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Alessandro Berti Uncategorized

E si sposarono.

E si sposarono.
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E si sposarano, si sposarono e fu il nuovo mondo, eredità anche sua come di tutti, eredità della terra, più della terra epperò della terra, perchè anche la sua storia faceva parte della lunga cronaca della terra, anche la sua perché uno deve condividerla con un altro per farla sua e nella condivisione si diventa una cosa sola per quell’intervallo di tempo, una cosa sola, per quel breve intervallo almeno, una cosa sola, indivisibile, per quell’intervallo almeno irrevocabile e irrecuperabile, tutti e due in una stanza d’affitto, ma solo per un breve intervallo, e quella stanza senza pareti e senza soffitto e senza pavimento il settimo cielo per lui che ne usciva la mattina e ci tornava ogni notte.

W.Faulkner, Go down Moses, Einaudi

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Alessandro Berti Disoccupazione Educazione Università

I figli so’ piezz’ e core (allevare intensivamente i bamboccioni).

I figli so’ piezz’ e core (allevare intensivamente i bamboccioni).

Su richiesta di un amico incontro una coppia di coniugi con figlio (unico) al seguito, che mi chiedono consigli sull’iscrizione all’università, in particolare a Economia. Non mi soffermo sull’atteggiamento iperprotettivo dei genitori (uno dei due, facile indovinare chi, continuava a dire:”Adesso lui le spiega cosa pensa, adesso lui le spiega cosa vuole” ma non lo lasciava mai parlare)  e neppure sull’aria un po’ intimidita -forse anche un po’ scocciata- del figliolo; no, mi hanno colpito due cose.

La prima è stata il rovesciamento della questione riguardo alla vocazione: non devi studiare quello che ti piace, fosse anche filologia ugro-finnica, no, devi studiare quello che ti darà da lavorare e ti farà guadagnare, facendo fuori la libertà personale e, appunto, qualunque tentativo di verificarla, la vocazione. Mi sono trattenuto dal dire loro, come mi accade spesso con gli imprenditori, che le attività che reputo più redditizie sono il traffico di armi, lo spaccio di eroina e la tratta delle bianche. Resta che, in questo modo, il criterio per fare qualsiasi cosa sarà solo il tornaconto, a prescindere da inclinazioni, temperamenti, passioni personali: ed è un po’ triste.

La seconda riguarda quella concezione dell’università come il droghiere, che se è sotto casa, come il verduraio e il macellaio, è meglio; mi sono state sottoposte tre opzioni al ribasso, tutte nel raggio di 50 km dall’abitazione della creatura. Ed io ho rilanciato dicendo: il meglio è a Milano. Replica:”Non ha un’opzione di riserva?” Si prospetta l’allevamento intensivo del bamboccione, penso tra me e rilancio ancora, con un’opzione che costringa comunque a dormire fuori casa. Vivo rincrescimento dei due genitori, che vedono la creatura allontanarsi, at least, dalle loro sottane. Provo a spiegare che l’università sarebbe bene farla distante da casa, perché è un momento della vita altamente educativo e formativo, che io stesso l’ho fatto etc… Alla fine, dopo che ho detto a lei, celiando:”Signora, così avrà più tempo per occuparsi di suo marito, è vent’anni che lo trascura“, si alzano e vanno via, ringraziando.

C’è tantissima Italia in questi 45 minuti, potrebbero essere una sintesi perfetta dei mali del Paese, della poca voglia di rischiare, di provare, di fare qualcosa senza che qualcuno ti eviti la fatica. Ma, soprattutto, c’è una concezione sindacale dell’educazione per cui tu stai davanti, e tuo figlio dietro, non sia mai che si graffi camminando da solo, con te dietro alle spalle, pronto a sorreggerlo se dovesse cadere: c’è una concezione dell’educazione che fa a pugni sia con il gusto per il rischio, sia con la libertà personale.

Auguro a quel ragazzo di amare e rispettare sempre i suoi genitori e a loro la gioia di poter vedere i frutti del loro affetto: ma, soprattutto, gli auguro di imparare a correre, prima possibile, con le sue gambe. Lontano, almeno per un po’.

 

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Alessandro Berti don Giussani Educazione Inter Università

L’amicizia è una dimensione del cuore: poi la vita ti porta dove vuole (Ringraziamenti).

L’amicizia è una dimensione del cuore: poi la vita ti porta dove vuole (Ringraziamenti).

Di seguito c’è quello che ha scritto mio figlio Francesco, che termina oggi il percorso della specialistica con la laurea in economia in Cattolica. Ci sono nove pagine di ringraziamenti alla fine, nove pagine: che ho riportato tutte, perché aiutino chiunque a capire cosa può essere la vita se sei educato a stare di fronte alla realtà non da solo, ma con gli amici e, soprattutto, con un significato più grande, per ogni cosa.

Soprattutto le ho riportate, a parte il paragone di cui non sono degno, ma che mi commuove, perché sono il segno di come possa diventare grande una storia ed una compagnia e come sia vero quello che ci ha insegnato don Giussani, “L’amicizia è una dimensione del cuore: poi la vita ti porta dove vuole”.

Ringraziamenti

In questi anni universitari, ho potuto scoprire una compagnia e un bene verso la mia vita, di cui non posso che essere infinitamente grato e commosso: gli incontri, i volti, i dialoghi e gli sguardi che hanno segnato e segnano tutt’ora in modo indelebile il mio cuore, sono segno di una preferenza verso di me, buona e calorosa.

Sperando di non dimenticare nessuno, non posso non ringraziare:

La mia mamma, perché sono certo che, dall’alto, ha sempre una mano poggiata sulla mia testa.

Il mio babbo, per la paternità viva e ricca di affetto. Per aver avuto a cuore, con la mamma, la mia educazione e, di riflesso, la mia istruzione. Grazie, davvero, di tutto, senza entrare nei particolari, sennò non finisco più. Helenio Herrera.

Benedetta, perché la compagnia di questi anni è una grazia, ricca di commozione. Segno vivo della presenza di un Altro che opera, con amore, tenerezza e dolcezza.

Mio fratello, perché siamo cresciuti insieme, nel far le cose, fin da bambini. Indimenticabili i giochi in scatola, il subbuteo, le mini olimpiadi e il calcio in camera. Qualche(!?) litigio forse evitabile. Fratello. Andrea Caracciolo, perché è davvero forte.

Ale rota (noto come Cavaliere Oscuro), artista e maestro. Qualcuno ha voluto che diventassimo compagni di viaggio, nonostante e attraverso le nostre (molteplici) differenze in termini di passioni, inclinazioni e interessi. Scoperta recente, ma più che solida. Re dei giochi in scatola. Dennis Bergkamp.

Dema, perché è il compagno d’appartamento ideale, silenzioso e discreto. Amico nei fatti. Grande cuoco. Ci sarà sempre una stanza per lui in casa mia. Per ora mi autoinvito io. Innamorato. Andrea Ranocchia.

Za, uomo affidabile, concreto e certo. Non dubiterò mai di lui, presenza silenziosa, incisiva e pratica. Esteban Cambiasso.

Riz, perché ormai posso considerarlo come un fratello. Dall’affinità di carattere è nata un’amicizia vera e concreta, segno davvero della presenza di un Altro. Credo di essere il più grande rizzologo sulla faccia della terra, ma non per questo smetterò di stupirmi di un uomo che, sotto pressione, non sbaglia mai. Jorge Hernan Crespo.

Depa per essermi stato, sempre, maestro in generosità e pazienza. Se il suo fisico seguirà sempre questi ritmi pazzeschi, come credo, metterà a fuoco tutto il mondo. Lucio Da Silva.

Gaddo, discepolo eletto, perché è capace di stupirmi ogni giorno di più. Dai tentennamenti del primo anno, è stato testimone di affezione e curiosità nuovi, racchiusi nella mente di un somaraz.  Un buon semolologo. Cruzado.

Simo Sardo, recente compagno di studi, ma soprattutto amico fedele, per avermi sempre accolto in casa tua e per avermi insegnato che si può dormire in ogni luogo ad ogni ora. Generosità e praticità uniche. Bear Grylls e tagliaboschi nostrano, sono certo che a Czestokowa costruirai ogni sera una casetta di legno. Altro che tenda.

Totò Paradiso, per essere riuscito a capirmi fin da subito e per aver limato, spero non poco, la mia ingenuità in molteplici aspetti pratici della vita. Ancora non ce l’hai fatta con l’ipocondria. Mi piace il gioco sulle fasce e, comunque vada, io in posta vado con Paro. Okan.

Chiara Berrino, perché anche se l’aceto non può fare miracoli, mi ha accompagnato in momenti decisivi, d’appartamento e sentimentali, con una compagnia testimone di un bene più grande nella mia vita. Ambrosini

Erica, compagna di studi fin da subito, per essere, semplicemente, cresciuta con me. Stima e affetto reciproco. Estro e fantasia. Wesley Sneijder

Anna, per non essersi mai tirata indietro nel riprendermi e provocarmi in ogni cosa, fin dal primo giorno. Oltre all’affinità dei caratteri, una preferenza unica. Regina del gossip, del gf e di miss Italia. Alfonso Signorini

Giampa, per avermi testimoniato come la fede possa incidere in ogni aspetto della vita. Santo subito. Duca Bianco Legrottaglie

Luca Rossi, testimone, innanzitutto, di pazzia. Mi ha convinto che ognuno, comunque, sia pazzo a modo suo. Nell’ultimo anno è stato capace di affezione, crescita e domande, segno di una Presenza più grande entrata nella sua vita e di riflesso, per Grazia, nella nostra amicizia. Mario Balotelli

Musca, per avermi accolto in appa grossich da matricola, ma soprattutto per avermi trattato da uomo fin da subito, senza alcuna pretesa, non accontentandosi mai. Padre. Bortolo Mutti

Ronfo, amico che, quando meno te l’aspetti, piazza la zampata vincente, alla capiamoci un attimo. Cercasi anima al mercato. Ne hai fatti laureare tanti, non fallire con me: genio, alla Zinedine Zidane (fatti spiegare chi è….)

Avano, fondatore del gruppo compatto. Amico ironico, pungente e acuto. Grazie per avermi insegnato che i vestiti, sporchi e non, possono stare tranquillamente sul letto di Benassi. Andrea Pirlo dei filmini e delle feste

Mario, per essermi stato testimone, in un anno d’appartamento clamoroso, di spensieratezza, pazzia e cazzeggio mai provati prima, in cambio di un pizzico di responsabilità. Grazie per i tuoi colpi di testa. Fernando Torres

Scric e il Fagiano, uniti per fede bianconera, per avermi insegnato il valore dell’onore nella vita, solo per questo meritevoli di stima e affetto, ma anche per tanto altro. Fagiano, ora che sei nel palazzo, non smettere di essere il ragazzo del campetto: Claudio Marchisio e Mark Iuliano

Luca colpo, perché se uno non si vergogna di mettersi continuamente maglie della salute, è solo da stimare. Maestro di stile e di lampade. Compagno di Inter. La teoria di disfare le città e abbandonare le macchine in luogo di cavalli, va forse perfezionata. Antonio Floro Flores

Rove, per esserci andato sotto, ma soprattutto per la generosità unica. In grado di affrontare gli ostacoli di ogni giorno, con una forza di volontà titanica.  Astori

Ale e Bisca, perché sono stati punti di riferimento in un luogo tanto caro. Con il tempo abbiamo imparato a capirci di più. Stima e affetto. Charles Puyol e Xavi Hernandez

Capra, per avermi fatto capire come si possa essere una vera meteora nella comunità, dagli albori del primo anno, al treno per tornare a casa delle 2 e 30 con motivazioni astruse. Membro fedele del gruppo compatto e compagno di gruppetti di mate. Matricole e meteore. Gaetano Scirea

Uova, per l’anno e mezzo passato assieme in università, a muovere la coda e gli artigli in compagnia come un vero dinosauro. Spensieratezza e solarità si accompagnano alla certezza, presa con i dovuti tempi, che in fondo, la vita, è una cosa seria. Maestro. Peter Crouch

Nicola, per l’amicizia di questi tre anni, a partire dai viaggi insieme in motorino ai mille perché-perché sotto la pioggia in cui si è avuto modo di condividere tutta la vita. Un riconoscimento speciale al generale Cobrazzi, presenza costante, decisiva ma soprattutto decisa. Mirel Radoi

Biso, di Mino e Biso, perché ormai siamo fratelli, avendo condiviso tutto. Non potrò mai dimenticare le sapienti chiacchierate di tattica e diagonali difensive il lunedì mattina in chiostro. Mostro di Arcore. Maurizio Ganz

Mino di Biso e Mino, perché i suoi ho capito valgono più di mille parole, compagno fedele della casa di Sem. Si può volare molto più in alto. La materia prima c’è. Abate

Loppa, perché prima o poi il dramma racchiuso nel cuore uscirà fuori, e a quel punto teniamoci forte. Uragano, in tutti i sensi. Patrick Vieira

Josè Mourinho (profeta di Setubal), Il Principe Diego Alberto, Thiagone Motta e tutti i ragazzi del triplete, per avermi regalato una gioia indescrivibile, alla faccia di Scric e del Fagiano.

Franci e Pome, perché assieme fanno una coppia pazzesca; dopo ogni capitoletto…bacetto, ma soprattutto grazie per la bella amicizia, inaspettata e cara che è nata dallo studio di Pc2. Van Bommel e David Trezeguet

Bea, per essere stata bersaglio di molteplici dinosaurate, e perché, dietro la timidezza di fondo, ho scoperto una ragazza viva e interessante, un po’ arrabbiatina. Antonella Clerici

Jack C, perché anche il ridere e lo scherzare non sono mai banali, e Cevolone, anche in questo, non si tira mai indietro. Rabbino. Javier Mascherano

Michele, perché è stato una delle più belle scoperte dell’ultimo anno; capace di tutto, per gli amici darebbe la vita, e nei momenti decisivi non si è mai tirato indietro, in ogni momento passato assieme. Marco Materazzi

Niko Drago, per avermi testimoniato l’importanza di affidarsi a Qualcuno che può. Grazie per aver sempre avuto la testardaggine di capire e di voler far tue le cose. Dalla commissione giochi in poi, capitano e amico fedele. Saluti alla brikki, sapiente leprotto. Javier Zanetti

Mando, perché l’affezione nata non andrà mai via, poiché poggia su basi solide. Ironia, piacere di vivere e serietà. Fantasista moderno. Youri Djorkaeff

Reca, perché, nonostante mi stia paccando di continuo, Qualcuno ha voluto ci incontrassimo in commissione giochi e ha fatto sì che io scoprissi la sua grandezza, nonostante le proposte di giochi ignobili e la polo con le margheritine. Pino Pedano. Artista. Zebina

Cecia Costa, mia segretaria di fondo comune, perché la memoria dei gesti più importanti vale tantissimo. Anche due parole sono decisive. Tosta. Dejan Stankovic

Porni, per essermi testimone, di continuo, di semplicità e schiettezza uniche. Uomo capace, in tutti i sensi, di tutto. Bisogna solo far memoria, non solo ricordare, ma memoria e, a quel punto, si vola. Ragazzo di strada. Zlatan Ibrahimovic

Lucia sonz, perché l’amicizia nata è davvero a prova di tutto e tutti. Potrebbe dare vita ad un’agenzia investigativa. E chissà cosa accade sulla linea Milano-Treviglio. German Denis

Agno, per aver studiato con me praticamente tutti gli esami della specialistica, e per l’amicizia che è nata di riflesso, fatto non scontato né dovuto. Lo ringrazio non tanto per avermi definito uno studioso idiota, ma per il continuo desidero di capire le ragioni delle cose. Piqué

Chicco, Simo e Daniel, perché l’amicizia nata ai tempi del liceo a giocare a calcetto e a smash, non finisce nonostante la lontananza e le mie somarate, perché poggia su qualcosa di vero. Paolo Cannavaro, Manuel Rui Costa e Faustino Asprilla

Zava, Pons e Benassi, perché l’affezione è enorme. Grazie per esser zuccone zava. Non ti ho detto, Pons. La diligenza del Pater familias, Benassi.

Laura, per avermi testimoniato, rimboccandoti le maniche e lavorando sempre in silenzio e discrezione, un forte e serio attaccamento ad un luogo e a dei volti precisi. Amica infaticabile e certa. Sostanza: Mcdonald Mariga al Camp Nou

Vetro, perché l’incontro con te, ha cambiato la mia vita in università. Dalle scuole di comunità, alle mille partite alla play, alla commissione giochi e ai lavori di gruppo. Indelebile. Zvonimir Boban

Fede Drago, perché da subito non è mai stato un problema l’affinità di caratteri o la forma. Ciò che interessa è la sostanza, la verità delle cose. E in questo, non hai mai tradito. Ivan Ramiro Cordoba

Chiara Brasca, per la preferenza reciproca scoperta e coltivata nel tempo, da Pontresina all’ultimo esame di Inglese (Santa donna). Donna di fede e affezione uniche. Andrà a cangureggiare in Australia. Nuova Zia Katia. Gabriel Omar Batistuta

Marco Bossi, perché anche se non abbiamo imparato a cambiarci la camicia ogni giorno, la semplicità, l’ingenuità e l’innocenza buone e vere sono davvero uniche. Vita piena di sapori. Farai strada in cucina. Citazione doverosa per la Sofi, santa e cara donna. Miroslav Klose

Paolo Lobbia, perché neppure i recenti litigi hanno intaccato questa amicizia, nata in un mese d’appartamento causa incendio. L’estro cinematografico si accompagna a scelte non del tutto lungimiranti sugli attori…Paolo De Ceglie

Simone Indino, perché da quel pranzo a casa tua è nato qualcosa di grande e, chissà cosa ci preserverà il futuro. Io son curioso. Luca Cordero di Montezemolo

Gianni, recente scoperta. Perché in un secondo è scattata subito un‘amicizia gradevole, nuova e interessante. Dovresti credere qualche volta alle mie giustificazioni di caritativa. Acquisto nuovo. Da scoprire. Poli

Masu, perché dietro questo animo salernitano, orgoglioso e fiero, ho potuto assaporare, da Pontresina in poi, un bene, una curiosità e un’attenzione belli, sinceri e veri. Soldato di Dio. Bogdani

Chiara Bosio, perché la gioia appena ci vediamo e gli abbracci da parte tua non sono scontati né frutto di solo sentimento. Travolgente e impossibile da fermare.  Douglas Maicon

Bobbi, per la spontaneità e la schiettezza. Qui di materia prima ce n’è a volontà, non ti dimenticare di me quando decollerai e, sono certo, lo farai. Garrincha

Silvia Zaliani per la compagnia discreta, attenta e vigile. Numeri d’alta classe. Da apprezzare lo stile ricercato. Sofisticata. Clarence Seedorf

Marcello, perché sono state sufficienti tre chiacchierate in appa con te, per capire il tuo attaccamento a Gesù. Testimone. Mino Raiola

Rosita, perché la dolcezza e la tenerezza con le quali ti giochi nell’amicizia con me, sono un dono enorme. Le domande e i desideri del tuo cuore ti rendono preferita. Lionel Messi

Il Nembo e tutti i ragazzi della GMG, per aver condiviso un’esperienza clamorosa, che non scorderò mai, proprio come aveva detto il nostro Papa.

Chicco e Tia, perché in modo differente ho potuto scoprire e godere della vostra baldanza ed esuberanza, anche se con un po’ di ritardo. Generosità e attenzione coinvolgenti. Sommelier e Gemelli diversi. Richard Dunne e Gareth Barry

Prino, perché dietro ogni festa di laurea, c’è lui. Senza lamentarsi mai, dona tutto se stesso (in tutti i sensi). Vedrai che al prossimo power point una tua fotina la tengono. Antonino Asta

Silvia Luciani, per lo studio, a tratti difficoltoso, di scienza delle finanze, ma cosa ben più importante, opportunità di amicizia e compagnia. Thiago Silva

Muro di gomma Catelli, per l’inevitabile compagnia in chiostro a sorreggere le colonne. Ora, spicca il volo, Andrea Masiello

Basa, per avermi trascinato nel fondo, come un’ancora. Al di là di tutto, grazie della compagnia rumorosa e accogliente, nata tra le mura (cadenti) di via Grossich, e trasferitasi poi in via Soderini. Koda fratello orso.

Elena, perché qualcuno ha voluto diventassimo amici attraverso le nostre inquietudini (non poche). C’è una valanga di miele, in realtà, dietro la corteccia bergamasca. Lazzari.

Sorella Gena, follia, bontà riminese e gusto del viver bene. Hai portato un pizzico di spensieratezza in chiostro. Matrona

Chiscia, per avermi insegnato nel tempo, che lo scherzare e il ridere poggiano sempre su una serietà totale di fronte alla vita. Mai fine a sé stesso. Maestro di gruppetti e di vita. Marco Van Basten

Cisco, per essermi stato testimone di generosità, accoglienza, gratuità e affetto enormi, non scontati. Potrei scrivere tanto, ma aggiungo solo: imparasse a vestirsi…Nasotti. Carlo Nervo

Piero e Caco per essere, innanzitutto amici e compagni di Inter. Due cose che, in quanto tali, valgono più di mille parole. Piero, prendere il posto del Mourinho del ringhierone non è cosa semplice. Ho fiducia. Villa e Stegosauro

Gaga, compagno di Sangio, saracinesca alla Jean Francois Gillet, non smetterò mai di stimarti per il solo fatto che tifi Bolo F.C. Un po’ più di brio e vedrai che voli, non solo nelle uscite alte.

Lupo, per le indimenticabili partite a subbuteo con la Croazia, e per il cazzeggio buono e spiritoso. Davor Suker

Leti e Ila, per essere state una presenza silenziosa, cordiale e costante in questi anni. Compagne di terzo. Gemelli Filippini

Teo Maciga, Finnan e Baggi, per essermi stati maestri di fantacalcio, ma soprattutto di vita. Maccarone, Walter Samuel e Comotto

Bres T-rex, dalle lezioni di banca in Sant’Agnese, alle chiamate da San siro per capire se Milito è in fuori gioco oppure no. Direttore di gara deciso e permaloso. Farina di Novi Ligure.

Lanzi, perché dalla prima sera nel nuovo appa, ho potuto assaporare la sua follia e, al contempo, il suo dramma. Il desiderio di condividere tutto, la sera, a casa, ci ha reso amici. Infaticabile. Gennaro Gattuso

Sprea, perché dietro ogni scherzo e ogni somarata, si cela una persona carica di domande e desiderio. Erede scelto del gruppo compatto. Libanese

Paperoga ed Edo, per essere presenze costanti in cp, l’uno con i tormenti e le inquietudini degne del buon rovelli, l’altro con fide, pugnetti e qualche (?!) parola di troppo. Ramos e Oliveira

Gritti, perché la volgarità non è tutto. Oltre a pescare su tutto l’universo femminile della cattolica, ragazzo capace di voler bene. Il libretto dei canti, comunque, io non lo porto. Tiger Woods

Aldo, guascone di Guglionesi, per la torta al limone del paese tuo, che è buona, e per la compagnia. Orgoglio. Nemanja Vidic

Marti e Gello, perché nonostante la differenza di età, non c’è mai stato timore a chiedere tanto nell’amicizia. Colonne e certezze. Lucia Blini e Gianluigi Buffon

Ste, Samu, Colo e Tea, mister e capitani della F.C. Sangio in questi splendidi anni universitari, per avermi dato l’opportunità di praticare lo sport più bello del mondo, che, comunque vada, non delude mai. Gigi Simoni, Mou, Leonardo e Giuseppe Bergomi

Sicuramente sto dimenticando qualcuno, spero non si offenda.

Davvero, ho solo da ringraziare, per tutto.

 Francesco Berti

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Disoccupazione fiducia Lavoro Università

Io, come al solito, sono in mezzo a una strada (Curriculum vitae).

Io, come al solito, sono in mezzo a una strada
(Curriculum vitae).

(…) non so che cosa mettere nelle social skills and competences. Dacci un’occhiata e dimmi te. Io come al solito, sono in mezzo ad una strada. ma c’è qualcuno con me: il lettore della mia tesi, che sta chiedendo indicazioni.

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Educazione Rischi Università welfare

Ma i rischi?

Ma i rischi?


(..) dalla malattia si esce o si può uscire. La malattia può essere affrontata e respinta, battuta. Ma i rischi? I rischi nascono, proliferano, si moltiplicano, ma non sono pressoché mai sconfitti, mai battuti, perché per un rischio che se ne va un rischio arriva, e magari due o tre, a prenderne il posto. Per le malattie ci sono le medicine. Ma per i rischi? Sono molto più infidi, segreti, oscuri, traditori delle malattie. C’è dunque in giro una vera e propria ripulsa del rischio. Che diventa psicosi, ossessione, fobia per quanto riguarda non semplicemente i bambini ma i figli più in generale – quale che sia la loro età. Il cinema, non solo quello italiano, abbonda ormai di storie di figli che non vogliono uscire di casa perché, lavoro o non lavoro, soldi o non soldi, non si sentono ancora pronti ad assumersi responsabilità, non si sentono ancora adulti e, in ultima analisi, non gli va neppure di diventarlo. Figli che dichiarano di sentirsi ancora adolescenti
a trent’anni e anche di più. E – e qui sta il bello – che non avvertono alcun
disagio a sentirsi ancora adolescenti a trent’anni e passa. Non per niente un nostro ultratrentenne su tre vive ancora nelle famiglie di origine, coi maschi in netto vantaggio sulle femmine. Sono le generazioni che non vogliono correre rischi, che prima di fare un passo pretendono di avere assicurazione che il terreno non gli cederà sotto i piedi. L’Italia le ha allevate con cura, queste generazioni, ma sembra che più in generale l’occidente si appresti a seguire
questa strada.

Roberto Volpi, Il Foglio, 25 marzo 2011.

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Educazione Felicità Rischi Università

Chi non rischia, non afferra.

Chi non rischia, non afferra.

Se non vuoi correre il rischio di trovarti male fuori dalla tua famiglia di origine, in fondo non hai che da restarci il più a lungo possibile, magari per sempre. La cosa è possibile, perché quello che non ti veniva concesso prima non raramente ti viene perfino consigliato oggi. Sono spesso i genitori a mettere in guardia i figli dall’uscire di casa senza prima avere bene concretizzato, una dopo l’altra, tutte le condizioni per una fuoruscita “senza rischi”. Chiediamoci perché l’Italia ha una proporzione tanto alta di famiglie che vivono in una casa di proprietà (oltre il settantadue per cento, più un altro dieci per cento con forme di godimento gratuito) e perché questa proporzione non conosce flessioni nonostante che da due decenni almeno non si faccia che lamentare le difficoltà dei giovani a trovare lavoro e gli alti tassi di disoccupazione giovanile.
I giovani restano più a lungo in famiglia, certamente. Ma soprattutto le famiglie si preoccupano di comprare o di costruire loro stesse in economia, se possono,
e anche quando non possono, un appartamento perché il figlio ultratrentenne possa lasciare il nido senza correre rischi. La cosa più strabiliante, a pensarci, è
che tutto questo avviene in un tempo in cui l’orizzonte mai è stato tanto carico di “rischio”: il tempo della globalizzazione, della mondializzazione delle sfide, della concorrenza aperta e a tutto campo, del niente è più acquisito una volta per tutte, perché tutto può sempre cambiare da un momento all’altro. E dunque chi non rischia non afferra, non stringe, non porta a casa alcunché. Lo dicevano i nostri nonni, mangiati via dall’era digitale, mentre noi digitalizzati a furia di voler risparmiare loro “rischi inutili” abbiamo gettato i nostri giovani in bocca al più famelico e fatale, culturalmente parlando, dei rischi: quello di mettersi a rincorrere il miraggio del posto fisso nella pubblica amministrazione saltabeccando da un concorso all’altro, da un palasport all’altro (ci vogliono i palasport, in Italia, per contenere i pretendenti a un posto di vigile urbano o di usciere in un comune).
E’ terribilmente fuori tempo tutto questo.

Roberto Volpi, Il Foglio, 25 marzo 2011

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Disoccupazione Educazione Lavoro

Le colpe dei padri ricadono sui figli (il cerchio si chiude).

Il problema del precariato dei figli è l’altra faccia della medaglia del posto fisso dei padri. Il sistema occupazionale e di welfare in Italia si basa sul reddito sicuro di un membro della famiglia (il padre) e qualche volta della madre. Questo reddito da posto fisso prima, e pensione poi, genera l’assicurazione sociale per i figli, nel periodo in cui come precari attendono di entrare nel mondo del lavoro.
Il precariato è una specie di balzello che il sistema impone per poter accedere al posto fisso, dato che il posto fisso immediato per tutti era troppo costoso per il sistema stesso. I trasferimenti all’interno della famiglia provvedono a far funzionare questo meccanismo di attesa che permette alle imprese e al settore pubblico di usare lavoro pagato poco per poter poi provvedere ai posti fissi, appunto costosi data la loro rigidità.
Tra l’altro, un precario può aspettare il posto fisso sempre che viva in famiglia, e non si sposti magari dove un lavoro migliore lo troverebbe. Le imprese e lo stato possono quindi contare su un esercito di precari in attesa del posto fisso e mantenuti da chi il posto fisso l’ha. Ecco che il cerchio si chiude.

Alberto Alesina, Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2011

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Banca d'Italia Educazione Mario Draghi Università

Le colpe dei padri ricadono sui figli?

“La mobilità sociale persistentemente bassa che si osserva in Italia deve allarmarci. Studi da noi condotti mostrano come, nel determinare il successo professionale di un giovane, il luogo di nascita e le caratteristiche dei genitori continuino a pesare molto di più delle caratteristiche personali, come il livello di istruzione. Il legame tra risultati economici dei genitori e dei figli appare in Italia fra i più stretti nel confronto internazionale.”

Mario Draghi, Lectio magistralis, Università politecnica delle Marche, 5 novembre 2010

Nei Documenti il testo integrale dell’intervento del Governatore Draghi.

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Educazione

Educare i figli, non le etichette.

La Nutella non mi era permessa tutti i giorni, troppo cioccolato non andava bene. La cocacola era abbastanza rara, roba da festicciola di compleanno, come le altre bibite. In alternativa mia nonna mi proponeva pane e olio, pane olio e pomodoro, c’era anche l’opzione pane vino e zucchero ma non ci piaceva granchè(pensate le mamme aspiranti-svedesi di oggi come inorridirebbero, ma il vino annacquato poteva a volte essere versato a un ragazzino a tavola, non era un tabù). Poi la solita marmellata, ma la nutella ci piaceva di più e, a conti fatti ne ho mangiata veramente tanta. Poi è successo il miracolo, senza etichette, senza avvertenze e senza nutrizionisti da telegiornale, senza lega alcolisti anonimi questa bambina cresciuta senza assoluti divieti e istruzioni per l’uso al dettaglio (ma con dosaggi controllati da mamma e nonna, mica specialisti, solo usando semplici proposte alternative) non è obesa, nè alcolista. Ma sono convinta di non essere sola. Chi è nato negli anni ’70 si faccia avanti, andiamo a Bruxelles, la pubblicità della Ferrero siamo noi. P.s. dovrebbero occuparsi di educare i figli, non le etichette.

Lisa Taiti, Prato (Il Foglio, HPC 17 giugno 2010)

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Alessandro Berti Educazione

La vita è la realizzazione del sogno della giovinezza. A mio figlio Simone laureato.

Ogni uomo infatti per sua natura aspira a essere protagonista, non l’uomo astratto, ciascuno di noi, tutti sentiamo il desiderio che la nostra vita lasci un segno, che dia un contributo originale, che sia il nostro e solo il nostro. E’ insopportabile l’idea che la nostra vita passi senza generare nulla, che il tempo scorra senza essere vissuto fino in fondo. E’ insopportabile. Soprattutto ci ripugna l’idea che la nostra stessa esistenza in quanto tale non sia qualcosa di unico. La giovinezza è proprio il momento della vita in cui affiora l’urgenza, il desiderio profondo di essere protagonisti della propria vita, come ha detto Giovanni Paolo II: “la vita è la realizzazione del sogno della giovinezza, l’uomo per sua natura aspira a essere protagonista”.

Marco Bersanelli, 27 agosto 2008, Meeting di Rimini