallimento dell’immaginazione collettiva di molti intelletti brillanti a capire il rischio sistemico nel suo insieme». Madron ironizza pesantemente sul tutto, quando dice che “(..) se è successo tutto l’ambaradan dei subprime e annessi è perché «nei recenti anni l’economia si è trasformata in un ramo della matematica applicata e, come hanno lamentato illustri premi Nobel quali Ronald Coase, Milton Friedman e Wassily Leontief, ha perso ogni contatto col mondo reale». Caspita.” E ancora: “(..) gli americani hanno rivendicato l’origine autoctona del movimento “contrizionista”. La prova in un articolo uscito il 13 maggio sul sito online della Wharton Business School della Pennsylvania University, ovvero quando gli accademici inglesi chiamati in causa da Sua Maestà erano ancora lì che si baloccavano sul da farsi. In sintesi, spiega che la colpa degli economisti «è di essersi interamente votati a un modello di comportamento umano che esalta la pura razionalità». Dal che si deduce che per non aver fatto bene il loro mestiere meritano una pena per contrappasso: da oggi in poi, invece che ai numeri, dovranno guardare in primis ai sentimenti degli uomini. Insomma, meno testa e più cuore. Se poi s’innamorano, la prossima crisi sicuramente la vedranno in anticipo.”

Absit iniuria verbis, l’articolo è intriso di facile moralismo e di dipietrismo a buon mercato. Ma, soprattutto, è intriso di faciloneria e di superficialità: basterebbe aver letto Akerlof e Shiller e il loro bellissimo libro Animal Spirits, per capire che la questione non è appena di razionalità contro sentimenti, innamoramento e scelte finanziarie. A prescindere dal fatto che il giornale di Confindustria non dimentica mai l’importanza di certi inserzionisti -basterebbe osservare certe pubblicità degli ETF o dei Covered Warrant proposti dalle grandi banche nè più, nè meno che come opportunità di scommessa- c’è realmente una questione culturale, ossia di modo di intendere, di weltanschauung, dell’economia e della finanza che non può più essere dimenticata, obliterata, messa da parte. Ed è, molto semplicemente, che l’economia è una scienza sociale, si occupa cioè di comportamenti umani. Immaginare di definire questi ultimi in base a modelli, schematizzare tutto e renderlo automatico, quasi che si trattasse di una reazione chimica, significa fare della persona, come spiegò mirabilmente qualche anno fa in una lectio magistralis il prof.Becattini, una “caricatura”. Una caricatura di risparmiatore, di investitore o di imprenditore non cambia: in tutti è casi, significa essere lontani dalla realtà.