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Nessuno tocca le Bcc (ci ha già pensato Visco).

Nessuno tocca le Bcc (ci ha già pensato Visco).

Bankitalia_ignazio-viscoIl tweet rassicurante del Presidente del Consiglio ieri sera “nessuno tocca le bcc”, appena terminato il Consiglio dei Ministri, è senza dubbio indirizzato a tutti coloro che paventavano una modifica della normativa in materia bancaria penalizzante per le banche di credito cooperativo. Il testo uscito dal Consiglio dei Ministri ha stralciato le norme in materia di bcc e dunque, per il momento, nulla di nuovo sul fronte occidentale. Forse.

L’apertura di una falla sul fronte della difesa di banche “differenti”, poichè improntate su un modello mutualistico e non di mera ricerca del profitto per ora tocca sole le grandi popolari, costrette (malgré-lui? ne dubito…) a diventare società per azioni, dotate di un attivo superiore ad una certa soglia. Nei fatti sancisce, prima ancora che un disfavore del legislatore, un’incomprensione culturale, un essere fuori dal tempo che la mancanza di testimonianza e di valori realizzati ha aggravato. Non si comprende il perché debbano esistere banche di credito cooperativo, piuttosto si aderisce a Banca Etica, in nome di valori che si sente difettare, ma le piccole banche, le banche di prossimità sembrano passate di moda. Eppure non è così lontano il 2008, quando Giulio Tremonti, con il suo bacio della morte, lodava le “piccole-banche-che-continuano-a-fare-credito” contro le grandi e cattive banche, colpevoli del credit-crunch.

Sono passati quasi sette anni di crisi e le piccole banche stanno peggio di prima: le loro virtù -minori sofferenze sugli impieghi, migliore capacità di assistenza alla clientela, capacità di comprendere le esigenze delle Pmi- si sono volatilizzate, non contano più o, più semplicemente, non ci sono più. I numerosi commissariamenti di piccole banche proposti da Banca d’Italia ed eseguiti dal Mef senza batter ciglio si sono accaniti sulle Bcc senza che nessuno alzasse un dito per difenderle, a cominciare da quei genii del senso dell’opportunità della Lega Nord: ed è chiaro che l’obiettivo della Vigilanza, secondo il classico trade-off della teoria finanziaria, è la stabilità, a scapito dell’efficienza. Si potrebbe aggiungere che l’operato di Banca d’Italia segue il vieto e frusto paradigma (mai dimostrato), che la dimensione più grande incorpori i vantaggi della stabilità, dell’efficienza, delle economie di scala: ho cominciato a fare il professore studiando queste cose e ancora non ci cavo le zampe, ci sarà un motivo.

Infine: è persino doloroso assistere allo scempio del credito cooperativo operato dalla Vigilanza, nella totale assenza e/o indifferenza non appena dei referenti politici (già: quali?) ma, soprattutto, delle rappresentanze istituzionali, Abi e Federcasse. Ma se dei primi è spiegabile l’indifferenza, dei secondi è peccato mortale l’ignavia. Che nulla, nemmeno la volontà di sviluppare un nuovo modello associativo, calato dall’alto, può giustificare.

 

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Banca d'Italia Banche Banche di credito cooperativo

Occorre perseguire la crescita qualitativa del management delle BCC.

Occorre perseguire la crescita qualitativa del management delle BCC.

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“(..) La crisi sta accentuando due vulnerabilità strutturali delle BCC: l’elevata dipendenza della redditività dal margine di interesse e la rigidità dei costi operativi, in parte ascrivibile ai ritardi accumulati dalle strutture di categoria nel rendere più efficiente l’attività di servizio alle associate. Non aver affrontato per tempo tale esigenza rende ora più difficili i necessari interventi. Sin dalle origini, anche nei momenti difficili, le BCC sono state in grado di contribuire alla tenuta economica e sociale del territorio, facendo leva sulle potenzialità del modello di banca mutualistica e locale. La situazione attuale spinge a consolidare in chiave evolutiva la tradizionale funzione di sostegno a famiglie, artigiani, piccole imprese. È un ruolo che molte BCC possono svolgere in modo complementare a quello delle banche più grandi operanti sul territorio, valorizzando le proprie specificità di intermediari profondamente integrati nel tessuto sociale e produttivo delle comunità di riferimento. Un ruolo privilegiato, ad esempio, le BCC potranno svolgerlo proprio nell’accompagnare, a livello locale, le iniziative innescate da quelle politiche nazionali di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio su cui mi sono prima soffermato. Potranno in questo modo mettere a frutto la conoscenza del contesto locale e il proprio patrimonio di relazioni, contribuendo a preservare o recuperare la bellezza dei nostri centri minori e a valorizzare la nostra tradizione artigianale.
Per poter continuare a sostenere le comunità locali il Credito Cooperativo deve però rafforzarsi attraverso una nuova fase di cambiamento, che tenda a valorizzare compiutamente le potenzialità di una rete di banche al servizio del territorio. Alcune linee di azione appaiono prioritarie per rafforzare le singole BCC, ma la prospettiva evolutiva deve avere un respiro più ampio, ponendosi come obiettivo un assetto di sistema adeguato a fronteggiare le difficoltà e le incertezze del contesto.
Occorre perseguire la crescita qualitativa del management delle BCC e il miglioramento di processi e strumenti di supporto per le funzioni di governo e controllo e per la gestione dei rischi creditizi e finanziari, che facilitino tra l’altro la definizione di politiche di rafforzamento strutturale della liquidità in vista della restituzione dei finanziamenti dell’Eurosistema. Appaiono altresì necessari interventi di razionalizzazione delle reti di sportelli delle BCC; nelle fasce dimensionali minori, iniziative aggregative possono contribuire a rafforzare le caratteristiche tecnico-organizzative degli organismi più piccoli e innalzarne i livelli di efficienza (..).”

Ignazio Visco, Intervento all’assemblea di Federcasse, 20 novembre 2012.

L’intervento integrale, stranamente passato in cavalleria, è disponibile nella sezione Documenti del blog.

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Banche Banche di credito cooperativo Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Continuare a non avere nulla da dire (bocce vuote).

Continuare a non avere nulla da dire (bocce vuote).

Vincenzo Boccia, Confindustria

Boccia. Il Presidente della Piccola Industria di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha ragionato sul futuro delle PMI italiane, dovendo – ha detto – fare i conti con una situazione del tutto nuova rispetto al passato. “Ora – ha detto – le nostre imprese devono diventare “imprese istituzione” dopo un percorso storico che, partendo dalle imprese patriarcali è passato per quelle familiari, ma che ora deve essere capace di ragionare su basi innovative”.
Questo impone anche una crescita culturale per uscire da troppo individualismo e ragionare su nuove forme di alleanze in una logica di integrazione. “I mercati globali paradossalmente sono mercati di nicchia, ed i mercati di nicchia sono ideali per le imprese italiane” ha detto Boccia. In questo, un ruolo cardine continuerà a giocarlo il sistema bancario, facendo “rete” tra sistemi, una strada ormai obbligata. Per stimolare innovazione, ricerca, investimenti. Boccia ha infine ricordato la firma sottoscritta con Alleanza delle Cooperative e R.ete.Imprese Italia del “Manifesto per le Imprese”, esempio dello spirito che deve vedere oggi tutti i soggetti istituzionali ed economici lavorare insieme per il bene comune.

Dal sito ufficiale del Credito Cooperativo.

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Banche Banche di credito cooperativo Bolla immobiliare Rischi

Gli immobili si ri(s)valutano sempre.

Moody’s ha declassato a -D, ovvero ad emittente di titoli speculativi, il rating della Bcc Alta Padovana. Fabio Pavesi, su Plus 24 del Sole di ieri ripercorre le vicende che hanno portato la banca di Campodarsego ad iscrivere accantonamenti per crediti incagliati per oltre 46 milioni, in gran parte legati al settore edile ed immobiliare, che ha assorbito il 50% circa degli impieghi della banca. La prima, triste constatazione che sorge, leggendo la notizia, riguarda il fatto che ben più di Cirio, Argentina e Parmalat poté il mattone, che da Nord a Sud continua a mietere vittime. E su questo, come è capitato sovente di ricordare nel corso di numerosi incontri e conferenze, le banche locali avrebbero dovuto evitare di accodarsi, come troppo spesso accaduto, alla tendenza generale. Se la vocazione della banca locale è servire le Pmi del territorio, questo dovrebbe significare avere a cuore sviluppo ed occupazione delle imprese del territorio, non il finanziamento di una componente speculativa, pur molto popolare, delle scelte imprenditoriali.

Nell’augurare alla Bcc dell’Alta Padovana di saper uscire rapidamente dalla crisi, anche in onore alla sua storia ultracentenaria, non si devono tuttavia dimenticare due aspetti, senza i quali il giudizio rischierebbe di essere parziale.

In primo luogo le imprese edili sono da sempre una delle componenti settoriali più significative delle Pmi italiane, venete e non: dunque è facile immaginare che la Bcc di Campodarsego non abbia fatto altro che assecondare le scelte imprenditoriali di una grande quota della propria clientela, che non poteva essere semplicemente lasciata andare a fare le stesse cose altrove.

In secondo luogo, e non si tratta di un aspetto di poco conto, le Bcc italiane hanno messo a punto un sistema di tutela e salvaguardia incrociata delle obbligazioni di propria emissione, in grado di garantire i clienti sulla solvibilità delle banche che, a livello nazionale, sono coordinate e guidate da Federcasse. Non esistono meccanismi simili nelle banche di maggiori dimensioni, anzi la crisi ha evidenziato i comportamenti opportunistici di coloro che presentavano garanzie collaterali poi rivelatesi inconsistenti. Senza dimenticare che, per nota prassi di Banca d’Italia e per solidarietà mutualistica, le Bcc, di norma, si salvano da sole e responsabilmente, senza gravare sui bilanci di alcuno.

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Banche Banche di credito cooperativo Fabbisogno finanziario d'impresa Giulio Tremonti Mario Draghi PMI

La Banca per il Sud: capitali e capitale umano.

Il Foglio di oggi, 3 dicembre 2009, dedica ampio spazio alla riproposizione della Banca per il Sud da parte del ministro per l’Economia, Giulio Tremonti. Il giornale riporta che “(..) non tutti nel Pdl sono persuasi della bontà, e della realizzabilità, del progetto; anche se alla fine l’approveranno, è la valutazione unanime che si raccoglie in ambienti parlamentari di centrodestra. Le critiche comunque non sono più latenti. In una parte del centrodestra circola un documento tecnico – che il Foglio ha letto – in cui si contestano e si smontano le basi della Banca del Sud. Nel documento si dimostra, secondo gli autori, come il progetto sostenga per lo più la nascita di nuove Bcc. La creatura del titolare di via Venti Settembre approderà comunque alla Banca d’Italia, cui spetta l’ultima parola sulla nascita di imprese creditizie. Palazzo Koch, finora, non ha ricevuto alcun dossier dal Tesoro, e perciò non ha preso posizione. Agli addetti ai lavori, però, non è sfuggito l’intervento del governatore della Banca d’Italia, giovedì scorso in occasione di un convegno proprio sul Mezzogiorno. Senza riferimenti diretti, Draghi ha detto implicitamente che della Banca del Sud non si avverte l’esigenza. “Non ci sono marcate divergenze nell’andamento del credito tra centro, nord e mezzogiorno”. Il problema non va ricercato nella stretta dei finanziamenti: “Prestiti e costo del credito hanno avuto dinamiche simili nelle due aree”. Non solo: anche al sud continuano a nascere nuove banche. Le parole di Draghi non lasciano spazio a interpretazioni. Come se non bastasse, a distanza di ventiquattr’ore dalle parole del governatore, è arrivato il secondo affondo di via Nazionale. Il vicedirettore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, intervenendo all’assemblea nazionale della Federazione delle Banche di credito cooperativo (Bcc), ha letto una relazione non del tutto elogiativa del sistema banco-cooperativo. Tanto che non ha esitato a sollevare rilievi sulla crescita delle sofferenze, il sistema dei controlli, la governance, la gestione dei rischi e l’organizzazione delle Bcc.”

Fin qui il reportage del Foglio, che ho citato quasi per intero nella sua parte più importante.

A prescindere dal parere, pur decisivo, della Banca d’Italia, la riproposizione della Banca per il Sud viene giustificata come il varo di una creatura genuinamente tremontiana, smarcata dall’appiattimento sulla Lega, strumento decisivo di politica economica per la ripresa.

Alcune riflessioni si impongono.

Anzitutto, se davvero il progetto sottintendesse la creazione di nuove Bcc nel Mezzogiorno non sarebbe male ricordare che le Bcc nascono e si sviluppano per la libera iniziativa e responsabilità di soci che, sul territorio, mettono cuore e cervello, risorse e capitale umano, per superare i problemi cooperando. La scomparsa, oltre che dei principali banchi meridionali, anche di tante Bcc al Sud testimonia che, nonostante la buona volontà e le buone intenzioni, la cattiva qualità del credito è in re ipsa, è nell’andamento delle imprese finanziate, nel loro scarso equilibrio economico ed ancor più modesto equilibrio finanziario. Non molti anni fa al sottoscritto capitò di visitare una Bcc siciliana che aveva assorbito, per ovvie ragioni di bandiera –e grazie ad una capitalizzazione monstre-, una consorella con l’80% (sic) di sofferenze sugli impieghi. Le banche non sono il motore dello sviluppo, subiscono l’ambiente economico e, se sono banche locali, “costrette” dalla legge a fare credito in prevalenza ai soci, subiscono ad evidenza il rischio di contagio da parte dell’ambiente stesso.

Una seconda riflessione concerne il richiamo della Vigilanza. Chi ha partecipato all’assemblea di Federcasse sa che Anna Maria Tarantola non si è limitata a richiamare le banche di credito cooperativo sulla qualità del credito, ma le ha anche invitate a fare una riflessione sulla qualità del “capitale umano” impiegato, spesso, nei livelli direttivi, proveniente da grandi istituti e, perciò stesso, portatore di una cultura e di un modo di operare che non ha nulla a che vedere con il tipico relationship banking delle banche locali. Su questo punto evidentemente, nelle scelte, a parere di chi scrive, miopi, di tante banche di credito cooperativo, pesa un complesso di inferiorità tecnica che, al contrario, sarebbe bene eliminare. Le Pmi non hanno bisogno appena di buoni valutatori che le giudichino sulla base di algoritmi, hanno bisogno di persone che stiano loro accanto, che le assistano e le seguano nelle loro scelte, che le indirizzino e le guidino: proprio ciò che le grandi banche non hanno mai saputo fare.

La Banca per il Sud, se queste sono le premesse, non nasce sotto buoni auspici, al di là di ogni buona intenzione. E, soprattutto, se davvero si intende lavorare per la sua costruzione, occorre mettere in preventivo un congruo periodo di tempo per formare il capitale umano, il vero problema di una banca del territorio.