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Banche BCE Germania Goldman Sachs Mario Draghi

Non rovinate tutto.

Non rovinate tutto.

L’idea più contenuta che la Bce potrebbe imporre un “tetto” al rendimento di alcune obbligazioni sovrane attraverso l’acquisto risulta anch’essa problematica, perché potrebbe distorcere i mercati dei capitali. Non ricordo un esempio recente di una banca centrale che abbia stabilito artificialmente un limite per il rendimento di beni scambiati liberamente (la Svizzera ha effettivamente promesso di frenare la crescita della propria valuta, ma si trattava più di una minaccia che di un tetto solido). E risulta difficile capire perché gli investitori dovrebbero volere acquistare titoli il cui rendimento viene bloccato dalle autorità monetarie. La realtà è che gli investitori non faranno seriamente ritorno ai titoli e alle obbligazioni europee fino a quando non saranno convinti che l’euro non esploderà. Ora che si accinge a partecipare a incontri di importanza cruciale, presidente Draghi, mi pare opportuno ricordare a lei e ai suoi colleghi un’esortazione spesso rivolta a coloro che entrano a far parte di Goldman Sachs, la sua alma mater: “Non rovinate tutto”.
Francesco Guerrera

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BCE Crisi finanziaria Germania

35% (Verbreitung).

35% (Verbreitung).

Col traduttore (tutto ciò che so di tedesco è Rummenigge, Matthaeus, Brehme), 35% di spread, ovvero di Bund non acquistati. Come dice il Foglio, anche i bund nel loro piccolo si incazzano. La notizia forse non è del tutto negativa: potrebbe spronare qualcuno a Berlino al realismo, a lasciare libera la BCE di comportarsi come una vera e propria banca centrale e non come la caricatura che ne ha fatto la Bundesbank. In ogni caso, alla fine di questa giornata, restano due domande inevase: quei 35 miliardi che mancano chi se li compra dalla Bundesbank, che li ha comprati al posto dei mercati? quando è la prossima asta del tesoro francese?

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Alessandro Berti BCE Crisi finanziaria Educazione Germania

A domande, risponde.

A domande, risponde.

In un blog le domande si pongono commentando i post: ma in attesa che accada, non ci si può chiamare fuori, se hai provocato delle domande, devi rispondere. In attesa che arrivino altre domande, altri post, altre questioni, per sé e per la propria vita.

Se posso permettermi , comincerei a porle domande, come : come si possono meglio definire , magari tramite un esempio, le SUBPRIME ?

Le imprese subprime non esistono, le ho inventate io: esistono le imprese in difficoltà, ai margini del mercato (appunto, marginali), che non ce la fanno più e che non hanno più gambe, nè fiato. Sono subprime (come i mutui fatti a gente che non poteva ripagarli), perché sono imprese di qualità, duole dirlo, inferiore: non ce la possono fare, non hanno margini, non guadagnano, e sono molto indebitate. Un’impresa subprime è un’impresa, per esempio, che ha più debiti che ricavi; che permette all’imprenditore o ai soci di andare avanti solo grazie ai soldi delle banche (che non sono gratis, ma soprattutto, che vanno restituiti); che paga i dipendenti poco o in nero; che sta in un settore dove la concorrenza cinese (che non è quasi mai sulla qualità, ma sempre sul prezzo) è imbattibile. Un’impresa subprime è come Nosferatu, il protagonista del film da cui ho tratto il fotogramma del post che tu hai letto: è un non-morto (che certamente non è vivo).

Inoltre riguardo alla situazione della Grecia, cosa succederebbe nel caso la BCE non coprisse il buco del debito ? 

La BCE per ora non può e non deve coprire il buco del debito: lo farebbe stampando moneta e questo non è possibile, oltre che immorale. Lo potrebbe fare il cosiddetto fondo salvastati, ovvero l’EFSF, ma per volontà della Germania ha pochi soldi, e non saranno dati, se non dietro precise garanzie: la Germania non vuole che la BCE faccia la banca centrale, e non vuole neppure che qualcuno (il fondo) si sostituisca ad essa. Nel frattempo la domanda sarebbe meglio farla in altro modo: cosa succede se la Grecia non onora gli impegni che ha preso e non paga i debiti? Tecnicamente fallisce, e per qualcuno (i Tea party, ma anche molti liberisti di casa nostra) è una soluzione. I Greci si impoveriscono drammaticamente, escono dalla zona euro, il loro reddito cala vertiginosamente e tutti coloro che vantano crediti verso la Grecia registrano gravi perdite. I ricchi greci rimangono ricchi, i poveri anche, sparisce il ceto medio, la borghesia, lo strato sociale più ampio e dinamico: viene azzerata una generazione, ci sarà molta povertà. Non sembra che abbiano intenzione di salvarsi, neppure possiamo obbligarli: il problema è che se non li difendiamo, qualcuno potrebbe pensare che si possano attaccare anche gli altri Paesi.

E ritornare ad una moneta precedentemente usata prima dell’euro, cosa comporterebbe ?

Tornare alla dracma non sarà complicatissimo, almeno tecnicamente: come nel 2001 è avvenuto il change-over dracma-euro, avverrà anche il contrario. Ma per uscire dall’euro si deve uscire dalla UE, ovvero rinunciare a soldi, contributi, vantaggi doganali. La Grecia diventerebbe un paese balcanico  più povero dell’attuale, che non potrebbe neppure esportare con un tasso di cambio favorevole verso l’UE quelle poche merci che riesce ad esportare, perchè l’UE stessa imporrebbe dazi doganali. Vivrebbe di turismo, di esportazioni agro alimentari, di poco altro: poiché molti greci sono dipendenti pubblici, il fallimento del Paese comporterebbe numerosi licenziamenti, di cui lo Stato non potrebbe farsi carico. In sintesi, la vedo dura e triste.

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Banche BCE Crisi finanziaria Germania Mario Draghi

Stampa Mario, stampa.

Stampa Mario, stampa.

Le notizie dalla Grecia, con le dissennate dichiarazioni di Papandreou, che mostra di non avere neppure il coraggio di proporre una medicina, chiedendo al contrario ai Greci se preferiscono le caramelle alla chemioterapia, mostrano che le questioni della crisi non riguardano appena i tecnici o chi governa, bene o male che lo faccia. Riguardano la cultura e gli stili di vita, il modo di concepire se ed il lavoro, la fatica ed il sacrificio, il risparmio e il futuro. Che Dio aiuti la Grecia nella sua decrescita (in)sostenibile: ho ancora delle dracme da qualche parte, verranno buone.

Mentre Atene brucia, la posizione assunta nelle ultime ore dal Direttorio che così egregiamente governa sui destini dell’Unione Europea mostra la miopia di una posizione che, fino all’ultimo, ha tentato di circoscrivere il problema ad una questione morale, a partire dal giudizio che il debito è sbagliato e basta (ciò che il Foglio ha definito, con felice espressione, la Luteronomics della signora Merkel). Ora, poiché le banche francesi e tedesche sono piene di titoli greci, da un punto di vista puramente sciovinistico mi verrebbe da chiedere come mai tanta stupidità nella patria di coloro che sorridevano ironicamente dell’incapace di Palazzo Grazioli? A tacer del fatto che resta difficile capire chi terrà indenni i risparmiatori dei due più grandi paesi di Eurolandia dall’haircut che attende i bilanci delle banche presso le quali hanno i loro depositi. La BCE, di fatto, ha già cominciato a stampare moneta, acquistando i titoli di Grecia, Spagna, Italia. Il prossimo passo è stampare direttamente euri, per evitare che tutto il sistema collassi: Mario Draghi comincia dalla tipografia.

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Banche Crisi finanziaria

Gentlemen agreement.

Gentlemen agreement.

In effetti, un vero accordo fra gentiluomini.

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Banche Crisi finanziaria Vigilanza bancaria

Municipal lending.

Municipal lending.

Le cronache che si occupano, purtroppo, di Dexia, riportano che si tratta di una banca attiva nel municipal lending. L’attività sembrerebbe meno rischiosa di quanto in realtà sia, dal momento che Dexia è già stata salvata nel 2008 e, a quanto pare, lo sarà nuovamente in nottata, prima della riapertura delle Borse, previo accordo fra il Governo Francese e quello del Belgio (singolare coincidenza: si ritrovano un governo dopo mesi di mancato accordo fra fiamminghi e valloni, si vara il nuovo governo e si salva subito, con grane annesse, una banca). Alcune banche tedesche con competenza territoriale nei Laender, del resto, nonostante la garanzia statale e la distorsione che essa comporta, sono state messe sotto tiro nel recente round di stress test. Pubblico è bello, come urlano le anime belle degli indignati, ma la verità è che il pubblico non solo ha finito i soldi, ma ha anche commesso stupidaggini, in proprio o per interposta persona.

Dexia aveva, ed ha tuttora al suo attivo un elevato quantitativo di titoli di stati sovrani quali Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, oltre ad un imprecisato ammontare di titoli tossici risalenti al primo default, quello del 2008. Non si conoscono esattamente i contorni del salvataggio, i cui oneri devono essere ripartiti fra Francia e Belgio ed andranno ad influenzare il rating dei rispettivi debiti sovrani. In compenso di parla di bad bank, ovvero di un contenitore finanziario di asset tossici e di dubbia esigibilità, la cui gestione, lontana dagli occhi, rimarrà tuttavia assai vicina al cuore, lato portafoglio, dei paesi che ne sostengono l’attività. Sarebbe interessante sapere perché Dexia sia ricaduta nell’errore, ma non è questo il luogo per un tale approfondimento; in compenso il caro vecchio sistema di raccogliere il rusco e portarlo in un’altra stanza, oppure nei cassonetti o nelle discariche altrui, ovvero la bad bank, funziona sempre.

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BCE Crisi finanziaria Germania Sviluppo USA welfare

Retorica europeista e inconcludenza renana.

Retorica europeista e inconcludenza renana.

Le proposte avanzate ieri sono suggestive ma poco concrete. Quella di un “governo economico europeo” si riduce a incontri mensili tra gli “Heads”, i capi di Stato e di governo dei 17 che di fatto si riuniscono quasi mensilmente già da tre anni. L’idea di un’autorità tecnica e sopranazionale, come la Commissione, a capo delle scelte comuni è stata respinta.

La “regola d’oro”, cioè la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, è un sostituto purtroppo rozzo della credibilità politica. In questo quadro di salvaguardia delle prerogative nazionali sarà da vedere come verrà realizzata la tassazione delle transazioni finanziarie, un’iniziativa in sé interessante, ma su cui pesano incognite pratiche e forti interessi nazionali.

È sorprendente che un messaggio di generica ambizione sia venuto a poche ore dagli sconfortanti dati sulla stagnazione dei due paesi nel secondo trimestre dell’anno. L’arresto delle economie tedesca e francese è un riflesso della debolezza globale, ma anche dell’interdipendenza dei cicli economici in Europa. Rivela che è forse una finzione separare paesi deboli e paesi forti quando si condivide l’appartenenza alla stessa moneta e, come conseguenza, a una stessa realtà politica. La preoccupata astinenza dei consumatori tedeschi e degli investitori francesi è in parte conseguenza dell’incertezza prodotta dalla crisi nell’euro area. Non a caso la congiuntura è peggiorata in tutti i paesi a tripla A. Quale stabilità di reddito è garantita al contribuente tedesco dal pareggio di bilancio tra qualche anno se da una settimana all’altra può essere chiamato a salvare il governo greco o addirittura quello italiano? Quale rendimento deve avere un investimento in Francia, se il credito delle banche si ferma di colpo e i costi di finanziamento aumentano da un giorno all’altro?

Carlo Bastasin, Il Sole 24 Ore

 

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Crisi finanziaria PIL USA

Senza pensare alle urne.

 

Senza pensare alle urne.

La verità è che i mercati stanno facendo il vero stress test alla tenuta dei governi e alla loro capacità di reagire. Questa è la prima vera grande crisi globale gestita in tutti i Paesi da governi democratici che, per loro natura, sono sempre ostaggio di appuntamenti elettorali. I mercati temono che la tentazione di accondiscendere i propri elettori possa avere il sopravvento sulla necessità di portare avanti riforme vere e dolorose: così non si fidano e vendono. Per questo la politica, in Francia e in Europa, deve reagire con forza: il tempo delle misure tampone è finito. Lo spread che sale è come la sabbia della clessidra che scende: impone urgenza e pragmatismo. Senza pensare alle urne.

Morya Longo, Il Sole 24 Ore, 9 agosto 2011

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Banche Silvio Berlusconi

Did not appear.

Did not appear.

Bloomberg dà notizia dello stipendio della neo-nominata direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, il cui emolumento è fissato in circa 467mila dollari, specificando che nel contratto dell’ex-ministro delle finanze francese è stata inserita una clausola etica, che recita:“As managing director, you are expected to observe the highest standards of ethical conduct, consistent with the values of integrity, impartiality and discretion,” (..)  “You shall strive to avoid even the appearance of impropriety in your conduct.” The requirements on ethics did not appear in the contract of her predecessor, Dominique Strauss-Kahn, who resigned in May after being charged with sexual assault.

Siamo certi che la signora Lagarde si saprà ben comportare: oltretutto gode del credito concesso ad una donna in quanto tale, peraltro definita da Forbes una delle più potenti del pianeta. Non pensiamo però, nonostante il moralismo che sulla vicenda ci è stato ammannito (non ultimo, dallo stesso sindaco Bloomberg a proposito della perp-walk) che Dominique Strauss-Kahn abbia demeritato. E della sua vita privata non ci importava granché, purché facesse bene il suo lavoro. Allo stesso modo, riteniamo che il Presidente del Consiglio possa spendere il suo tempo ed i suoi soldi come meglio gli aggrada: nel contempo, avendolo a suo tempo sostenuto, gradiremmo facesse ciò per cui è stato eletto, ovvero lavorasse per il bene comune. Al riguardo, ci sta venendo qualche dubbio.

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Borsa Imprese Mercato OPA

Blitzkrieg (guerre éclair).

Blitzkrieg (guerre éclair).

Blitzkrieg