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Banca d'Italia Banche Mario Draghi Vigilanza bancaria

Bontà sua, è sicuro.

«Non sarà mai possibile – spiega un operatore del settore che preferisce l’anonimato – far confluire tutti i derivati (sopratutto quelli “strutturati”) dentro le clearing house. Ci sono troppi problemi burocratici, informativi, gestionali da risolvere. Si farebbe prima a bandirli definitivamente (quelli strutturati), ma trovo che essa sia una soluzione irrealistica e controproducente. Inoltre – continua il professionista – il libero commercio è un diritto inalienabile e risulta esagerato dover riferire a qualcuno dei gusti degli acquisti seppur “esotici”. Voler ingabbiare tutti i derivati del mondo è una lotta contro i mulini a vento. Detto questo – conclude l’operatore – sono sicuro che al fine di evitare il “far west” si può istituire la clearing house per i credit default swap e gli Irs plain vanilla»

Marcello Frisone, Il Sole 24 Ore Plus24, 6 novembre 2010

Nei Documenti il testo delle 21 raccomandazioni del Financial Stability Board in preparazione del G20 di Seul.

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Banche Giulio Tremonti

Adelante Pedro, con juicio.

Francesco Giavazzi, in un duro e lucido editoriale sul Corriere di oggi “Troppa cautela verso le banche”, nel deprecare l’eccesso di cautela verso le banche, sottolinea, al pari di altri commentatori, lo spostamento del baricentro delle decisioni mondiali, verso un equilibrio che vede la progressiva diminuzione del peso dell’Europa e in essa, fatalmente, dell’Italia. Giavazzi ha buon gioco, ed è difficile dargli torto, anche nel sottolineare che l’Italia ha smarrito un’occasione, quella di emergere alla ribalta internazionale, dal momento che dei Legal Standards di cui ha parlato il Ministro Tremonti non viene fatta menzione nel documento finale del G20.
L’editoriale di Giavazzi, che brilla per sintesi ed efficacia, dovrebbe essere fatto studiare per comprendere di che si parli quando, a lezione, viene trattato l’argomento del trade off fra efficienza e stabilità. E che cosa significhi, vivaddio, l’espressione “vigilanza prudenziale”. Di quanto il professore bocconiano evidenzia due cose vanno ricordate.
La paradossale soluzione alla questione dei maxi bonus, non aboliti ma temperati da regole tipiche degli hedge fund (i quali, sarà un caso, ma dalla crisi sono usciti bene: forse perché legano le retribuzioni ai risultati di medio periodo?) è sicuramente importante, perché evita di introdurre regole di Stato e, al contempo, può essere efficace per contrastare gli eccessi del recente passato.
L’altro punto riguarda la “negoziazione di titoli non governativi e di altri strumenti finanziari”, sottratta, per il lobbying delle grandi banche, all’ipotesi di piattaforme pubbliche e, perciò stesso vigilate. Ciò che farebbe aumentare la trasparenza e diminuire la possibilità di extra-profitti. Tuttavia è evidente che la sottolineatura di Giavazzi, se da un lato pone in evidenza come il problema non siano i requisiti di capitale per il rischio di credito –Basilea 2, in verità, è da rifondare alla radice sui criteri di calcolo e di copertura dei rischi di mercato-, dall’altro rimette in discussione il principio della Mifid, del cui fallimento, peraltro, si è già parlato. Ovvero che moltiplicare le piattaforme di negoziazione, abolendo il principio della contrattazione accentrata, serva all’interesse dei risparmiatori perché riduce i costi: a quanto dice Giavazzi, i costi li moltiplica. Senza benefici, se non per le banche che, notoriamente, tali piattaforme gestiscono.