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Patrimoni.

Mentre l’ineffabile Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Montepaschi, dichiara di essere pronto a fare la sua parte per contribuire al rimborso dei Tremonti-bond sottoscritti dalla controllata (il dubbio che tale disponibilità sia legata all’insperato ritorno al dividendo della banca dei valori e dell’etica della responsabilità sorge spontaneo), mentre passano in secondo piano i problemi di ricapitalizzazione e, forse, Basilea 3 non fa più paura, in tutto questo quasi nessuno ha colto la dirompente novità dell’apertura, a Milano, di uno sportello di ICBC (Industrial and Commercial Bank of China). Certo, tutti a sottolineare che la capitalizzazione di ICBC vale quanto il PIL italiano e che la banca ha aperto, contemporaneamente, nelle altre principali capitali europee. Certo, la banca si propone di sostenere la presenza delle principali industrie cinesi che esportano in Italia e di promuovere l’interscambio. Tutto vero, tutto giusto.

Ma se ICBC ha un patrimonio come il PIL del nostro Paese, dunque un’operatività infinitamente superiore a quella di qualunque concorrente italiano, che ne sarà di costoro? Condannati, in prospettiva, alla marginalità o alla subalternità: certo, non a scomparire, le autorità garanti della concorrenza vigilano. Ma mentre Gabrielli parla di 1,9 miliardi di Tremonti-bond che potrebbero essere rimborsati anticipatamente, ICBC comunica di avere raggiunto, a fine dicembre, la stratosferica cifra di 3,8 trilioni di yuan di patrimonio gestito (575 bilioni di dollari). Auguri.

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Fra ratios e cedole.

Siena, Piazza del Campo

Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi, a proposito dell’intenzione di Giuseppe Mussari, presidente di Banca Montepaschi, di evitare, o quasi, di erogare il dividendo, in vista del necessario rafforzamento della Banca -Basilea 3 essendo alle porte- ha dichiarato: “Vogliamo che la banca sia in salute, ma ci sono anche le esigenze della Fondazione”. Quest’ultima ha accettato, sul bilancio 2008, una riduzione ad un sesto di quanto erogato nell’anno precedente della cedola di propria competenza. Nel frattempo, la crisi ha presentato il suo conto al sistema bancario, tanto più debole e bisognoso di iniezioni di capitale, Basilea 3 o no, a seconda che si fosse lanciato in rischi eccessivi e/o avesse proceduto ad acquisizioni troppo care. Montepaschi, per quanto è dato di sapere, fa parte della seconda categoria, per la nota vicenda Antonveneta.

Non sarebbe male, tuttavia, rammentare a Gabriello Mancini che, nonostante si sia in un anno elettorale, la mucca non può essere munta all’infinito. E, d’altra parte, riesce difficile pensare che la folle avventura di Mussari dell’acquisizione degli sportelli Antonveneta non fosse stata approvata e pianificata in pieno accordo con la Fondazione. Ora però si tratta di condividere una dieta, perché non solo non esistono pasti gratis, ma si sono anche ridotte le porzioni. Non dovrebbe essere difficilissimo, dal momento che la Fondazione è l’azionista di maggioranza assoluta, prendere decisioni. O no?