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BCE Crisi finanziaria Disoccupazione Economisti Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

#Greciasenzamedicine: per vedere di nascosto l’effetto che fa.

#Greciasenzamedicine: per vedere di nascosto l’effetto che fa.

La notizia della Grecia rimasta senza medicine, ha fatto il giro dei social network, diventando, in brevissimo tempo, l’hashtag più popolare (#Greciasenzamedicine) e l’oggetto delle dichiarazioni preoccupate di tutti. E non può che essere così, se in un Paese europeo si vive una circostanza di durezza e ferocia tali da far pensare a tempi che neppure immaginavamo essere tornati, quelli delle camicie brune (l’Alba Dorata, partito neo-nazista ellenico).

Purtroppo la durezza dei tempi non sembra aiutare la ragionevolezza, se coloro che invocano fallimenti a catena non si rendono conto che punire i banchieri pensando di non punire i risparmiatori è come spegnere un incendio in un museo selettivamente: lasciare bruciare, che so, i fiamminghi del ‘600 per salvare solo i rinascimentali italiani. Brucerà tutto ugualmente, perché l’incendio riguarda tutti. L’idea di B., quella di mettersi a stampare moneta, non è folle, anche se chi l’ha pronunciata mostra chiari segnali di avvicinamento al rimbambimento (a riprova dell’avanzare dell’Alzheimer, ha affermato che però lui scherzava, nel silenzio desolante dell’ufficio politico del Pdl e dei suoi fedelissimi): da tempo ne parla Krugman e tutti coloro che hanno a cuore l’esistenza non solo dell’euro, ma di un politica comune e di una banca centrale degna di questo nome. Solo che né Krugman, né altri economisti, italiani e non, hanno avuto a disposizione i cordoni della borsa ed il consenso semi-bulgaro del penultimo governo, quello degli inetti della libertà.

Mettersi a stampare moneta e salvare le banche non serve a salvare i banchieri: quelli li salverà solo l’inettitudine e la corruttela della magistratura e la loro contiguità al potere, in ogni caso. Mettersi a stampare di moneta serve ad evitare di assistere, non più di nascosto, all’effetto disastroso che fa la mancanza di liquidità nei sistemi economici e finanziari. Si chiama collasso.

 

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Banche BCE Germania Goldman Sachs Mario Draghi

Non rovinate tutto.

Non rovinate tutto.

L’idea più contenuta che la Bce potrebbe imporre un “tetto” al rendimento di alcune obbligazioni sovrane attraverso l’acquisto risulta anch’essa problematica, perché potrebbe distorcere i mercati dei capitali. Non ricordo un esempio recente di una banca centrale che abbia stabilito artificialmente un limite per il rendimento di beni scambiati liberamente (la Svizzera ha effettivamente promesso di frenare la crescita della propria valuta, ma si trattava più di una minaccia che di un tetto solido). E risulta difficile capire perché gli investitori dovrebbero volere acquistare titoli il cui rendimento viene bloccato dalle autorità monetarie. La realtà è che gli investitori non faranno seriamente ritorno ai titoli e alle obbligazioni europee fino a quando non saranno convinti che l’euro non esploderà. Ora che si accinge a partecipare a incontri di importanza cruciale, presidente Draghi, mi pare opportuno ricordare a lei e ai suoi colleghi un’esortazione spesso rivolta a coloro che entrano a far parte di Goldman Sachs, la sua alma mater: “Non rovinate tutto”.
Francesco Guerrera

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Banca d'Italia BCE Crisi finanziaria Germania

Divorzi benedetti.

Divorzi benedetti.

La sede di Banca d'Italia

Sull’onda della generale arrabbiatura verso i tedeschi ed i loro sodali francesi, ma anche sulla scia di una nostalgia per la lira che ha ben poco di razionale (l’unica cosa di buono della lira, a parte le svalutazioni competitive, era che quando c’era lei io avevo 20 anni di meno) qualcuno si è messo a stigmatizzare il famoso divorzio fra Bankitalia e Tesoro, ovvero quel provvedimento che sancì il divieto per l’Istituto di Emissione di stampare moneta per acquistare il debito sovrano. L’errore di costoro sta nell’imputare al divorzio stesso la colpa della crescita del debito pubblico italiano che non solo stava già crescendo dagli anni ’60 e ’70 in maniera esponenziale ma che, soprattutto, non è stato agevolato dalla mancanza di un “sottoscrittore di ultima istanza.” Il debito pubblico italiano è stato agevolato da una cultura politica irresponsabile e clientelare, tesa ad approvare provvedimenti che fossero utili solo in chiave elettoralistica e non per il bene comune. Che dall’Euro abbia tratto benefici soprattutto la Germania, non c’è alcun dubbio. Ma che l’Euro “tedesco” serva a far finta che il nostro debito pubblico, consociativo e benedetto dall’intero arco costituzionale, non fosse da irresponsabili, questo no. Un po’ di sciovinismo va bene, l’ipocrisia no.

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Banche BCE Silvio Berlusconi

On the edge of the financial and social disaster.

On the edge of the financial and social disaster.

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Banche BCE Crisi finanziaria Economisti Liquidità

Our people will suffer avoidable and potentially lasting damage.

Our people will suffer avoidable and potentially lasting damage.

Central bank officials have wasted too much time over the last year worrying about how their institutions would appear to markets, to politicians and to the public, were they to undertake more stimulus. Sometimes you have to do the right thing even if the benefits take time to become evident. If we do not undertake the monetary stimulus that the grim outlook calls for, then our economies and our people will suffer avoidable and potentially lasting damage.

Adam Posen

New York Times, 21 novembre 2011

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Alessandro Berti BCE Crisi finanziaria Educazione Germania

A domande, risponde.

A domande, risponde.

In un blog le domande si pongono commentando i post: ma in attesa che accada, non ci si può chiamare fuori, se hai provocato delle domande, devi rispondere. In attesa che arrivino altre domande, altri post, altre questioni, per sé e per la propria vita.

Se posso permettermi , comincerei a porle domande, come : come si possono meglio definire , magari tramite un esempio, le SUBPRIME ?

Le imprese subprime non esistono, le ho inventate io: esistono le imprese in difficoltà, ai margini del mercato (appunto, marginali), che non ce la fanno più e che non hanno più gambe, nè fiato. Sono subprime (come i mutui fatti a gente che non poteva ripagarli), perché sono imprese di qualità, duole dirlo, inferiore: non ce la possono fare, non hanno margini, non guadagnano, e sono molto indebitate. Un’impresa subprime è un’impresa, per esempio, che ha più debiti che ricavi; che permette all’imprenditore o ai soci di andare avanti solo grazie ai soldi delle banche (che non sono gratis, ma soprattutto, che vanno restituiti); che paga i dipendenti poco o in nero; che sta in un settore dove la concorrenza cinese (che non è quasi mai sulla qualità, ma sempre sul prezzo) è imbattibile. Un’impresa subprime è come Nosferatu, il protagonista del film da cui ho tratto il fotogramma del post che tu hai letto: è un non-morto (che certamente non è vivo).

Inoltre riguardo alla situazione della Grecia, cosa succederebbe nel caso la BCE non coprisse il buco del debito ? 

La BCE per ora non può e non deve coprire il buco del debito: lo farebbe stampando moneta e questo non è possibile, oltre che immorale. Lo potrebbe fare il cosiddetto fondo salvastati, ovvero l’EFSF, ma per volontà della Germania ha pochi soldi, e non saranno dati, se non dietro precise garanzie: la Germania non vuole che la BCE faccia la banca centrale, e non vuole neppure che qualcuno (il fondo) si sostituisca ad essa. Nel frattempo la domanda sarebbe meglio farla in altro modo: cosa succede se la Grecia non onora gli impegni che ha preso e non paga i debiti? Tecnicamente fallisce, e per qualcuno (i Tea party, ma anche molti liberisti di casa nostra) è una soluzione. I Greci si impoveriscono drammaticamente, escono dalla zona euro, il loro reddito cala vertiginosamente e tutti coloro che vantano crediti verso la Grecia registrano gravi perdite. I ricchi greci rimangono ricchi, i poveri anche, sparisce il ceto medio, la borghesia, lo strato sociale più ampio e dinamico: viene azzerata una generazione, ci sarà molta povertà. Non sembra che abbiano intenzione di salvarsi, neppure possiamo obbligarli: il problema è che se non li difendiamo, qualcuno potrebbe pensare che si possano attaccare anche gli altri Paesi.

E ritornare ad una moneta precedentemente usata prima dell’euro, cosa comporterebbe ?

Tornare alla dracma non sarà complicatissimo, almeno tecnicamente: come nel 2001 è avvenuto il change-over dracma-euro, avverrà anche il contrario. Ma per uscire dall’euro si deve uscire dalla UE, ovvero rinunciare a soldi, contributi, vantaggi doganali. La Grecia diventerebbe un paese balcanico  più povero dell’attuale, che non potrebbe neppure esportare con un tasso di cambio favorevole verso l’UE quelle poche merci che riesce ad esportare, perchè l’UE stessa imporrebbe dazi doganali. Vivrebbe di turismo, di esportazioni agro alimentari, di poco altro: poiché molti greci sono dipendenti pubblici, il fallimento del Paese comporterebbe numerosi licenziamenti, di cui lo Stato non potrebbe farsi carico. In sintesi, la vedo dura e triste.

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Banche BCE Crisi finanziaria Germania Mario Draghi

Stampa Mario, stampa.

Stampa Mario, stampa.

Le notizie dalla Grecia, con le dissennate dichiarazioni di Papandreou, che mostra di non avere neppure il coraggio di proporre una medicina, chiedendo al contrario ai Greci se preferiscono le caramelle alla chemioterapia, mostrano che le questioni della crisi non riguardano appena i tecnici o chi governa, bene o male che lo faccia. Riguardano la cultura e gli stili di vita, il modo di concepire se ed il lavoro, la fatica ed il sacrificio, il risparmio e il futuro. Che Dio aiuti la Grecia nella sua decrescita (in)sostenibile: ho ancora delle dracme da qualche parte, verranno buone.

Mentre Atene brucia, la posizione assunta nelle ultime ore dal Direttorio che così egregiamente governa sui destini dell’Unione Europea mostra la miopia di una posizione che, fino all’ultimo, ha tentato di circoscrivere il problema ad una questione morale, a partire dal giudizio che il debito è sbagliato e basta (ciò che il Foglio ha definito, con felice espressione, la Luteronomics della signora Merkel). Ora, poiché le banche francesi e tedesche sono piene di titoli greci, da un punto di vista puramente sciovinistico mi verrebbe da chiedere come mai tanta stupidità nella patria di coloro che sorridevano ironicamente dell’incapace di Palazzo Grazioli? A tacer del fatto che resta difficile capire chi terrà indenni i risparmiatori dei due più grandi paesi di Eurolandia dall’haircut che attende i bilanci delle banche presso le quali hanno i loro depositi. La BCE, di fatto, ha già cominciato a stampare moneta, acquistando i titoli di Grecia, Spagna, Italia. Il prossimo passo è stampare direttamente euri, per evitare che tutto il sistema collassi: Mario Draghi comincia dalla tipografia.

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Crisi finanziaria

Una prognosi riservata è sempre meglio di un autopsia postuma.

Una prognosi riservata è sempre meglio di un autopsia postuma.

(..) Se una certezza esiste, riguarda l’insostenibilità della pretesa autodeterminazione di uno stato in bancarotta: né con l’Europa delle banche né senza l’Europa che tappa le voragini di bilancio ateniesi.

Ma così è chiaro che non si va da nessuna parte, il principio di (non) contraddizione è una gemma aristotelica e in Grecia oggi vale doppio: se il popolo ellenico, come sembra evidente, decide di sottrarsi ai pesantissimi interventi sulla spesa pubblica previsti dal suo esecutivo, non ha altra via se non l’uscita dall’euro. Disseppellisca dunque la dracma, cerchi un suo modello di decrescita sostenibile, abbandoni l’eurodelirio circostante e si affidi al suo Dio ignoto. Tertium non datur. L’Europa pagherà conseguenze assai gravose, ma una prognosi riservata è sempre meglio di un’autopsia postuma.

Il Foglio 1 novembre 2011

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Crisi finanziaria

Voglio davvero continuare a stringere le mani di queste persone?

Voglio davvero continuare a stringere le mani di queste persone?

Warren Buffett, amministratore delegato di Berkshire Hathaway, noto anche come l’oracolo di Omaha, sostiene che “la situazione europea non è risolta… c’è ancora molto lavoro da fare. Quando ci sono diciassette paesi con la stessa valuta, e un rendimento dei bond diverso, la situazione non può considerarsi chiarita. E’ come se diciassette persone si tenessero per mano e un membro del gruppo decidesse di incamminarsi verso un precipizio e d’un tratto rimangono solo dodici persone a sostenerlo e allora tu inizi a chiederti – voglio davvero continuare a stringere le mani di queste persone?”.