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Rischi Risparmio e investimenti Strumenti finanziari Università

Poco più di un buffetto sulla guancia.

Poco più di un buffetto sulla guancia.

Sugli amministratori di Helm, l’avvocato Rescigno conclude: «Quali soggetti che materialmente hanno commesso da un lato la violazione del regolamento e dall’altro l’illecito collocamento delle quote del fondo caymano… agli amministratori si potrà contestare sia la realizzazione materiale delle violazioni, sia il mancato controllo e quindi un loro contributo indiretto alla realizzazione dei quegli atti che hanno cagionato i danni ad Igm».

L’istruttoria della Consob su Helm si è formalmente chiusa il 30 settembre 2010 con la delibera n. 17512. Avendo accertato «la mancanza di correttezza e diligenza del comportamento di Helm Finance Sgr nell’interesse degli investitori gestiti, per essersi la società disinteressata della gestione del Fondo speculativo Helm Growth Premium, in ogni fase del ciclo di vita dello stesso» la Consob delibera sanzioni amministrative per 55.100 euro ad Alessandro Angelo Rombelli, 29.900 a Maurizio Dallocchio e 16.200 a Giulia Ligresti. Poco più di un buffetto sulla guancia a tutti. Per anni, invece, Alberto Micalizzi non ha avuto neppure quello. Fino a martedì.

Claudio Gatti, Il Sole 24 Ore, 19 novembre 2011

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Strumenti finanziari Università

Non è facile.

Non è facile.

Alberto MIcalizzi, dalla rete.

Non è facile inquadrare Alberto Micalizzi“, scrive sul Corriere di ieri Massimo Sideri. Alberto Micalizzi, di cui JM si era già occupato due anni fa, torna alla ribalta della cronaca per essere stato indagato dalla procura della Repubblica di Milano per truffa aggravata. Vivaddio, dopo due anni, la prestigiosa Università milanese, già retta dall’attuale Presidente del Consiglio, Mario Monti, lo sospende dal ruolo di ricercatore, peraltro ricoperto, a quanto riferito da fonti anonime (meglio non esporsi neppure sui complimenti) in maniera “intelligente”. Non è facile, ma i clienti del suo fondo fanno i conti con un crac da 500 milioni. E quanto al dott.Micalizzi, del quale il The Hedge Fund Journal parlava come guru della finanza quantitativa, forse sarebbe bastato leggerne le bibliografia per capire dove sarebbe andato a parare. Ci sono voluti due anni capirlo? Infine, una domanda semplice sull’oggetto degli studi del nostro: serve a qualcuno? A qualcosa? Serve allo sviluppo? Alla crescita, all’occupazione? Qualcuno sa rispondere? Grazie.

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Borsa Crisi finanziaria Economisti Mercato Strumenti finanziari

La qualità dei mercati.

La qualità dei mercati.

Paolo Pasquariello, professore di finanza all’Università del Michigan, sul Corriere Economia di lunedì scorso, afferma che “i mercati finanziari operano sulla base di una serie di immutabili (sic) principi (come le leggi della fisica), il più importante dei quali stabilisce che due identiche attività finanziarie debbano avere lo stesso prezzo, pena l’emergere di un’opportunità di arbitraggio che produce profitti senza rischio. E’ ragionevole aspettarsi che questo principio sia sempre soddisfatto (anche se non perfettamente) in mercati finanziari ben funzionanti. E’ dunque possibile misurare l’abilità dei mercati di operare correttamente esaminando i prezzi di azioni, obbligazioni e valute in termini relativi, anche in assenza di criteri condivisi di valutazione in termini assoluti. Ebbene, la ricerca accademica evidenzia che a causa delle sunnominate frizioni (NdA: imperfezioni, barriere e vincoli) questo basilare principio della finanza moderna viene spesso violato dai mercati, soprattutto durante periodi di stress ed elevata volatilità. In breve, la qualità dei mercati finanziari tende a deteriorare specialmente in corrispondenza di drammatici movimenti di prezzo, proprio quando governanti e investitori sembrano prestar loro la più grande attenzione.

Perché qualcosa suona stonato, in questa ineccepibile esposizione? E, soprattutto, perché? E ancora: perché se i mercati operano su una base di immutabili principi (come le leggi della fisica) a un certo punto la qualità viene meno? Sarebbe come domandarsi perché a 100 gradi l’acqua non bolla oppure a zero gradi non geli: cosa accade? L’articolo di Pasquariello si intitola “La saggezza (dubbia) dei mercati finanziari“: forse si dovrebbe ripartire da lì.

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Borsa IPO Rischi Risparmio e investimenti

Cerini (a cosa serve la borsa 3).

Gianfranco Ursino, con un articolo su Plus 24 di ieri, dal titolo “Il no-profit inciampa sull’Aim” mette insieme una discreta mole di semplificazioni giornalistiche e, con rispetto parlando, di distorsioni, riguardo all’etica ed alla finanza, al ruolo della quotazione, ai criteri di valutazione del buon esito delle quotazioni stesse.

Etica e finanza spesso non riescono ad andare a braccetto. E la quotazione di Vita Società Editoriale non è stata, al momento, un’eccezione. La casa editrice, attiva nel settore dell’informazione e della consulenza sul mondo del «no-profit», è sbarcata all’Aim (Alternative investment market) di Borsa Italiana lo scorso 22 ottobre ed è partita subito con il botto. Dopo aver archiviato brillantemente il collocamento, a un prezzo di 0,94 euro per azione, il titolo ha chiuso il primo giorno di negoziazioni con un balzo del 22,34%, per poi proseguire l’ascesa nei tre giorni successivi fino a quota 1,648 euro (+77,3%). Un rialzo vanificato, nel giro di poche sedute, con una discesa vorticosa su valori prossimi al prezzo di collocamento. Un brusco andirivieni su cui molti investitori hanno lasciato le proverbiali penne, perdendo forse un po’ di fiducia verso gli investimenti cosiddetti «etici». All’Aim possono infatti accedere anche i piccoli risparmiatori che, attratti dai balzi iniziali, acquistano le azioni sul mercato secondario (mentre il collocamento è stato finora riservato agli istituzionali) con il rischio di restare con il classico cerino in mano.”

Fin qui l’attacco dell’articolo di Ursino: che lascia a desiderare sia che l’articolo sia destinato ad esperti, sia che il lettore sia un profano. Cosa significa che il rialzo è stato vanificato? Che qualcuno lo aveva garantito? E, vivaddio, se qualcuno dopo aver guadagnato il 77,3% in pochi giorni non vende, di chi è la colpa? Del mercato? Dei titoli “etici”? Perché i titoli etici devono essere incolpati di normali saliscendi di mercato e, soprattutto, del fatto che coloro che, secondo Ursino, sono rimasti col cerino in mano, facciano troppo spesso merenda a “pane e volpe”? Era così difficile realizzare le prese di beneficio dopo una crescita iniziale così ampia? E ancora, veramente questo episodio dimostra che è colpa del mercato se etica e finanza non vanno d’accordo?

Ursino prosegue con la scoperta dell’acqua calda (ovvero l’underpricing): “Ma la partenza a razzo nei primi giorni di quotazione, con successivo crollo dei prezzi, non è solo una prerogativa della società di area Comunione e Liberazione che opera nel terzo settore. Tutte le 11 società quotate all’Aim, chi più chi meno, dopo un esordio scoppiettante hanno visto precipitare le loro quotazioni. Solo Vrway communication quota attualmente sopra il valore del prezzo di collocamento. E su qualche operazione si è anche acceso il faro della Consob: House Building su tutte. Con la quotazione di Vita, quindi, il segmento di Borsa dedicato alle Pmi, ha perso ancora una volta l’occasione per rendere veramente appetibile il mercato per gli investitori e per le stesse piccole e medie imprese. La prossima società pronta a sbarcare all’Aim è First Capital, investment company indipendente costituita nel 2008 per iniziativa di Gabbrielli & Associati, Alessandro Binello e Strategy Invest Srl, finanziaria della famiglia di imprenditori bresciani Torchiani, soci di Banca Profilo. Vedremo se gli uomini del private equity riusciranno a dare fiducia a un mercato che stenta a decollare, là dove anche il «no-profit» ha fallito.”

In altre parole, anche la quotazione di Vita (che mi sentirei, peraltro, di escludere faccia parte dell’area di C.L.) deve essere ascritta all’incapacità del mercato dedicato alle Pmi di rendersi “appetibile” per i risparmiatori. Che si fa per rimediare? Si fanno salire le quotazioni “il giusto“? Qualcuno fa in modo che i piccoli risparmiatori guadagnino, ma non troppo? Chi decide cosa sia il giusto? Che cosa è appetibile?

Infine, in un mercato, come quello azionario italiano, di qualunque taglia e dimensione, anche tenendo conto della fusione con il LSE e della sua esperienza con l’AIM inglese, il problema, da tempo immemorabile resta quello della scarsità dell’offerta, non della domanda, come Ursino ben sa, per avere certamente letto gli articoli dei suoi colleghi che assimilano le scarsissime IPO alla nascita dei panda allo zoo di Pechino. E, con buona pace di tanta speranza, non lo risolveranno certamente gli uomini del venture capital.

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Banche

La vera e seria finanza etica: fare bene il proprio lavoro.

Leggete qua Oscar Giannino, non c’è nulla da aggiungere o commentare, vorrei solo avere la sua lucidità e la sua chiarezza.

Oltre a sottoscrivere integralmente potremmo proporre Giannino per qualche premio?

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Banche Borsa Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Mariella Burani

Spegnere (?) il lavoro.

Dario Di Vico firma un articolo sul Corriere della Sera di oggi, prendendo come spunto la vicenda Sàfilo, azienda di eccellenza del made in Italy, che rischia di chiudere per colpa della cattiva finanza. I dati di bilancio di sono esposti nella sezione del blog Analisi e commenti.

Si tratta di dati, oggettivamente, molto migliori di quelli di un’altra eccellente malata del listino, Mariella Burani Fashion Group. Il fabbisogno finanziario non pare fuori controllo, la perdita è limitata all’anno 2008 e i debiti non hanno raggiunto le cifre stratosferiche del gruppo di Reggio Emilia. Forse l’allarme è eccessivo, forse la cattiva finanza, alla fine, non farà morire la Sàfilo (come tutti si augurano). O forse, più banalmente, si troverà un “cavaliere bianco” disposto a salvare l’azienda. Allarmi come quello di Di Vico meriterebbero avere ben altri destinatari, non la Sàfilo.

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Rischi Risparmio e investimenti Università

Finanza etica: i frutti della bibliografia.

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Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi?
(Matteo, 7, 16)

Alberto Micalizzi, pubblicazioni principali

“Valutare le imprese internet”, Milano, McGraw-Hill, 2000;
“Real Options Applications” (a cura di, con L. Trigeorgis), Milano, EGEA, giugno 1999;
“Project Valuation, Strategy and Real Options” (capitolo 1), e “The Flexibility for Discontinuing Product Development and Market Expansions”, in L. Trigeorgis, Risk Books, Londra, Oxford University, dicembre 1999;
“The Valuation of a Pilot Product” (con A. Gamba), settembre 1999, presentato alla Northern Finance Association, in corso di pubblicazione su Manageral Finance;
“Opzioni Reali Logiche e casi di valutazione degli investimenti in contesti di incertezza”, Milano, EGEA, luglio 1997;
“Teoria finanziaria e decisioni strategiche d’impresa – L’approccio delle opzioni reali”, in Economia e Management, n. 3, maggio 1997;
“Il trattamento del rischio nella valutazione degli investimenti” (capitolo 5), e “Opzioni reali e nuovi strumenti di trattamento del rischio in relazione ad investimenti complessi” (capitolo 8), in M. Dallocchio, Finanza d’azienda – Analisi e valutazioni per le decisioni d’impresa, Milano, EGEA, luglio 1995;
“Un approccio di option pricing alle problematiche di capital budgeting”, Milano, CUSL, maggio 1995;
“La valutazione con le opzioni reali” (capitolo 7), in F. Perrini (a cura di), E-Valuation, Milano, CUSL, maggio 1995;
“An Option Pricing Approach to the Problems of Capital Budgeting”, in CEMS Academic Conference – Recent Developments in Economics and Business Administration, CEMS Press, Vienna, aprile 1995;
“Le valutazioni d’azienda: teoria e pratica a confronto”, in Lecco Economia, Milano, marzo-aprile 1994;
“I principi fondamentali nella determinazione del rapporto di concambio”, in Analisi Finanziaria, n. 9, settembre 1993.

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Bolla immobiliare Borsa Liquidità USA

De bollarum natura.

De-Bollarum-Natura
Dalla rete

Frederic Mishkin, in un interessante articolo sul Sole 24 Ore, distingue in modo efficace ed interessante della diversa natura ed origine delle bolle che, talvolta, affliggono i sistemi economico-finanziari mondiali. L’insigne economista, absit iniuria verbis, illustra la diversa natura delle bolle, evidenziandone i diversi rischi e le diverse conseguenze, prendendo come esempio quella Internet di inizio millennio e l’ultima, ben più devastante.

Rimandiamo all’articolo, impossibile da riassumere senza fare torto al grande Mishkin. Una sola annotazione vorremmo fare in questa sede, dal momento che ne condividiamo lo spirito ed il contenuto, nonostante si sprechino, tuttora, i moniti delle varie Cassandre. Mishkin afferma che “irrigidire una politica monetaria per frenare una bolla che non si materializza porterebbe a una crescita economica molto più debole di quanto sia concesso”. E, ancora, che “(..) rafforzare la politica monetaria negli Stati Uniti o in Europa per frenare un’eventuale bolla non ha senso nella situazione contingente”. Affermare questo è, davvero, così tanto insensato?

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Banche Crisi finanziaria Cultura finanziaria Educazione Vigilanza bancaria

La cultura del cambiamento e le regole: cosa (non) ha insegnato la crisi.

Massimo Mucchetti, in un editoriale di grande spessore sul Corriere on-line di oggi, stigmatizza la “finanza che non cambia”. Che macina profitti come prima e come se niente fosse, che vede infastidita l’ipotesi di una regolazione più stringente invocata dalla FSA inglese, che mette all’angolo i produttori e l’economia reale.

E invoca, in finale, almeno una regolamentazione più stringente, il ritorno del Glass-Steagall Act, in generale qualcosa che, almeno a livello normativo, possa evitare che cassandre come Nouriel Roubini abbiano, in ultimo, ragione.

Probabilmente è vero. Probabilmente ha ragione Mucchetti, ha ragione il Gran Borghese Guido Rossi, hanno ragione quelli della FSA. Ma ci sarebbe da fare un lavoro sottotraccia, più importante di mille regole e di nuova legislazione. E’ il lavoro, che solo può portare al cambiamento, sulla cultura e sulla mentalità, è un lavoro di educazione. Che parte dalle scuole e non finisce nell’università: perchè poi diventa il lavoro della vita.

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Crisi finanziaria

Esorcizzare la finanza cattiva con l’etica, naturalmente buona.

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini
Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha pubblicato sul Sole 24 Ore il testo di un discorso intitolato “Solo l’etica è l’antidoto agli errori della finanza”.

La prolusione è fuorviante fin dal titolo, richiamando immediatamente un concetto, quello di etica, che da circa due anni viene tirato fuori ogni giorno, a mo’ di esorcismo, per demonizzare senza troppi complimenti il grande colpevole della crisi, la finanza appunto.

Nessuno vuole negare, ovviamente, gli errori che sono sotto gli occhi di tutti. Ma comincia ad essere ripetitivo il continuo richiamo a regole di etica tanto astratte quanto generiche, improntate ad un buonismo di cui, francamente, non si sentiva la mancanza. Da qui il richiamo allo sviluppo sostenibile ed a tanti altri concetti che, all’improvviso, dovrebbero diventare patrimonio di tutti per semplici richiami ed esortazioni.

Chi segue la finanza e le questioni del risparmio, le scelte delle imprese e degli investitori, sa bene che gli strumenti finanziari non sono nè buoni nè cattivi in se stessi: molto più semplicemente, è l’uso che se ne fa che ne determina le conseguenze e le finalità, sociali ed economiche. Questo significa che non bisogna stancarsi, per l’ennesima volta, di rimettere al centro di ogni ragionamento la persona e le sua educazione: diversamente ci si ridurrà, come per tante altre cose, ad applicare pedissequamente regole e norme etiche e morali, inincidenti sui comportamenti reali perchè non fatte proprie, dalle persone, prima di tutto nella cultura personale. Cioè nel proprio modo di vedere la vita e vivere le cose.

L'esorcista
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